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venerdì 29 ottobre 2010

Oltrisarco, asilo salvo. Acquistato il Dante aumentano le sezioni


BOLZANO. Si scioglie la foschia attorno al futuro dell'asilo Dante di Oltrisarco che verrà rilevato interamente dal Comune. L'amministrazione edificherà una struttura nuova in grado di soddisfare la richiesta di posti nell'asilo dell'infanzia a Oltrisarco mantenendo, nel frattempo, le sezioni nell'edificio esistente. Un intervento più che manterrà pure l'intera quantità di verde pubblico della «area Dante». Già approvata martedì, invece, la variante di bilancio per l'investimento ed entro l'anno è prevista l'apertura del bando di progettazione. Notizie amare, invece, per il personale: gli insegnanti saranno assorbiti, se in possesso dei requisiti, nella pianta organica provinciale, ma per gli ausiliari l'assessore comunale Luigi Gallo mette le mani avanti «non prevedendo, purtroppo, alcun altra soluzione se non l'assegnazione attraverso il concorso pubblico». La Dante, quindi, non dovrebbe più vivere un'estate appesa al filo come quella appena trascorsa: nel 2011 la partenza è assicurata e le sezioni garantite. Resta in sospeso, invece, la soluzione temporanea per coprire i circa 40 posti mancanti richiesti dalle famiglie. La schiarita è avvenuta ieri nell'incontro tra il presidente della Dante Alighieri Giulio Clamer, il sindaco, l'assessore Gallo, il capo ripartizione lavori pubblici Marco Spada, l'ispettrice provinciale Renza Celli e la Circoscrizione. «Siamo arrivati a una soluzione - annuncia il sindaco Spagnolli al fianco di Clamer - di una procedura che è stata difficile. La proprietà ci consente di lavorare su una nuova struttura che sarà calibrata su quella esistente mantenendo, salvo variazioni progettistiche, i bambini nelle sezioni già esistenti. La trattativa è stata lunga e complessa perché per la società Dante l'edificio di Bolzano ha anche una valenza storica. verranno abbattuti alcuni cedri ormai pericolosi per la caduta rami». All'assessore Gallo e al tecnico Spada il compito di inquadrare una possibile soluzione transitoria. «I locali dell'attuale centro civico in via Claudia Augusta potrebbero tornare utili per una o due sezioni. Bisognerà, però, fare tutti i sopralluoghi del caso». Il tema sta a cuore alla presidente di Quartiere Wally Rungger: «Bisogna trovare una soluzione per quei bambini costretti ad andare all'asilo Dolomiti. Per i locali della Circoscrizione va però chiesta un'opinione alla scuola "Tambosi", che ne è proprietaria, perché non è scontato che le aule non servano a loro. Si potrebbe pensare anche all'ex scuola Claudiana». Resta, quindi, un buco di richieste da coprire «che dipende - spiega l'ispettrice provinciale Renza Celli - dalla distribuzione dei posti in città e dall'impossibilità di prevedere il boom di domande a Oltrisarco dovuto a un ricambio nel quartiere e non al nuovo Mignone. L'eccedenza è di circa 40 richieste: una scuola Dante con 5 sezioni, anziché 3, potrebbe colmare il vuoto». Gianni Cuda, consigliere Pdl, lascia la riunione dubbioso.»Mi sembra che il Quartiere continui a essere poco incisivo e ci si trovi sempre e solo a prendere nota di quanto è bravo il Comune». (a.c.)

Picchio, l'accoglienza è un gioco


Alto Adige — 28 ottobre 2010 pagina 43 sezione: AGENDA

BOLZANO. E’ la tradizionale briscola con bicchiere di vino, declinata nella modernità. Il bar “Da Picchio”, per tutti semplicemente Picchio, frequentatissimo punto di ritrovo al civico 11 di via San Quirino, corre al passo con i tempi in cui la concorrenza chiede ai locali di specializzarsi nella cucina e proporre sempre nuove iniziative. La storia del locale, lanciata dai mitici Gerino, Ciano e Bronzetto, si è rinnovata sulla linea della continuità con Stefano Predenz, che subentrò all’ultimo del succitato trio, a rilevare pochi anni fa globalmente il locale e con la nuova socia Francesca Ruscio a prendere la palla al balzo per fare del Picchio, già apprezzato luogo di ritrovo alternativo inteso come classico bar rustico, un’osteria apprezzata e un polo per il gioco di società. Lungo la vetrina e in parte della sala del bar, quindi, si notano tante belle scatole che fanno bella mostra di sé: dal “Risiko” al “Non t’arrabbiare”, chi ha voglia di lanciare la sfida non ha che l’imbarazzo della scelta anche se gli avversari, se non altro per amor del proprio orgoglio competitivo, è bene ponderarli bene. «La domenica - ci spiegano i soci titolari - organizziamo la giornata ludica e ci sfidiamo tutti in vari giochi. Abbiamo una sala con un videoproiettore utile pure per chi vuole cimentarsi con joystick e Playstation. Si crea così una bella atmosfera, dove tutti cerchiamo di divertirci. C’è anche una piccola annotazione che vale la pena di fare: i giochi in scatola stravincono, nelle scelte, contro i videogiochi. La voglia di giocare tutti insieme, quindi, supera ancora grafica e interattività, un buon segno». Non tutto, però, è un gioco e quando c’è da incrociare le gambe sotto il tavolo e impugnare una forchetta con la qualità non si scherza. «Abbiamo avviato - continuano Francesca e Stefano - una cucina che si basa sulla tradizione italiana. I capisaldi di tutto restano l’uso di prodotti sempre freschi, dell’olio extravergine di oliva in ogni alimento e la messa al bando di glutammato e panna. Proponiamo la carne chianina, primi piatti con specialità regionali e il sabato, quando abbiamo un poco di tempo in più, è tutto dedicato al pesce. Ogni giorno, comunque, cerchiamo di variare il menù e la cucina deve sempre essere molto casalinga». Passeggiando tra i fornelli, infatti, si ha la sensazione di sentirsi a casa: niente proporzioni enormi o strumenti troppo sofisticati, ma solo tanta voglia di metterci passione. L’atmosfera da salotto di casa con visita di amici si riflette anche al bancone del bar, dove lavorano Andrea Boscolo ed Elena De Lorenzo. «Il bello di fare i baristi qui è che davvero non ci si annoia mai. La clientela, infatti, è molto varia: al mattino i lavoratori della zona, il pomeriggio e la sera tanti giovani o studenti delle scuole vicino. Scambiare due parole con ciascuno, quindi, diventa molto interessante». Tutto bello, non fosse per quel cruccio legato alla musica. «Proponevamo diversi concerti - riprende Francesca Ruscio - ma la legislazione provinciale ci ha tagliato le gambe. Ho intenzione di andare a parlare con Durnwalder per risolvere la situazione. Non guadagniamo tantissimo con la musica, ma è bello poter portare allegria e occasioni di socializzazione senza, alla fine dei conti, fare male a nessuno». I clienti, comunque, sfoderano un bel sorriso a 32 denti anche senza musica. «Il bello del Picchio - interviene Marco Bombasaro - è la familiarità che si respira. Lavorando vicino è bello avere un posto dove svagarsi con la certezza di trovare sicuramente qualcuno con cui scambiare due chiacchiere. La cucina dell’osteria, poi, è molto curata e perfetta per la pausa pranzo». Mauro Trentini e Marco Nobile si uniscono al coro: «Ottimo ambiente e tanta voglia di stare bene divertendosi. L’ingrediente fondamentale, alla fine, è proprio l’allegria che un locale riesce a trasmetterti». E’ pur vero che un sorriso te lo possono strappare anche un bicchiere di vino e una briscola, ma un torneo di Cluedo davanti a qualche etto di fiorentina mette allegria solo al pensiero... © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

San Quirino: «Più bus e parcheggi per l'asilo le scuole e i negozi»


BOLZANO. E' il parcheggio, ormai, il più grande referendum d'opinione tra residenti e lavoratori di via San Quirino. Chi frequenta quotidianamente strade come viale Venezia, via San Quirino o via Fiume si spacca sull'opportunità o meno di realizzare i garage interrati, così come sull'effettiva necessità di posteggi. Il ventaglio di commenti è ampio, anche se in maggioranza si chiede un intervento da parte dell'amministrazione per risolvere una carestia di spazi che dura da qualche anno. Il problema, però, è che ogni progetto sembra avere un "ma" pesante. Piazza Vittoria? Sì, ma gli ambulanti non intendono traslocare. Via Fiume? Sì, ma ci sono il comitato e le riserve di carattere ambientale con cui fare i conti. Piazza Mazzini? Sì, ma forse non sarebbe saggio mettere in pericolo la falda acquifera. Lungo queste direttrici, quindi, ci si divide, mentre salta fuori un'ulteriore problematica: la mancanza di linee dei mezzi pubblici che servano in modo adeguato la zona. «Certo che c'è necessità di trovare dei parcheggi, soprattutto blu», rompe il ghiaccio Viviana Zucchiatti dell'enoteca "Carpe Diem". Più cauto, invece, il commento di Massimo Iacovazzi ed Elena Saccani del tabacchino "Rivendita 45": «L'emergenza di stalli per i residenti non è assoluta. Per venire al lavoro, anche se favoriti dall'orario mattiniero, non abbiamo mai riscontrato problemi e durante il giorno capita di vederne qualcuno libero. Rispetto a via Cesare Battisti, per dire, qui va molto meglio. Diverso, invece, il discorso per i posteggi blu che sono una rarità. Noi consigliamo in genere di andare al Lido, ma qualche volta è pieno. E' un problema in particolare per i turisti. Il parcheggio in piazza Vittoria? Sarebbe il momento di realizzarlo una volta per tutte». Carla De Tomas della fioreria "Elisa" è netta nello scagliarsi contro chi protesta per l'opera di via Fiume. «Si contesta solo per il gusto di contestare e il Comune sembra voler rallentare per incassare le tante sanzioni che eleva in queste strade. Com'è possibile, infatti, impedire un parcheggio in una zona vicina a una scuola superiore, un asilo nido e una materna? Dal punto di vista del rispetto naturale immagino che l'amministrazione sappia quali paletti imporre per garantire la sicurezza. Su piazza Mazzini, invece, andrei con i piedi di piombo perché la falda è una complicazione seria». Rita Lubick è socia della coop di via Fiume e scuote la testa. «E' un peccato che delle persone si mettano di traverso e che la burocrazia comporti lungaggini. Sarebbe davvero utile poter disporre del garage, soprattutto per quando qualcuno viene a trovarmi da altre zone». Dario Tulipano è insegnante all'Ipsct "De Medici" e mette in luce una nuova criticità. «Credo che questa zona sia mal fornita dalle linee dei bus. Fino a qualche anno fa ne avevamo una in viale Venezia. Ora è scomparsa. Io vengo a piedi, ma ci sono ragazzi che frequentano i corsi serali che devono impazzire per sistemare la propria auto». Confermano le colleghe Cristina Pighi e Francesca Scroppo: «Troppo complesso raggiungere la scuola con i mezzi pubblici e l'unica alternativa è scendere in piazza Vittoria. Ci sono, inoltre, studenti o insegnanti che vengono da fuori Bolzano: perché non pensare di ridurre la fascia oraria delle zone colorate dalle 6 alle 8 e lasciare più opportunità a chi viene a lavorare?». Raffaele Ferrara del salone "Isprasoa" non ne fa una questione drammatica. «In piazza Vittoria ci sono già numerosi posteggi, forse bastano. Si potrebbe ricavarne qualcuno in più organizzando meglio la disposizione dei bidoni». Problema sentito, invece, da Patrick Santini: «Una soluzione va trovata. Viale Venezia e via San Quirino, oltretutto, sono molto strette e il parcheggio selvaggio ne limita la scorrevolezza. Proporrei, inoltre, di fermare i pendolari a Bolzano Sud e farli muovere con i mezzi». Scinde in due la questione, invece, Fabrizio Di Tolla del tabacchino in via San Quirino: «Che manchino stalli è pressappoco una certezza. Costruire il garage in via Fiume, invece, è una discussione diversa. Nel caso, comunque, io obbligherei i proprietari dei garage a esibire un bollino identificativo che impedisca loro, in seguito, di parcheggiare all'aperto. Senza questo accorgimento rischiamo di non risolvere affatto la situazione». In chiusura arriva l'opinione di Rita Ossanna: «Sono assolutamente favorevole al parking interrato perché il problema sta diventando sempre più pesante. Per chi viene da altre zone, per esempio, è un'impresa trovare un buco e i bus non esistono».

giovedì 28 ottobre 2010

Sezioni bilingui: ora si guarda a medie e superiori


Ritrovarsi per valutare il presente e gettare uno sguardo interessato sul futuro. Nell’aula magna del liceo scientifico “Torricelli” si sono dati appuntamento ieri tutti i genitori delle sezioni bilingui della scuola primaria “Manzoni” per la conferenza “In cammino verso il plurilinguismo”. Sette classi interessate, con i più grandi che a giugno termineranno il primo ciclo. Va da sé che, assieme a una rinfrescata su obiettivi e stato di quella che ormai è più una realtà che una sperimentazione, ci si concentri contemporaneamente sul proseguimento del progetto anche alle medie. Sulla questione, comunque, spirano venti di ottimismo ed è la stessa dirigente dell’Istituto Comprensivo Bolzano VI a confermarli. “Nel giro di tre mesi dovremmo ricevere dalla Sovrintendenza una proposta didattica che valuteremo e calibreremo insieme. Da via del Ronco e dall’Assessorato, comunque, la volontà è di andare avanti, quindi guardiamo con ottimismo al prossimo anno”. Presenti sul palco anche Franz Schöpf e Michela Gasperi dell’associazione “Mix-Ling” che riunisce i genitori mistilingui. “Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti fin qui e della crescente domanda per le sezioni bilingui. Ora ci apprestiamo a coinvolgere anche i gradi scolastici superiori quindi le medie, certamente, ma anche le superiori. Sappiamo che, soprattutto sul secondo punto, potremmo incontrare delle resistenze, ma ormai il segnale sulla volontà della società altoatesina è abbastanza chiaro”. A spiegare i passi avanti compiuti in questi anni ci hanno pensato, invece, la referente scientifica dell’Università di Macerata Stefania Cavagnoli e l’insegnante Sonia Fiorentino. Soddisfatti, in platea, i genitori. Giorgio Ghersini, per esempio, ha il figlio che frequenta proprio il quinto anno. “Siamo impazienti di conoscere lo sviluppo del progetto alla scuola media perché intendiamo assolutamente continuare. Evidente che siamo contenti della primaria, nonostante all’inizio si trattasse di un’iniziativa pilota e ci fosse qualche perplessità”. Curiose, ma con meno fretta, anche Ivana Trentini, Irene Hovden e Giulia Bonvicini. “I nostri bambini sono in terza, però guardiamo con interesse al proseguimento nelle scuole di grado superiore. Per i bimbi, comunque, calarsi in una realtà bilingue è assolutamente naturale e senza dubbio questo favorisce in modo netto la convivenza tra gruppi linguistici”. Il successo della sezione bilingue, comunque, è certificato anche dall’interesse che questa suscita all’interno delle scuole materne. “Mio figlio è all’ultimo anno di asilo tedesco – chiude Valeria Vagheggi – e sono venuta a informarmi sul progetto. Come me ci sono molti genitori interessati perché ci sembra la strada per la scuola del futuro nella nostra Provincia. D’altronde se nelle scuole d’infanzia tedesche si registra una presenza massiccia di bambini italiani, significa che la richiesta della popolazione va proprio nella direzione di un sistema che sia in grado di formare cittadini pienamente bilingui. Perché, allora, non assecondare del tutto questa necessità?”.
Alan Conti

Cuda (Pdl): "Sfiducia alla presidente Rungger


“Intendo presentare una mozione di sfiducia contro il presidente del Quartiere di Oltrisarco Wally Rungger”. E’ dura la presa di posizione del consigliere di Circoscrizione del Pdl Gianni Cuda in seguito alle polemiche relative al commercio lungo l’arteria principale di via Claudia Augusta. Da una parte esercenti e commercianti che chiedono a gran voce la riapertura da sud della strada in modo da intensificare il transito e recuperare la clientela nel bacino di San Giacomo e Laives. Dall’altra la risposta di Wally Rungger, esponente dei Verdi, che auspica “una via Claudia Augusta come i Portici, dove il commercio è fiorente anche senza auto”. Qui si inserisce la forte richiesta di Cuda. “Nella prima riunione del consiglio avevamo tutti auspicato che la politica fosse messa da parte per fare il bene del quartiere e il presidente fu la prima a spingere in questa direzione. Ora, a distanza di soli quattro mesi, ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa”. Al centro della questione sulla riapertura della strada c’è, ovviamente, l’inquinamento. “In molti – riprende Cuda - hanno ascritto al divieto di transito in via Claudia Augusta i meriti di una parziale riduzione delle polveri sottili. Bisogna precisare, prima di tutto, che il problema non è affatto risolto e, in secondo luogo, ammettere che il nocciolo della questione risiede nella vicina zona industriale. Se, infatti, il traffico si incanala nel collo di bottiglia di via Roma non possiamo pensare che la ferrovia funga da barriera naturale e protegga Oltrisarco. Le code, infatti, inquinano molto più del traffico scorrevole ed è esattamente quello che abbiamo creato”. Ci sono, però, i dati che parlano di un calo di 3 punti dell’inquinamento. “Certo, ma sono state rottamate le auto Euro 0 e Euro 1, così come le correnti ascensionali presenti nella nostra città dimostrano che lo smog è un problema globale dunque, allo stesso tempo, anche i miglioramenti vanno valutati su una scala più ampia”. La polemica, come detto, ruota attorno al ruolo dei commercianti. “Avanti così e diventeremo un quartiere dormitorio” sentenzia Cuda “dove i negozi spariranno con grande danno di chi non è automunito come gli anziani. Non solo, i residenti saranno costretti a prendere la macchina anche solo per comprare il pane, aumentando il problema delle polveri sottili. Il tutto, infine, verrà lasciato in mano ai bar cinesi e non sono proprio prospettive rosee”. La replica della presidente Rungger è chiara: “Sotto i Portici non passano auto e il commercio è fiorente. E’ bene che tutti si abituino a usare le biciclette”. A questa affermazione segue la dichiarazione d’intenti del consigliere: “Bisogna conoscere il territorio che si presiede e capire che si tratta di situazioni diametralmente opposte. Bisognerebbe, invece, avviare nuove iniziative e manifestazioni per promuovere la zona. Se non si capisce questo, è logico chiedere che il presidente sia sollevato dal suo ruolo”.

Bolzano: la cena con i produttori apre gli eventi autunnali del gruppo di Slow Food


BOLZANO. Arriva l'autunno, calano le temperature e assieme al freddo torna la voglia di godersi il cibo, meglio se di qualità. Ecco, quindi, che puntuale fa capolino il nuovo programma autunnale di Slow Food Bolzano, condotta locale del celebre sodalizio nato per dare salvaguardia e meritata visibilità alle ricchezze gastronomiche italiane ben lontane dall'idea della "serialità", condotta presieduta da Danilo Gramegna. In testa al cartellone del programma locale di Slow Food, chiaramente, non può mancare un ricordo del tradizionale e immancabile "Salone del gusto", appena chiuso al Lingotto di Torino.
Tornando, però, a farci gli affari nostri, o meglio nostrani, è da annotarsi per giovedì 4 novembre la quarta edizione della "cena con i produttori" al "Zur Rose" di Appiano, dove lo chef stellato Herbert Hintner proporrà, alla vigilia del meranese "Winefestival", un menù abbinato ai vini della prestigiosa cantina abruzzese Masciarelli.
Poi, con largo anticipo rispetto alla canonica scadenza d'avvicinamento alle feste natalizie, sabato 27 novembre andrà in scena alla Tenuta Löwengang di Magrè la "Cena degli auguri", occasione per applaudire l'entrata di Alois Lageder nella guida ufficiale di Slow Food. Immancabile, quindi, la visita ai vigneti e alla cantina con tanto di degustazione. Per la cena, invece, ci si sposterà presso la locale vineria Paradeis, dove a curarsi delle portate sarà il giovane chef Josef Affenzeller.
Giovedì 9 dicembre, poi, si ripeterà il consueto "Terra Madre Day" nello spazio dell'officina culinaria Condito di via Crispi, dove lo chef Luis Agostini proporrà una cena a base di quei prodotti tradizionali in via d'estinzione e degni di essere riscoperti, chiamati "presidi".
A cornice di tutto questo torna anche l'aperitivo "Sloooow", con ben quattro o, che un giovedì al mese farà tappa in varie enoteche cittadine. Insieme ai vini al bicchiere sarà possibile degustare proprio i "presidi".
Maggiori informazioni su questa iniziativa si possono ottenere presso le enoteche Gandolfi di viale Druso e Banco 11 di piazza Erbe, alla boutique Via Vinci in Galleria Europa o direttamente dalla voce di Danilo Gramegna chiamando D.D.Design Arredamenti in piazza Mazzini al numero 0471 - 272828. Per qualsiasi comunicazione, comunque, è disponibile anche l'indirizzo mail slowfoodbolzano@libero.it

Spesa gratis fra snack e formaggio


Alto Adige — 27 ottobre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il concorso del nostro giornale, che premia a suon di spese i lettori fedeli che raccoglieranno tutti gli 80 bollini pubblicati fino al 28 novembre e che avranno quel pizzico di fortuna necessaria per essere estratti, fa gola anche ai turisti. E che a bolzano di “ospiti” ce ne siano, lo sappiamo da sempre. A Bolzano per visitare il museo di Ötzi, i negozi di via Portici, le architetture di piazza Walther e i colori di piazza Erbe. Ecco, è proprio qui che il concorso organizzato dal quotidiano Alto Adige entra a sorpresa nel diario turistico della giovane slovacca Katarina Hlavatoricova, in città per incontrare alcuni amici e osservare le bellezze dell’Alto Adige. «Starò qui cinque giorni - spiega al nostro taccuino - e mi hanno raccontato del vostro concorso. Un anno di spesa gratis sarebbe davvero un bel premio: io chiaramente non posso partecipare, ma nella casa in cui mi ospitano so che stanno raccogliendo i bollini. Del resto qui nei supermercati Despar si trova di tutto e per tutti i gusti: io, per esempio, mi sono fermata per comprare uno snack da portarmi in giro e sopportare i morsi della fame». Ma, turisti a parte, evidentemente il nostro concorso fa gola soprattutto a chi, altoatesino, fa la spesa quotidianamente, o quasi. E per chi fa la spesa, saper scegliere è una dote essenziale: districarsi nel complicato mondo delle offerte, non perdere la bussola nella vastità dei prodotti ordinati sugli scaffali e spuntare quei piccoli sconti decisivi su un bilancio familiare, sono tutte operazioni che comportano un certo grado di competenza. Ci spiega come fare Lidia Mair: «Bisogna essere abili a cambiare spesso punto vendita, puntando sui prodotti in offerta e non lasciandosi mai prendere dalle spese enormi. Ovvio che è necessario avere del tempo a disposizione per potersi guardare intorno al meglio e scegliere in modo accurato cosa infilare nel proprio carrello. Io, solitamente, non esco mai con grandi sacchetti pieni, ma preferisco fare un giro in più». Idee chiare, comunque, su come alleggerire l’impegno: «Se si potesse contare su un anno di spesa gratis, come quella regalata da questo azzeccato concorso, sarebbe tutto più facile e divertente. Personalmente, se vincessi mi concentrerei principalmente sui formaggi: sono tra i prodotti più cari». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 27 ottobre 2010

L'assessora: «Capisco i dubbi ascolteremo i cittadini»


Alto Adige — 26 ottobre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. L’eliminazione di posti auto ed aree interne ai condomini, una macchinosità nella raccolta che potrebbe creare disagi, i timori di un rincaro delle tariffe rifiuti, la richiesta di far pagare quanto di produce e non sulla base della grandezza dell’appartamento: sono tante le perplessità dei bolzanini sull’imminente “rivoluzione dei cassonetti”. Perplessità a cui cerca di dare una risposta l’assessora comunale all’ambiente Patrizia Trincanato: «Capisco i dubbi dei cittadini - spiega -, ma il Comune è obbligato da precise direttive provinciali a mettere in atto questo piano rifiuti. Siamo già in deroga. Non solo, l’introduzione dei bidoni condominiali serve proprio a mettere un freno alle spese e cercare di centrare, attraverso una maggiore sensibilizzazione, quota 60% di raccolta differenziata. Per i commercianti, infine, potrebbero essere studiate soluzioni a hoc negli incontri con le associazioni di categoria. Siamo disposti a parlare con tutti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bidoni condominiali, parte l'indagine


BOLZANO. Bidoni condominiali: da gennaio cominceranno le analisi e le osservazioni dettagliate da parte della Seab per introdurre il nuovo piano rifiuti. I classici bidoni verdi, insomma, verranno mano a mano sostituiti da piccoli contenitori condominiali da posizionare all'interno delle proprietà private e portare in strada il giorno della raccolta. Rispetto alle previsioni si allungano leggermente i tempi d'attuazione e l'entrata in vigore a pieno regime del nuovo sistema viene oggi fissata per la fine del prossimo anno. Da gennaio, comunque, si comincerà a ragionare in termini pratici su una piccola rivoluzione che mette in gioco numeri importanti: 3900 cassonetti, di cui 3.500 per le utenze domestiche e 400 destinati ad altri usi, saranno rimpiazzati da 18.000 bidoncini condominiali. Va da sé che la raccolta diventa se non altro più "ingombrante" ed è la stessa Seab a calcolare che, per creare punti di raccolta, sarà necessario occupare 429 posti auto, 200 aree private e 92 aiuole. Sono proprio queste cifre a lasciare perplessi i bolzanini che in parte bocciano subito la novità e, in parte, sospendono il giudizio fino all'atto pratico. L'assessore comunale all'ambiente Patrizia Trincanato è impegnata in queste settimane a fare chiarezza. «La partenza fissata per il 2011 non significa che i nuovi bidoni condominiali cadranno in testa ai cittadini come una meteora, ma solo che verranno avviate analisi, indagini e osservazioni su tutte le porzioni di città. La Seab controllerà le possibili ubicazioni e punti di raccolta casa per casa. Lo stesso Centro storico sarà oggetto di riflessione particolare data la sua conformazione. Cercheremo di muoverci nel modo più graduale possibile». Francesco Gallina, dirigente Seab per i rifiuti, conferma le cifre: «La stima sui luoghi necessari per i punti di raccolta corrisponde a quanto preventivato dall'azienda». Scettici i bolzanini. Ferruccio e Christian Bertagnolli dal bar "Il Giardino" prendono tempo. «Siamo curiosi di sapere dove verranno posizionati questi piccoli bidoni perché non in tutti i condomini c'è spazio a sufficienza». Christian Pasqualotto, invece, lancia la prima ombra sulle tariffe: «Davvero curioso che ci assicurino che nulla sarà toccato: pagheremo di più». «Magari non aumenteranno le bollette - si inserisce Tony Panato - ma sono pronto a scommettere che presto arriveranno delle cooperative specializzate nell'accumulo dei cassonetti nei punti di raccolta. Se l'obiettivo, invece, è raccogliere la differenziata sarà bene che si cominci a ragionare sul fallimento dell'umido». Alessandra e Stefano Zaninotto al bar "Cin-Cin". «Bisogna incidere di più sulla produzione: confezioni composte di carte, vetro, plastica e materiale da indifferenziata devono sparire. Perché non obblighiamo le aziende al minimo necessario e diciamo subito basta ai sacchetti di nylon?». Adolf Schweigkofler scuote la testa: «Per noi anziani era meglio mantenere lo status quo. Siamo preoccupati da una novità che si annuncia cervellotica». Enrico Magnago è più possibilista: «Bisogna incoraggiare le iniziative che mirano ad aumentare la raccolta differenziata». Non crede ai prezzi fissi, invece, Mario Gombi: «La mia unica speranza è che veramente non si metta le mani nelle tasche dei cittadini». Roberto Fontana del bar "Bartolomei" riporta la sua esperienza. «A Sarentino è in vigore un sistema molto simile, ma ciascuno pagava la propria produzione di rifiuti. Così cambia poco perché la vera novità sarebbe tarare le tariffe in base alla reale quantità di immondizie prodotta e non solo seguendo i parametri di metratura e persone residenti in un'unità abitativa». Zvohko Jovcevski e Olivera Jovcevska di "Centrovetrine" si fanno portavoce dei commercianti. «E' ingiusto che un negozio di abbigliamento, seppur grande, paghi molto più di un bar o di un ristorante. Le spese siano tarate sulla quantità di immondizia creata».
Alan Conti

martedì 26 ottobre 2010

Eurasier sconfitta di misura dalla capolista


Sconfitta di misura per l’Eurasier che sul campo della capolista Curva Maratona fornisce una prestazione discreta, ma insufficiente a superare la compagine di Max Bona che, a differenza del Toro impegnato a perdere in un campionato rionale, viaggia spedita e sicura al comando della classifica. Una squadra che tiene meritatamente nella mani le redini della Oronzo Cup, in cooperativa con Deportivo la Pequena e che si dimostra solida e compatta come preventivato. La sconfitta, però, è di quelle che non fanno troppo male perché lascia la sensazione di un’Eurasier comunque competitiva su cui incidono particolarmente il fattore trasferta e la rete messa a segno da Parisi (nella foto) . In classifica, comunque, la squadra perde una posizione per quoziente con Dinamo Fannulloni, ma mantiene un punto di distanza dall’obiettivo stagionale dell’ottavo posto.
Non si esaurisce il filone delle due balle per il portiere Gillet. Ancora una volta, nonostante una buona prestazione, il miglior portiere per partecipazione alla manovra dell’intera serie A deve capitolare due volte sotto il colpo a palombella di Donadel e il tap-in di Gilardino. Sicuro ed efficace Bonucci che nella difesa impermeabile della Juve contribuisce a chiudere l’ennesima partita da no-gol di Storari. Continuano, ogni tanto, le leziosità fini a sé stesse, ma nel complesso il giocatore tiene. Un filo sotto la sufficienza il neo arrivato Rispoli che contro la sua ex Brescia continua comunque a lasciar intravedere potenzialità che potrebbero tornare utili in futuro. Delude, invece, il discontinuo giapponesino Nagatomo, coinvolto nella beffa del Cesena a Verona e incapace di spingere a dovere. Sciagurata, nel pacchetto arretrato, la prestazione del palermitano Munoz che, non pago del cappellone che costa lo svantaggio ai rosanero decide di portarsi a casa una bella ammonizione, tanto per abbattere ulteriormente il proprio voto. Sostituzione meritata per lui. Prestazione in fotocopia, invece, per il malconcio Montolivo e il brillante Ljaic, protagonisti nella vittoria della Fiorentina sul Bari. Continua a galleggiare nella penombra, invece, Giaccherini, in attesa del risveglio del trequartista che fece ammattire la difesa del Milan. Prima o poi dovrà sbloccarsi. Solido, ma non a sufficienza, il bresciano Hetemaj, comunque sempre in positivo nel bilancio prezzo/qualità. Nonostante l’appisolamento in devota osservazione dell’aquila che proprio non voleva saperne di scendere dalla copertura dell’Olimpico, Hernanes riesce anche stavolta a entrare nelle azioni importanti della Lazio capolista e strappa un ottimo voto in una giornata non particolarmente ispirata. Il Profeta è una garanzia. Attacco pungente, infine, con Cassano che dopo il gol alla Fiorentina sforna un assist per Guberti e stoppa l’Inter. Le recriminazioni per la spinta a Chivu sembrano più affini a un contest di tip-tap che non a una partita grintosa come quella di San Siro.
Dall’altra parte del campo raccoglie due sfere nel sacco anche il portiere di Curva Maratona Salvatore Sirigu costretto a piegarsi alla furia di un Udinese in ripresa. Prestazione, comunque, all’altezza. Mano sul fuoco, invece, sull’ottimo voto a Chiellini ancora prima di iniziare la partita, mentre la sorpresa arriva da Parisi (rifiutato in passato dai dirigenti di Eurasier) che svetta di testa e inchioda un +3 che, alla fine, contribuisce a fare la differenza tra le due squadre essendo l’unica marcatura del match. Radu, invece, viene salvato nella valutazione nonostante lo svarione che concede il pari del Cagliari. Opaco, a completare il quartetto di difesa, il cagliaritano Astori che subisce pure un’ammonizione. Va ricordato, comunque, che tra gli squalificati di Curva Maratona vanno citati Bovo e Lucchini, titolari fissi. Grinta e geometrie premiano, a centrocampo, la stantuffo Brocchi, mentre Hamsik galleggia, con qualche buono spunto, sulla sufficienza. La sorpresa, però, si chiama Constant: muscoli d’acciaio, velocità d’esecuzione e capacità di spinta non indifferente. Gran bel giocatore il ragazzo cresciuto nelle giovanili del Tolosa in Francia. Fa bene anche il suo compagno Pellissier che disegna un cross perfetto per la zucca di Cesar nel vantaggio clivense sul Cesena. In panca Floro Flores che lascia spazio a un timido Crespo, forse nostalgico dei bei tempi che furono. Chiude la formazione lo spuntato Mascara, fermato dalla difesa del Genoa e intimorito da Marassi.
Nel prossimo turno la squadra torna nello spelacchiato spiazzo di via Torino per ospitare Duck Soup guidata a Marco Rizza. La squadra, nonostante qualche difficoltà di formazione, presente individualità temibili in un’ossatura milanista con l’asse Boateng, Pirlo e Robinho da prendere con le molle. Nella altre partite, comunque, tiene il passo in testa Deportivo la Pequena che rifila un tris al Piri Piri Benfica e l’Ipes United si fa corsara col Psv Cavareno strappando tre punti preziosi. Affermazione anche di Rinco Boys contro il Chiavo Verona, mentre pareggiano tutte le altre.
Questa la classifica:

Deportivo La Pequena
17
curva maratona
17
Ipes United
16
Piri Piri Benfica
11
Dinamo Fannulloni
10
Eurasier fc
10
Rinco Boys
10
Psv Cavareno
9
Gunners
9
Bayern Peloro
8
Topazzo
8
sergentegarcia
8
Chiavo Verona
5
Spartak Gries
5
Duck Soup
5
Allons Enfants
3

Fa gola il risparmio di 3.600 euro


Alto Adige — 25 ottobre 2010 pagina 18 sezione: AGENDA

BOLZANO. Superata la boa di metà strada, molti cominciano a scalpitare e a immaginare a quali prodotti alimentari potrebbero dare la “precedenza” vincendo la spesa gratis. Parliamo del concorso che, collezionando i bollini numerati progressivamente e pubblicati ogni giorno sul giornale Alto Adige, premia la fedeltà dei lettori mettendo in palio ricchi buoni spesa gratis, da “consumare” nei supermercati del gruppo Aspiag, ovvero Despar, Eurospar e Interspar. Rivediamo allora le regole per partecipare. Perchè si può partire, recuperando gli arretrati, in ogni momento. Come funziona? Per partecipare bisogna ritagliare il bollino, numerato progressivamente (da 1 a 80), che viene pubblicato ogni giorno sulla prima pagina del giornale Alto Adige: va incollato sull’apposita scheda. Dove si trovano le schede? Nei supermercati Despar, Eurospar e Interspar, in tutte le edicole della provincia e nella sede del quotidiano Alto Adige, via Volta 10, Bolzano. Cosa si vince? I 21 lettori che, avendo consegnato la scheda completata con gli 80 bollini, saranno estratti, vinceranno dei buoni spesa spendibili nei supermercati Despar, Eurospar e Interspar. Precisamente: i primi 3 estratti vinceranno ciascuno un buono per un anno di spesa gratis (valore 3.600 euro l’uno), i secondi 6 estratti vinceranno un buono per 6 mesi di spesa gratis (valore 1.800 euro l’uno) e i successivi 12 estratti un buono per un mese di spesa gratis (valore 300 euro l’uno). Come recuperare i bollini persi . Se si perdono copie del giornale, e quindi bollini, si possono richiedere gli arretrati alle edicole o in sede all’Alto Adige in via Volta 10 a Bolzano, o si possono incollare sulla scheda fino a 5 degli 8 bollini jolly che vengono pubblicati casualmente con quelli numerati. (a.c.)

Via Milano: scomparsi troppi parcheggi


BOLZANO. Da anni l'incrocio tra le vie Palermo e Milano era tra i più pericolosi e poco agevoli per il traffico, soprattutto per chi doveva svoltare lateralmente. Fatti i lavori e recuperate un paio di corsie di svolta, con l'eliminazione di 8 posti auto, la circolazione è più fluida. «Ma - si lamentano i residenti - posteggiare la macchina è sempre più difficile». Una volta c'era il cinema Astra al posto della farmacia. Di fronte - sull'angolo dove si trova l'edicola - al tempo delle Semirurali si trovava anche una chiesetta. Dove oggi c'è una filiale Btb, c'era un altro istituto bancario. Ma la struttura viaria dell'incrocio tra via Palermo e via Milano è rimasta sempre la stessa. Le scorse settimane sono servite a recuperare un paio di corsie di svolta a spese di alcuni posti auto. E gli abitanti si dividono tra chi loda l'intervento comunale e quanti ritengono che la scelta abbia acuito il problema dei parcheggi. Un tema che riguarda anche le strade adiacenti all'incrocio: lungo via Milano verso piazza Matteotti a via Aostra. E parlando con i residenti non mancano anche altri problemi, anche se le richieste sono focalizzate sui parcheggi. «Secondo me il Comune ha fatto bene, perché alla fine meno posti auto significa meno traffico se il cittadino si abitua a prendere il mezzo pubblico o la bicicletta», dice Rocco Cutrupi. Diverso il discorso di Alfredo Soprana. «Meglio sarebbe stato realizzare una rotonda, a me il nuovo incrocio non piace. Comunque sia, in questo rione ci sono troppi extracomunitari e per me non è giusto che ottengano molti più aiuti pubblici rispetto a noi altoatesini», afferma Alfredo Soprana. Lorenzo Spinelli è l'ex presidente del quartiere Europa-Novacella, oggi semplice consigliere. «Il Comune ha fatto bene a predisporre le corsie per la svolta all'incrocio tra via Milano e via Palermo, certo se ne sono andati alcuni posti-auto e c'è il rischio che se ne perdano altri ancora, se si fanno parcheggi con linea blu», sottolinea Spinelli. Ecco, uno dei punti di discussione è quello relativo alla richiesta di predisporre altri parcheggi a pagamento, per venire incontro alle esigenze dei negozianti. Per Lorenzo Carravieri, Flavio Meridiano e Giorgio Zen ci sono anche altre problemi nella zona. Si passa dalle troppe biciclette che vanno in senso contrario dove esiste il senso unico - «vedi in via Rovigo» - ad una piazza Matteotti che per come è stata rifatta «certo non è diventata luogo d'aggregazione». Jolanda Jörg e Sergio Dolif non si lamentano troppo. «In effetti su via Palermo il traffico è diminuito», dice Dolif. In via Aosta c'è invece il problema rappresentato dalla numerose automobili con i genitori che arrivano a prendere i figli da scuola, all'ora di pranzo. «Al mattino c'è il divieto di transito, mentre all'uscita degli scolari è un caos indescrivibile», così Luigi Mirante. E se Cesare Perini annuisce, chi non ha trovato ancora una soluzione soddisfacente per i clienti del suo ristorante è Marco Vinante, titolare dell'«Alexander». «Il discorso su zone colorate, bollini e parcheggi a pagamento è piuttosto complesso, certamente chi è in possesso di un garage o di un posto macchina interno alla proprietà di un condominio non dovrebbe lasciare l'auto in strada», chiude Vinante.
Alan Conti

lunedì 25 ottobre 2010

Ganzina: "Pericoloso tollerare i videopoker. I casinò più sicuri"


E’ altoatesino di nascita, bolzanino di cuore, ma emigrante per lavoro. Dopo aver girato il mondo Eros Ganzina si è stabilito a Malta e da poco è diventato il general manager del Casinò Hilton di Portomaso, una delle sale del gioco d’azzardo più famose al mondo e tra le mete preferite degli italiani. Non ha perso, però, il gusto di tenersi aggiornato sulle vicende bolzanine e coltiva, in modo più o meno velato, il desiderio di poter tornare nella sua terra d’origine con le sue attività un giorno o l’altro. Proprio per questo il dibattito che si è acceso a Bolzano sulla questione delle sale gioco costellate di videpoker lo interessa da vicino ed è ben disposto a commentarle insieme a noi. Fa sensazione, quindi, che sia proprio uno dei re del gioco d’azzardo a bocciare lo sviluppo del settore in Alto Adige. “La verità è che il gioco è entrato a gamba tesa nella vita dei bolzanini, ma anche degli italiani. Per anni, e ancora oggi, troviamo moltissime persone disposte a fare la guerra ai casinò in provincia senza accorgersi che siamo invasi da lotterie, gratta e vinci, scommesse e, per l’appunto, videopoker. Chi veramente si sfrega le mani è solo l’Asms, la ministeriale che li controlla”. La città, però, adesso si lamenta dell’invasione. “Vorrei vedere – riprende Ganzina – solo a Bolzano contiamo oltre 3.000 slots distribuite sul territorio senza che esistano garanzie come, per esempio, la possibilità dell’auto esclusione. Se un malato del gioco o i genitori di un ragazzo chiedono di impedire la possibilità di tentare la fortuna, infatti, non è previsto alcun sistema che permetta un deciso impedimento all’accesso. Il tutto, ovviamente, si inserisce in un meccanismo con controlli che sono pochi e insufficienti”. Ganzina ha un’opinione forte anche sul perché tutto questo venga tollerato. “E’ chiaro: a parole vogliono tutti regolamenti più stretti, ma nel concreto il giro d’affari per gli operatori del settore, ma soprattutto per l’Erario è impressionante. Non scordiamoci gli accordi di Milano che prevedono l’incameramento totale della Provincia sui benefit derivati dal gioco d’azzardo. Se mi concedete un paragone al limite è come se si tollerassero le droghe pesanti e si bandisse lo spinello”. E’ evidente come lei punti allo sdoganamento di un casinò provinciale, ma non sarebbe solamente di un aggravante? “No, assolutamente. Si tratterebbe di introdurre un sistema controllato e certificato con grande rigidità che potrebbe frenare la diffusione, molto più pericolosa, di centinaia di slots, videopoker e macchinette di vario genere. Nei casinò, infatti, si registrano le entrate con un divieto chiaro ai minori, si può evitare l’accesso ai residenti, si registrano tutte le transizioni finanziarie per evitare il riciclaggio, è consentita l’autoesclusione e il gioco è sempre sotto controllo di professionisti. Non basta, per intenderci, una licenza da bar per verificarne il corretto andamento. Moltissimi di noi, inoltre, forniscono contatti o segnalazioni ad associazioni che si occupano del recupero del gioco patologico”. La politica, però, non li vuole: “C’è la paura della criminalità organizzata e del riciclaggio, ma le slots, in questo senso, non offrono maggiori garanzie. Anzi”.

Spesa gratis:i sogni nel carrello


Alto Adige — 23 ottobre 2010 pagina 36 sezione: AGENDA

BOLZANO. Prosegue il concorso che premia a suon di spese gratis la fedeltà dei lettori dell’Alto Adige, e noi proseguiamo nel sentire chi la spesa la fa, ancora una volta all’Eurospar di via Roma. Andando anche, indirettamente, a valutare i gusti dei consumatori che partecipano al nostro concorso. Parendo da Francesco Catizone. “Che vita sarebbe senza Nutella?” recita il notissimo spot del prodotto della piemontese Ferrero. Uno slogan che ha fatto la sua fortuna entrando nel parlato quotidiano di molti italiani, e ora un motto che potremmo tranquillamente declinare con “che vita sarebbe con la Nutella gratis per un anno?” visto che a lanciare l’originale idea è Francesco Catizone, che poco oltre le casse dell’Eurospar ammette il desiderio «di riempire il carrello di Nutella, dovessi avere la fortuna di portare a casa il premio della spesa gratis messo in palio dal concorso». L’obiettivo, insomma, sembra abbastanza chiaro, ma per il momento il supermercato Francesco lo vede un paio di volte al mese. «Io generalmente faccio le grandi “spesone”, di quelle che devono durare per più giorni senza dover tornare troppo di frequente tra le corsie». L’imponenza del suo carrello conferma la tendenza. «È così - sorride - e generalmente riesco anche a non spendere tantissimo». Di Nutella, però, avvistato solo un vasetto, in attesa della vittoria... Ci spostiamo e intercettiamo Angela Pirrelli. «Mi raccomando, Pirrelli con due doppie e niente storpiature che riecheggino i pneumatici», ci dice: più che insofferente all’azienda di Marco Tronchetti Provera, la signora Angela Pirrelli si dimostra persona precisa e lo riflette anche nella spesa quotidiana. «Carne, pesce, verdura: tutto ciò che serve in cucina ed è meglio che sia fresco per rendere al massimo. Per questo vengo spesso al supermercato e faccio molta attenzione nella scelta dei prodotti da mettere nel carrello». Attenzione che, ne siamo certi, non calerebbe nemmeno in caso di vincita nel concorso. «Sarebbe uguale - precisa - e cercherei lo stesso di fare le scelte migliori concedendomi, magari, anche qualcosa di un poco più costoso». Pochi passi, e ci ripensa: «Anzi, sa cosa mi prenderei? Farei scorta di cozze. Ma non quelle spagnole, che non sono il massimo». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 23 ottobre 2010

Tommasini: "Nessun pericolo per il Pascoli"


"Gli studenti e la dirigente del Pascoli possono stare tranquilli: non c’è nessuna intenzione di spostare gli alunni iscritti all’indirizzo sociale presso l’Ipsct De’Medici”". La firma della rassicurazione è quella dell’assessore provinciale alla scuola italiana Christian Tommasini che ieri, a margine della conferenza stampa di presentazione dei dati Invalsi, ha voluto fare chiarezza su tutte le polemiche che stanno montando dopo l’applicazione altoatesina della riforma Gelmini. Per Tommasini, dunque, si sta alzando un polverone fine a se stesso. "La situazione è molto chiara ed è anche stata ribadita più volte alla dirigente Laura Canal. Nessuno ha intenzione di sottrarre delle classi a un istituto sul quale abbiamo investito in modo importante. Il liceo sociale, così per come viene inteso oggi, non compare nuovamente nel testo della riforma, ma viene assorbito in quello che diventerà il liceo delle scienze umane. Bene, sarà esattamente l’indirizzo del Pascoli che, perciò, non perderà questa peculiarità. A spostarsi al De’Medici, infine, sarà la specializzazione di “sociale economico” che quindi non abbraccia di sicuro tutto il campo del sociale. Fare delle stime non è possibile perché si tratta di una novità, ma dubito fortemente che interessi la stragrande maggioranza degli alunni che si iscrivono a questo tipo di scuola". Tra gli studenti c’è, però, il timore di un trasferimento forzato. "Impossibile – replica secco l’assessore – chi ha iniziato al Pascoli, se lo vorrà, finirà il quinquennio al Pascoli. Questa è una certezza. Non solo, posso affermare anche che, qualora verificassimo uno squilibrio eccessivo tra l’indirizzo economico e il sociale “tradizionale”, potremmo anche rivalutare la situazione. L’allarmismo, però, non porta da nessuna parte e non è assolutamente giustificato".
A essere in agitazione, però, c’è anche il liceo classico tedesco Walther von der Vogelweide che chiede di non azzerare l’indirizzo tradizionale e quello musicale. Qui, però, Tommasini interviene con i piedi di piombo. "In giunta io chiedo sempre che non si intervenga nelle scelte che competono solo la scuola italiana, quindi mi sembra giusto lasciare ogni risposta alla collega Kasslatter Mur". Qualcosa dice, però, in merito alla possibilità di mettere in difficoltà gli scambi in quarta superiore con il Carducci: "E’ una situazione su cui dobbiamo riflettere e, semmai, trovare delle alternative. Ricordiamoci, però, che a Brunico si verificò la stessa situazione e molta utenza del classico tradizionale tedesco si iscrisse al liceo italiano. Risultato? Tutti bilingui. Ora, se questo fenomeno si ripetesse a Bolzano, anche nell’ottica del progetto plurilingue abbandonato dal Carducci qualche anno fa, non potremmo che esserne contenti".

Via Dalmazia ha fame di parcheggi


BOLZANO. Se le auto sono un problema per molti commercianti perché difficili da piazzare per i clienti, in via Dalmazia alle criticità si aggiunge, a sorpresa, un altro mezzo di trasporto: la bicicletta. La strada a senso unico, infatti, viene troppo spesso bypassata dai ciclisti con una semplice risalita, a bordo sella, lungo il marciapiede. Qualcuno propone la realizzazione di un piccolo corridoio ciclabile suscitando, però, le perplessità di altri colleghi preoccupati di veder diminuire i già esigui parcheggi. Bene o male, però, lungo la via si riesce a lavorare e, al di là di bar ed edicole, si punta molto sulla specializzazione: dalle biciclette alle riparazioni di elettrodomestici passando per i motorini e le cornici dei quadri. In tanti, però, chiedono un maggiore coinvolgimento nelle iniziative di promozione, così come lamentano la scarsità di negozi e lo stato di abbandono dell'edificio di proprietà dell'immobiliarista Tirelli tra le vie Torino e Dalmazia. «Bisogna mettersi nell'ordine di idee - inizia Adriano Zecchinato del Bistrò "Dalmazia" - che non siamo via Torino, dove ci sono più servizi e più negozi. Dobbiamo accontentarci del passaggio che abbiamo, comunque buono e di una clientela, per quanto ci riguarda, composta pure da studenti e insegnanti delle scuole vicine. Il vero cruccio, però, è il continuo transito di biciclette sui marciapiedi: per fortuna ogni tanto i vigili vengono a fare qualche controllo». Hubert Ganthaler gestisce il vicino "Service Center", specializzato nella riparazione di televisori: «Quella della bici è una vera scocciatura. Più che reprimere, però, va trovata una soluzione che potrebbe essere quella di creare una piccola corsia ciclabile nel tratto tra l'uscita degli appartamenti ex Fiera e la chiesa di Regina Pacis». Uguale l'attività di Lal Shyam di "Sangram Eletronics": «A essere sinceri non si lavora tantissimo perché il passaggio di gente è esiguo., anche se i nostri clienti arrivano soprattutto da altre zone della città». Più articolata l'opinione di Emiliano Favali del negozio di cornici "Frame Shop": «Penso, al contrario, che la visibilità sia piuttosto buona. Il problema è che diversi esercizi non contano solo su un bacino d'utenza rionale, quindi le difficoltà di parcheggio sono un ostacolo. È importante, comunque, riuscire a essere polo d'attrazione anche per la clientela che arriva da fuori. Una riflessione, infine, la farei sulla quantità di negozi che, in tutta la strada, sono davvero pochi, tra locali sfitti ed edifici abbandonati». Luca Battisti e Giuseppe Scorza stanno sistemando uno scooter di "Moto Battisti" quando li incontriamo: «Siamo qui da 40 anni e questa strada, nel tempo, è rimasta sempre uguale. Certo, il problema delle bici è sentito, ma eviterei una ciclabile in una via così stretta con conseguente taglio di alcuni parcheggi. Meglio, piuttosto, farla in via Torino». Nome storico della zona è certamente quello di Zanolini: la pasticceria è un'istituzione bolzanina, mentre il negozio di bici è tra i più specializzati della città. Nessuno meglio, quindi, di Gerry Zanolini e Michela Tschafeller di "Zanolini Bike" può spiegarci le difficoltà con le due ruote: «I ciclisti spesso utilizzano la strada in senso contrario oppure si gettano a gran velocità nella stradina che ci unisce a via Torino sfruttando la lieve pendenza. È pericoloso, è vero, ma non sappiamo se sia il caso di intaccare il numero di parcheggi per una ciclabile. Per fortuna che c'è lo spiazzo a ridosso di Regina Pacis che consigliamo a molti nostri clienti con l'auto. Alla zona, invece, pesa la perdita di un negozio come era "Oviesse" in via Torino, capace di fare, fino a qualche anno fa, da polo di attrazione. Oggi non è più così». È molto contrariata, invece, Maila Mancin del "Salone Maila": «Questa strada è sporca, il marciapiede mal tenuto con la sporcizia lasciata dai padroni dei cani e poi c'è il problema delle bici. Per non parlare dello stato di abbandono dell'edificio Tirelli vicino alla Cassa di Risparmio». Rossella Luchino della vicina lavanderia "Pulicenter" conferma le osservazioni degli altri commercianti: «Le difficoltà sono quelle già enunciate. Il passaggio di pedoni, invece, non è tantissimo, ma tutto sommato sufficiente». Commenti positivi anche da Jessica Mendoza e Ciriaco Mendoza Urquizo che gestiscono l'edicola all'angolo con via Rodi: «Ci tyroviamo bene con i clienti della zona e siamo contenti della scelta. Arriviamo dal Perù, ma ci siamo subito inseriti in uno dei rioni più popolari della città». Chiude la carrellata Daniel Sessa di "Timbri e Targhe": «Abbiamo la fortuna di mantenere una clientela fissa perché attrarre nuove persone con le difficoltà di parcheggio che abbiamo non è facile».

Bolzano: per gli scolari della «Don Milani» le lezioni si fanno anche nell'orto


BOLZANO. C'è chi, nelle favole, andando a scuola portava una mela alla maestra. Alla scuola primaria "Don Milani" di viale Trieste, gli alunni non portano "a" ma "da" scuola, e non mele ma zucche, melanzane o barbabietole. Non in quantità industriali, ma quel che basta come concreto risultato del loro lavoro di piccoli agricoltori. Il merito è di un progetto fortemente voluto dalle insegnanti Anna Rita Campagnolo, Elisabetta Pristerà e Luciana Cadonati che, dall'aprile 2009, hanno realizzato un orto didattico nel cortile della scuola. Qui, a cadenza quindicinale e con l'aiuto dell'esperto Carlo Dalla Valle, i bambini dedicano qualche ora alla coltivazione. I periodi più produttivi sono autunno e primavera, quando avviene anche la semina. Entrando in questo piccolo fazzoletto verde strappato al cemento, si nota subito la presenza dei bambini: tra melanzane, zucchine o pomodori, fa capolino il sorriso di Tobia, lo gnomo da giardino che è la mascotte e che un'insegnante, novella Amèlie, si è portata in vacanza per fotografarlo in ogni angolo scatenando l'ammirazione dei bambini. Sopra i passaggi in legno realizzati dal papà falegname di uno dei bimbi, fa bella mostra di sé una casetta per gli uccellini che farà la gioia di qualche passerotto nei mesi freddi in arrivo.
Il tutto, però, non ha solo uno scopo ludico, ma rientra nell'orbita didattica. «I bambini - spiegano le insegnanti Campagnolo e Pristerà - imparano in questo modo la cadenza delle stagioni ma anche il valore della pazienza contro il messaggio "tutto e subito" che troppo spesso viene veicolato nella nostra società. Si evita, in questo modo, che crescano ragazzi che si aspettano le zucche in luglio o le ciliegie in dicembre, ma si crea anche un rapporto privilegiato con la natura. In quanto esseri umani, infatti, è bene che imparino da subito che abbiamo delle responsabilità nel modo in cui utilizziamo, ma soprattutto salvaguardiamo, l'ambiente».
I bambini, chiaramente, non vedono l'ora di sporcarsi le mani di terra: «Sono molto contenti e lo sono anche i genitori. Quando raccogliamo qualcosa, poi, lo dividiamo e possono portarlo a casa».
Tutto il progetto viene seguito passo passo da professionisti della Forestale che collaborano con le due classi anche per altre iniziative di carattere naturale. «Abbiamo portato gli alunni - continuano le insegnanti - in visita al biotopo di Rio Bianco a Sarentino e a pescare nel Talvera, e chiaramente in questo caso i pesci vengono poi ributtati in acqua».
C'è spazio, infine, pure per un appello: «Chiediamo al Comune che ci consenta di prendere l'acqua dal magazzino di sua proprietà limitrofo all'orto. Abbiamo provato a chiedere tutti i permessi, ma sembra impossibile. Sarebbe un aiuto prezioso per questo nostro progetto».
Chissà... Intanto di sicuro i bambini capiranno presto che la natura può essere infinitamente più semplice della burocrazia.
Alan Conti

Il centro «Young & Direct» rinnova la sua immagine chiedendo aiuto ai giovani


Alto Adige — 21 ottobre 2010 pagina 33 sezione: AGENDA

BOLZANO. A 18 anni si diventa grandi, e al di là della formalità dell’esser maggiorenni, si aprono nuovi orizzonti, sfide inedite e, il più delle volte, si cambia anche look. Succede la stessa cosa all’associazione Young & Direct, servizio di consulenza per i ragazzi, che giunta al diciottesimo anno di attività ha deciso di rilanciare la propria immagine. Ovviamente non si tratta di puro marketing commerciale, ma della necessità di riuscire ad arrivare, con il proprio messaggio, nel miglior modo possibile alle fasce d’età più giovane. Per questo motivo Young & Direct ha lanciato in maggio un bando di concorso, cui hanno partecipato quattro agenzie pubblicitarie e l’ha spuntata la Flora & Partner. A decretare il successo, però, sono stati gli stessi ragazzi che, interpellati a campione, hanno espresso il proprio gradimento o meno alle idee dei vari pubblicitari. Spazio, dunque, a cartoline con scritte da graffitaro, breve descrizione biografica dei vari consulenti per sentirli più vicini, manifesti da installare alle pensiline del bus, installazione di cartonati nelle zone di ritrovo degli adolescenti, ma anche qualche spot da proiettare al cinema multisala Cineplexx, dove si è tenuta ieri la presentazione della campagna. I contenuti del materiale, invece, sono stati mutuati direttamente dalle statistiche determinate dai circa 3.000 contatti che Young & Direct registra ogni anno. Spazio, quindi, al sesso, alle problematiche di cuore, ai difficili rapporti con i genitori, allo scoramento verso il futuro e ai litigi tra amici. Il linguaggio è semplice e diretto, l’ideale per poter andare a segno in un target che va dagli 11 ai 25 anni. Il consultorio, inserito nello Jugendring, è nato nel 1992 e ha conosciuto negli anni uno sviluppo piuttosto importante e costante. In diciotto anni, oltretutto, ha anche ampliato le vie di contatto introducendo, come ovvio che sia, il preziosissimo supporto della mail. Proprio la lettera elettronica, all’indirizzo online@young-direct.it è il canale più utilizzato dai ragazzi. Altre soluzioni, comunque, sono il numero telefonico verde 8400 36 366, i colloqui personali negli uffici di via Andreas Hofer o le care vecchie lettere scritte a mano da inviare alla Casella Postale 64 di Bolzano. Comunicare bene, dunque, è l’ultima frontiera del consultorio, anche se l’importante è che non perda mai la caratteristica più importante: quella di saper ascoltare. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Test in classe: la scuola italiana migliora ma è sempre sotto la media del Nord


di Alan Conti
BOLZANO. Avanti, ma adagio. Le scuole italiane della provincia di Bolzano confermano una certa allergia alla prova di valutazione nazionale Invalsi, ma lentamente sembrano prenderne le misure e migliorare i risultati. La rilevazione nazionale, comunque, fa la radiografia a una scuola locale che inverte il trend negativo con cui partì due anni fa, ma accusa sempre e inspiegabilmente uno scarto negativo rispetto a buona parte della medie nazionali e alla maggioranza del Nord Italia. Il trend, dunque, è quello della risalita, ma il valore raggiunto è, per bocca della stessa sintesi nazionale "ancora statisticamente insignificante per dire che Bolzano stacca la media italiana come invece fanno tutte le altre regioni del settentrione". Doveroso, però, registrare anche alcuni aspetti positivi come il buon successo dei bambini della quinta primaria dell'anno scorso nella prova di matematica che migliorano del 12,7% e staccano tutti i colleghi del Nord e d'Italia. Buon segno anche l'omogeneità delle scuole, espresso con un basso indice di varianza che testimonia come non vi siano grosse differenze d'apprendimento tra un istituto comprensivo e l'altro. Siamo, inoltre, tra le province meno "copione" della Penisola visto che i nostri ragazzi sono molto poco inclini alla classica sbirciatina sul foglio del compagno. Nella norma, invece, i valori di presenza di stranieri che vanno dal 7 al 13% circa e ottengono risultati, in media, del 10% inferiori rispetto agli altoatesini. Abbastanza intuitivi anche i dati che vedono i maschi primeggiare in matematica e le femmine in italiano. Entrando nel dettaglio non entusiasma il risultato della seconda classe della primaria che, tra tutte, è l'unica a segnare un decremento rispetto al 2009 nella prova di italiano (-1,7), mentre migliora di 4,5 in matematica. Rimane comunque dietro al Nord di circa tre punti percentuali e non supera nemmeno la media italiana. Più confortanti, i ragazzi della quinta che centrano un 66,6% di risposte esatte in italiano e un 64,4% in matematica con un miglioramento di oltre dieci punti rispetto al 2009. Valori che ci portano a superare il Nord dell' 1,7% con numeri e figure, pareggiare la media italiana nella prova di lingua e staccarla di quasi tre punti in matematica. La fine del ciclo primario, insomma, consegna bambini pronti nelle mani dei professori delle medie. Lavoro di cui si colgono i frutti mantenendo costantemente valori superiori al resto del Belpaese sia in prima che in terza, dove la prova Invalsi si è inserita nel contesto dell'esame finale. «Dimostrazione - sottolinea il presidente nazionale Invalsi Piero Cipollone - che la scuola italiana fa un buon lavoro per recuperare il gap alla partenza». Notevole il distacco di 2,2 fatto segnare in matematica al primo anno e di 1,7 al terzo. Male, invece, se ci confrontiamo al resto delle regioni del Nord che, ancora una volta, ci superano quasi sempre di due punti pieni. Grande attenzione è stata posta anche ai risultati ottenuti dagli alunni immigrati, scorporando l'analisi in prima e seconda generazione. La tendenza, come detto, è quella di circa 10% di risposte esatte in meno rispetto agli italiani per la prima e differenze minori per chi è nato qui da genitori stranieri. L'assessore provinciale alla scuola italiana Christian Tommasini e la sovrintendente Nicoletta Minnei, dal canto loro, invitano a «considerare il trend in crescita rispetto a qualche anno fa, la diminuzione di risposte non date e un generale miglioramento della situazione». Resta, però, una verità insindacabile che viene riproposta dallo stesso Tommasini: «Per la spesa sostenuta e per la nostra posizione è evidente che l'obiettivo è quello di primeggiare rispetto alle medie nazionali, ma anche a quelle del Nord». 21 ottobre 2010
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Fra gli scaffali pensando ai premi


Alto Adige — 21 ottobre 2010 pagina 35 sezione: AGENDA

BOLZANO. Mentre nel mirino dei lettori dell’Alto Adige ci sono i premi del concorso fedeltà, ovvero spese gratis per un anno (valore 3.600 euro), 6 mesi (valore 1.800 euro) e un mese (valore 300 euro) e mentre in molti fanno i “modesti” e dicono che puntano al premio da 1.800 euro, noi proseguiamo con l’analisi di quello che sta dietro l’organizzazione di un supermercato. Partendo dal concetto che per ogni domanda esiste una risposta. Perché, per esempio, nei reparti pescheria, macelleria, salumeria e pane è previsto un commesso specifico? Molto semplice: al di là dell’utilità nell’economia del lavoro del supermercato, si tenta di ricreare lo schema mentale del commercio di vicinato, caro soprattutto alle persone più anziane. Non a caso i più classici esempi di questo mercato in via di sparizione sono proprio le pescherie, le macellerie e le latterie. Lo stesso dicasi per la disposizione in casse di frutta e verdura che, di per sé, non rispondono a una necessità assoluta ma richiamano alla mente il più classico dei mercati rionali. Ora chiudete gli occhi e immaginatevi un classico bancone delle carne e uno del pane o pasticceria. Nel primo, probabilmente, a servirvi immaginerete un uomo, nel secondo una donna. Il più delle volte è proprio così perché il sesso maschile viene spesso associato a tutto ciò che ha a che fare con il sangue, mentre il femminile rappresenta meglio morbidezza, fragranza e calore di prodotti come pane o dolciumi. Perché, invece, le corsie sono larghe in modo da permettere il passaggio nelle due direzioni? Per facilitare il passaggio, ovvio. Ma non solo: studi etologici hanno dimostrato che le donne se vengono urtate, spinte o sfiorate tendono ad abbandonare la valutazione della merce e rinunciano all’acquisto. Perché alcuni prodotti, invece, hanno sempre una posizione ad altezza occhio? Logicamente non si tratta di scelta casuale. Le aziende che accettano, di norma, di ritirare gli avanzi o praticare buoni prezzi alla catena di distribuzione ottengono una visibilità migliore. Si tratta di accordi commerciali. Fate attenzione, poi, a molte merendine, caramelle o dolcetti che, al contrario di questa logica, sono posizionate più in basso. Il motivo è evidente e si chiama bambino, che non di rado prende e infila nel carrello, dalla sua altezza evidentemente... (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Corso Italia, «negozi dimenticati»


Alto Adige — 21 ottobre 2010 pagina 20 sezione: CRONACA

BOLZANO. La strada del vicino è sempre la più verde. Il vecchio adagio si declina bene anche per la realtà di molti commercianti della città e, in particolare, per chi ha la vetrina che si affaccia lungo Corso Italia. Pur ammettendo la possibilità di lavorare con un certo margine di guadagno, gli esercenti lamentano un certo scarto rispetto all’attenzione e alle opportunità offerte da corso Libertà. Rispunta anche il problema legato ai parcheggi e alla raggiungibilità in auto. Stavolta, però, la criticità cresce in modo inversamente proporzionale rispetto alla vicinanza dei posteggi nelle piazze Mazzini e Adriano. I commercianti, inoltre, denunciano di pagare dazio a una strada concepita come utile solo al transito in cui le vetrine sono troppo lontane perché siano anche solo adocchiate dagli automobilisti. Nel mezzo, comunque, si trova anche tanta voglia di non piegarsi alle logiche della grande distribuzione e la voglia di resistere nonostante le molteplici difficoltà degli ultimi anni. Conferma Liliana Valsecchi, titolare di una boutique di abbigliamento, assieme al cliente Luciano Minio. «Ogni tanto ci sentiamo tagliati fuori rispetto a corso Libertà. Prendiamo le feste di Natale organizzate dalla Confesercenti: non c’è una volta che tentino di coinvolgerci. Problemi di parcheggio? Noi che siamo vicini a piazza Mazzini possiamo considerarci fortunati, ma sarebbe ora che si facesse il parking interrato in piazza Vittoria senza intaccare la falda acquifera posta sotto questa zona». Poco più in là, Fabio Tait e Igor Aniballi, giovani commercianti del negozio specializzato “Aquarium”. «Bisogna essere capaci di mettere impegno, passione e voglia di specializzarsi. La nostra attività punta molto sugli appassionati di settore e ha un raggio di azione più ampio del singolo rione. Chiaro, però, che di fronte alla grande distribuzione anche nel campo degli animali domestici è necessario fornire ai clienti quei servizi che nei maxistore non possono trovare. Il passaparola è determinante e per ogni cliente insoddisfatto se ne perdono otto, mentre conquistare qualche nuovo appassionato significa sperare di poterne intercettare altri tre». Più lapidario Salvatore Esposito, della pizza al taglio “A modo mio”. «Qui funziona come in tutto il commercio: si procede ad alti e bassi. Difficile indicare una soluzione che possa far decollare tutto il settore con un battito di ciglia». Claudia Busselli con il suo negozio di scarpe è arrivata «da sole tre settimane, ma per il momento siamo molto soddisfatti della risposta della gente. Possiamo contare anche su clienti in arrivo da tutta la città». Andrea Ferretti e Gaetana Manzetti gestiscono un’attività storica per la strada: la gelateria “Dolomiti”. «E’ dura perché il passaggio non è sempre cospicuo. Di solito lavoriamo durante la settimana con la gente del rione e nel weekend riusciamo a intercettare anche chi abita un poco più lontano». Nel campo dei bar, invece, suona strana la denuncia di inflazione dell’offerta fatta da Zhane Yili del bar “Forum”. Troppo spesso, infatti, sono proprio i cinesi a essere additati come responsabili del fenomeno. «Questo c’entra poco, perché il problema dei troppi locali uno vicino all’altro lo paghiamo anche noi. Per fortuna, comunque, che ci sono gli uffici altrimenti senza parcheggi e con poco passaggio sarebbe dura». Flavio Galtarossa, titolare dell’omonima profumeria: «Fino a qualche anno fa il lunedì incassavamo 10 milioni di lire, oggi portiamo a casa 300 euro con una media giornaliera di 15-20 clienti. Avevamo un organico di 18 persone, oggi sono rimasto solo. Sono le cifre che evidenziano da sole le difficoltà di tutto il movimento che soccombe sotto i colpi della crisi e della grande distribuzione. Come resistere? Con gli sconti sui profumi e la specializzazione nel settore della cura dei capelli, almeno per quanto ci riguarda. Sulla bassa profumeria, invece, abbiamo dovuto cedere il passo». Mariateresa Fontanella e il marito da 35 anni gestiscono la gelateria “Cadore”. «E’ un momento difficile. La zona industriale, per esempio, è cresciuta a dismisura come offerta e qui siamo senza parcheggi. Per il carico e scarico, invece, subiamo il paradosso di dover tirare giù dai mezzi le vasche di gelato in arrivo da laboratorio e portarle in negozio attraversando ogni volta la strada». Chiudono il giro Ferdinando e Giovanna Granziol dell’ottica “Excelsior”. «Siamo una strada dimenticata, poco appetibile per i turisti e mai coinvolta nelle iniziative per promuovere il commercio». (a.c.)

giovedì 21 ottobre 2010

Fri-El dopo l eolico punta sul biogas


Alto Adige — 20 ottobre 2010 pagina 08 sezione: ECONOMIA

BOLZANO. Sono stati i primi in Italia a vedere nel vento una fonte di energia importante e oggi guardano con una punta di orgoglio il boom mondiale del business delle energie rinnovabili. In un’imprenditoria che corre veloce, però, non c’è molto spazio per l’autocelebrazione ed ecco che la “Fri-El Green Power” dei tre fratelli Gostner non perde il gusto del pionierismo ed esplora con attenzione l’energia prodotta con il biogas o, aspettando i tempi della ricerca, sfruttando la forza delle correnti marine. Di per sé una forte risposta contraria a chi intende premere sul bottone dell’energia nucleare. «Arrivare prima di tutti ed essere gli unici in un settore»: è questa la filosofia aziendale che ci illustra l’ad di Fri-El Josef Gostner che, assieme ai fratelli Thomas e Ernst, controlla la società. L’organigramma, per la verità, vede al 66,7% delle quote La Fri-El energy investments srl” di Josef ed Ernst e al 33,3% la “Ener.Fin srl” di Thomas. Raccontando questa azienda leader con più di 100 dipendenti e 92,2 milioni di euro di ricavi nel 2009, comunque, è bello partire dall’inizio, per la precisione dal 1990. «Allora - spiega l’ad Gostner - nessuno considerava le fonti alternative come un grande settore di investimento. Da figli della montagna siamo partiti con l’acqua, ovvero l’idroelettricità, e il primo impianto fu a Longone in Friuli-Venezia Giulia. Le banche ci concedevano i finanziamenti ipotecando gli immobili, oggi, per dire com’è cambiato il nostro mondo, preferiscono guardare agli investimenti piuttosto che al mattone. Negli anni, comunque, è arrivata anche l’eolico, specialmente nel sud dell’Italia tra Puglia, Campania, Sardegna e Basilicata». Figli delle montagne, dunque, ma affezionati alle coste italiane: difficile trovare, anche in futuro, impianti della Fri-El in Alto Adige? «Molto difficile - risponde - perché qui l’orientamento è di lasciare spazio libero alla Sel e non è nostra intenzione andare ad accendere conflitti di sorta con le istituzioni locali. La stessa conformazione del territorio, comunque, non ci permetterebbe nell’eolico di contare su un vento costante e non troppo forte». C’è stato spazio, negli anni, pure per una timida avventura in borsa, “ma il crollo del mercato ci ha fermato: adesso si potrebbe considerare la quotazione del settore biogas, ma francamente a livello di finanziamenti non abbiamo più questa necessità”. L’azienda di piazza del Grano, infatti, si sostiene anche su joint venture con colossi come “Rwe” o “Edf”, società importanti e sostenute da forti capitali statali tedeschi e francesi. Più difficile rapportarsi con l’Italia: «Abbiamo l’Enel che di certo non accetterebbe di utilizzare noi, player concorrente, come produttore. È normale, invece, che Francia e Germania utilizzino queste opportunità per entrare sul mercato italiano. Nel nostro paese, comunque, tutto procede molto piano perché siamo frenati da una burocrazia esasperante. Come Fri-El siamo in grado di migliorare il fatturato di anno in anno, ma si potrebbe correre molto più veloce senza determinati meccanismi. Non è un caso che la Cina, nel nostro stesso settore, conosca sviluppi molto più repentini». Il Meridione, però, ha accolto benissimo i pionieri Gostner. «L’energia rinnovabile era una novità forte perché prevede investimenti unici e rendite a lungo termine. C’è stato entusiasmo nella costruzione dei nostri parchi. Attualmente, invece, stiamo studiando con il dipartimento aerospaziale dell’Università “Federico II” di Napoli delle tecnologie che permettano di sfruttare le correnti marine all’interno del progetto “Fri-El sea power”. Non è un lavoro facile perché le forze fisiche da controllare sono notevoli e ci vorranno molti anni. Noi, però, veniamo dall’acqua e all’acqua, in qualche modo, ci piace tornare». Un ramo in rampa di lancio, però, è certamente il biogas, in altre parole una miscela di metano e gas prodotti attraverso la fermentazione anaerobica da coltura energetica e sottoprodotti di origine agricola o zootecnica. «Dovessi indicare la strada del futuro nelle rinnovabili non avrei dubbi a citare proprio questo tipo di risorsa che, peraltro, in termini di investimento costa unicamente nella produzione dell’agricoltore». Gli impianti di biogas sono disseminati tra Friuli, Veneto, Puglia e Piemonte, mentre altri sette sono in costruzione con l’aggiunta di Lombardia ed Emilia Romagna. Non c’è posto migliore, infine, per chiedere un commento sulla tanto discussa energia nucleare. «Bisogna spostare - risponde Gostner - i termini del ragionamento. La questione non è tanto legata al risparmio o alle nuove tecnologie, ma allo smaltimento delle scorie che rimangono. Non solo, nessun politico può darmi l’assoluta certezza che nulla può accadere e i segni di Chernobyl sono ancora ben visibili. Intorno alla zona dell’incidente ancora oggi non può abitare nessuno per chilometri. Succedesse una cosa simile in un territorio come quello italiano sarebbe una catastrofe. Molto meglio puntare sulle rinnovabili» e arrivare prima di tutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Fa gola il regalo da 3.600 euro


Alto Adige — 20 ottobre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. Mentre prosegue il concorso che premia a suon di spese gratis la fedeltà dei lettori dell’Alto Adige, noi andiamo ancora una volta a sentire chi la spesa la fa già, ancora una volta all’Eurospar di via Roma, e arriva l’ennesima conferma di come il premio di un anno di spesa gratis, che vale 3.600 euro, faccia gola a tanti. I quali non “trascurano” comunque i 6 mesi gratis da 1.800 euro o anche il mese, da 300 euro. Intanto, partiamo con un’analisi di mercato: ce la fornisce un cittadino nordafricano, Assila Abdesadè. «In Marocco tradizionalmente il commercio alimentare viene fatto attraverso piccole botteghe o rivenditori singoli non di grandi dimensioni. Ultimamente, però, stanno prendendo piede le grandi catene». La grande distribuzione che mette alla corda il piccolo commercio di vicinato, insomma, non è solo tradizione europea. «Ma i grandi supermercati sono molto comodi e io stesso amo venire all’Europsar per fare le compere quotidiane. La scelta, infatti, è ampia e generalmente trovi tutto quello di cui puoi avere bisogno. Avendo la fortuna di poterlo fare per un anno, ma anche solo per sei mesi, senza scucire un soldo è evidentemente un vantaggio non indifferente». Nessuno rinnega, dunque, le tradizioni d’origine, ma cogliere il positivo di ogni organizzazione commerciale. Ci spostiamo e scopriamo che il pessimismo di molti giocatori è abbastanza diffuso: in questa schiera si iscrive a pieno diritto, e con un sorriso grande, la simpatica Maria Prato. «Guardi, sono l’unica tra le mie amiche che non prova il Superenalotto...». Al di là della scaramanzia, però, c’è anche una precisa visione di vita. «Quelli dell’Enalotto sono tantissimi soldi, ma io non ho nessuna intenzione di stravolgere tutto. Per assurdo, dovesse capitare proprio a me di incamerare quella cifra non farei alcuna spesa folle o lusso sfrenato. Mi accontenterei di mantenere quanto ho già». In tutto questo si inserisce, nel suo piccolo, il concorso portato avanti in partnership dal nostro quotidiano e l’Aspiag. «Conosco - annuisce con il capo - e chissà che possa andare bene, ma anche per un vincita come questa non cambierei di certo le mia abitudini. Verrei comunque a fare la mia spesa di tutti i giorni all’Eurospar prendendo quello di cui ho strettamente bisogno». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 20 ottobre 2010

Giro di boa verso la spesa gratis


Alto Adige — 19 ottobre 2010 pagina 30 sezione: AGENDA

BOLZANO. Nel mezzo del cammin... Non di nostra vita, per carità, ma della strada che potrebbe portare davvero a un bel guadagno, sotto forma di risparmio, avendo la spesa regalata, nei supermercati del gruppo Aspiag (e quindi Despar, Eurospar e Interspar) per un mese o per 6 mesi o per un anno. Mezzo del cammin, perchè oggi siamo esattamente a metà del percorso che può portare a vincere i premi del concorso organizzato dal giornale Alto Adige per premiare la fedeltà dei propri lettori. Le regole si conoscono, e per chi ancora non le conoscesse c’è sempre lo “specchietto” riepilogativo qui sotto a destra, certo è che sembra ieri che il concorso ha preso il via, sembra ieri che s’è scatenata la caccia alle tessere di raccolta dei bollini e poi, via via, ogni giorno alla copia dell’Alto Adige con un nuovo bollino numerato progressivamente, e intanto siamo già, appunto, al bollino numero 40, sul totale di 80 che compongono gli elementi con cui completare la tessera, consegnarla e sperare poi che venga estratta, fra quelle vincenti. L’ultimo bollino che pubblicheremo, il numero 80, uscirà con il giornale del 28 novembre, fra un mese e una decina di giorni, quindi è evidente che nessuno vuole mollare adesso, ora che si è comunque a metà dell’opera, basta ancora l’altra metà acquistando ogni giorno l’Alto Adige, e poi sperare nella fortuna. I premi, lo ripetiamo ancora una volta, fanno davvero comodo, perchè sono soldoni, in concreto: avere la spesa gratis per un anno equivale infatti a un valore (ovvero risparmio) di 3.600 euro, averla gratis per 6 mesi vuol dire risparmiare 1.800 euro e per un mese è comunque comodo, perchè fa risparmiare 300 euro. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nonna Tina: un secolo di vita festeggiato cantando


Alto Adige — 19 ottobre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il vino fa cantare e la musica fa vivere a lungo. I 100 anni di Tina Barbazza Lorenzon non hanno segreti particolari, ma sono tutti in due semplici regole: un bicchiere di vino ai pasti e tanta passione per il canto. E’ stata una bella festa quella organizzata ieri pomeriggio da parenti e amici nella sala Fronza del Centro Cristallo per celebrare a dovere il secolo di vita di Tina. Signora legata alla Bolzano popolare, con il cuore nel rione delle Semirurali dal ’38 al ’55 e in piena via Palermo nei lustri a seguire. «La mamma - racconta il figlio Adriano, in festa assieme alle sorelle Giuliana, Paola e Franca - ama molto la città e la vive da sempre con tranquillità, voglia di stare bene insieme e decisione nell’allontanare tensioni o divisioni di qualsiasi natura». Come ogni centenario che si rispetti anche Tina ha moltiplicato la propria famiglia e oggi conta, oltre ai quattro figli, sette nipoti e altrettanti pronipoti. Un piccolo esercito accorso al Cristallo, nella stanza offerta dalla circoscrizione e impreziosita dagli auguri del sindaco Spagnolli, per spegnere un numero di candeline difficilmente contenibile da una sola torta. E infatti a centro sala ecco vassoi con salatini, pasticcini e prosecco mentre attorno, sulle note della fisarmonica di Davide Florenza, scherzano e brindano gli amici di una vita e dell’associazione Anteas. L’occasione è giusta per ripercorrere la storia di Tina, alla ricerca di quegli elementi in comune che possono far sperare ognuno di noi. «Mamma - riprende Adriano - è da sempre una persona tranquilla e allegra. Ha fatto la casalinga, assistendo mio padre falegname e poi operaio della Lancia, grazie al quale è arrivata a Bolzano da Treviso. Le sue passioni sono il cucito e il canto e durante i pasti non si è mai fatta mancare un bicchiere di vino che si concede ancora adesso. Oggi, la cataratta non le permette di vedere bene, ma l’udito è sempre sopraffino». La sensazione, però, è che qualche disturbo agli occhi sia il dazio minimo che Tina ha pagato allo scorrere del tempo perché al suono degli amati valzer si alza e anima la festa senza alcun tentennamento e poi si concede un karaoke divertente e con il giusto tocco di ironia: la canzone “Vecchio scarpone”. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 19 ottobre 2010

Spesa gratis quasi a metà strada


Alto Adige — 18 ottobre 2010 pagina 18 sezione: AGENDA

BOLZANO. Siamo a un passo da metà percorso. Precisamente, siamo oggi al bollino numero 39, ovvero a uno dal quarantesimo, che segna appunto la metà del percorso scandito dai bollini. Saranno in tutto ottanta, infatti, i “ticket” numerati progressivamente che, con l’uscita del 28 novembre, segneranno il percorso decisivo per poter partecipare al concorso che premia la fedeltà dei lettori dell’Alto Adige. Questa volta, lo spazio nella pagina dedicata a questa promozione che mette in palio premi che fanno gola a chiunque, ovvero poter fare la spesa gratis nei supermercati Despar, Eurospar e Interspar, per svariati periodi di tempo (da un mese a un anno), lo spazio, dicevamo, lo sfruttiamo per sottolineare che c’è chi entra in ballo ancora oggi. Come infatti hanno confermato recentemente alcuni edicolanti, il concorso sta avendo un grande successo e le domande di copie dell’Alto Adige sono continue. Ma oltre alle copie del quotidiano, in molti chiedono anche la tessera per incollare i bollini, e questo dimostra che c’è chi entra in gioco anche a concorso avviato da un po’. Del resto, si può fare, con un minimo... investimento: «le richieste di arretrati - hanno commentato in questo senso alcuni edicolanti - sono consistenti, specialmente quelle dei giorni in cui vengono pubblicati i bollini jolly che possono sempre tornare utili». Arretrati, perchè acquistando le copie del giornale Alto Adige che riportavano i bollini mancanti, ci si può sostanzialmente mettere in pari con il “percorso” del concorso, e abbiamo fatto pure la rima... E il discorso dei bollini jolly non va ignorato: i 5 che si possono utilizzare nel totale degli 80 bollini numerati da incollare sulla tessera, possono sempre venir utili. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 18 ottobre 2010

Presentato l autoscontro che è anche educativo


Alto Adige — 14 ottobre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Metti una decina di auto in un’arena, tutte con, come unico obiettivo, quello di scontrarsi a vicenda fino a che non ne resti solo una. Tamponamenti, sportellate, urti, tagli di strada: tutto concesso, tranne i frontali e le botte laterali dalla parte del guidatore. Si chiama “Demolition Experience” ed è la nuova frontiera, mutuata dagli show americani, che propone la cooperativa bolzanina Safety Road Academy, che si occupa di guida sicura. Ora, sorge spontanea una considerazione: come diavolo è possibile che un inferno in cui il primo obiettivo è cercare lo scontro, sia propedeutico alla sicurezza su strada? Sembra paradossale e invece una spiegazione c’è e sembra funzionare. A raccontarcela è il presidente di Safety Road, Enrico Fazzi: «Le auto di oggi sono dominate dall’elettronica e non dipendono più in modo decisivo dalla prestanza fisica del guidatore. Per fare un esempio, al giorno d’oggi ha poco senso spiegare come domare sottosterzo e sovrasterzo, quando tutte le macchine hanno la sterzata assistita e lo stesso dicasi per le frenate». Tanto vale, allora, scaraventarle a distruggersi a vicenda? «No - sorride - tanto vale allenare la componente della reazione psicologica. Questa pratica, che è anche uno spettacolo e uno sport, aiuta il pilota ad allertare i sensi, stimola la capacità di reazione, di previsione dell’ostacolo e di reazione. Il tutto, ovviamente, comprende anche un certo grado di dimestichezza e abilità nella guida della macchina. Gli studi sull’addestramento classico dimostrano che può subentrare un’assuefazione che porta alla sottovalutazione di determinati pericoli, perché si crede di essere pronti e preparati; qui l’imprevisto è sempre diverso, proprio come può succedere sulle strade normali». Sbattere uno contro l’altro, però, è pericoloso... «Esistono precisi regolamenti per cui non si possono fare impatti frontali o lato conducente. Le velocità raggiunte, inoltre, sono sempre modeste e le macchine chiaramente rinforzate. Non solo: i piloti si bardano come i centauri dell’enduro con molte protezioni. Mal che vada, diciamo, si rimedia qualche livido». In tutto questo c’è anche un sottile gioco psicologico. «Di solito si va in arena con due squadre e all’inizio si deve sconfiggere gli avversari. A un certo punto l’alleanza si deve sciogliere perché solo uno alla fine sarà vincitore. Il momento in cui questo accade è a discrezione dei partecipanti. Dal punto di vista dello studio psicologico è stimolante, per esempio, coinvolgere dieci persone di una stessa azienda e vedere come si comportano». Il progetto “Demolition Experience”, comunque, dopo le prime prove si sta allargando: se qui lo spazio utilizzato è limitato a una cava fra Laives e Bronzolo, è prevista, poi, una scuola dove imparare le tecniche di questa attività, eventi specifici per manager d’azienda, addestramento alla sicurezza alla guida, un format dedicato in tivù seguendo le orme dei reality, un campionato italiano e spettacoli itineranti in arene e palazzetti. Per qualsiasi informazione ci si può rivolgere direttamente alla cooperativa “Safety Road Academy” in via Galilei 2/e. E chissà, entrare nell’arena potrebbe essere un’emozione da provare. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Ecco come ci inducono a comprare...


All’interno di un supermercato, tra le sue corsie e le casse, buttando un occhio alle offerte della settimana e ai prodotti sugli scaffali siamo noi che scegliamo i prodotti o sono i prodotti a scegliere noi? Non si tratta di una domanda puramente filosofica e nulla ha a che fare con la simile questione dell’uovo e della gallina, ma è semplicemente il quesito cui, in queste puntate di approfondimento, cercheremo di dare una risposta. L’organizzazione di un supermercato, infatti, non è casuale e spesso agisce su reazioni psicologiche o associazioni mentali più forti di quanto possiamo immaginare. Nulla di irregolare o particolarmente scorretto, ma può essere curioso andare ad indagare alcune tecniche di marketing purissimo che coinvolge tutti, anche se inconsapevolmente. La scienza di fare acquistare, infatti, ha acquistato un’importanza sempre più pesante nel mercato globale e si appoggia, così come moltissimi altri processi industriali, su raffinate tecniche, studi psicologici di comportamento e tecnologia d’avanguardia. Il consumatore, di fatto, deve essere messo a proprio agio e deve desiderare l’acquisto più di quanto, effettivamente, non sia necessario. Fin qui, niente di nuovo.
Vi siete mai chiesti, per esempio, perché gli scaffali dei supermercati debbano sempre essere pieni di prodotti? A onor del vero non cambierebbe niente nell’acquistare, per esempio, una lattina di birra se non ce ne fossero altre centinaia a fare da onorevole cornice. E invece no. “L’idea è quella del paese della cuccagna – spiega Alessandra Castellani dell’Università La Sapienza di Roma – e i clienti devono entrare in questo ordine di idee. Luce, ordine e ricchezza sono messaggi che devono essere percepiti. A pensarci, però, in una società dove l’obesità è spesso una piaga da contrastare non avrebbe senso far straboccare gli scaffali in ogni singolo punto vendita”. Invece avviene il contrario. Se non ne siete convinti provate, con onestà, a rispondere a una domanda facile facile: “La spesa che potreste fare in un supermercato sporco, disordinato e con gli scaffali trasandati sarebbe la stessa di un punto vendite con corsie ordinate, lucenti e strabordanti?”. Paradossalmente in alcune occasioni, invece, può andare benissimo il contrario: mettere in esposizione solo 2-3 prodotti può ingenerare il pensiero di infilarli subito nel carrello per evitare l’esaurimento, così come la sensazione di acquistare un genere alimentare di qualità visto che “va a ruba”. Bandita, a questo punto, la via intermedia giudicata poco ordinata e accattivante. Se consideriamo, invece, l’ampiezza dell’offerta spesso il consumatore è portato a giudicarla come un elemento positivo, ma si tratta sempre di quantità morigerate rispetto al potenziale perché il marketing sa benissimo che di fronte a una serie troppo vasta di opportunità il cervello va in tilt e tende a respingere la “fatica” di dover scegliere accuratamente.
I pubblicitari, oltretutto, sanno perfettamente, come avete avuto modo di scoprire anche voi nelle interviste di questi giorni, che non esiste un solo identikit del consumatore medio. C’è, infatti, chi fa la spesa tutti i giorni e chi, invece, si presta solo una volta alla settimana, chi compra poco e chi riempie il carrello, chi ha voglia e chi no. Non si tratta, oltretutto, sempre di persone diverse, ma anche un singolo cliente, a seconda della predisposizione giornaliera, può rappresentare tutte le categorie. Il marketing valuta tutte queste varianti e cerca delle contromisure efficaci. Avete mai pensato, per esempio, che le fidelity card organizzate da tantissime catene di distribuzione possono non essere solo degli strumenti con cui accumulare punti per i regali? Certo, servono anche a quello e a fidelizzare i clienti, ma sono pure degli utilissimi registri in cui vengono immagazzinate le nostre abitudini di spesa. Sommando il tutto si ottengono degli evidenti grafici e dati statistici che possono indicare molteplici tendenze e non è un caso che i flussi di vendita siano strumenti molto utilizzati da ogni singolo punto vendita della città e del mondo. Non solo, esistono anche marchi che utilizzano le tracce delle fidelity card per inviare via mail pubblicità “specificatamente indirizzate”. Se, per esempio, so che la famiglia Cacciapuoti consuma molti succhi di frutta sarà proprio a loro che invierò la pubblicità una volta che questi saranno in offerta.
Che i supermercati siano specchio fedele delle tendenze della società in cui sono inseriti, oltretutto, lo dimostra anche una curiosità divertente. In Giappone i punti vendita sono molto diversi da quelli che conosciamo noi perché vengono concepiti come spazio silenzioso, vuoto e in penombra. Quasi zen. Nulla a che vedere con le nostre casse del sabato pomeriggio.
E’ in questo scenario che si inserisce la classica organizzazione dei supermercati come li intendiamo noi. A ogni domanda esiste una risposta. Perché, per esempio, nei reparti pescheria, macelleria, salumeria e pane è previsto un commesso specifico? Molto semplice: al di là dell’utilità nell’economia del lavoro del supermercato si tenta di ricreare lo schema mentale del commercio di vicinato, caro soprattutto alle persone più anziane. Non a caso i più classici esempi di questo mercato in via di sparizione sono proprio le pescherie, le macellerie e le latterie. Lo stesso dicasi per la disposizione in casse di frutta e verdura che, di per sé, non rispondono a una necessità assoluta ma richiamano alla mente il più classico dei mercati rionali. Chiudete gli occhi, invece, e immaginatevi un classico bancone delle carne e uno del pane o pasticceria. Nel primo, probabilmente, a servirvi immaginerete un uomo, nel secondo una donna. Il più delle volte è proprio così perché il sesso maschile viene spesso associato a tutto ciò che ha a che fare con il sangue, mentre il femminile rappresenta meglio morbidezza, fragranza e calore di prodotti come pane o dolciumi. Perché, invece, le corsie sono larghe in modo da permettere il passaggio nelle due direzioni? Per facilitare il passaggio, ovvio. C’è, però, anche un altro motivo: studi etologici hanno dimostrato che le donne se vengono urtate, spinte o sfiorate tendono ad abbandonare la valutazione delle marce e rinunciano all’acquisto. Perché alcuni prodotti, invece, hanno sempre una posizione ad altezza occhio? Logicamente, anche qui, non si tratta di scelta casuale. Le aziende che accettano, di norma, di ritirare gli avanzi o praticare buoni prezzi alla catena di distribuzione ottengono una visibilità migliore. Si tratta di accordi commerciali. Fate attenzione, poi, a molte merendine, caramelle o dolcetti che,al contrario di questa logica, sono posizionate più in basso. Il motivo è evidente e si chiama bambino che non di rado prende e infila nel carrello, salvo mostrare l’acquisto solo alla cassa, cioè troppo tardi. Già successo vero?
Attenzione, inoltre, alle luci: non è raro imbattersi in supermercati in cui siano più fioche nei camminamenti e più forti in corrispondenza degli scaffali. Il perché, stavolta, lo si intuisce facilmente: l’illuminazione piatta e costante non funziona come allertatore dei sensi. Perché, inoltre, nel reparto surgelati esistono vasche ed armadi quando basterebbe una sola delle soluzioni? Il risparmio di superficie è solo una delle risposte. La disposizione, come la luce, deve variare per attirare l’attenzione e cambiare l’esposizione cattura l’occhio. Se davvero si volesse risparmiare spazio ad ogni costo, infatti, come mai le tavolette di cioccolato non vengono posizionate di taglio anziché di faccia?
Passando in prossimità delle casse ecco che troviamo i classici dispenser da “acquisti d’impulso” ovvero chewing-gum, mini-snack o lamette da barba. Costano poco e possono rispondere a un bisogno immediato mentre si è in coda. Difficile, per esempio, trovarci un prodotto elettronico che, di norma, richiede più riflessione nell’acquisto. I preservativi, invece, seguono una logica più immediata: vicino alla cassa devono percorrere meno strada nel carrello, abbattendo così le possibilità di imbarazzo di alcuni consumatori. Difficile, inoltre, trovare prodotti nei primi 5-15 passi del supermercato dopo le porte d’entrata. Per gli etologi dello shopping si chiama zona di decompressione, dove il consumatore si deve abituare alla luce del nuovo ambiente e non presterebbe attenzione a molto altro. Di solito, infatti, trovate i banchi dell’accoglienza. Veniamo alla disposizione interna. Snocciolando frutta, verdura, banchi della carne, latticini, salumi, e surgelati alla fine non si va molto lontano dallo schema di qualsiasi supermercato. Il motivo? Il percorso fisso, anche interno allo stesso punto vendita, crea delle reazioni immediate di acquisto e immissione dei prodotti nel carrello, quasi in automatico per abitudine. Il rovescio della medaglia è lo scoraggiamento degli acquisti d’impulso che, però, vengono stimolati con piccoli cambi periodici di alcuna merce che attivano la curiosità del consumatore. Mai, però, rivoluzioni totali, a meno di ristrutturazioni profonde, perché creano ansia e disorientamento. Quanti di voi, invece, si concedono il classico cubetto di formaggio (o salume) in assaggino al banco dei salumi? Bene, quello non è solo un bocconcino di gentilezza o per valutare se effettivamente piace il prodotto, ma rappresenta una carineria verso il cliente che spesso si sente “in debito”, anche inconsciamente, e procede all’acquisto. Che bisogno c’è, inoltre, di evidenziare nei cartelloni interni che l’offerta è valida fino “ad esaurimento scorte” o agli “ultimi giorni”? Di fatto è una notizia abbastanza logica visto il tempo limitato degli sconti, ma produce una reazione identificabile come “timore di perdere l’offerta irripetibile” che affretta l’acquisto o ne aumenta le quantità.
Se pensate di sfuggire alle categorie, bene, facciamo un gioco. Il consumatore viene diviso dagli esperti in cinque tipologie. Il primo è il consumerista, preoccupato soprattutto del rapporto qualità-prezzo che si sofferma davanti agli scaffali. Poi abbiamo l’efficiente che entra con la classica lista e non vuole perdere tempo nel cercare i prodotti che, come detto, sono ben posizionati lungo un percorso. Ecco, invece, il curioso, interessato più che altro al no-food, all’elettronica, alla cancelleria e ai libri. Il conviviale, invece, vive il supermercato come un luogo d’incontro o socializzazione e ha bisogno del contatto umano. Infine va enunciato il consumatore critico, attento a valori come ecologia e solidarietà, ai prodotti biologici e agli imballaggi riciclabili. Di certo rientrerete in qualcuno di questi, ma è molto probabile che, in svariate situazioni, ricopiate più categorie diverse il che è un invito a nozze per il marketing che ha una soluzione per ogni tipologia e centra il bingo quando può esercitarle tutte insieme. Non pensate nemmeno di sfuggire alla categorizzazione della vostra scelta nell’acquisto. Pensate di farlo liberamente? Sicuramente possiamo ridurre la vostra modalità di preferenza a soli sei atteggiamenti: attrazione verso la marca, consiglio di un amico, conoscenza e pregiudizio sul prodotto, lettura dell’etichetta, suggerimento di una una lista o prova del prodotto. Difficile non rientrare in una di queste semplificazioni e agire su sei piani non è poi così difficile per chi si intende di promozione. Vi è mai capitato, inoltre, di pensare che le donne siano molto più brave nel fare la spesa? Verissimo. Spazziamo subito, però, ogni pregiudizio sessista perché le ricerche scientifiche dimostrano come gran parte di loro siano in grado, davanti a 50 prodotti, di isolarne tre di proprio interesse. Una capacità che possiede solo il 20% degli uomini portati, piuttosto, all’accumulo.
Veniamo ai colori. Qui il ragionamento è facile: ai detersivi che devono lavare il bianco fustino bianco, a quelli ecologici verde, ai profumi passionali il rosso, agli snack per giovani il tecno metallizzato, ai prodotti da forno giallo dorato e ai latticini di nuovo bianco. Logico? Certo, ma lo è altrettanto il rifiuto dell’inverso? Comprereste una mozzarella marrone o le fette biscottate verdi? Forse sì, ma un test, nel secondo caso, è stato fatto. Risultato: vendite a picco e consumatori pronti a giurare che sapessero di muffa al contrario di quelle gialle dorate che, guarda un po’, erano esattamente le stesse. I colori influenzano il cervello e chi dispone un supermercato questo lo sa molto bene. Persino le dimensioni del carrello vengono studiate a tavolino. Negli ipermercati, per esempio, spesso ci troviamo di fronte a delle vere e proprie cisterne ambulanti, ma il motivo è che il cervello ha l’impulso del riempimento che soddisfa. Più grande è, ovviamente, più prodotti servono a colmarlo. Non solo, quante volte vi capita di formulare un giudizio della spesa sostenuta in base al livello di riempimento del carrello con frasi come "con 30 euro l’ho riempito"? Di frequente e non è un caso che i market più cari presentino carrellini più piccoli: si riempiono con meno esborso. Passiamo alla musica. Difficile trovare, in diffusione, brani complicati o radio impegnate, politiche o anche solo ironiche. L’imperativo è allentare l’ansia da spesa con note orecchiabili e non irritanti. La soluzione? Le classiche hit e i motivetti fischiettabili che rimangono in testa e mettono allegria. Non è un caso che molte catene abbiano una propria radio di riferimento: pensare che serva solo a fare compagnia è riduttivo. Anche il ritmo non è lasciato al caso: niente musica veloce, rap o techno perché accelera il passo e rischia di tralasciare gli acquisti fuori programma. Al bando anche i lenti che possono implicare code alle casse. Il meglio? 60-80 battiti al minuto. Non siete convinti di questa influenza? Sappiate che in un supermercato di Leicester in Inghilterra vennero diffuse per diversi giorni musiche francesi e bavaresi dagli altoparlanti e indovinate quali furono i vini più venduti? Esatto, i francesi e bavaresi. Sull’olfatto, quindi, ormai sarà superfluo spiegare perché i polli allo spiedo vengono posizionati in modo da diffonderne l’aroma, così come i forni del pane difficilmente sono blindati al profumo. Lo stesso impacchettamento, o “packaging”, non sfugge a queste logiche e non a caso è quasi sempre squadrato o comunque iscrivibile nel concetto di ordinato che deve reggere un supermercato. Impensabile , ad esempio, immaginare una ditta di pastasciutta che produce scatole di forme notevolmente diverse (come avviene, per esempio, nei profumi) perché altererebbe inevitabilmente le linee di un punto vendita che all’occhio deve essere perfetto e non lasciato al caso.
Se ancora siete scettici sappiate che le più grandi aziende internazionali poggiano le loro ricerche sempre meno sui sondaggi di mercato e sempre più sul neuromarketing, una scienza capace di studiare le reazioni dei neuroni alla pubblicità e in sede di shopping. L’idea è di applicare la neurologia al business e qualche informazione la si può trovare sul sito www.neuromarketing.net. Ovviamente non si tratta di una tecnologia perfetta, altrimenti ci troveremmo tutti con gli stessi identici prodotti, perché produce dati di attivazione della corteccia cerebrale che vanno analizzati e “sistemizzati” per le varie categorie di consumo.
I pubblicitari, in conclusione, sanno perfettamente che le emozioni guidano il 70% dei nostri acquisti. Scrive Alberto Salza, profondo conoscitore del continente africano: “In Africa ho visto dividere una caramella tra un nugolo di bambini. Noi facciamo il contrario: una sola persona cerca di possedere tutti gli oggetti del mondo”.