Cerca nel blog

giovedì 30 settembre 2010

Bollini, oggetti del desiderio


Alto Adige — 29 settembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. Prosegue il nostro giro quotidiano fra i nostri partner nel concorso che premia la fedeltà dei lettori, e premia anche la loro predisposizione al bricolage sotto forma di taglia e incolla, con consistenti “risparmi” sotto forma di spesa gratis. Il nostro giro fra i partner, anche oggi, si riferisce agli edicolanti, ovvero coloro che per primi veicolano il giornale, il collegamento più diretto fra noi, come giornale, e voi come lettori. Sul concorso realizzato in collaborazione tra Alto Adige e Aspiag, il gruppo dei supermercati Despar, Eurospar e Interspar, “cala” il certificato di garanzia del tabacchino “Via Roma 9” di Alessio Sfondrini. E’ proprio lui ad accoglierci con un sorriso e rivelare come a suo parere «l’iniziativa stia funzionando piuttosto bene». Le cartine tornasole della buona riuscita dell concorso e della voglia dei bolzanini di provare a strappare un comodo anno di spesa gratis, ci spiega poi Alessio, sono essenzialmente due: «Da una parte la richiesta di arretrati che, solitamente, non è certo così consistente, dall’altra mi sono accorto che molta gente che prima non prendeva il giornale, adesso ci prova e se lo compera tutti i giorni». Ma, curiosità che emergono dal contatto diretto con la gente, c’è anche qualcuno che osa di più, in termini di “sfacciataggine” o semplicemente di pigrizia: «Mi è capitato - ci dice infatti Sfondrini - che alcuni clienti mi chiedessero addirittura di tagliare i bollini personalmente. I tagliandi, insomma, sono piuttosto ricercati in città e quando qualcuno se ne perde uno cerca di fare di tutto per rimettersi in pari con la raccolta che garantisce la partecipazione all’estrazione finale». Tant’è, per non perdere l’opzione di vittoria, se ne pensano tante... E comunque, mentre oggi siamo arrivati al bollino numero 20, ovvero giusti giusti a un quarto del percorso da qui al 28 novembre (giorno di pubblicazione dell’ottantesimo e ultimo bollino), non ci stanchiamo mai di ricordare che per recuperare i bollini persi ci sono due metodi molto semplici: basta acquistare i giornali arretrati che servono, richiedendoli dall’edicolante o in sede alla Seta Spa in via Volta 10, o sfruttare fino a 5 degli 8 bollini jolly che vengono pubblicati, due dei quali sono già usciti. Insomma, non ci vuole molto a tentare la vittoria, e in palio ci sono 21 premi pesanti: 3 buoni per un anno di spesa gratis alla Despar, 6 buoni per 6 mesi di spesa gratis e 12 per un mese di spesa gratis. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Le mamme: «Non toccate i giochi»


BOLZANO. A fine novembre scade la concessione provinciale. Sul Talvera chiuderà il trampolino e si fermerà il trenino. La famiglia Fergemberger, che li gestisce, chiede di capire come sia potuto accadere. Le mamme protestano ed hanno raccolto, in due giorni, 150 firme. Ma crescono le perplessità sui prezzi: «Troppi 2 euro per sette minuti di salti». Trenino e trampolino: per bambini e ragazzi, di ieri e di oggi, ai Prati del Talvera sono due le tappe obbligate. Difficile ricordarsi perfettamente l'età in cui ci si divertiva sul trenino, senz'altro più agevole riportare alla mente il divertimento di farsi rimbalzare, in faccia al fiume, dal telone elastico. Il passaggio da un'attrazione all'altra, se vogliamo, era anche il simbolo di un passaggio d'età. Ecco perché, a quasi 22 anni di distanza dall'arrivo della famiglia di giostrai Fergemberger, lascia l'amaro in bocca la possibilità che la concessione provinciale venga revocata per smantellare binari del trenino e stoppare il rimbalzare dei trampolini. I più indispettiti, logicamente, sono i bambini che palesano le proprie rimostranze alle mamme accorse in massa per firmare una petizione promossa dai gestori che già conta circa 150 adesioni in meno di due giorni. Ieri, intanto, è andato in scena l'incontro tra la famiglia di giostrai e il presidente Luis Durnwalder. Fernando Fergemberger ed il figlio Emilio dicono di essere stati ascoltati: «Il presidente si è riservato di capire meglio le motivazioni del mancato rinnovo della concessione. Noi, intanto, saremmo anche disposti a spostarci di qualche metro, ma non a chiudere perché questo lavoro è la nostra vita e in una famiglia con sette figli facciamo questo per sopravvivere. La verità è che il Comune vuole piazzarci solo giochi gratuiti». Dall'Ufficio provinciale dei bacini montani, intanto, la reazione è dura: «Chiariamo che qui non c'è nessuna revoca di concessione, ma un semplice mancato rinnovo a fine novembre». In sintesi cambia poco: le giostre lì non potranno più stare. «La zona passa al Comune che non può non sapere di questa decisione». Tra le famiglie, però, monta il malcontento. «Sarebbe un peccato - spiega Francesca Bullo -: queste giostre sono un simbolo delle passeggiate. I trampolini, inoltre, attiravano in questa zona ragazzi di tutte le età, levandoli non sarà più così». Giuseppe De Santis e Assunta Gravino arrivano da Vipiteno per accompagnare la nipote sul trenino: «E' una scelta che non riusciamo a capire. Se il discorso è legato al pagamento della giostra basta abituare i bambini a chiedere al massimo un paio di giri al giorno, non serve chiudere tutto». «Diciamocelo chiaramente - puntualizza Petra Priller - non è questa grande spesa. Certo, non è giusto se alcuni bambini volessero andare e non ne potessero avere la possibilità, però si tratta di casi limite. Alla fine temo si tratti solo di una questione politica». Idee chiare anche per Monica Barchetti e Maria Praxmahrer: «Sarebbe davvero un peccato perché verrebbe a mancare un simbolo di questa zona. Va detto, comunque, che i prezzi non sono tra i più abbordabili: due euro per sette minuti sono piuttosto cari. Potrebbero venirsi incontro abbassando la cifra». Sabina Rossi e Sonia Cassar, invece, ne discutono sedute sulla panchina. «Ci mancherebbe la struttura dopo tanti anni che siamo abituate a vederla e frequentarla. Sarebbe un problema, inoltre, convincere i figli più grandi a venire al parco». Emanuela Errico, infine, fa un discorso più ampio: «Un poco dispiace, ma prima di intervenire sul Talvera cercherei di riflettere su situazioni più problematiche come il parco Mignone o l'apertura dei giochi al parco in piazza Madonna». Il Talvera resta un paradiso.

mercoledì 29 settembre 2010

La spesa? Si fa in edicola


Alto Adige — 28 settembre 2010 pagina 30 sezione: AGENDA

BOLZANO. Sono fra i commercianti con i quali ognuno di noi ha un rapporto praticamente quotidiano, e in ogni caso di “alta frequenza”; sono commercianti ai quali spesso ci affidiamo per un consiglio quando ci dobbiamo orientare nel grande mare delle pubblicazioni... cartacee periodiche, soprattutto in settori dove le proposte sono svariate; sono commercianti che hanno molta importanza per chi “fa” un giornale. Lo avrete capito, stiamo parlando degli edicolanti, che sono evidentemente collaboratori importanti nel nostro concorso, nell’iniziativa lanciata a inizio settembre dal quotidiano Alto Adige, che premierà la fedeltà dei lettori e ne premierà 21, regalando loro spese gratis nei supermercati Despar per un mese, 6 mesi o un anno. Dagli edicolanti sono arrivati consensi sul concorso, e loro, quasi come “termometro” del successo dell’iniziativa editorial - commerciale, ci segnalano che la temperatura è sempre molto alta, insomma si potrebbe parlare di una febbre da concorso, ovviamente dando alla febbre, per una volta, una connotazione positiva... Del resto, i giornalai sentono ogni giorno i commenti dei lettori, ai quali quotidianamente tastano il polso vendendo loro il giornale che amano, appunto l’Alto Adige. Il giornale, appunto: il giornale ci mette i bollini in prima pagina, i supermercati i premi con la spesa gratis per un anno, sei mesi o trentuno giorni e in mezzo ci sono loro, gli edicolanti. E’ dai loro scaffali, infatti, che arriva il primo e più immediato feed-back della buona riuscita di un’iniziativa che sta innescando un’autentica rincorsa al bollino o al jolly mancante. Non capita così spesso, infatti, di dover soddisfare le richieste di arretrati da parte dei clienti e qualcuno arriva addirittura a chiedere di farsi tagliare direttamente al tabacchino il prezioso tagliando. «Ogni tanto - sono le parole di Emanuele Manigrasso e Silvia Nössing dell’omonima edicola - tabaccheria in via Torino - ci domandano di tenere le vecchie copie dell’Alto Adige. All’inizio non riuscivamo a capirne il motivo, ma quando abbiamo saputo del concorso abbiamo finalmente fatto chiarezza». Il giornale, comunque, rimane un’abitudine quotidiana per molti bolzanini anche al di là del concorso, e proprio dall’edicola di via Torino arriva la conferma. «Lo prendono in tanti, in genere assieme alle sigarette oppure ai “gratta e vinci”». Bollino o “grattata”, insomma, i modi per tentare la fortuna sono sempre tanti. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 28 settembre 2010

Perchè Il Merano è sempre il Merano


E’ il rumore dello zoccolo che fa la differenza. Perché alla fine è quello che spinge i tanti, tantissimi appassionati del Gran Premio di Merano a salire i gradini infermi di tribune da sistemare da anni e, chi col binocolo chi senza ausilio alcuno, sedersi per respirare un’atmosfera che si ripete da tempo, in parte intatta nella sua magia. Non è la scommessa economica ad attirare, perché, diciamocelo chiaramente, al totalizzatore è difficilissimo uscirne ricchi, facile uscirne in pari, soddisfacente uscirne con un pacchetto di tagliatelle allo speck di vittoria come il sottoscritto. Non è l’abitudine perché Maia di certo non registra 9.000 presenze ad ogni weekend sospinto e non è nemmeno la convenienza dell’ingresso che a 15 euro, francamente, richiede un certo grado di passione. Ecco, è la passione per sentire lo zoccolo che taglia l’erba in retta d’arrivo e il sentire il respiro sospeso di migliaia di persone che, seppur nel brusio, dentro sanno che la frazione di secondo in cui il vincitore passerà sotto l’elegante ferro di cavallo stilizzato del traguardo sarà comunque un momento, nel suo piccolo, storico.
E’ andata così anche quest’anno, spruzzato da una brezza tagliente, quando quel signore equino che di nome fa Rigoureux ha deciso che era giunto il momento di infilare il proprio ritratto dopo il doppio scatto di Sharstar nel salone d’onore dell’ippodromo, andando a trionfare con circa dodici, e dico dodici, lunghezze su un sorprendente secondo Budapest. Piazza d’onore per Oh Calin che suona bene anche come ipotetica affermazione di chi ha scommesso qualche euro sul suo piazzamento a sorpresa. Bisogna ammettere, comunque, che parte dell’attenzione di questo Gran Premio se l’è mangiata l’ostacolo che sulla diagonale ha beffardamente deciso di dimezzare una truppa già scarna di suo per le abitudini del Forst. Dei dodici partenti, infatti, all’arrivo ne ha arrivata la metà e un terzo ha capitombolato dietro la scivolata di Alpha Speed, sgambetto insormontabile anche per altri due attesi protagonisti come Alarm Call e il portacolori meranese e italiano Kandinsky. Spazziamo il campo dai dubbi, però: Rigoureux questo settantunesimo alloro se lo sarebbe portato in scuderia lo stesso considerando la sua gara. Retrovia fino ai 4.000 e poi posizioni a scalare fino all’accelerazioni finale, autentica sciabolata che ha spaccato in due il Merano per sigillare le 13 vittorie su 13 corse nel ruolino della stagione di questo splendido francese. Il Merano, signori, si corre così e gran parte del merito va allo sbarbatello Reveley, jockey di 21 anni, che con il viso da bambino era più emozionato che mai dopo il traguardo. La stessa esultanza del ragazzo sul finale di corsa ha tutto il sapore dell’intima soddisfazione di una carriera agli albori, con un pugno chiuso teneramente lontano dalle plateali alzate di braccia di chi assaggia staffe da qualche anno in più. Sapeva di avere una fuoriserie, di certo non immaginava che sarebbe stato così facile.
Resta così, anche quest’anno, il sapore della storia che resiste alla mancanza della partnership con la Lotteria Italia e alle acque difficili in cui naviga l’ippica italiana da anni. Resta una grande festa con tutto il corollario, più commerciale che altro, di bancarelle, macchine sportive, balli e quant’altro. Resta, soprattutto, quel rumore di zoccoli sull’erba che per il Gran Premio, parrà strano, non è mai uguale alle altre corse. Resta così un Merano che, più di Sanremo, è sempre il Merano.
Alan Conti

Via Torino: «Mancano i parcheggi»


Alto Adige — 25 settembre 2010 pagina 20 sezione: CRONACA

BOLZANO. Portici, sempre Portici. Ogni volta che si parla di negozi e commercio il discorso cade sempre sul Centro. Ma la direttrice via Torino-piazza Matteotti-via Milano resta cuore pulsante del commercio di vicinato perchè il rettilineo che porta da Europa-Novacella a Don Bosco ne rappresenta, di fatto, l’assoluto, vivacissimo, cuore popolare. Ecco, quindi, che le proteste che si levano alte da dietro le casse che soffrono dimenticanza delle amministrazioni, poche manifestazioni, scarsità di incentivi, bassa considerazione, affitti alle stelle, spese difficilmente sostenibili e difficoltà ad imporsi fuori dai ristretti confini. Tirando le somme il problema di fondo sembra essere una scarsa valorizzazione dell’offerta che non richiama i turisti e che, rispetto alla vetrina del Centro, si sente sminuita. «Siamo l’ultima ruota del carro - è l’esordio senza mezzi termini di Alessandra e Stefano Zaninotto del bar “Cin Cin” - e bastano due esempi per spiegarlo. Il primo riguarda la festa in strada della scorsa settimana che, nonostante il diluvio, è stato impossibile spostare o replicare, il secondo è relativo agli addobbi natalizi che in Centro regalano mentre qui ti devi comprare. Noi, intanto, lavoriamo con residenti e lavoratori e diversifichiamo la nostra offerta per resistere al dilagare delle licenze». Presidio storico della strada è il bar “Bartolomei”, dove troviamo Roberto Fontana. «Sì, è vero, ci sentiamo dimenticati ed abbiamo anche spese elevate. Ci sono negozi che pagano 2.000 euro d’affitto, mentre noi scuciamo 1.300 euro solo di bolletta, quando solo 9 anni fa pagavamo poco più di un milione di lire. Il discorso del parcheggio è pesante per tutto il quartiere da quando è stato levato quello di piazza Matteotti. Un’ultima considerazione, invece, va fatta sulla follia di liberalizzare le licenze e deprofessionalizzare il nostro mestiere in modo così brusco». New entry nel rione è il negozio di abbigliamento per ragazzi “Legend”. «Siamo qui da troppo poco tempo per emettere delle sentenze - si schermisce Marilena Borsa - ma è chiaro che puntiamo più sul passaparola nelle scuole che non su un mercato forzatamente di vicinato. Negozi simili al nostro, infatti, ci sono solo in Centro e la specializzazione ci regala qualche vantaggio, spendibile anche nel caso arrivi un nuovo centro commerciale». Netta la posizione di Mariateresa Pollo del bar “Stella”: «Qui siamo in una zona morta, dove lavoriamo essenzialmente con i residenti, la maggior parte anziani. Il vero declino è cominciato con l’euro, però finché si riesce a far fronte a tutte le spese va bene così». Più articolata la riflessione di Nilla Maggio e Angelo Curia dell’abbigliamento “Aros”: «In qualsiasi città italiana le iniziative vengono fatte principalmente per valorizzare il Centro. Noi ci arrangiamo con quanto riusciamo a mettere in piedi. La vera anomalia nostrana, invece, è la questione delle zone colorate con relativa penuria dei posteggi blu. Non è possibile che intorno a via Portici ce ne siano migliaia e qui dobbiamo combattere per qualche decina. A malapena c’è lo spazio per il carico e scarico». Si allinea Nadia Brigo del “Tropical Cafè”: «Possiamo fare affidamento solo su Confesercenti perché dal Comune arrivano ben pochi aiuti. Per quanto riguarda la mia attività, invece, il segreto per sopravvivere bene è senza dubbio la specializzazione». Chi va controcorrente è Paola Masini di “Studio Espressione”. «Non mi lamenterei troppo dei parcheggi perché comunque la zona è ben servita dai mezzi pubblici». Per Lorenzo Cavallari di “Casa Shop” «qui ci sono molti anziani e gente che non può permettersi di spendere tanto ma noi lavorando con gli sposi, riusciamo a trovare la nostra strada». - Alan Conti

Il nuovo disco dei Nachtcafé live questa sera agli Unidays


Alto Adige — 25 settembre 2010 pagina 40 sezione: ALTRE

BOLZANO. Metti un libro e aggiungici una bella musica acustica, di quelle che stimolino la fantasia a galoppare. Poniamo, poi, che il tutto avvenga in una biblioteca di peso come quella dell’Università e che l’occasione siano le celebrazioni dell’Unidays ed ecco che abbiamo la presentazione perfetta per un album di un gruppo che affonda le sue radici nella musica più strettamente “culturale”. Loro sono i “Nachtcafè” e stasera alle 20.30 presenteranno nell’ateneo una raccolta di brani che racconta il loro percorso artistico. La band bolzanina da anni calca i palcoscenici della provincia e raggruppa volti noti del panorama musicale bolzanino come Gabriele Muscolino, Francesco Brazzo e Matteo Facchin. Si chiama “Movimento Flaneur” il loro album d’esordio di cui porteranno le note in forma acustica tra gli scaffali della biblioteca universitaria. Ad ascoltarlo ci si incammina in un viaggio, dipanato lungo le tappe dei brani più rappresentativi, che salpa dal folk e ne cerca la migliore commistione con le caratteristiche della canzone d’autore, muovendosi così nel delicato orizzonte della musica cantautorale nella forma più pura. Il tutto attraverso dodici brani, ben curati e suonati. La line-up del gruppo, comunque, vede alla voce Gabriele Muscolino, alla batteria Georg Malfertheiner, al flauto Pietro Berlanda, alla fisarmonica Matteo Facchin e, per pianoforte e orchestrazione, Francesco Brazzo. La registrazione è stata affidata al duo Gianluca Bertoldi e Marco Gardini con quest’ultimo presente anche nelle vesti di musicista ospite. Non manca, infine, un allargamento degli orizzonti del disco con molteplici interventi di artisti noti della scena musicale altoatesina: Andrea Maffei, Maura Bruschetti, Francesco Ciech, Andrea Brazzo e Stefan Mahlknecht. Una raffinata colonna sonora, perfetta per una biblioteca. Gli altri appuntamenti odierni degli Unidays: alle 11 aperitivo informatico all’aula magna; dalle 15 alle 18 per i bambini al Kidspace Lilliput e in Piazzetta Darwin; all’Università dalle 15 alle 18 stand informatico. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

venerdì 24 settembre 2010

La spesa gratis fa gola anche ai turisti


Alto Adige — 23 settembre 2010 pagina 33 sezione: AGENDA

BOLZANO. Chi ha detto che per trovare i turisti in città sia assolutamente indispensabile, quando non necessario, andare in piazza Erbe, in piazza Walther o comunque generalmente nelle strade e piazze del centro storico? Niente di più sbagliato se si considera l’alta percentuale di visitatori che decidono di fare rifornimento al supermercato Interspar di via Buozzi. Parrà strano eppure è proprio alle casse del più grande punto vendita Aspiag cittadino che incontriamo tre turisti. Due sono tedeschi e arrivano dal sud della Germania, nella zona della Foresta Nera a ridosso di Stoccarda, uno è approdato a Bolzano dalla lontana Siracusa. Idealmente, in pochi metri, l’Interspar riunisce tutto il cerchio del turismo cittadino... «E’ un bel supermercato - esordiscono Klaus Kretschmann e Nikolaus Böhn, evidentemente i due germanici... - e siamo venuti istintivamente in quanto la “Spar” è la stessa catena nella quale facciamo la spesa a casa. Siccome siamo di stanza sul lago di Caldaro ne abbiamo approfittato per fare un salto e comprare le ultime cose sulla strada del ritorno». Nel carrello, a sorpresa, qualche souvenir poco istituzionale e molto goloso, la migliore cartolina d’Italia. «Portiamo ai nostri amici un po’ di prodotti italiani: pasta, pomodoro, sughi, ma anche biscotti che sono molto buoni». Pronti a stracciare, dunque, il merchandising con l’effige di Ötzi: in Italia, alla fine, stravince sempre la buona cucina. «Ha ragione - sorridono - e anche le materie prime sono ottime. Quanto sarebbe bello poter vincere un anno di spesa gratis qui da voi, ma dovete pagarci anche il viaggio settimanale». Ci lasciamo alle spalle le risate teutoniche e incrociamo Ernesto Caldarelli. «Mentirei - spiega - se vi dicessi che sono venuto qui apposta: ho scelto questo supermercato un po’ per caso vista la vicinanza con la strada. In generale, però, mi sembra un ottimo punto vendita con tanta scelta». Caldarelli rientra nella categoria dei riempitori di carrelli: durante la spesa pochi conti o ragionamenti ma spazio all’improvvisazione. «Quando vado io al supermercato prendo proprio un po’ di tutto. Ora che siamo in ferie, logicamente, devo pensare un di più a quello che ci serve realmente. Certo che con un anno di spesa gratis sarebbe proprio un divertimento passare nelle corsie senza dover fare alcun tipo di calcolo». Nel frattempo tornano da noi Kretschmann e Böhn con un divertente quesito: «Mi scusi, ma qui da voi dove posso trovare un grande centro commerciale?». Secondo noi, è più facile vincere il concorso... (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Dodiciville: i negozi senza clienti


Alto Adige — 23 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. A volte la geografia urbana della città non ha le stesse distanze di quella commerciale e l’esempio lampante arriva dall’asse via Piave-piazza Dodiciville-via Brennero dove, a due passi dalla frequentata via Grappoli e a quattro dai celebrati Portici, cambia radicalmente l’universo professionale di negozianti ed esercenti rispetto al Centro storico. A fare da simbolico spartiacque è proprio l’arco che separa via Piave dall’intersezione di via Grappoli e via Bottai. Anche qui, come in piazza Domenicani, sembra ergersi un muro invisibile che rimpalla i clienti occasionali. L’atmosfera, dunque, presenta di colpo tutti i crismi delle zone più periferiche: gran lavoro con i residenti, scarso passaggio di gente, difficoltà di parcheggio e carenza di manifestazioni. Pietro Tomasi, titolare dell’omonima gioielleria, con il suo negozio rientra ancora nella zona “al di qua dell’arco” e non a caso affronta tematiche relative al Centro in senso stretto. «Bisognerebbe fare qualcosa per implementare il movimento al sabato pomeriggio, tenendo tutti aperto e chiudendo al lunedì mattina come accade nel resto d’Italia. Non è possibile, inoltre, che il Comune predisponga iniziative in tal senso e poi permetta il libero parcheggio per tutto il sabato». Scendendo lungo via Piave la situazione diventa più critica: «E’ una zona difficile - risponde sconsolata Katharina Georges di “ArcadeEt” - per chi fa il nostro lavoro. In soli 16 mesi di attività, infatti, posso garantirle che per quattro volte abbiamo passato un intero mese senza nemmeno un cliente. Il passaggio di persone è scarso e sono pochissimi quelli che superano l’arco che ci separa da via Portici. Bisognerebbe studiare delle misure per incentivare i turisti a venire da noi». Della stessa opinione Christina Tappeiner di “Pianta Design”: «E’ molto raro che qualcuno si avventuri da queste parti, il che è paradossale vista la vicinanza con il cuore pulsante del commercio cittadino. Ci vorrebbe qualche manifestazione in più». Volti più rilassati quelli di Andreas Hochkofler e Fabian Innerebner dalla cassa di “Amonn”. «Che non ci sia tanta gente è innegabile, ma va anche detto che qui i costi sono più bassi rispetto a pochi metri più avanti. Noi, poi, abbiamo la fortuna di rivolgersi a un settore più specialistico, quindi contiamo su una clientela che arriva anche da più lontano». Vanni De Biasi del bar “Mimosa” ripercorre le tappe storiche della zona. «E’ cambiata molto e rispetto a 4 anni fa il movimento di persone si è drasticamente ridotto, così come sono andati via numerosi uffici che per noi erano importanti. Non è un caso che la “Fossa dei leoni” abbia chiuso». Maria e Sonia Bauer, invece, lavorano nel più classico dei negozi di vicinato: la panetteria “Hackhofer”. «Chiaro che lavoriamo principalmente con i residenti, anche perché trovare parcheggio non è facile. Qualcuno posteggia temporaneamente davanti al negozio, sempre nella speranza di non prendere la multa», scherzano. Stessa situazione per Max Unterhofer e Alessandro Dimitrov dell’ortofrutta “Max”. «Tra i clienti abbiamo molti anziani che abitano nella zona e il ricambio è garantito dal passaparola. Possiamo essere soddisfatti. Turisti? Sì, soprattutto quelli diretti alla funivia per il Renon». Sabine Gruber, invece, lavora nell’omonimo tabacchino e sfodera un sorriso: «Siamo fortunati perché abbiamo sempre molto da fare e la gente del rione si affeziona. Per la nostra attività è sufficiente questo per renderci soddisfatti, con il surplus di qualcuno che arriva dal Centro. I parcheggi, forse, non sono molti». In chiusura Stephan Covi ed Elmar Alessandrini del negozio di prodotti automobilistici “Sigi”. «Noi abbiamo un problema del tutto particolare: la fermata del bus davanti che regolarmente per dieci minuti, essendo capolinea, ci chiude la visuale della vetrina. E’ un peccato. Per il resto il passaggio non è un granché ed è vero che dal Centro non arriva praticamente nessuno». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Via Roma: «Mancano i parcheggi»


Alto Adige — 22 settembre 2010 pagina 20 sezione: CRONACA

BOLZANO. Il passaggio delle automobili è un aspetto importante per i commercianti, ma a poco serve se le stesse macchine non hanno un posto dove potersi fermare. Ecco allora che in via Roma, una delle zone a più alto transito della città, la carenza cronica di parcheggio, anche a pagamento, viene vissuta come un forte limite da negozianti ed esercenti. Si innesca, di fatto, il paradosso di una strada di grande movimento in cui, però, la clientela resta sempre e solo quella di vicinato, ad eccezione di qualche esercizio specializzato. «Una volta, perlomeno, la strada era a spina di pesce - sottolinea Andrea Vinante del ristorante messicano “Charro’s” - oggi invece nemmeno quello. I posteggi stanno tutti sparendo e non è un bene. A questo dobbiamo aggiungere una fortissima concorrenza innescata dalle licenze libere e i lavori di ponte Roma che dovevano essere terminati con l’inizio delle scuole e invece fanno ancora bella mostra di sé». «Il passaggio pedonale - riprende Gabriella Monanni di “Confetti ed emozioni” - è cospicuo, ma non certo ai livelli di quella che dovrebbe essere una delle strade più importanti della città. Tra gli aspetti positivi, però, va rimarcato il buon feeling tra i negozianti». Laura Friggi ci risponde dal bancone del “Centro didattico atesino”. «La nostra è un’attività che richiama clientela anche da altre zone della città, ma per esperienza posso dire che la gente viene solo se ha la corda intorno al collo. Trovare parcheggio, infatti, è un’impresa e talvolta passa la voglia. Mi chiedo, a questo punto, cosa abbia migliorato il parking interrato di viale Trieste e che senso abbiano tutte quelle piazzole verdi create solo per ragioni estetiche». Cinzia Vergari è titolare dell’abbigliamento “Ghost” e punta molto sui residenti della zona. «E’ con loro che lavoriamo tanto, non certo con i turisti. Proprio per questo il centro commerciale non mi preoccupa affatto». Fuori dal bar “Il brigante Giuliano” incontriamo Giuliano Saverio, Flora Maria Krüger e Bruno Galvan piuttosto indispettiti. «Siamo una strada abbandonata. Verissimo che il primo problema è la cronica mancanza di piazzole di sosta, fossero anche blu, ma va detto che via Roma è dimenticata costantemente da chi organizza le manifestazioni. Non possiamo contare nemmeno su una festa di quartiere. E’ ridicolo, poi, leggere che in Centro si lamentano. Se vogliono aiutarci, infine, perché non sgravano la strada dal traffico e riaprono viale Trento?». Cruccio parcheggi anche per Silvia Seres del bar “Sissy”: «Le piazzette e lo spazio per predisporne qualcuno in più ci sarebbero anche, manca la volontà. Per fortuna che lavoriamo molto con gli uffici, altrimenti sarebbe difficile». Qeram Seshu dell’“Elena” è sulla stessa lunghezza d’onda: «Bisogna sopravvivere con i residenti del quartiere senza fare troppo affidamento su chi arriva da altre zone». Pasquale Mascaro, invece, prova a spostare il tiro della riflessione. «Sarebbe il caso di migliorare, invece, la pista ciclabile perché così com’è è troppo pericolosa e non ci si può nemmeno arrischiare a buttare l’occhio su qualche vetrina». A conclusione del giro di riflessioni troviamo Carla Calore, Michele Bordato e Simonetta Stringari al bar “Le Formiche”, avamposto del mercato equo e solidale: «Nel nostro punto vendita viene molta gente che intende fare degli acquisti mirati, ma è anche vero che, sotto l’aspetto del bar, ci troviamo in una zona dove la concorrenza, per usare un eufemismo, di certo non manca. Per sopravvivere in una situazione simile bisogna puntare sulla specializzazione dell’offerta ed ecco quindi che implementiamo i pranzi biologici piuttosto che i prodotti dalla filiera corta. Ci vuole inventiva, ma i risultati, con tenacia, arrivano». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

mercoledì 22 settembre 2010

Viale Europa non vuole le slot


Alto Adige — 19 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. Sul tavolo verde di viale Europa esce un pokerissimo di no a slot-machine e videopoker, nonostante il via libera dell’altro giorno dalla commissione edilizia del Comune alla nuova sala giochi. L’imminente apertura di “Irony Games” all’altezza dell’incrocio con via del Ronco lascia perplessi gli abitanti e gli esercenti della strada. A sollevare i dubbi maggiori è senz’altro la vicinanza a diverse scuole (molto critico in questo senso, il dirigente delle medie Ada Negri Bruno Job), così come l’ubicazione in pieno centro residenziale. C’è preoccupazione, dunque, per un esercizio che potrebbe essere uno specchietto per le allodole infilando pesantemente le mani nelle tasche e nei portafogli dei bolzanini. «Il fatto che sia vicino ad alcuni istituti scolastici - precisa Diana Alaimo - è senz’altro motivo di preoccupazione perché potrebbe attirare i ragazzini». Perplessità condivise dal noto pasticcere Renzo Zanolini, infastidito dal proliferare del fenomeno su scala cittadina. «Queste macchinette colpiscono soprattutto la povera gente, ovvero chi cerca una scappatoia facile rimanendo invischiato in un gioco a perdere. Il problema è proprio che se continuano ad aprirne significa che funzionano. Il colpo di fortuna, però, può arrivare anche solo con due euro giocati al Superenalotto». Gianluca Lucchino chiede «controllo nell’accesso a questo genere di strutture, soprattutto considerando che si tratta di offerte che vengono messe davanti agli occhi dei ragazzini». Luca De Bianchi, ventenne di Don Bosco, racconta la sua esperienza personale. «Avevo 13 anni quando, giocando due euro, ne ho guadagnati 60: il classico colpo di fortuna nel momento sbagliato perché ti illudi che sia tutto facile. Li ho rigiocati e persi tutti. La mia carriera da giocatore è finita lì, ma mi accorgo, purtroppo, che tanti miei coetanei non riescono a fermarsi». Till Mola, invece, guarda all’aspetto sociale «di un fenomeno commerciale che preoccupa. Ci vogliono delle limitazioni efficaci che permettano di drenare la diffusione del gioco e non vanno autorizzate simili aperture in zone ad alta frequentazione come può essere viale Europa». E’ professionale, invece, la riflessione del barista Guido Dalle Vedove: «Già così siamo diversi bar in fila, se arriva anche quello interno alla sala giochi diventa ancora più difficile. Non ho difficoltà ad ammettere che si va avanti per forza di inerzia e nel futuro non potrà che essere peggio. Preoccupa pure l’aspetto del vandalismo notturno che è già abbastanza diffuso ed è destinato a crescere con un esercizio aperto fino a tardi». Lapidaria Elena Fumagalli: «Fuori luogo consentire una licenza nelle vicinanze delle scuole». Le fa eco Lucrezia Catizone snocciolando una lista di priorità: «Qui c’è bisogno di un negozio alimentare, di uno di abbigliamento o di una latteria e l’ultima cosa che ci serve è una sala per videopoker mangia soldi». Per molti, dunque, i ragazzini potrebbero essere attirati dal gioco d’azzardo ammantato, per di più, dal gusto del proibito. Chi li vede passare tutti i giorni è il nonno vigile di stanza alla rotonda di via Sorrento Salvatore Picciariello: «Il buon senso dovrebbe impedire una situazione come questa. C’è da dire, però, che spesso gli studenti non hanno molto tempo all’entrata o all’uscita da scuola per fermarsi a giocare. Speriamo sia un deterrente efficace». Chiudono il giro di opinioni Mauro Ditadi e Sandra Cavagna. «Assolutamente contrari. E’ necessario avviare una riflessione ampia sul tema prima che sia troppo tardi. Vanno presi in esame, infatti, sistemi di controllo sugli accessi riservati ai maggiorenni, ma anche sui volumi di gioco e sulle ore passate da ciascuno davanti alle singole macchinette. Il rischio di incappare nel vizio o nella malattia, infatti, non è da sottovalutare e ormai è evidente che tutta la città ha bisogno di una regolamentazione che sia di ampio respiro». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bolzano senza auto: 4 mila in bici e 100 multe


Alto Adige — 20 settembre 2010 pagina 02 sezione: CRONACA

BOLZANO. Bolzano senz’auto divide la città. Da una parte le migliaia di persone entusiaste che hanno partecipato a «Bolzanoinbici» (oltre 4 mila iscritti, mille in più della scorsa edizione). Dall’altra automobilisti in qualche caso furibondi per i divieti e i corridoi aperti al traffico ma già intasati di prima mattina. Oltre cento le multe elevate dai vigili urbani per il mancato rispetto dell’ordinanza di divieto di transito in tutta l’area urbana dalle 9 alle 17. Molti automobilisti si sono detti sorpresi del provvedimento, lamentando scarsa informazione da parte del Comune sulle modalità dei divieti. Capillari i controlli dei vigili urbani. Oltre cento le contravvenzioni. Chi è stato trovato alla guida dell’auto nella cinta urbana dovrà pagare 78 euro. Molte le telefonate di protesta all’Alto Adige, che hanno segnalato una rigidità eccessiva della polizia municipale soprattutto in centro storico. «I vigili - sottolineano diversi lettori -, multavano a tutto spiano. Ma si giustificavano con l’ordine “tolleranza zero”, arrivato dal comando». Code imponenti sono state registrate ai posti di blocco predisposti dalla polizia municipale. Non sono mancate le proteste di turisti e residenti presi alla sprovvista, così come il disappunto di chi voleva concedersi un giro in montagna e non ha potuto raggiungerla con il proprio mezzo. Sono una trentina i vigili che hanno presidiato le entrate del perimetro “car-free”, aiutati da un’altra ventina di operatori della Protezione Civile. Le pattuglie delle forze dell’ordine, invece, hanno controllato la regolarità delle strade interne. Rigorosi, dunque, i controlli ai varchi con il passaggio consentito solo a poche categorie. Va sottolineato però che non è mancata la disponibilità nel provare ad indicare soluzioni alternative agli automobilisti. Lungo via Castel Firmiano, in prossimità del controllo di viale Druso, la serpentina di macchine in coda è stata cospicua e le due alternative, svincolo verso l’ospedale o verso un già gremito parcheggio a Firmian, ha generato qualche malcontento. Diversi, come detto, i turisti colti in contropiede dal blocco del traffico che, scesi dalle montagne, hanno deciso di modificare il proprio itinerario ripiegando verso San Genesio o Sarentino, sfruttando così i corridoi predisposti per il transito dei veicoli. Identica la situazione a Ponte Resia, dove la coda d’auto cominciava fin dall’uscita dell’Arginale. Curioso il contrattempo di alcuni bolzanini al ritorno ieri dalle ferie o dal week-end, e fermati con la macchina piena di valigie. Anche in questo caso: tolleranza zero. Il rientro in casa è stato rimandato a dopo le 17. «In moltissimi cadono dalle nuvole - spiegano dalla Protezione Civile - e dicono di non sapere nulla. In tanti provano a chiedere il permesso sostenendo di abitare in prossimità dei posti di blocco, ma l’ordinanza comunale parla chiaro e noi ci atteniamo a quella». Entusiasti, invece, i bolzanini che a migliaia ieri hanno accettato di buon grado il blocco, inforcando la bicicletta. Le strade silenziose, tranquille e libere di presentarsi come invitanti boulevard hanno restituito una Bolzano da cartolina anche al di fuori del “solito” circuito turistico del Centro storico. Aiutata da un sole splendente dopo i rovesci della notte, dunque, “Bolzano in bici” con relativa giornata di chiusura al traffico ha registrato ieri un grande successo e per le strade sono stati tanti i nugoli di ciclisti che hanno seguito i percorsi predisposti dall’organizzazione. Cartina alla mano, come autentici turisti in casa propria, le famiglie ne hanno approfittato per lasciare la macchina in garage e, per una volta, fare la gita lungo le vie che si percorrono tutti i giorni. Al Parco Europa, intanto, nel cuore battente della manifestazione una folla sempre nutrita ha assistito agli spettacoli, tra cui uno spettacolare show acrobatico con le mountain bike, e si è riunita a centinaia alle 17 quando, chiusa la festa, si è dato il via al sorteggio per la vincita delle 25 biciclette nuove fiammanti messe in palio a inizio giornata. Grande ottimismo tra gli organizzatori per aver toccato i 4.300 iscritti, record storico dell’iniziativa. Le due immagini di una domenica diversa per la città vengono invece sintetizzate da Sergio Berantelli, mobility manager del Comune di Bolzano e anima dell’iniziativa. «E’ normale che qualcuno non sia per nulla contento di questa scelta, ma credo che si tratti di una minoranza. In generale mi sento di dire che la cittadinanza ha risposto bene e sono tutti molto contenti di potersi godere Bolzano appropriandosene in tranquillità». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Spesa gratis: «Chi non ci spera?»

Alto Adige — 21 settembre 2010 pagina 30 sezione: AGENDA

BOLZANO. Mentre i lettori - consumatori collezionano i bollini del nostro concorso, noi “collezioniamo” i loro pareri sul mondo della... spesa, ovvero sull’alimentazione, sugli acquisti da mettere in tavola, sui loro tour nei supermercati. Sentendoli anche, evidentemente, come fruitori di questa iniziativa, che è davvero ad alto gradimento. Così un nuovo giro all’Eurospar di via Roma ci ha fatto incontrare Anna Rachetti, la cui spesa viene direttamente dalla terra, essendo lei un’autentica appassionata di frutta e verdura. «Sono i due prodotti che cerco maggiormente quando vengo al supermercato - ci dice - perché sono buone e, soprattutto, fanno molto bene. Certo, secondo me l’ortofrutta è una delle categorie dove noi consumatori spendiamo di più in assoluto». Fa comodo, quindi, armarsi di forbice e colla e andare a caccia dei bollini pubblicati in prima pagina dall’Alto Adige. «Se per ottanta giorni devo solo fare la “fatica” di incollare e in cambio posso ricevere un anno di spesa gratis, mi metto subito di impegno per provare a vincere il concorso», sorride. Parole d’apprezzamento, infine, per l’Eurospar di via Roma: «Grande, fornito, anche piuttosto comodo per trovare le varie cose nelle corsie dedicate. Il riposizionamento dei settori, a mio parere, ha fatto fare un salto di qualità all’intera struttura». Ci spostiamo e scopriamo che non tutti, alla fine dei conti, prestano troppa attenzione al cartellino del prezzo, seguendo, nelle scelte, più la forza d’abitudine che non quella del salvadanaio. Rosalia Zecchinato ammette, molto simpaticamente, di non sapere indicare quale tipologia di prodotti è quella più cara. «Così su due piedi non riesco a dare una definizione assoluta, però posso dire che certamente il pesce è sempre una voce piuttosto consistente dello scontrino finale». Sull’opportunità di poter contare su un anno, o sei mesi, o un mese di spesa gratis, risparmiando da un minimo di 300 a un massimo di 3600 euro, però, le idee si chiariscono. «Sarebbe davvero molto bello. Adesso, onestamente, a chi non piacerebbe non doversi preoccupare del conto finale?». Nel carrello, nel frattempo, Rosalia ha infilato ordinatamente frutta, verdura, pane e anche qualche detersivo. «Va bene le cose da mangiare che sono importanti e fondamentali per il sostentamento, ma un occhio alla pulizia va sempre dato». Non tutti amano fare la spesa, ma Rosalia si distingue. «Può anche capitare - conclude - di incontrare gente simpatica e persone perbene». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Corso Libertà punta al rilancio


Alto Adige — 21 settembre 2010 pagina 12 sezione: CRONACA

BOLZANO. Doveva diventare un boulevard pedonabile, poi una zona a traffico limitato, ora si prospetta un futuro da cornice per il mercato del sabato traslocato, causa lavori, da piazza Vittoria. Corso Libertà è la strada che ha avuto più mutazioni immaginarie della città ma, alla resa dei conti, è cambiato pochissimo. I commercianti al posto di progetti faraonici chiedono solo piccole ma essenziali modifiche per essere più incisivi e poter intercettare la clientela che si dirige verso il Centro. «I bar - spiegano da “La Grotta” Giancarlo Ferrari e Glauco Cisotto - sono forse troppi. Una situazione innescata dalla liberalizzazione delle licenze che crea questi agglomerati e concede l’autorizzazione anche a chi non è affatto del mestiere. Alla sera, comunque, si lavora bene perché siamo aiutati dal porticato». «Credo che questa zona sia sopravvalutata - afferma Elena D’Abbronzo del bar “Morrison” - perché non è vero che possiamo contare su tutto questo passaggio di gente come si dice. Le serate durante la settimana, infatti, sono deserte. L’amministrazione, poi, organizza tutto in piazza Walther». Fabrizio Dondi e Stefania Schifano rispondono dal bancone di “Ottica Modena”: «Il polo commerciale in sinergia con “Euronics” funziona, ma qui paghiamo l’assenza di parcheggio così come la città sconta la follia delle zone colorate. E’ pericolosa, come risaputo, pure la pista ciclabile che corre lungo la strada. Tra gli aspetti positivi, invece, c’è certamente il portico che ci permette di lavorare bene durante i giorni di pioggia». Stefania Capon dal negozio di abbigliamento “Premiere” ripercorre idealmente le tappe della discussione: «Siamo sempre qui a confrontare le nostre opinioni, ma negli anni nulla è cambiato. Personalmente sono contraria allo spostamento del mercato che ci leverebbe visibilità. E spero che non si parli più di chiusura totale al traffico perché significherebbe annientare il commercio di Corso Libertà». Chi lavora in zona da decenni sono Erica e Gianni Zennaro dell’omonima pescheria: «La nostra attività non è così legata al territorio perché abbiamo clienti che arrivano anche da zone lontane, ma è certo che di passaggio non ce n’è moltissimo. E’ un peccato che il Comune non organizzi più la pulizia del porticato che è sempre abbastanza sporco». Voce “storica” del commercio lungo la strada è anche Laura Nascimbeni di “Leonida’s”: «In 14 anni il cambiamento sostanziale è stata l’abolizione della linea del bus durante la settimana che ha determinato un crollo del lavoro. Ora c’è la novità del mercato che ha un senso solo se sfruttata bene. Lungo il Corso, infatti, dovrebbe esserci l’ortofrutta, mentre il no-food sarebbe da mandare nelle vie limitrofe. E tra le bancarelle dovrebbe essere lasciato lo spazio per uscire e venire a vedere le nostre vetrine». «La difficoltà - riprende Sandra Del Monego della “Gastronomia con i fiocchi” - è quella di riuscire ad attirare le persone che vanno in Centro. E’ un paradosso che, nonostante la vicinanza, non si possa fare conto sui turisti di via Museo». Chi apre le braccia al mercato è il titolare del “New Pub” Salvatore Faja con lo staff formato da Julia Kuruczova, Claudio Trevisan e Antonio Tarantino: «Non vediamo l’ora di avere questa nuova possibilità. Sarebbe una bellissima soluzione». Così Roberto Grigoli (abbigliamento “Clochard”): «È un’assurdità sostenere che qui non ci sia parcheggio perché è proprio un nostro punto di forza. Intercettare la clientela del Centro? Cominciamo con il tenere tutti aperto al sabato pomeriggio». Tirano le conclusioni Gini Monika e Martina Boz di “Energia”: «Sarebbe bello poter contare su più manifestazioni, senza concentrare tutto nei soliti posti. Il mercato, invece, è un grosso problema: non ha senso farlo qui, molto meglio spostarlo in via Amba Alagi, via Virgilio e via Cesare Battisti». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Bolzanini divisi tra scettici ed entusiasti


Alto Adige — 20 settembre 2010 pagina 03 sezione: CRONACA

BOLZANO. Il partito dell’automobile contro il partito della bicicletta. Il blocco domenicale del traffico, si sa, ha detrattori ed estimatori. E’ più importante la libertà di movimento o la battaglia contro lo smog? I bolzanini si dividono. «Bolzano senz’auto è una bellissima idea, per carità, ma organizzata male». Giorgio Pennisi è in coda sull’arginale all’uscita di Ponte Resia. Sta tornando con la famiglia da una settimana di vacanza sull’Adriatico. «Tutti siamo contro l’inquinamento. Ma la comunicazione del blocco è arriva tardi e difettosa. Io non sapevo niente. E oggi i vigili mi impediscono di rientrare a casa prima delle 17. Mi tocca stare in giro con le valige nel bagagliaio. Assurdo, no? Ci vorrebbe un minimo di buon senso». Ancora più drastico Franco Tripodi: «E’ solo demagogia, non serve a niente». In via Fago gli abitanti si lamentano per essere - in occasione di ogni blocco - uno dei corridori aperti alle auto. «E’ stata una giornata impossibile. Code sotto le finestre dino a sera. Tutet le auto di San henesio e sarentino sono passate di qui. Il divieto deve valere per tutta la città, altrimenti che senso ha?». Ma sono anche molti i bozlanini che salutano l’iniziativa come un’occasione per riappropriarsi della città. Moltissimi a passeggio per strade e piazze finalmente libere dal traffico. L’altolà dell’Unione Europea, che mette il Comune a rischio infrazione per gli sforamenti di ossidi di azoto, preoccupa. In tanti si dichiarano pronti a qualche sacrificio purché la conca non si trasformi in una sacca di polveri nocive. «E’ certamente una bell’idea fermare le auto - l’opinione di Matteo Bianchi dal bancone del bar “Romagnolo”- ma ci sono anche gli anziani che si lamentano perché sono bloccati a piedi senza possibilità di muoversi. Oltre a questo, però, perché non si mette un freno alle invasioni di mezzi che danneggiano tutti i bolzanini durante il Mercatino di Natale?». Decisamente positivo il commento di Andrea Elia «su una manifestazione che fa bene a tutti. Ora, però, arriveranno i blocchi invernali al traffico: per fortuna mi sono attrezzato». Marco Pugliese ne fa una questione di educazione civica: «Queste giornate singole non contribuiscono in modo determinante all’abbattimento delle polveri sottili, ma possono abituare i cittadini ad usare mezzi di spostamento alternativi e educarli anche sul lungo periodo. Credo, comunque, che sarebbe bene accelerare sul progetto tram perché è evidente che qualcosa va fatto in fretta». Fulvio Boschi, invece, è un ausiliario dell’A22 con un’idea ben precisa sulla proposta di diminuire il limite di velocità a 90 km/h nel tratto tra Bolzano Nord e Bolzano Sud. «Se si va più piano ci si mette di più e siamo punto e a capo. Sette chilometri, poi, possono essere sufficienti a risolvere il problema? Non credo proprio». Le targhe alterne, invece, sono la migliore soluzione per Mirco Paparella: «Bloccare il traffico in toto, infatti, è un obiettivo difficilmente raggiungibile. Meglio essere realisti». «Io non ho la macchina, quindi sono molto favorevole a queste iniziative - sorride Natalia Drobot -, ma si sente anche la necessità che la politica si dia una svegliata nell’intervenire in modo deciso per risolvere il problema dell’inquinamento». Roberto Scafariello chiede «più domeniche di questo tipo durante l’anno». Giorgia Panessa e Milena Marra arrivano da Lecce «e visitare la vostra città in questa atmosfera ci sembra quasi un privilegio». Vladimir e Fiqerete Kryemaishi, lì vicino, ne approfittano per far divertire i bambini «in una bella giornata di sole senza preoccuparsi del traffico». Selva Trimarco e Ivana Savelli, dal canto loro, inquadrano un altro problema. «Benissimo queste iniziative che diano un poco di respiro, ma bisogna fare qualcosa per tutti quelli che si spostano in macchina da soli. Quante sono, per esempio, le auto con il solo autista che si muovono la mattina nelle giornate lavorative? Troppe». Gualtiero Manzana è più pessimista. «Difficile risolvere tutto in poco tempo, speriamo nel boom dell’auto ecologiche. Giornate come questa, comunque, sono un bene per la salute». Stesso argomento per Luisa Montanini e Rita Giovannini: «Il mercato dei modelli non inquinanti deve essere sostenuto. La politica dei divieti, invece, sembra fallire come dimostra via Claudia Augusta. Il bello di queste manifestazioni, comunque, è che la città cambia ritmo e c’è più pace». Igor Ravagnani è entusiasta: «La gente viene invogliata ad uscire e oggi si vedono molte più persone di una normale domenica bolzanina. Perché non farla una volta al mese?». Carlo Spagnuolo e Giorgia Masetti, infine, stanno percorrendo al contrario il percorso di “Bolzano in bici” con i figli Luca e Andrea. «Una bellissima occasione per una gita diversa dal solito tutti insieme. Per risolvere il problema dell’inquinamento, però, bisogna prendere di petto l’anomalia di un’autostrada che ci passa sulla testa». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

martedì 21 settembre 2010

Spesa gratis: in tutto 21 premi


Alto Adige — 18 settembre 2010 pagina 36 sezione: AGENDA

BOLZANO. Continua il nostro concorso che mette in palio premi davvero ricchi, in grado di far risparmiare migliaia di euro grazie alle spese gratis. Va ricordato infatti che non ci sono solo i tre premi da un anno di spesa gratuita, ma anche sei premi da 6 mesi e ben 12 premi da un mese di spesa senza pagare. Continua il concorso, quindi, e prosegue anche il nostro «tour» all’Eurospar di via Roma. Tra le corsie del supermercato, si sa, molto spesso sono le mogli a portare i pantaloni. Sono loro, per esempio, a conoscere molto bene prezzi e offerte e sono sempre loro a orientare al meglio gli acquisti. Talvolta, però, capita che il “volante” del carrello passi nelle mani di qualche marito cui non manca, però, un preciso indottrinamento casalingo sottoforma di foglietto con lista della spesa. A conferma di tutto questo troviamo Giuseppe Porretta. «Di solito - ride - di prezzi e prodotti scontati, così come dei concorsi, si occupa direttamente mia moglie. Capita, invece, che io mi occupi della piccola spesa quotidiana: frutta, verdura, pane e vino per intenderci». A supporto, però, c’è la preziosa lista da spuntare? «Certamente, in questo modo è meglio per tutti e non faccio confusione». La possibilità di fare la spesa gratis, però, risolverebbe ogni problema... «Bellissima iniziativa. Oltretutto io amo molto l’Eurospar perché mi permette, con il suo parcheggio, di fare molta meno fatica». Cerchiamo qualche altro cliente, consci del fatto che la piccola spesa quotidiana è per molti un rito assolutamente irrinunciabile. Due parole con le cassiere di fiducia, quattro chiacchiere con amici e conoscenti habituè dell’ora di punta e una piccola passeggiata all’aria aperta. Un’abitudine come un’altra per frequentare una comunità cittadina più solida di quanto si possa pensare. Ileana Foladore è una cliente Eurospar che ben si presta alla pratica del supermercato giornaliero. Busta minimal, contenente quanto serve per pranzo e cena: frutta, verdura e carne. Proprio quest’ultima le fa scuotere la testa: «La carne è davvero il prodotto che più pesa sulle nostre tasche. Evidente che la possibilità di fare la spesa gratis tutti i giorni farebbe piacere a tanti, quindi vale la pena provare a completare la scheda con i bollini distribuiti dal giornale ogni giorno». All’interno dell’Eurospar, intanto, in una piccola colonnina di cartone si possono trovare le cartoline, così come le si può recuperare nei pressi del bancone della direzione del punto vendita e in tutti i supermercati Despar e Interspar. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La spesa davvero risparmiosa: il despar di via Cesare Battisti


Alto Adige — 17 settembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il nostro concorso che premia la fedeltà dei lettori mettendo in palio premi davvero rilevanti e “risparmiosi”, come buoni spesa gratis nei supermercati Despar per un anno (ovvero siamo sui 3600 euro risparmiati), per 6 mesi (e siamo a 1.800 euro di valore) o per un mese (sempre 300 euro in saccoccia, è anche l’occasione per visitare alcuni dei supermercati Despar di Bolzano. E partiamo da quello “della porta accanto”, storico anche: in via Cesare Battisti troviamo il classico Despar rionale, dove gli abitanti del vicinato vengono per fare la piccola spesa quotidiana, per una media di circa 14 euro, e confrontarsi con un personale che conoscono bene. Tra loro anche molti lettori del nostro giornale che già da qualche giorno prestano molta attenzione ai bollini del concorso. «C’è molto interesse - spiega il responsabile del punto vendita, Alessio Gallo - e i clienti ci chiedono spesso le schede per raccogliere i punti. Non a caso li abbiamo messi nella colonnina in fondo alle casse in bella vista». E se parlando con Gallo scopriamo che la disposizione dei settori “merceologici” è standardizzata per tutti i punti vendita, passando agli ordini, chiaramente, si comincia a entrare nella natura più personale di ogni singolo supermercato. «Noi - precisa Gallo - possiamo scegliere all’interno di alcuni cluster (sostanzialmente dei carrelli di prodotti, ndr) che sono differenti, per esempio, da quelli di Eurospar o Interspar. All’interno di queste liste, però, abbiamo margini d’opzione e generalmente valutiamo secondo i dati dei flussi di vendita e le singole segnalazioni che mi arrivano direttamente dai capireparto. E’ evidente, per esempio, che un punto vendita come il nostro punta molto sui prodotti più tradizionali e frena magari su quelli più innovativi come la cucina etnica, che arriva meglio alla clientela più giovane dei grandi Interspar o Eurospar. Si cerca, logicamente, anche di evitare gli sprechi». E ogni modifica viene subito colta dai clienti: «In moltissimi - scherza il responsabile - mi fermano e mi chiedono le ragioni di uno spostamento o di un cambio degli ordini». I gusti dei bolzanini che si riforniscono in via Battisti sono piuttosto tradizionali. «Il prodotto locale - racconta Carmela Ribaut dal banco di gastronomia - è sempre il più apprezzato e così vendiamo moltissimo pane nero o con i semi oppure lo speck. Stesso discorso per i nostri formaggi altoatesini». Non proprio tipico, per evidenti ragioni, può essere il pesce. «Anche qui si va sul classico - sorride Francesca Viscogni - e l’orata o il branzino sono sempre i più amati». Se poi si vincono, con la spesa gratis dell’Alto Adige, sono ancora più buoni... (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

I giovani protestano: meglio lo skate-park lungo il Talvera


Alto Adige — 17 settembre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. Lo skate park del Talvera, chiuso dalla polizia municipale per motivi di sicurezza, tornerà, ma al parco Europa e non più lungo le Passeggiate del Talvera. Una scelta che i ragazzi frequentatori delle rampe apprendono direttamente dall’assessore comunale Mauro Randi e che su Facebook convoglia il malcontento dei giovanissimi. «Non siamo per niente contenti, il Talvera è un punto di ritrovo centrale, mentre viale Europa, francamente, è più difficile da raggiungere. C’erano anche molti ragazzi che arrivavano direttamente col treno dalla stazione, ora non sarà così semplice. Non ci piace, inoltre, l’idea di dividere la struttura in due», inizia Andrea Marcellino. Teoricamente lo skate park in legno da montare al parco Europa dovrebbe essere provvisorio prima del definitivo cemento al Talvera, ma gli skater non si fidano troppo. «Se mai lo faranno - commenta Marco Caruso - passerà molto tempo». Sulle pagine del social network più diffuso si stanno organizzando, intanto, raccolte firme contro lo smembramento del parco. (a.c.)

lunedì 20 settembre 2010

Parco Pompei: «Strutture vecchie»


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. Il campo sportivo del parco Pompei in via Roen attende, da settimane, l’arrivo delle porte da calcetto e la riqualificazione delle attrezzature del campo sportivo. A chiederlo a gran voce è il giovane consigliere Pdl della Circoscrizione Gries-Don Bosco Gabriele Giovannetti: «C’è bisogno di un’urgente manutenzione e per questo ho rivolto una precisa richiesta al presidente della Circoscrizione Peter Warasin. Il campetto, infatti, da settimane si trova privo delle necessarie attrezzature sportive come le porte per il calcetto o la rete da pallavolo che garantiscano la sua funzione ludica per le famiglie, i bambini e i ragazzi che lo frequentano». L’intervento di riqualificazione rientra comunque nelle strette competenze del Quartiere che, tra i suoi compiti primari, ha proprio l’amministrazione delle zone verdi. «Non a caso - continua Giovannetti - chiedo al consiglio che venga approvato lo stanziamento dei fondi necessari all’acquisto e all’installazione delle attrezzature». L’appuntamento, quindi, è fissato per le prossime riunioni della Circoscrizione. «Il tema è di quelli che sta a cuore alla gente e rientra sicuramente nel progetto di vicinanza alla cittadinanza auspicato dal presidente e dal vice nei giorni dell’insediamento ufficiale. Sono fiducioso che già nelle prossime sedute si possa trovare una soluzione felice a questa mancanza». (a.c.)

Tutti puntano alla spesa gratis


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 44 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il ritmo è stato, come si dice, preso, siamo formalmente alla prima settimana completata, e infatti oggi sul giornale che state leggendo trovate stampato il bollino numero 7. Il ritmo è stato preso, nel senso che sono sempre di più i lettori dell’Alto Adige che, quasi meccanicamente ma evidentemente a fin di bene, ovvero puntando a vincere un premio, ogni giorno comprano il quotidiano (lo fanno sempre comunque, perchè l’Alto Adige è il giornale degli altoatesini...) e poi impugnano la forbice e ritagliano il bollino. Un rapido giro di opinioni fra alcuni edicolandi, oltre che evidentemente nei nostri uffici in sede alla Seta Spa, ha confermato infatti che se qualcuno, distratto, aveva perso la copia con il primo o il secondo bollino, insomma le prime uscite del concorso, più che puntare esclusivamente sui bollini jolly per completare la tessera, ha rapidamente acquistato le copie arretrate dell’Alto Adige che gli servivano. Insomma, sale la “febbre da bollino” e del resto la cosa volendo è anche logica: il nostro concorso mette in palio premi davvero ricchi, sotto forma di spesa gratuita nei supermercati della Despar, ovvero Despar Eurospar e Interspar, per diversi periodi di tempo (nel box qui a destra si trova sintetizzato il regolamento e l’elenco dei premi, ndr), un premio quanto mai utile e necessario soprattutto in questo periodo, in cui ancora, lo si voglia ammettere o no, tutti facciamo i conti con l’onda lunga della crisi. E se pure la spesa nei punti vendita Despar consente sempre qualche buon risparmio, è evidente che averla gratis, la spesa, per un anno, o per 6 mesi, o anche solo per un mese, fa comodo, ed è un risparmio sicuro e senza confronti. Del resto, anche le nostre interviste dei giorni scorsi, fatte ad alcuni clienti dell’Eurospar di via Roma, avevano evidenziato l’apprezzamento dei consumatori per il nostro concorso: la spesa... pesa, sul portafoglio, quindi vincerla, in omaggio, per un po’, alletta tutti. Maria e Agnese Cavagna, ad esempio, avevano ammesso convinte che il concorso dell’Alto Adige «è certamente un’occasione allettante, speriamo davvero di essere fortunate», mentre Renato Valandro aveva evidenziato come «un prodotto che pesa di più sul budget personale è sicuramente la carne, che aumenta sempre di prezzo mentre noi anziani dobbiamo fare i conti con una pensione che, al contrario, si riduce. Con un quadro come questo è evidente che concorso dell’Alto Adige, che mette in palio spese gratis per periodi da un mese a un anno, è interessante. Il carovita “stringe” anche attorno a chi non esagera nelle spese, tentare la fortuna al concorso del giornale - conclude - oltretutto non costa molto». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Centro: meno furgoni e lastricare i Portici


Alto Adige — 15 settembre 2010 pagina 10 sezione: CRONACA

BOLZANO. Chi ha paura del centro commerciale? A quanto pare in pochi, perlomeno dietro le casse dell’altro Centro, quello storico. I negozianti lungo l’asse via Portici-via Museo, dunque, a parole si smarcano dal timore di soffocamento di un futuro maxistore e guardano più con curiosità che con preoccupazione all’iniziativa dei Podini al “Twenty” di via Galilei. Qualcosa in più, invece, i commercianti lo auspicano per riqualificare tutta la zona pedonabile e migliorare lo shopping di turisti e bolzanini, soprattutto per quanto riguarda la pavimentazione dei Portici e iniziative che portino la gente nella città vecchia. Fa discutere, invece, la polemica accesa da Richard Franchi circa il traffico insistente dei furgoncini di carico e scarico a tutte le ore del giorno. Un intasamento che snatura la zona commerciale, togliendole la sua maggiore peculiarità. C’è chi, come Karl Pobitzer (gioielleria Ranzi), propone di anticipare gli orari di consegna liberando così il Centro dal traffico, e chi, come Ivo Fontana Ros (“Kofler”), chiede di rendere obbligatori elettrici. Chi da molti anni è protagonista del commercio sotto i Portici è Walter Brunner con i suoi modellini e giocattoli. «Franchi ha ragione: i furgoni e il traffico sono eccessivi, a qualsiasi ora del giorno. Necessario, forse, essere più restrittivi con l’accesso e le fasce orarie. Sarebbero da mettere a posto anche le rogge di scolo lungo la strada che quando vengono schiacciate dalle auto fanno un rumore infernale. Il maxistore, invece, non mi preoccupa affatto: la specializzazione in un settore aiuta a mettersi al riparo da questi rischi». Claudia Bona, responsabile di “Gostner”, giustifica il transito dei mezzi. «Gli autisti e noi responsabili siamo sempre in tensione perché già gli orari in vigore sono quanto di più restrittivo si possa immaginare: non vedo tutta questa emergenza. Semmai il pavimento dei Portici andrebbe sistemato a dovere per renderlo consono a quello che è un simbolo della città. Il centro commerciale? Ben venga, siamo contenti, anche perché si potrebbe innescare un abbassamento dei prezzi». Daniela Santilli di “Lemayr” rafforza la richiesta per un lastricato migliore «che diventa molto scivoloso quando si bagna con la pioggia». Michela Romagnoli e Gaia Papais ci rispondono dal bancone di “Tezenis”. «Se il problema sono i furgoni facciamoci trovare tutti alle 7, oppure dopo le 19. Non mi sembra, comunque, così determinante e non mi azzarderei a parlare di degrado del Centro storico perché significa non avere idea di cosa si trova in altre città italiane. Giusto fare degli appunti, ma valorizzare gli aspetti positivi è altrettanto doveroso. Il centro commerciale, infine, è uno spauracchio che non inquieta. Se prendiamo i turisti, per esempio, possiamo sempre contare sul fatto che vengano a visitare la città: non si può basare tutto il ragionamento solo sui negozi». Da “Kiko” troviamo invece Doriana Palazzo e Vanessa Arango: «Bisogna essere sinceri e ammettere che il Centro va bene così com’è e che le preoccupazioni sono minime. I negozi ci sembrano già valorizzati a sufficienza». Storico anche il marchio “Seibstock”, dove troviamo Maria Cittadini. «Il Centro sta modificando il proprio volto perdendo i negozi storici e tradizionali a favore dei brand. Questo è un cambiamento che ai turisti, soprattutto germanici, non piace e Franchi ha ragione a chiedere delle modifiche per valorizzare meglio un simbolo della città. Non siamo preoccupati, invece, dal centro commerciale perché comunque i nostri prodotti non sono di grande distribuzione, ma posso immaginare che, comparando i prezzi, nel campo dell’elettronica possa avvenire a breve una piccola rivoluzione». Uno dei negozi più antichi della strada è quel “Kofler” aperto dal 1731, dove dal bancone risponde Ivo Fontana Ros. «Perché la Provincia non promette un finanziamento alle ditte che utilizzano furgoncini elettrici? Sarebbe una proposta sensata». Parole di elogio a via Museo arrivano da Cristina Rieder dell’ottica “Leitner”: «La strada è stata rifatta da poco, direi che per il commercio va più che bene. Nel nostro settore, inoltre, abbiamo poco da temere da eventuali centri commerciali. Con i turisti, infine, si continua a lavorare molto bene». Chiude la carrellata Karl Pobitzer, titolare della gioielleria “Ranzi”. «Il discorso dei furgoni è molto semplice: tutti vogliono la merce e la vogliono subito. A questo punto troviamoci tutti la mattina presto e non costringiamo le ditte di spedizione ad aspettare l’apertura delle 9.30 o delle 10. Via Museo, per il resto, mi sembra parecchio curata. Sul maxistore seguiamo tutti con interesse le polemiche e il dibattito che si è aperto, ma ad essere preoccupati, sinceramente, siamo davvero in pochi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Il caffè? Dietro l'angolo, a Londra


Alto Adige — 15 settembre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Tra Museion internazionale e Università trilingue, un tocco british calza a pennello. Dunque è una collocazione naturale, quella in cima a via Dante fra Museion e Lub, per il Bar Londra, piccolo rifugio a conduzione familiare che, in una città e in un centro storico dove dominano le grandi dimensioni, somiglia tanto a un cantuccio casalingo. L’interno è un lungo... corridoio, l’esterno nelle stagioni calde apre alla possibilità di qualche tavolino in più, ma i clienti affezionati, in gran parte lavoratori del circondario, non rinuncerebbero mai all’ambiente raccolto. Dietro al bancone da 14 anni troviamo Gianni e Patrizia Marchi, marito e moglie che hanno deciso di rilevare il bar, allora “Rosina”, e lanciarsi in una nuova avventura. «L’abbiamo chiamato Londra perché l’architettura esterna dell’edificio ci ricorda quelle che si vedono nella capitale inglese. Ci sembrava anche un nome azzeccato per l’atmosfera che intendevamo creare». Il giorno del loro arrivo al posto del Museion c’era un brullo parcheggio e negli edifici dell’ex ospedale l’idea dell’università era solo un bel proposito. Lo sguardo dei coniugi Marchi, però, è stato di quelli a... lunga gittata: «Sapevamo che potevano aprirsi questo genere di possibilità e oggi, nonostante entrambe le strutture abbiano anche i bar interni, possiamo essere soddisfatti della clientela che arriva sia dal museo d’arte moderna che dalla Lub». Precursori nel destino, Gianni e Patrizia, visto che a Bolzano sono stati tra i primi a offrire un prodotto presentato in modo oggi diffusissimo: «Il macchiato in tazza grande 14 anni fa era una novità e noi l’abbiamo sperimentata con successo». La vita da baristi, però, non è di quelle facili: dalle 7 alle 20 qualcuno serve dietro al banco e quando la gestione è familiare è evidente come i sacrifici siano consistenti. «E’ dura perché una giornata è lunga - dicono in coro - ma abbiamo le nostre soddisfazioni. E poi insomma, ci sono lavori ben più duri». I clienti, intanto, una volta provato il bar Londra difficilmente non tornano più. «L’atmosfera è fantastica - ci spiega Giorgio Marchi, omonimo ma non parente del titolare - per scambiare quattro chiacchiere, rallegrarsi con il sorriso di Patrizia e staccare per una pausa dal lavoro. Io vengo da Merano la mattina apposta: dopo tanti anni passati a Venezia qui ritrovo la classica atmosfera del bar italiano, non comune a tutti gli esercizi altoatesini». Nel tavolo vicino Valentina Bonato, Margherita Giroldi, Mario Durigan e Valentino Andriolo, colleghi di ufficio, fanno un break. «Il caffè è buono, ma questa è quasi una cosa ovvia, retorica - scherzano - perché quello che ci piace veramente è l’ambiente piccolo dove sentirsi un poco a casa. L’ideale, per staccare con la testa». Complimenti finali anche da Natascia Muta e Roman Schwienbacher: «Siamo molto affezionati e il nostro caffè quotidiano amiamo prenderlo qui». A Londra... © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Le piazze dimenticate del Centro


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. «Due piazze esteticamente squallide». Non usano mezzi termini i commercianti delle piazze Sernesi e Domenicani per etichettare due spazi del Centro storico che da tempo chiedono modifiche che le rendano più appetibili. Biciclette parcheggiate in modo selvaggio, traffico dei bus, poco passaggio, scarsa illuminazione, arredo urbano discutibile. E ancora: poche manifestazioni e un generale senso di disappunto e abbandono nei confronti della più “coccolata” piazza Walther. La voce dei negozianti, insomma, si alza piuttosto decisa: “siamo la periferia del Centro storico”. «Ha poco senso - raccontano i baristi Tonino Perna, Violetta e Silvia Stoicanescij - parlare del nostro lavoro con i turisti quando nella zona di piazza Sernesi se ne vedono gran pochi. L’università, inoltre, è una scommessa persa perché le agevolazioni che hanno nel bar interno ci tagliano le gambe». Punta il dito contro le biciclette Roberto Casarini di “Rosi...bis”. «Di fronte all’ateneo la situazione è critica: è una distesa di due ruote. E’ brutta da vedere: si potrebbero spostare le rastrelliere lungo via Leonardo Da Vinci. Lo spostamento della fermata del bus, inoltre, ha determinato una diminuzione della clientela, mentre sul discorso del traffico da furgoncini non mi piace l’idea di una consegna unica». Dal vicino “Top Gun” interviene Luca De Paoli: «La situazione è indecente e l’amministrazione non è in grado di valorizzare le gallerie Europa e Sernesi. E’ l’estetica che andrebbe rivista con aree verdi e un arredo più grazioso. Qualcuno mi deve spiegare, per esempio, che senso hanno i marciapiedi in una zona pedonale? Si potrebbe rimuoverli». «Sono 20 anni - riprende Dario Cecchetto, acconciatore di “Top Man” - che aspettiamo una fontana e qualche bella novità, ma nulla è mai cambiato. Ormai siamo scoraggiati e disillusi perché, comunque la si guardi, questa zona è la più squallida del Centro storico». Meno negativa è Mariapia Calderari dell’omonimo ottico. «Negli anni tutto è cambiato, c’è stato grande turnover tra i negozi. Non darei forzatamente un giudizio negativo. Quel che è certo, comunque, è che l’università non ha portato alcun vantaggio ed è un peccato». Cristina Ferrari dalla sua profumeria sintetizza il problema: «Ci vuole più vita. Piazza Domenicani deve essere più allegra e attraente, mentre oggi è abbandonata a se stessa». Articolata la disamina di Clara Marighetti di “Ker Arts”. «Ci rimangono solo i bus che, senza le siepi di una volta, fanno addirittura più rumore di prima. Ci vorrebbe più verde e più ordine. Va trovata, inoltre, una strategia per abbattere il “muro trasparente” che ci divide da piazza Walther: durante il Mercatino, per esempio, sono migliaia i turisti che scendono da via Goethe e in automatico girano a sinistra. Non è possibile che a Bolzano tutto venga concentrato lì. Le luci natalizie, poi, per noi sono una chimera, ma il paradosso è che nemmeno l’illuminazione notturna è degna di tal nome». Dal tabacchino vicino sottoscrive tutto Oriana Ceravolo scuotendo la testa: «Non c’è nulla da fare, in città sembra che esista solo piazza Walther». Massimo Grandinetti e Stefanie Lantschner di calzature “Europa” si uniscono al coro: «La sera è talmente buio che dei colleghi si sono comprati le luci private e i turisti non ci filano per nulla. Abbiamo chiesto l’albero di Natale e ci hanno piantato tre arbusti spelacchiati. Non solo, è arrivato il Museion, ma nessuno ha pensato di creare un percorso serio che unisca piazza Walther alla struttura passando di qua: si sono lavati la coscienza con delle freccette arancioni ridicole sull’asfalto. Manca la volontà di cambiare». I soci del bar “Riz” Francesco Minici e Domenico Bonaccio chiudono lanciando una proposta. «Cosa costa mettere 5-6 bancarelle del Mercatino anche da noi? Sembra un’impresa impossibile. Il Comune ci venga incontro». - Alan Conti

Turismo e bar: piazza Walther rinasce


Alto Adige — 17 settembre 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

Dal vicino negozio di camice Anna Cimutova Salonce conferma: «Qui si lavora bene e soprattutto i turisti sono in costante aumento». Le prime dolenti note, però, le rivela Adriano Russo di “Tabacchi e Souvenir”: «Il vero cruccio è che continuano ad aprire e chiudere bar. Adesso è arrivata pure la Loacker, ma la fetta di clientela da spartirsi è sempre la stessa quindi non sarà facile. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione prendesse in considerazione qualche provvedimento che possa calmierare la situazione». Dalla gelateria “Benve”, invece, intervengono Edenia Chervantes e Giovanni Melchiori. «Ci sono molti aspetti da migliorare. Prima di tutto il decoro deve essere garantito in modo più attento e levando, per esempio, le centinaia di biciclette che vengono ammassate vicino alla rastrelliera. Da anni, inoltre, chiediamo un bagno pubblico in zona, ma nessuno ci ha mai accontentato. Per fare rumore dobbiamo solo inventarci boutade come la pipì-tax senza che qualcuno si degni di risolvere quello che è un disagio per noi e per i turisti». Una maggiore attenzione chiesta nei mesi scorsi più volte anche dal patron del Città D’Onofrio. Guarda all’Emilia Romagna, invece, Giorgio Alderucci dal bar “Edi”. «Dobbiamo importare alcune idee che adottano i centri turistici di quella regione. Perché non pensare, per esempio, a una fontana estiva a tempo di musica o a giochi di luce sulla facciata dell’hotel Città? La verità è che si lascia troppo poco spazio all’iniziativa privata e tutto viene standardizzato dal Comune. L’arrivo della moccheria? Non ci preoccupa affatto, anzi, ritengo che sia un’attrazione in più perché il marchio “Loacker”, chiaramente, è noto in tutto il mondo. Chiediamoci anche se il monumento di Walther von der Vogelweide meriti davvero di essere il centro focale della città. La piazza, infatti, al momento, è troppo “cruda” e sarebbe bene che i responsabili facessero qualche viaggio per scovare un’idea per rivitalizzarla». Paolo Gadotti dal ristoro esterno del “Walther’s” ha un solo problema: «I mendicanti e i venditori ambulanti. E’ un pellegrinaggio continuo e sono davvero troppi per quello che dovrebbe essere il nostro biglietto da visita turistico». Dal bancone interno, invece, Olsiona Ibrahimi chiede «più vita la sera quando si svuota tutto. Certo, è anche onesto ammettere che c’è poco da lamentarsi». Dal parrucchiere vicino Paola e Fernando Bussolon avanzano precise richieste sul calendario delle feste: «E’ un peccato che abbiano levato quella della zucca. Onestamente quando le iniziative valorizzano il prodotto locale è molto meglio per tutti. Pure i mendicanti, comunque, sono un problema: chi ha la piazza sotto gli occhi quotidianamente può rendersi conto delle dimensioni del fenomeno». Chiusura per Giancarlo Benetti dell’omonima gioielleria: «Spenderei qualche parola per i troppi musicanti che, anche se costretti a cambiare posizione ogni mezz’ora, si fanno sentire tutto il giorno. Apprezzo molto, invece, la fioriera che hanno messo attorno alla statua di Walther perché finalmente si evita che sia oggetto della continue arrampicate dei giovanissimi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

mercoledì 15 settembre 2010

Genitori e docenti: timore per i tagli


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. In Alto Adige ieri per 70.257 studenti è suonata la prima campanella dopo le vacanze estive, fra timori, incertezze e diffusa preoccupazione per la scarsità di risorse e la carenza di docenti. La campanella avvia il valzer di emozioni del primo giorno di scuola, particolarmente sentite da chi, genitori e figli, ha inaugurato la propria carriera scolastica o da chi si appresta ad affrontare il salto tra primaria e medie. Pelle d’oca e occhiaie, dunque, per chi ha passato la notte in attesa di questo momento: mamme, papà, nonne, insegnanti e, logicamente, studenti tradiscono e raccontano le emozioni. A sorpresa, quelli con l’occhio più lucido sono gli adulti. Dall’altra parte della cattedra, invece, ci sono i docenti che si apprestano a fare i conti con il calo delle risorse, fanno la conta degli insegnanti di sostegno e si incuriosiscono nello scoprire o ritrovare la propria classe. Giorno speciale, infine, per i bidelli o, secondo la meno amata definizione ufficiale, operatori scolastici. Alle porte della primaria “Don Bosco” e della media “Negri”, dunque, ci si mette poco a capire che non è un giorno come un altro di questo anno scolastico appena cominciato. «Speriamo - ride Eva Mercati con la bimba al primo giorno di primarie - che lei sia più brava di quanto non lo fossi io. Scherzi a parte, siamo molto emozionati». Giorgio Cappellupo tesse le prime lodi del sistema altoatesino «dove l’istruzione pubblica è ancora di elevata qualità». Chi è un’autentica specialista di debutti tra i banchi è Renata Baldessarini: «Oggi porto il nipote, ma dopo 3 figli sono abbastanza abituata a questo genere di sensazioni. Certo che è sempre bello vedere una storia che inizia». Lena Scuttari e Giada Beltramini, invece, inviano una richiesta in Sovrintendenza. «La continuità didattica è un fondamento importante. I nostri figli sono in terza e, tra tedesco e inglese, hanno già cambiato una moltitudine di insegnanti. Ecco perché il nostro semplice auspicio è che possano contare sulle stesse maestre dell’anno scorso in modo da non dover modificare metodo e preparazione». In palestra, intanto, Daniele Catania, docente del settore antropologico, sta organizzando l’accoglienza per i nuovi arrivati. «Riuniamo i bambini di prima in palestra, li facciamo giocare e i genitori rimangono con noi. Vogliamo un ingresso molto soft che possa rimanere, anche per loro, un ricordo da portarsi dietro per sempre. Per quanto riguarda il precariato degli insegnanti, invece, ormai sappiamo che dobbiamo fare i conti con il calo di risorse. E’ una difficoltà, anche sul sostegno, ma dobbiamo essere capaci di rendere al meglio comunque, ma è dura». La collega Elia Calidonna è visibilmente emozionata. «Prendo una prima e ogni volta, dopo diversi anni, ho le farfalle nello stomaco. Questa notte non ho chiuso occhio, ma sono sempre ottimista e convinta che quest’anno sarà splendido, così come la mia nuova classe». Raimondo e Viktorie Badolato accompagnano il nipotino. «Ci sembra di tornare indietro - sorridono - ma confrontando il nostro territorio con realtà straniere possiamo dire che contiamo su strutture e personale d’avanguardia». Halima Esakti accompagna la figlia Hibba e precisa: «Ogni tanto infastidisce sentir parlare sempre di stranieri. Non ha senso etichettare così anche chi è nato qui e non vorrei che i bimbi riflettessero questa mentalità». Ruslan e Alina Zubenko ribattono: «Basta non farci caso. Nostro figlio, comunque, è due settimane che ci tempesta di domande e richieste sul primo giorno di scuola». Spostandosi alla media “Negri” il tenore emotivo è grosso modo lo stesso; a cambiare è solo l’età degli studenti. «Spero - spiega Dario Zordan - che mio figlio Davide capisca in fretta che ora è finito il tempo di giocare e che il passaggio d’istituto segna pure una crescita umana». Lorena Godina accompagna le sue due gemelle. «C’è tanta emozione, anche perché alle primarie ci siamo trovati benissimo e spero possa continuare così. Ho molta fiducia nella scuola pubblica». L’accoglienza, intanto, è stata preparata da Antonella Gaiardoni che, insieme al personale di docenti e segreteria formato da Mariella Salamon e Renza Bertoni, racconta: «I ragazzi faranno delle attività per conoscersi e fare gruppo, con il sostengo di associazioni e centri giovanili. È un modo di vederli e capire eventuali forze e lacune. Sulla carta, le classi sono composte con il massimo equilibrio, poi molto dipende da come si amalgama il gruppo e come si conciliano i vari caratteri in aula. Ogni volta è una sfida affascinante». Soddisfatto anche il gruppo di custodi e bidelli: Maurilio Montibeller, Lorella Pedrotti, Lorenza Dalle Nogare e Gerardo Agatiello. «Siamo la coscienza di questi ragazzi perché capita spesso che i loro problemi vengano a raccontarli a noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

«Spesa gratis? Allettante»


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Da una parte si fa la spesa “alimentare”, quella classica al supermercato insomma; dall’altra, si fa la spesa di Alto Adige, nel senso che lo si compra sempre per non perdere nessun bollino. Parliamo dei bollini del concorso avviato la scorsa settimana dal nostro giornale, basato sulla pubblicazione, ogni giorno fino al 28 novembre, di un bollino numerato progressivamente, per un totale di 80, così da completare la tessera che potrà poi far vincere premi consistenti sotto forma di spese gratis nei supermercati Despar. Come avevamo annunciato, chi dovesse perdere una copia e il relativo bollino, può salvarsi in due modi: innanzitutto acquistando il numero arretrato (richiedendolo all’edicolante o venendo nel nostro ufficio commerciale, nella sede del giornale Alto Adige in via Volta 10 a Bolzano), e poi sfruttando i bollini jolly. Oggi abbiamo pubblicato il primo, in totale ne pubblicheremo 8, ma di questi, per completare la tessera, se ne potranno usare solo cinque, quindi occhio a non perdere troppe uscite del nostro giornale. I premi, del resto, valgono l’impegno: l’estrazione delle tessere complete a fine pubblicazione dei bollini, mette infatti in palio 3 premi da 1 anno di spesa gratis alla Despar, 6 premi da 6 mesi di spesa gratis e 12 premi da un mese di spesa gratis. E che i premi siano ambìti, lo dimostra un nostro “giro” all’Eurospar di via Roma, un tour fra la clientela. Ad esempio Maria e Agnese Cavagna ieri uscivano dalle casse del supermercato Eurospar con il sorriso sulle labbra e riserve di bevande settimanali. La spesa, si sa, a volte è questione di famiglia e tra gli scaffali capita di andarci tra sorelle. Un’occasione per stare insieme e dividersi, al contempo, il cospicuo carico di vettovaglie. «Oltre alle bottiglie d’acqua abbiamo preso la carne, la frutta, la verdura, bibite, pane, e yogurt», ci hanno detto. A essere vegetariani, però, si risparmierebbe un gruzzoletto: «Eh già - sorridono - la carne è effettivamente il prodotto che pesa sui bilanci familiari». In alternativa, però, c’è sempre la possibilità di avere la costanza di raccogliere i punti del concorso del giornale Alto Adige e poi il proverbiale colpo di fortuna che faccia capitare la propria tessera completa nelle mani di chi effettuerà l’estrazione vincente. «E’ certamente un’occasione allettante, speriamo davvero di essere fortunate», sorridono Maria e Agnese Cavagna. Nel caso, niente è meglio di una bella festa familiare. Intanto, avanti coi bollini: occhio a non perderne! (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Genitori e docenti: timori per i tagli nelle scuola


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. In Alto Adige ieri per 70.257 studenti è suonata la prima campanella dopo le vacanze estive, fra timori, incertezze e diffusa preoccupazione per la scarsità di risorse e la carenza di docenti. La campanella avvia il valzer di emozioni del primo giorno di scuola, particolarmente sentite da chi, genitori e figli, ha inaugurato la propria carriera scolastica o da chi si appresta ad affrontare il salto tra primaria e medie. Pelle d’oca e occhiaie, dunque, per chi ha passato la notte in attesa di questo momento: mamme, papà, nonne, insegnanti e, logicamente, studenti tradiscono e raccontano le emozioni. A sorpresa, quelli con l’occhio più lucido sono gli adulti. Dall’altra parte della cattedra, invece, ci sono i docenti che si apprestano a fare i conti con il calo delle risorse, fanno la conta degli insegnanti di sostegno e si incuriosiscono nello scoprire o ritrovare la propria classe. Giorno speciale, infine, per i bidelli o, secondo la meno amata definizione ufficiale, operatori scolastici. Alle porte della primaria “Don Bosco” e della media “Negri”, dunque, ci si mette poco a capire che non è un giorno come un altro di questo anno scolastico appena cominciato. «Speriamo - ride Eva Mercati con la bimba al primo giorno di primarie - che lei sia più brava di quanto non lo fossi io. Scherzi a parte, siamo molto emozionati». Giorgio Cappellupo tesse le prime lodi del sistema altoatesino «dove l’istruzione pubblica è ancora di elevata qualità». Chi è un’autentica specialista di debutti tra i banchi è Renata Baldessarini: «Oggi porto il nipote, ma dopo 3 figli sono abbastanza abituata a questo genere di sensazioni. Certo che è sempre bello vedere una storia che inizia». Lena Scuttari e Giada Beltramini, invece, inviano una richiesta in Sovrintendenza. «La continuità didattica è un fondamento importante. I nostri figli sono in terza e, tra tedesco e inglese, hanno già cambiato una moltitudine di insegnanti. Ecco perché il nostro semplice auspicio è che possano contare sulle stesse maestre dell’anno scorso in modo da non dover modificare metodo e preparazione». In palestra, intanto, Daniele Catania, docente del settore antropologico, sta organizzando l’accoglienza per i nuovi arrivati. «Riuniamo i bambini di prima in palestra, li facciamo giocare e i genitori rimangono con noi. Vogliamo un ingresso molto soft che possa rimanere, anche per loro, un ricordo da portarsi dietro per sempre. Per quanto riguarda il precariato degli insegnanti, invece, ormai sappiamo che dobbiamo fare i conti con il calo di risorse. E’ una difficoltà, anche sul sostegno, ma dobbiamo essere capaci di rendere al meglio comunque, ma è dura». La collega Elia Calidonna è visibilmente emozionata. «Prendo una prima e ogni volta, dopo diversi anni, ho le farfalle nello stomaco. Questa notte non ho chiuso occhio, ma sono sempre ottimista e convinta che quest’anno sarà splendido, così come la mia nuova classe». Raimondo e Viktorie Badolato accompagnano il nipotino. «Ci sembra di tornare indietro - sorridono - ma confrontando il nostro territorio con realtà straniere possiamo dire che contiamo su strutture e personale d’avanguardia». Halima Esakti accompagna la figlia Hibba e precisa: «Ogni tanto infastidisce sentir parlare sempre di stranieri. Non ha senso etichettare così anche chi è nato qui e non vorrei che i bimbi riflettessero questa mentalità». Ruslan e Alina Zubenko ribattono: «Basta non farci caso. Nostro figlio, comunque, è due settimane che ci tempesta di domande e richieste sul primo giorno di scuola». Spostandosi alla media “Negri” il tenore emotivo è grosso modo lo stesso; a cambiare è solo l’età degli studenti. «Spero - spiega Dario Zordan - che mio figlio Davide capisca in fretta che ora è finito il tempo di giocare e che il passaggio d’istituto segna pure una crescita umana». Lorena Godina accompagna le sue due gemelle. «C’è tanta emozione, anche perché alle primarie ci siamo trovati benissimo e spero possa continuare così. Ho molta fiducia nella scuola pubblica». L’accoglienza, intanto, è stata preparata da Antonella Gaiardoni che, insieme al personale di docenti e segreteria formato da Mariella Salamon e Renza Bertoni, racconta: «I ragazzi faranno delle attività per conoscersi e fare gruppo, con il sostengo di associazioni e centri giovanili. È un modo di vederli e capire eventuali forze e lacune. Sulla carta, le classi sono composte con il massimo equilibrio, poi molto dipende da come si amalgama il gruppo e come si conciliano i vari caratteri in aula. Ogni volta è una sfida affascinante». Soddisfatto anche il gruppo di custodi e bidelli: Maurilio Montibeller, Lorella Pedrotti, Lorenza Dalle Nogare e Gerardo Agatiello. «Siamo la coscienza di questi ragazzi perché capita spesso che i loro problemi vengano a raccontarli a noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

martedì 14 settembre 2010

La pedalata oltre i confini dei bolzanini Silvio e Umberto, due settantenni a Capo Nord


Alto Adige — 12 settembre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. Chi pensa che la bici “a pedalata assistita” sia essenzialmente un aiuto per anziani che non vogliono più far troppa fatica sui pedali, avrà da ricredersi. A bordo di una “Frisbee”, la bici a pedalata assistita (da una batteria ricaricabile) creata dall’omonima azienda bolzanina, due indomabili settantenni bolzanini hanno macinato 3.000 chilometri e in 18 giorni hanno toccato Capo Nord, il punto più settentrionale, e a spanne il più freddo, di tutto il nostro continente europeo. Gli arzilli protagonisti dell’avventura sono Silvio Chiappin e Umberto Marchese, non nuovo a questo genere di imprese dopo i tour in Patagonia, Danimarca e il viaggio verso Santiago. «Siamo risaliti - raccontano - da Trelleborg a Capo Nord attraversando la Scandinavia. Siamo tornati da pochi giorni e non passa notte che non sognamo un qualche episodio di questa avventura». Chiappin, tra i due, è il novizio della bici di questo tipo. «Volevo fare questo tour da anni e pensavo di affrontarlo con la bici da trekking. Di fronte a varie difficoltà di natura organizzativa, però, mi sono ritrovato questa opportunità, in compagnia di un autentico esperto come Marchese, e ho cominciato a studiarmi le caratteristiche della “Frisbee Softbike” che avrei utilizzato». Marchese, inoltre, ha una piccola mania da autentico cicloamatore: pedala con una micro fotocamera allacciata al polso in modo da poter scattare delle foto in itinere «e anche da questo - riprende Chiappin - che mi sono subito accorto di essere al fianco di un autentico professionista». La partenza da Trelleborg è avvenuta lunedì 26 luglio e la prima tappa, con trasferimento a Karlhamm, fa segnare subito un record: 210,38 chilometri percorsi! Il buon giorno, però, non si vede sempre e solo dal mattino. «Eh no - ride Chiappin - qualche imprevisto, e qualche ruzzolone, sono capitati. A Pajala, per esempio, l’albergo che avrebbe dovuto ospitarci era chiuso, così abbiamo dovuto improvvisare un campeggio con le tende, cenare con qualche panino e riscaldarci con un fuoco di fortuna. La cosa più importante, però, è stata poter allacciarsi alle prese esterne di un muro per ricaricare le batterie delle bici. Molto preziose». Simbolica la tappa di Stoccolma «con il suo enorme minareto e la vivacità della gente» ben presto sostituita dal diradarsi dei centri abitati risalendo verso nord. «Meno male che, in alcune situazioni, abbiamo potuto contare sul Gps, oltre alla disponibilità degli abitanti di Svezia, Norvegia e Finlandia». Nel mezzo qualche simpatico fuori programma, «come un insolito attraversamento di renne che, trotterellando, ci scortavano». La giornata più dura, il 4 agosto, località Ornskoldsvik: «Pioggia e vento senza possibilità di fermarci e l’arrivo nel buio pesto. Difficoltoso anche, vicino alla meta, l’attraversamento del tunnel di Olderfiord: stretto e poco illuminato». Infine il cartello della meta: Nordkapp. «Ci sciogliemmo in un abbraccio e ringraziammo l’organizzazione della Frisbee che ci ha assistito nella logistica. Ci son voluti 3.000 chilometri, ma la possibilità di raccontare una simile avventura ai nipoti scioglie la fatica», conclude Chiappin. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti