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martedì 30 novembre 2010

Gli universitari bocciano Medicina: "troppo costosa"


La possibilità di aprire una nuova facoltà di Medicina alla Lub non piace agli studenti altoatesini. La bocciatura al nuovo corso accademico, insomma, arriva da dove meno ce la si aspettava e i motivi sono soprattutto economici prima ancora che didattici. A diffondere il critico comunicato è l’associazione studentesca “Sh.asus” che raggruppa gli universitari altoatesini. “Siamo molto scettici – si legge nel comunicato - sull’opportunità di aprire un corso di medicina a Bolzano perché, a differenza degli altri corsi già esistenti, comporterebbe dei costi esorbitanti e difficilmente assorbibili in breve tempo”. E’ la base stessa della facoltà di Medicina che richiederebbe degli investimenti. “Servono macchinari e laboratori per colmare un’offerta nelle scienze fondamentali come biologia, chimica o psicologia medica. Non è semplice dotarsi di certe strumentazioni senza spendere troppo”. La trasformazione, inoltre, coinvolgerebbe anche il nosocomio cittadino “costretto a trasformarsi in un ospedale di formazione in piena riforma sanitaria. I docenti specializzati, inoltre, dove verrebbero reclutati?”. La facoltà di Medicina, comunque, nasce dalla necessità di professionisti nel campo sanitario e la possibilità di formarli pescando direttamente nel bacino d’utenza dei giovani altoatesini. Due tesi letteralmente picconate dall’Asus: “Si pensa di poter favorire i nostri ragazzi accentuando il peso delle competenze linguistiche nell’accesso al corso oppure contingentando una quota per l’Alto Adige. Bene, nessuna delle due strade è percorribile. Nel primo caso ci sono numerosi studi che dimostrano come gli universitari provenienti dall’area tedesca siano molto più rapidi nel colmare le lacune linguistiche, mentre la seconda opzione è stata praticata in maniera analoga in Austria, ma è destinata a decadere. Oltre confine, infatti, avevano riservato il 75% dei posti a studenti austriaci, ma oggi sono chiamati a spiegare per quale motivo formare medici stranieri rappresenti un danno per il sistema sanitario austriaco. Senza giustificazioni, e non ce ne sono, lo sbarramento è destinato a sparire nel 2012. Utopistico, quindi, pensare possa essere replicato nella nostra Provincia”. L’Asus, quindi, invita le istituzioni a guardare in casa “e migliorare le condizioni di studio nei corsi che già sono in essere. Inutile gonfiare la Lub con progetti difficilmente sostenibili quando, in via teorica, tutti gli altoatesini hanno comunque la potenzialità di studiare Medicina qualora lo volessero”.

L'Anmil al fianco degli invalidi sul lavoro


Andare a lavorare e pagarne lo scotto con un infortunio permanente è una piaga della società contemporanea che va combattuta. Non si possono dimenticare, quindi, gli infortunati che necessitano di un aiuto concreto che arriva loro dall’Anmil, l’associazione nazionale mutilati e invalidi sul futuro, che anche in Alto Adige si spende molto per supportare le vittime degli incidenti. La struttura altoatesina dell’organizzazione vede a Bolzano la sede della sezione provinciale, a Merano una sottosezione e fiduciari a Brunico, Bressanone e Silandro per quella che è una presenza capillare sul territorio. Il consiglio direttivo è formato da 11 persone che sono tutti invalidi e volontari, quindi conoscono perfettamente le esigenze fisiche e psicologiche di chi è colpito da questa sfortuna. Non solo, il tutto viene svolto senza scopo di lucro, quindi si tratta di solidarietà autentica. Il bacino d’utenza, infatti, è di 3.800 invalidi del lavoro di tutti e tre i gruppi linguistici della provincia. A supporto delle attività quotidiane, inoltre, l’associazione divulga una rivista bisettimanale dove vengono riportate tutte le notizie sul tema, gli aggiornamenti sulle leggi e riepilogate le agevolazioni cui gli infortunati hanno diritto. La sede storica è in via Cappuccini. Diverse, comunque, le conquiste dell’Anmil registrate negli anni di attività: si va dall’inserimento nelle liste speciali per il collocamento obbligatorio all’adeguamento della tutela infortunistica in agricoltura e nell’industria passando per la rivalutazione automatica della rendita, la sua non tassabilità e la reversibilità ai superstiti. Piccoli e grandi passi che contribuiscono a rendere più sopportabile il peso di quella che è una vera e propria ingiustizia morale: andare a lavorare e pagare con la perdita della funzionalità di parte del proprio corpo.
In occasione della Giornata Nazionale del Mutilato, fissata fin dal 1951, l’Anmil ha presentato i dati Inail sugli infortuni relativi alla Provincia di Bolzano. Cifre che fotografano, nell’insieme, un quadro non del tutto rassicurante se paragonate anche solo alla vicina Trento. Nel 2008, comunque, il totale degli infortuni fu di 17.648, cifra che si abbassa nel 2009 a 17.342 per un decremento di 1,7 punti percentuali. Quello che sembra un buon risultato, però, sbiadisce se rapportata al -11,4% del Trentino o al -14,2% di un territorio vasto come il Veneto. L’agricoltura, comunque, rimane il settore professionale più preoccupante con un incremento di infortuni pari al 7,9% rispetto al 2008 per una somma totale che passa da 2.362 incidenti a 2.549, quasi due centinaia in più. Strappano un sorriso, invece, l’industria e i servizi che diminuiscono gli infortuni del 3,2 passando da 15.134 a 14.646. Riduzione, seppur seguendo numeri più contenuti, anche quella dei dipendenti statali infortunati che scendono del 3,3% con un totale di 147 nel 2009 rispetto ai 152 del 2008. Monstre, comunque, pure i numeri che arrivano dal territorio nazionale: 1 milione, infatti, gli incidenti sul lavoro annuali, di cui 35.000 causano postumi permanenti. C’è,purtroppo, anche un capitolo più tragico legato a chi sul lavoro lascia la propria vita con un conteggio che ogni anno conta 1.500 persone. Nello stesso Alto Adige le vittime sono frequenti, spesso per incidenti evitabili con il rispetto delle norme e più attenzione.
Alan Conti

lunedì 29 novembre 2010

Gruppo su Fb: "Le altoatesine? Buone solo per portarle a letto"


Sudtiroler Frieheit lancia il sondaggio per l’autodeterminazione picconando lo Stato Italiano? Bene, chi pensa che il problema sia solo tedesco sbaglia di grosso e su Facebook spunta un gruppo aperto e gestito da italiani di Roma dal titolo che lascia poco spazio all’immaginazione: “Per chi pensa: eliminiamo l’Alto Adige dall’Italia, in particolare Bolzano”. Un attacco frontale che accoglie l’approvazione di un centinaio di connazionali. “La gente del luogo – si legge nella presentazione – ci discrimina con la toponomastica e fa finta di non comprendere la lingua di Dante”. Un’improbabile Belen Rodriguez arriva a prefigurare scenari politici inquietanti: “Fossi io al governo chiuderei le frontiere con loro impedendo che arrivino da noi anche i loro schifosissimi prodotti”. Qualche bolzanino prova a sfuggire agli stereotipi imperanti, ma con scarsissimo successo. “Gli italiani di lì fanno di tutto per non esserlo. Siamo disposti a non mangiare mai più lo speck e i biscotti “Loacker” pur di levarvi dai piedi” le risposte allucinate. Non contenti, i gestori rincarano la dose: “Se mi capita un altoatesino in giro per l’Italia gli parlo dialetto così non capisce nulla e le altoatesine sono buone solo per portarle a letto”. Qualcuno ne fa addirittura una questione di merito: “L’Italia bisogna meritarsela, voi di certo non lo fate”. Ultima annotazione: il gruppo è aperto e accessibile facilmente dalla ricerca nel sito dal giugno del 2009: forse sarebbe il caso di intervenire…
Alan Conti

"A Bolzano da afgano cerco di staccarmi le etichette"


Incontriamo Abdul Hadi Loori seduto nel suo ufficio di money transfert e internet point lungo la tanto discussa via Garibaldi. Barba curata, occhiale nero scuro, abbigliamento elegante e la voglia, non comune, di raccontare con precisione la condizione della comunità afgana a Bolzano. Soppesa le parole, spostandosi rapidamente tra italiano, tedesco e inglese e valuta con perizia quale termini usare, non per difficoltà con la lingua, ma per la necessità di essere preciso nel raccontare se stesso, la sua famiglia e il suo paese. Prende la sua voce per comunicare le idee di una piccola comunità sul territorio altoatesino, sì e no una manciata di famiglie, ma molto significativa per tutto quello che dell’Afghanistan si dice e si scrive. Loori ha un passato da politico, militante del partito Hezbi Islami che ha come leader il mujaheddin Gulbuddin Hekmatyar, fondato dai pashtun in contrapposizione al governo sovietico nel paese. Conosce, quindi, il mondo democratico e della comunicazione.
"Vivere a Bolzano? Non facile – sorride – ma la gente normale, gli altoatesini, non c’entrano nulla". Cos’è, allora, che complica la situazione? "La burocrazia. Io, per esempio, ho aperto da 4 anni la mia attività, però per arrivare a questo passo c’è voluta una trafila di carte attraverso la Provincia che avrebbe scoraggiato chiunque. Per cinque mesi, per esempio, ho pagato un affitto a vuoto: economicamente si tratta di una realtà che ti può mettere in ginocchio e rendere appetibili strade sbagliate". La stessa amministrazione provinciale, però, prevede un ulteriore giro di vite nei requisiti per il rilascio delle sovvenzioni agli immigrati. "Ho letto, ma sarebbe disonesto dire che si tratta di misure totalmente penalizzanti. La verità è che noi stranieri siamo tutti diversi, quindi è evidente che quelli che per me non sono ostacoli insormontabili possono rappresentare una montagna per qualcun altro. Chiaro che avere la famiglia con noi è un sostegno, anche psicologico, non indifferente, ma non sempre è facile e capisco che sia un processo che può spaventare gli altoatesini". La comunità afgana, per la verità, non è molto nutrita sul nostro territorio. "Siamo pochi, è vero, ma nei rapporti con il gruppo italiano e tedesco generalmente non abbiamo alcun tipo di problema. Diciamo che siamo accolti bene, anche se la fortuna non gira dritta per tutti". Esistono situazioni difficili e pesanti. "Il meccanismo – continua Loori – è talmente semplice da essere pericoloso, soprattutto per i giovani. Le famiglie in Afghanistan, infatti, pensano che la scuola europea sia la migliore nel mondo e mandano i ragazzini qui per studiare senza, però, alcun tipo di sicurezza economica. Arrivati a Bolzano e in Italia cominciano i problemi: dove dormire? Dove alloggiare? Come guadagnare? Evidente che i libri siano l’ultima delle necessità e la vita “border-line” diventa prima di tutto una conseguenza". Tra i ragazzi fortunati, tuttavia, va citato Alidad Shiri, lo studente delle Professionali che con il suo libro “Via dalla pazza guerra” ha regalato un affresco della realtà di un adolescente poco più che bambino in fuga dal suo paese verso l’Europa. "Sono testimonianze fondamentali, ma è altrettanto importante spiegare realmente cos’è il nostro Paese, i talebani e le operazioni militari". Prego. "Dunque, è assolutamente falso affermare che l’Afghanistan da solo non può governarsi in modo democratico perché le spinte in questo senso esistono. Tanti miei connazionali vedono in questa forma di organizzazione sociale la via maestra e capiscono che il terrorismo è una follia". Rimangono, però, i talebani. "Certo, ma anche qui si è creata un’iconografia mediatica errata. I talebani per noi sono solo ragazzi che studiano il Corano e l’Islam. Per come li intendete voi sono assassini pagati per la loro guerra santa, ma i talebani seri non si farebbero mai pagare e non si lascerebbero andare a simili violenze. Chiamateli delinquenti perché questo sono, anche per noi. Ciò non toglie, comunque, che l’Afghanistan sia un paese corrotto: abbiamo ricevuto 50 miliardi di dollari, ma la popolazione non ha mai visto un cent e migra". C’è grande confusione pure sul grado di accettazione delle popolazioni alle varie missioni militari. "Non c’è tutto questo entusiasmo. Pensavamo di esserci liberati dai russi e invece non era finita. Sono 13 anni che il Paese è in guerra. Capisco la strategia americana, che ha radici molto più lontane rispetto alle Twin Towers, ma sono un pericolo anche per noi. La scorsa settimana hanno sparato su una macchina sterminando una famiglia: pensavano fossero terroristi e lo hanno derubricato alla voce “errore”. Si può etichettare una morte simile come un semplice errore?". La religione islamica, però, è vissuta con tensione anche a Bolzano. Recente la polemica sulla moschea. "Non è una moschea, teniamone conto. I politici premono sul malcontento popolare, ma dicono una cosa e ne fanno un’altra. Non siamo, però, pericolosi. Dire che “Allah è meglio di Dio” è solo una convinzione personale che ognuno di noi ha dentro il proprio cuore. Tutto dipende, però, da come questa viene usata. E’ come un coltello: c’è chi lo usa per tagliare la verdura a casa propria e chi lo impugna per pugnalare qualcuno, ma il problema non è fornire il coltello alla comunità, bensì quei singoli che lo utilizzano come un’arma. C’è una netta differenza".
Alan Conti

Bollino 80: tessera al completo!


Alto Adige — 28 novembre 2010 pagina 42 sezione: AGENDA

BOLZANO. Completato il giro dell’Alto Adige in ottanta bollini! Bella soddisfazione, oggi, per tutti coloro che hanno seguito giorno per giorno il nostro concorso, ritagliare il bollino con il numero 80 e attaccarlo sulla scheda di raccolta. La soddisfazione potrebbe essere perfetta, poi, se la scheda sarà fra le 21 estratte che vinceranno i premi in palio, ovvero buoni spesa gratis. Adesso, dunque, è ora di sapere chiaramente come e quando consegnare la tessera completa e compilata con i dati richiesti. Le schede di raccolta vanno consegnate, da domani e fino alle ore 12 di lunedì 6 dicembre 2010, all’ingresso della sede del Giornale Alto Adige, in via Volta 10 a Bolzano; per comodità si possono anche inviare per posta allo stesso indirizzo, sempre entro le ore 12 del 6 dicembre 2010 (fa fede il timbro postale), ma certo la consegna a mano è consigliabile. Poi, per agevolare i lettori - partecipanti al concorso che risiedono negli altri centri della provincia altoatesina, abbiamo organizzato il tour di un automezzo, personalizzato ed evidente, che si fermerà in date, orari e luoghi precisi, con il nostro personale di raccolta, al quale potrete consegnare le tessere. Ecco il programma del tour di raccolta. Giro Bressanone e Val d’Isarco - Lunedì 29 novembre. - Vipiteno, Despar via Brennero 34, dalle 8 alle 8.30. - Bressanone, Despar via Brennero 21, dalle 9.15 alle 10. - Chiusa, Despar via Langreinz 26, dalle 10.15 alle 10.45. Giro Bassa Pusteria e Badia - Lunedì 29 novembre. - Brunico, Despar piazza Gilm 3/D, dalle 11.45 alle 12.30. - San Lorenzo di Sebato, Despar via Brunico 28, dalle 14 alle 14.30. - San Martino in Badia, Comune, via Centro, dalle 15 alle 15.30. - Corvara, Comune, via Col Alt 36, dalle 16.15 alle 17. Giro Val Gardena, zona Castelrotto, Nova Levante e Nova Ponente - Martedì 30 novembre. - Selva Gardena, Despar via Meisules 111, dalle 8 alle 8.30. - Ortisei, Despar via Rezia 230, dalle 9 alle 9.30. - Castelrotto, Despar via Wolkenstein 8/10, dalle 10 alle 10.30. - Fiè allo Sciliar, Comune, via Del Paese 14, dalle 11 alle 11.30. - Prato Isarco, dalle 12 alle 12.30. - Nova Levante, Agenzia turistica, via Carezza 21, dalle 14.30 alle 15. - Nova Ponente, Despar via Centro 15, dalle 15.30 alle 16.30. Giro Bassa Atesina e Oltradige - Mercoledì 1 dicembre. - Laives, Despar via Kennedy 173, dalle 8 alle 9. - Bronzolo, piazza San Leonardo, dalle 9.15 alle 9.45. - Ora, Despar via San Pietro 11, dalle 10 alle 10.30. - Egna, Despar via Gries 1, dalle 10.45 alle 11.15. - Salorno, Comune, piazza Municipio 1, dalle 11.30 alle 12.30. - Termeno, Despar via Hans Feur 9, dalle 14.30 alle 15. - Caldaro, Despar via Stazione 36, dalle 15.30 alle 16. - Appiano, Despar via Stazione 56, dalle 16.30 alle 17. Giro Val Venosta - Giovedì 2 dicembre. - Malles, Despar via Gen.Verdross 12, dalle 9 alle 9.30. - Prato allo Stelvio, Despar via Croce 2, dalle 10 alle 10.30. - Silandro, Despar via Nazionale 7, dalle 11.30 alle 12.30. - Laces, Despar via Castel Coldrano 10, dalle 14.30 alle 15. - Naturno, Despar via Stazione 22, dalle 15.30 alle 16. - Parcines, Comune, via del Maestro 1, dalle 16.30 alle 17. Giro Merano e dintorni Bolzano - Venerdì 3 dicembre. - Merano, Redazione “Alto Adige”, via Lungopassirio 60, dalle 8.30 alle 9.30. - Lana, Despar via Merano 5, dalle 10 alle 10.30. - Gargazzone, Comune, via Municipio 4, dalle 10.45 alle 11.15. - Nalles, Comune, piazza Municipio 1, dalle 11.30 alle 12. - Terlano, Comune, via Niederthor 1, dalle 12.15 alle 12.45. - San Genesio, piazza Schrann, dalle 14 alle 14.30. - Soprabolzano, stazione a monte funivia, dalle 15 alle 15.30. - Collalbo, Comune, via del Paese 16, dalle 16 alle 16.30. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Le private: usiamo bene i contributi


BOLZANO. Le scuole private e paritarie rispondono alle critiche degli studenti della scuola pubblica. Ai proclami della manifestazione contro la riforma, risponde la dirigente dell'Istituto Tecnico Attività Sociali "Pertini" di via Maso della Pieve Fiammetta Bada. «Bisogna essere onesti nel contestualizzare le cifre. E' vero, per esempio, che le scuole paritarie ricevono dalla Provincia circa 1,2 milioni di euro contro i 300mila delle pubbliche, ma nessun ragazzo ha specificato che noi con questi soldi paghiamo praticamente tutto il personale e copriamo una quota tra il 75 e il 66% del nostro bilancio. Quei 300mila euro per le pubbliche, invece, vengono utilizzati solo per il settore amministrativo e alcune attrezzature». E le rette? «Non coprono più del 25-30% del bilancio totale, mentre il restante 65-70% lo riceviamo dai finanziamenti. Ai nostri alunni chiediamo intorno ai 1.300 euro per anno scolastico, senza il contributo toccheremo rette da 3.500 euro e non ho nessuna intenzione di chiedere un simile sacrificio alle famiglie». Se i tagli si contano sul settore pubblico, comunque, anche le paritarie non navigano nel lusso. «Fino all'anno scorso con i soldi provinciali coprivo il 75% del bilancio, oggi arriviamo al 66%. Purtroppo la decurtazione è stata improvvisa e ci ha spiazzato perché noi dobbiamo fare previsioni di spesa a lungo termine. Non ci piace passare per quelli che fanno la bella vita mangiando in testa a una scuola pubblica che soffoca: la realtà non è questa». Da un punto di vista squisitamente economico, inoltre, a docenti e presidi non conviene affatto rivolgersi a questi istituti. «Un nostro insegnante guadagna 1.100 euro, circa il 60% dello stipendio pubblico, mentre noi dirigenti arriviamo al massimo a 2.000 euro». Certo, però molto spesso gli insegnanti qualche vantaggio lo ricavano. «Sì - ammette Bada - perché non dobbiamo sottostare alle graduatorie provinciali e abbiamo mano libera nelle assunzioni, pur garantendo in ogni caso il punteggio massimo. Tantissimi utilizzano anche il nostro impiego come completamento di un orario che, magari, è part-time nella scuola pubblica. Funzioniamo pure da stampella, ma da tempo chiediamo l'equiparazione professionale». Assai più facile, comunque, strappare un impegno a tempo indeterminato. «Dipende dalle scuole, ma da noi dopo un anno di prova si può ottenere un contratto di questo tipo». L'Itas è gestita da una cooperativa sociale senza scopo di lucro. «A Bolzano solo le Walther hanno il preciso fine di guadagnare, poi ci sono Rainerum e Marcelline in mano ai religiosi. Tutto il resto poggia su coop che non mirano al business: proprio per questo, talvolta, l'astio degli studenti è difficile da comprendere». Va fatta, comunque, una distinzione tra scuola privata e paritaria: «Nella prima ci può stare chiunque, ma senza abilitazione al rilascio di diplomi nazionali ed europei che invece hanno le seconde. Per rientrare nelle paritarie, oltretutto, bisogna rispettare precisi parametri da riconfermare di anno in anno». Chiusura dedicata alle differenze sulla didattica. «Sfatiamo il mito per cui ci troviamo a ospitare solo la buona borghesia perché non è vero. Qui vengono anche studenti che cercano un ambiente più raccolto e meno dispersivo. Non è un caso che con un bacino di 75-76 studenti e un corpo docente di 20 unità possiamo poggiare su un rapporto tra i 12 e i 18 alunni per classe». (a.c.)

Storia condivisa, pronto il primo manuale


BOLZANO. Mentre Eva Klotz minaccia la secessione, battendo il ferro del passato che divide, c'è, invece, chi cerca di costruire un "storia condivisa" tra i gruppi linguistici. Questo almeno è l'obiettivo del primo volume del manuale di storia locale "Passaggi e prospettive", opera destinata a finire sui banchi delle scuole superiori italiane e tedesche. Il passato dell'Alto Adige, dunque, viene raccontato da due storici locali di alto profilo come Carlo Romeo ed Erika Kustatscher. Romeo, professore al liceo classico "Carducci", non è nuovo nell'indagine storica sull'Alto Adige viste le sue numerose iniziative didattico-divulgative che analizzano prevalentemente gli aspetti storici e culturali dei territori di frontiera. E' lui, quindi, a presentare la prima parte dell'opera che tratta l'area tirolese dalla preistoria al tardo medioevo. «Si tratta del primo esperimento di storia condivisa, bisognava quindi ragionare su alcuni criteri di armonizzazione. Prima di tutto abbiamo dovuto rispondere alla necessità di sintesi scegliendo o tralasciando determinati argomenti. In secondo luogo è stato importante far dialogare la microstoria altoatesina con la macrostoria generale creando un giusto equilibrio tra i vari campi d'interesse della storia come l'economia, la politica, la religione o l'organizzazione sociale». Ne esce un'opera snella e leggibile anche per chi i banchi di scuola non li frequenta più. Il volume dove probabilmente si testerà in modo più approfondito il concetto di condivisione è il terzo che correrà dal 1919 fino ai giorni nostri. Dall'annessione all'autonomia, un terreno minato. «Questa è la vera sfida - sottolinea Romeo -. La storia del Novecento in Alto Adige è stato spesso raccontata in modo strumentale, utilizzata per fini etnici e politici. Ecco, noi avremo un approccio scientifico. Solo così potremo ricostruire in modo oggettivo quello che è accaduto. Il terzo volume partirà proprio dal 1919, per la grande importanza che riveste questa data per noi e per permettere un'analisi approfondita del periodo storico più delicato per i due gruppi linguistici attuali». Il secondo volume dovrebbe vedere le stampe nella primavera del 2011, il terzo prima della fine del prossimo anno. La copertina, però, è già svelata e lascia intravedere, tra le altre, un'eloquente immagine del Monumento alla Vittoria. Soddisfatti i tre assessori provinciali alla scuola. Così Tommasini: «Dietro quest'opera c'è stata un'approfondita riflessione politica. Se il nostro obiettivo è formare dei giovani consapevoli, la pubblicazione di questo manuale è un passaggio fondamentale». (a.c.)
27 novembre 2010
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E ieri di Christkindlmarkt ma anche del suo traffico hanno parlato Linus e Nicola Savino a Radio Deejay


Alto Adige — 26 novembre 2010 pagina 40 sezione: AGENDA

BOLZANO. «Bolzano è una città meravigliosa»: la pregevole chiosa è arrivata ieri mattina dalla voce dei deejay Linus e Nicola Savino, sulle frequenze di Radio Deejay, entrando nelle case di milioni di italiani. Ed è stato decisamente uno spot efficace: il programma, seguito da migliaia di ascoltatori, è “Deejay chiama Italia”, in onda tutte le mattine dalle 10 alle 12 (anche su Deejay Tivù dove va in replica, “accorciato” a un’ora e mezza, la sera alle 22) e a dare la stura alle riflessioni dei due conduttori è stato il messaggio di un’ascoltatrice bolzanina che annunciava l’apertura del Mercatino. «E’ ormai un grande classico di questo periodo - così Linus - la gita di una giornata nel capoluogo dell’Alto Adige. Si parte la mattina presto e si arriva a casa per cena con un po’ di pensierini ottimi per i regali... I Mercatini ci sono anche in altri centri, ma quello bolzanino è il più importante e simbolico». Dopo una battuta sul proverbiale accento alla tedesca, il direttore artistico della radio ha rivolto i complimenti ai bolzanini: «Sono tra gli italiani più calorosi e affettuosi». Ma c’è stato spazio anche per una tirata d’orecchie per il traffico... da Mercatino. «Purtroppo l’ingorgo in questi casi è una costante. (...) Forse sarebbe il caso di valutare l’opportunità di inserire un numero chiuso di accessi al centro della città». Proposta da far sobbalzare sulla sedia i responsabili di Alto Adige Marketing, ma a rincarare la dose ci ha pensato Savino. «Andrei molto volentieri, ma il vero motivo per cui non lo faccio è la paura di rimanere imbottigliato per ore». Dopo i complimenti, forse, si potrebbe anche riflettere sulle considerazioni che arrivano da sud di Salorno... © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Via Cavour: qui è impossibile trovare un parcheggio libero


BOLZANO. Il Mercatino spalanca i sorrisi dei politici, dei commercianti e degli albergatori, ma dietro i fuochi dell'inaugurazione di giovedì c'è anche chi allunga il muso e si mette le mani nei capelli per una situazione che, già difficile, è destinata a peggiorare con l'assalto turistico. Il tutto non molto distante da piazza Walther dato che si parla di via Cavour. Commercianti e residenti denunciano una zona disastrata dai cantieri, penalizzata nella completa sparizione di parcheggi per residenti (è in corso una raccolta di firme tra gli abitanti), e praticamente inesistente per i visitatori della città. Nel mezzo altre scocciature come un marciapiede ristretto che in alcuni punti non permette il passaggio di carrozzelle. Franco Valitutto è parecchio scocciato. «Via Cavour è davvero uno scandalo. Il marciapiede, prima di tutto, è ridicolo con punti in cui è ristretto dai bidoni tanto da non lasciare spazio nemmeno per un'eventuale carrozzella di un invalido o di una mamma con un bimbo piccolo. Non solo, gli stalli dei parcheggi sono pochissimi e gli svariati cantieri aperti sulla via di certo non aiutano a snellire la situazione. Ora che apre i battenti pure il Mercatino siamo pronti a disperarci. Mi rifiuto di credere che non si possa intervenire in qualche modo per migliorare un minimo questa situazione scandalosa». Annagracia Garcia Marte è la titolare dell'omonima boutique da sposa e mostra prima di tutto i limiti commerciali della zona. «Io, per esempio - racconta -, non posso contare nemmeno su uno stallo per il carico e scarico vicino al negozio mentre in cima alla strada ce n'è uno da 16 metri che non si capisce a cosa serva così ampio. Detto questo mi chiedo come sia possibile che non si riesca minimamente a coinvolgerci all'interno della kermesse del Mercatino anche se ci troviamo veramente a poche centinaia di metri. Noi, e questo vale anche per tutti i mesi dell'anno, riusciamo ad avere visibilità solo grazie a una piccola vetrina che affittiamo in galleria Grifone. Intanto, però, il traffico davanti al nostro negozio continua a scorrere imperterrito. Sarebbe il caso, infine, che la polizia municipale prestasse la stessa attenzione che ha nel dare le multe ai clienti che si fermano brevemente per punire chi non pulisce le deiezioni dei cani». Luciano Chenet scuote la testa. «Parcheggiare, certo, è un problema enorme per chi abita in questa strada, ma non dimentichiamoci la mole di traffico che siamo costretti a subire. La nostra via, infatti, è la direttrice preferita dagli automobilisti che provengono da Sarentino per entrare e uscire dal Centro, ma nessuno sembra ricordarsene. Chiediamo maggiore attenzione agli uffici competenti perché non è nemmeno accettabile che venga concessa l'apertura di così tanti cantieri vicini in contemporanea. Logico che la popolazione ne risente immediatamente». Josef Schrott da dietro il bancone del bar Ally è scoraggiato. «Non cambia mai nulla eppure i problemi sono noti da tempo. Trovare posto in via Cavour, per di più se si è lavoratori non residenti come il sottoscritto, è più difficile che trovarlo in paradiso. Non solo, da un punto di vista commerciale la strada è letteralmente morta e il lavoro calato tantissimo. E' vero che i soldi non sono più tanti, ma perlomeno un tentativo per valorizzare una zona che è anche architettonicamente pregevole si poteva fare». Punta il dito contro il marciapiede di passaggio, invece, Paola Lupi, proprietaria del laboratorio di artigianato artistico del vetro "Lupe". «Il passaggio per i pedoni è troppo stretto e puntualmente se qualcuno accosta sono costretti a sporgersi o andare direttamente in strada: è chiaramente pericoloso. Un fattore positivo, però, è senz'altro la sostituzione del vecchio distributore all'incrocio con via Weggenstein con un briciolo di verde e i posteggi per scooter».
27 novembre 2010
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Scuole italiane più bilingui


BOLZANO. La scuola bilingue guadagna lentamente spazio e allargherà il proprio bacino d'utenza. È la stessa sovrintendente scolastica Nicoletta Minnei a confermare «che in futuro abbiamo intenzione di espandere il progetto portato avanti dalla scuola primaria Manzoni e secondaria Foscolo ad almeno altri 5-6 istituti comprensivi». Fossero tutti a Bolzano significherebbe che più della metà delle scuole cittadine in italiano offrirebbe un percorso di didattica nelle due lingue. La sperimentazione, che fa ampio uso dell'insegnamento veicolare di alcune materie, giunge quest'anno alla fine del ciclo elementare. In cantiere, quindi, la progettazione per il naturale proseguimento didattico. «Il gruppo di lavoro - continua Minnei - sta procedendo nei tempi previsti. Il passaggio alla scuola media, infatti, comporta delle criticità tecnico-giuridiche che vanno risolte con attenzione». C'è, ovviamente, la necessità di armonizzare la didattica con quanto fatto fino ad ora. «Vero. Molti istituti hanno già attivato in passato esperienze linguistiche, ma qui si tratta di creare un percorso che garantisca una continuità con la primaria». Fino ad oggi il progetto riguardava strettamente le scuole degli istituti comprensivi Bolzano VI (Manzoni-Foscolo) e Bolzano V (Longon-Archimede), ma la novità, come detto, è che altre ne seguiranno. Aprono una breccia, quindi, le proteste degli studenti che nelle manifestazioni della scorsa settimana hanno messo in primo piano l'importanza di un insegnamento bilingue più incisivo. «Con i colleghi dell'Intendenza tedesca - conclude Minnei - stiamo elaborando esperienze di scambio che siano più durature e approfondite anche alle superiori, così come chiesto dai ragazzi. I margini per migliorare questi strumenti ci sono e cercheremo di sfruttarli». Durante il convegno "Interculturalmente", tenuto ieri mattina al liceo scientifico "Torricelli", sulla sezione bilingue è intervenuto anche il Direttore di Ripartizione Ivan Eccli. «A Brunico il progetto è già arrivato alle medie e può essere un esempio. Dal punto di vista legislativo sappiamo che la legge provinciale prevede un 20% di autonomia per le scuole nell'organizzazione della didattica, ma esiste il riferimento alle linee guida che permette di allargare ulteriormente la percentuale. Aspetto legislativo molto importante per la sezione bilingue». Attenzione al progetto, con un tocco di scetticismo, arriva anche dall'Intendenza tedesca guidata da Peter Höllrigl: «Non possediamo documentazione, dati o materiale a sufficienza per dare un giudizio definitivo. Seguiamo l'esperienza didattica con interesse e la consapevolezza che si tratta di una richiesta che parte in modo particolare dal gruppo linguistico italiano». Lo stesso che invia sistematicamente i propri bambini nelle scuole d'infanzia tedesche. «Un fenomeno - ammette l'intendente - che rimane sempre stabile, mentre aumentano gli stranieri di circa 300 unità ogni anno». Difficile, quindi, aspettarsi un'esperienza bilingue nel mondo tedesco anche se gli studenti in corteo non erano solo italiani. «Sono scettico - chiude Höllrigl - perché ritengo più opportuno rafforzare quanto già è attivo senza aprire nuovi fronti didattici».
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Centro storico, i residenti: durante la notte troppi atti di vandalismo


BOLZANO. Sono due le facce di via Argentieri: quella diurna elegantemente commerciale e quella notturna a forte rischio vandalismi. Fioriere rovesciate, sedie spaccate, ombrelloni tagliati, attrezzature danneggiate: non passa notte, durante i weekend, che residenti, commercianti e gestori dei locali non siano costretti a fare la conta dei danni. L'ultimo episodio l'altra notte con il vetro dell'auto del consigliere di circoscrizione Thomas Demetz spaccato, il tutto senza un apparente motivo se non l'alto tasso alcolico. La misura della pazienza è colma, ma chi si aspetta un processo sommario agli adolescenti sbaglia, perché chi frequenta la via chiede misure che possano mettere un freno alle devastazioni, ma che consentano ai giovani di divertirsi civilmente. La misura non è di quelle facili da trovare, tuttavia gli spunti di riflessione sono parecchi. «Danni? Il sabato sera è un bollettino - rompe il ghiaccio Martin Vikoler, titolare del bar Sportler - tra sedie rotte e panchine danneggiate. Generalmente si tratta di ragazzini tra i 14 e i 17 anni che arrivano da piazza Erbe. I primi tempi chiudevo lasciando fuori le sedie in modo che potessero anche sedersi, ma dopo che me le sono ritrovate rotte ho deciso di toglierle. La notte tagliano i sedili con il serramanico: danni da 500 euro. Bisogna comprendere, però, come mai tutto questo avviene e la chiusura alle 3, così come i tantissimi divieti di questa città, non aiutano». Al vicino Blue Moon parlano il titolare Franco Gencarelli e il maitre Youssef Khoudia: «La prima preoccupazione di un locale deve essere quella di pretendere l'educazione e chiedere la carta d'identità quando si servono alcolici. Ci è capitato di riprendere giovanissimi che trovavano divertente spostare le sedie dei bar vicini e portarle in piazza Walther». Claudia Soranzo di Boutique Naif abita proprio sulla strada, ma si distingue dal coro: «Non soffochiamo questi ragazzi. Dovremmo essere contenti di una Bolzano più viva ed io stessa mi sento più sicura con il passaggio di persone e ragazzi piuttosto che con il deserto totale». Sonia Raggi di Pellissima si accoda "nel tenere conto degli aspetti positivi di una gioventù che si muove e ha voglia di socializzare". Stila la lista dei danneggiamenti, invece, Anna Zeni del Ritter Bar: «Fioriere capovolte, veranda e panchine danneggiate, schiamazzi e vandalismi. Dopo una certa ora via Argentieri si trasforma e diventa terra di nessuno». Amareggiati anche all'interno di Tea House: «Abbiamo pitturato i muri esterni da pochissimo - racconta Lisa Stuefer - vediamo quanto dureranno. Con gli spray, infatti, ogni sera ci troviamo qualcosa di nuovo e sgradito». Chiude il giro d'orizzonte il titolare della Stube Christian Zanella: «Qui siamo in una zona di passaggio tra i parcheggi di piazza Walther e piazza Erbe. Generalmente i ragazzini si vedono al sabato sera fino alle 23.30 quando prendono gli shuttle per la discoteca. Qualcuno, però, rimane e magari si ubriaca con le bottiglie portate da casa: da qui nascono i problemi. Ogni tanto ci è capitato di trovare la terrazza danneggiata o le tele degli ombrelloni squarciate: metterli a posto significa spendere dai 300 ai 500 euro ciascuno».
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venerdì 26 novembre 2010

Proteste al Mercatino: le bancarelle nascondono Palazzo Campofranco


Alto Adige — 25 novembre 2010 pagina 22 sezione: CRONACA

BOLZANO. Si può, in nome del Mercatino, sacrificare uno dei gioielli di Bolzano? Proteste di commercianti e consiglieri comunali, ieri mattina, in via della Mostra. Palazzo Campofranco, uno dei palazzi storci più importanti del centro, oscurato dalle bancarelle del Mercatino di natale, montate nel corso della notte. Indignato il conte Franz Ferdinand Huyn, proprietario di tutto il complesso: «Scelta assurda. Perchè nascondere la facciata ai numerosi turisti che arriveranno fino a Natale?» Costruito dai banchieri fiorentini nel 1760, residenza ottocentesca dell’arciduca Ranieri d’Austria. Uno dei palazzi importanti di Bolzano. Arriva il Mercatino, e il palazzo scompare dietro le bancarelle del Mercatino, montate nella notte a fil di muro. Le tre strutture in legno, infatti, nascondono la facciata dell’elegante palazzo Campofranco, chiudendo, fra l’altro, la visuale su alcune vetrine della galleria d’arte di proprietà della famiglia Casciaro e dei negozi d’abbigliamento “Mode Greta” e “Dev”. Immediata è scattata la protesta dei commercianti. «Non è possibile - le parole di Ennio Casciaro e del figlio Alessandro - che il Comune conceda le installazioni davanti alle nostre vetrine senza nemmeno avvisarci. All’improvviso ci siamo ritrovati chiusi dalle tre casette». Lo spazio retrostante le strutture di legno, inoltre, è davvero effimero: «Ci passa a malapena una persona e ancora non sono arrivati gli espositori ad occupare tutto il suolo con i cartoni. Non solo, spesso la zona dietro questi prefabbricati diventa un bagno pubblico, dove di notte vengono ad urinare i vandali». Due sono le beffe, però, collegate alla protesta dei commercianti. «Nei giorni scorsi - raccontano Sara Panchetti e Marco Bovo di “Mode Greta” e “Dev” - ci siamo presi la briga di montare degli addobbi natalizi, con relativo esborso di denaro, che ora sono totalmente nascosti. E’ brutto bruciare degli investimenti privati perché nessuno ha l’eleganza di contattarci. Il secondo sberleffo è che in piazza della Mostra, dopo lo spostamento del mercatino dell’artigianato, possiamo contare su uno spiazzo invidiabile e perfetto per queste esposizioni eppure non viene sfruttato». E’, quindi, soprattutto una questione di rispetto. «Quando abbiamo visto che gli operai stavano procedendo al montaggio - riprendono i Casciaro - ci siamo lamentati, ma l’unico cambiamento che siamo riusciti ad ottenere è stato lo spostamento di qualche centimetro dal muro. Non osiamo immaginare cosa sarebbe successo se non avessimo protestato: ci saremmo trovati il Mercatino direttamente nelle sale d’esposizione». Non si può nascondere, però, che proprio le bancarelle natalizie rappresentano il volano migliore per gli esercenti del Centro. «E’ vero che c’è un indotto importante, ma va riconosciuto che in questo caso ci sono anche bolzanini che vengono penalizzati dalle scelte organizzative della manifestazione. Non si può privilegiare solo la kermesse, mettendo in secondo piano chi lavora su questa strada quotidianamente». Poco più in là osserva la disposizione delle casette pure il conte Franz Ferdinand Hujn, project manager di Palazzo Campofranco: «Non c’è molto da dire, siamo letteralmente sconcertati e sorpresi da questa scelta. Questo è un palazzo storico, uno dei gioielli del centro. Perché nasconderlo ai turisti?». L’eco della protesta ha raggiunto la vicina piazza Municipio. In via della Mostra è arrivato il segretario del sindaco Uwe Staffler. L’incontro, però, è stato interlocutorio. «Non hanno saputo darci una risposta definitiva - chiudono Ennio e Alessandro Casciaro -, hanno preso tempo. Il problema è che l’inaugurazione è ormai imminente. Da parte nostra abbiamo chiesto che tutto sia spostato in piazzetta della Mostra. La giustificazione è che, trattandosi di suolo pubblico, non esistono impedimenti di sorta. Al Mercatino tutto è concesso».

Don Bosco fa pressione sul Comune: «Dateci subito la nuova piazza»


BOLZANO. La nuova piazza Don Bosco è inserita nel Masterplan, il che tutto è tranne che una garanzia di realizzazione in tempi brevi. È quanto ritengono i residenti del rione. Il punto d'osservazione sulla piazza di Giorgio Scalcon, dalla sua edicola, è forse il più diretto. «Movimento qui ce n'è davvero poco - spiega -, almeno per quanto riguarda chi va a piedi. Auto e traffico non mancano, ma quello che ha sempre caratterizzato piazza Don Bosco negli anni è stata la socializzazione che oggi non esiste più. La riqualificazione va pensata in questa direzione: ne trarrebbero beneficio anche i negozi vicini». Darinca Sperandio abita in una casa affacciata direttamente sulla strada «e posso dire che la priorità è di posizionare dossi di rallentamento. Le auto, specie di notte, sfrecciano a velocità esagerate e l'incidente di Moussa è solo l'episodio più eclatante della pericolosità di questa abitudine. Piazza Don Bosco va riconsegnata alla gente e resa a misura di cittadino. L'arredo urbano più aggraziato sarebbe già un passo in avanti. Tutto, poi, va controllato a dovere perché per troppo tempo abbiamo assistito a vandalismi notturni e risse: non possiamo accettare che in strada accada di tutto». Salvatore Terlizzi è drastico: «Questa zona è ormai lasciata al degrado. I negozi scappano, gli ambulatori medici si contano sulle dita di una mano, l'appeal generale è ai minimi storici. Alle 16 tutto è deserto e meno male che ci sono le scuole a vivacizzare l'atmosfera al mattino. Un peccato. Il paradosso è tutto in un quartiere che ha moltissima gente anziana e nessun luogo dove poterla ospitare nel suo centro di riferimento. Dal punto di vista commerciale la varietà è l'arma vincente: prendiamo esempio da via Torino e smettiamola di aprire sempre e solo bar». Guerino Trotto introduce il difficile rapporto con gli stranieri. «Troppi. Hanno cambiato il volto della storica "Sciangai" e alterano gli equilibri sociali con alcuni comportamenti criticabili come non pagare l'affitto o il mancato rispetto delle più elementari regole di convivenza. Se per piazza Don Bosco il futuro sarà difficile, al di là delle modernizzazioni, è anche per una politica di una miope dislocazione degli immigrati in città. Per salvare i negozi, infine, sarebbe auspicabile qualche parcheggio in più». Erica e Maurizio Mendori gestiscono l'omonima enoteca, vero luogo d'aggregazione. «La mancanza di posteggio sembra una fissa dei commercianti - spiegano - ma la realtà è che senza gli stalli si crea a catena una situazione generale di caos nel traffico che si riflette nella poca vivibilità della piazza. Sono questi i difetti da limare nella nuova progettazione». Torna sul tema della sicurezza Vincenzo Abate: «Bene parco, panchine, tavolini e verde per ritrovarsi. Pensiamo, però, anche a qualche telecamera che possa monitorare eventuali vandalismi». A chiudere arrivano Aldo Longhi e Luigi Eller. «Tutto è cambiato da quando qui ci si trovava perché era il centro degli scambi commerciali, ma anche della socializzazione. I negozi chiudono perché il movimento non è tale da salvaguardare l'investimento. Non è facile tornare al passato ma gli strumenti per fare un tentativo ci sono». (a.c.)
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giovedì 25 novembre 2010

Alto Adige: l'arte della birra artigianale, otto produttori uniti per garantire la qualità


BOLZANO. Beata peronospera. In molti sapranno che la tradizione della birra altoatesina è millenaria, ma molti meno ne conosceranno l'origine strettamente legata alla tremenda malattia delle viti. Proprio l'arrivo della patologia vegetale dall'America, infatti, causò una forte crisi tra i produttori di vino nostrani che si sono trovati costretti a cercare delle contromisure per sopravvivere. La risposta era nella birra, prodotto dalla semplicità invidiabile e subito apprezzata dai palati tirolesi. Affonda in questo racconto, quindi, il network degli otto birrifici artigianali altoatesini presentato ieri e seguito dal Cluster Alimentaris del Tis. I birrifici sono Ca' de Bezzi e Hopfen a Bolzano, il Martinerhof di San Martino in Passiria, il Gasslbräu di Chiusa, il Brückenwirt di San Leonardo in Passiria, il Pfefferlechner di Lana, il Rienzbräu di Brunico e il Sachsenklemme di Fortezza. Fare sistema, dunque, diventa la strada per proiettare nel futuro un'arte secolare che caratterizza il nostro territorio. Pronti anche gli obiettivi: collaborare nella promozione di nuove soluzioni gastronomiche e accorciare al massimo la filiera. Nel primo caso, infatti, bisogna prendere atto che sarebbe riduttivo parlare della birra come semplice bevanda vista la presenza di pane o minestre realizzati con la birra, così come le varie versioni aromatizzate del classico boccale. Il secondo traguardo, invece, è forse quello più distante perché la produzione poggia sull'importazione di materie prime dalla Germania e per azzerare questo processo sarebbe necessario disporre di quasi 100 ettari di terreno.
Gran cerimonieri della presentazione del network sono stati Bettina Schmid, responsabile del settore alimentare del Tis, e l'assessore provinciale all'innovazione Roberto Bizzo. «Sembra strano parlare di innovazione e abbinarla alla birra che è un prodotto di forte tradizione, ma è questa la strada che abbiamo scelto: valorizzare quello che meglio sappiamo fare e aiutarlo nel suo sviluppo futuro». A rappresentare i mastri birrai presenti Florian Fontana e Roland Ganterer: «Da una parte intendiamo mantenere alti gli standard qualitativi della nostra produzione e dall'altra desideriamo trovare nuove soluzioni per la birra. Presenteremo nuovi piatti e allargheremo la proposta gastronomica collegata a questa bevanda, utilizzabile anche come ingrediente. Tra di noi si intensificherà lo scambio di informazioni e la promozione di una birra, quella artigianale, che non viene filtrata ed è prodotta interamente in casa. Lanceremo, infine, un sito internet». Per ora il mercato rimane quello dell'utenza immediata. «Non possiamo orientarci sulla grande distribuzione perché per la sua stessa particolarità la nostra birra necessita di un controllo continuo. Non solo, la produzione non è così ampia visto che contiamo tra i 1.000 e i 2.000 litri alla settimana, mentre il tempo necessario a tutto il procedimento è di circa 5-6 settimane».
Trovato, in conclusione, pure il motto per gli otto birrifici: «Di tutte le cose salutari che ci sono nel mondo, la birra è la più piacevole».

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L'appello di Gries: il parco Ducale deve essere rivitalizzato


BOLZANO. «Il parco Ducale ha perso lo splendore di un tempo». Lo denunciano i frequentatori dello storico spazio verde situato in via Principe Eugenio di Savoia. Inizia Elisabetta Bertolucci, che ricorda «il vecchio giardino all'italiana di cui oggi si sono perse le tracce. I viali ormai sono senza ghiaia e le aiuole senza erba. È in disuso il padiglione, così come le voliere per gli uccelli, occupate da sedie e materiale del bar. I vasi raffiguranti le quattro stagioni sono deturpati dalle cassette per i fiori. Il paradosso, però, è che al di là della recinzione che divide il parco dalla zona di competenza della Prefettura tutto è ben curato con meravigliosi bossi scolpiti. Sarebbe il momento di donare nuovamente al parco lo splendore antico». Meno drastico è Toni Plattner: «Non sarei così critico, in fondo è pur sempre un'area tranquilla dove si sta piacevolmente. Un difetto, se vogliamo, è che d'inverno diventa un luogo troppo all'ombra». Chi il parco lo conosce come le proprie tasche è Peter Larcher, presidente del Tennis Club Comune di Bolzano, che proprio qui ha i suoi campi e nei mesi freddi monta il pallone per giocare al coperto. «La cura del verde, per essere sinceri, è quanto di meglio si possa ottenere visto che tutta l'area conta sull'operato di un singolo giardiniere. Bisogna essere onesti, però, nel dire che non è sporco, ma solo poco vissuto in alcune zone. Da ottobre a marzo è difficile notare grande movimento perché è freddo, ma durante la primavera o l'estate la frequentazione diventa quella che storicamente ha sempre caratterizzato il Ducale, ovvero le famiglie del circondario». Il maestro Christian Larcher analizza la situazione da un punto di vista sportivo: «Per giocare a tennis si tratta dell'ambiente giusto. In città, protetto, elegante e curato». E' arrivato da poco, invece, Rino Loffredo, titolare del piccolo bar interno. «Da un mese stiamo conoscendo questa realtà, ma di primo impatto la mancanza più sentita è senz'altro quella dei giovani. Se per mamme e bambini fermarsi nella zona dei giochi può essere l'ideale, davvero si fa fatica a capire perché gli adolescenti non scelgano gli ampi spazi a disposizione a ridosso del laghetto per ritrovarsi. Si tratta di una zona riparata e appartata senza rischio alcuno: perfetta per fare quattro chiacchiere o passeggiare con la fidanzata. Evidente che qualcosa si deve fare per incentivarli: installare una rete wi-fi libera potrebbe essere una soluzione accattivante. Aggiungerei, inoltre, qualche gioco per i più piccoli: l'ideale sarebbe una piccola carrucola oppure una pista da bowling molto semplice e fruibile da tutta la cittadinanza senza costi esagerati». Al bancone del bar Tennis troviamo anche il primario di dietologia Lucio Lucchin, profondo conoscitore del parco. «E' cambiato molto negli anni e, al di là della maggiore cura delle aiuole, quello che dispiace è la pressoché nulla frequentazione dell'ala verso il Commissariato. Una volta era il cuore dell'area e c'erano molte panchine per feste e ritrovi, organizzati dallo stesso bar, che animavano il rione. Oggi non c'è più nemmeno un posto per sedersi e il tavolo da ping-pong è abbandonato a se stesso. Tutto andrebbe rivitalizzato. Va sottolineato, invece, il successo nell'arginare fenomeni di micro vandalismi giovanili come rami spezzati, schiamazzi o piccoli incendi, che hanno caratterizzato il Ducale intorno al 2000». A optare per il pratico piuttosto che il bello è Sandro Borsotti: «Mio figlio ama molto venire qui a giocare a pallone. Francamente se posso lasciarlo libero senza preoccuparmi posso anche rinunciare a cuor leggero all'antico giardino all'italiana». Chiude con uno sguardo agli amici a quattro zampe Giovanna Amador: «Troppo spesso i cani grossi vengono lasciati senza guinzaglio creando situazioni di pericolo, mentre vanno puniti i padroni che non raccolgono le deiezioni. Non può pagare tutta una categoria per la loro maleducazione».
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mercoledì 24 novembre 2010

Spesa gratis: scatta la volata finale


Alto Adige — 23 novembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. La strada è in discesa. Occhio però, perchè proprio adesso è vietato distrarsi (anche perchè “uscendo di strada”, in discesa, son dolori sul serio...) e non si può mollare la presa proprio a un passo dall’arrivo. Il concorso che premia la fedeltà dei lettori dell’Alto Adige è dunque in dirittura d’arrivo: il lungo percorso che dal 10 settembre scorso ogni giorno, bollino dopo bollino, porterà al 28 novembre, ovvero al “ticket” numero 80, è alla sua ultima settimana. Oggi siamo al bollino numero 75, ancora cinque giorni e domenica siamo al numero 80, l’ultimo per completare la raccolta, l’ultimo da incollare sulla tessera che poi, consegnata alla nostra sede, potrà partecipare, insieme a tutte le altre dei lettori che avranno incollato i bollini dal numero 1 al numero 80, all’estrazione decisiva. Lo sapete, ormai, e per questo avete continuato la raccolta: in palio ci sono premi che valgono, eccome. Buoni spesa per i supermercati del gruppo Aspiag, ovvero Despar, Eurospar e Interspar, che consentiranno di riempire gratuitamente il carrello per un mese, per 6 mesi o per un anno intero. Se qui a lato sono riportati i punti base del regolamento, vale comunque la pena di ricordare il valore dei premi in palio: un mese di spesa gratis vale 300 euro, 6 mesi di spesa gratis valgono 1.800 euro e un anno di spesa gratis vale 3.600 euro. Insomma, ci siamo. In queste settimane il nostro percorso insieme, che ha accompagnato l’uscita dei bollini, ci ha permesso di raccontare il mondo che sta dietro i supermercati, con le sue strategie di vendita, e abbiamo anche dato spazio ad alcune ricette gastronomiche: lo faremo ancora in questi ultimi... passi verso il bollino numero ottanta! (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Via Rovigo: «Ancora troppi tetti in amianto. Si completi la bonifica»


Alto Adige — 23 novembre 2010 pagina 20 sezione: CRONACA

BOLZANO. C’è voglia di parco e di punti d’attrazione per il quartiere, possibilmente liberi dai pericoli per la salute causati dai vicini tetti in amianto. I residenti di via Rovigo e via Novacella puntano gli occhi sul fazzoletto verde di proprietà dell’aeronautica militare, destinato a passare in mano provinciale e, al momento, feudo per diverse famiglie di gatti che sono praticamente gli unici utenti di uno dei pochi prati della zona. Un’area utilizzata nei mesi come piccolo baule dei sogni dei residenti che ora, però, chiedono di passare alla concretizzazione dei progetti, possibilmente sfuggendo alle mire di qualche imprenditore che non si farebbe di certo pregare per elevare un paio di condomini. Il tutto, però, condito da una richiesta di maggiore sicurezza ambientale vista la vicinanza di alcuni edifici con copertura in amianto, in parte bonificati e in parte in attesa di intervento. Chi abita a ridosso dell’eternit, però, non è disposto ad aspettare tanto. Nel mezzo le richieste che ormai contraddistinguono gran parte della città su una maggiore presenza di parcheggi con particolare attenzione, stavolta, agli stalli per gli scooter, veicolo preferito dagli studenti delle tante scuole del rione. «Lo spazio dell’aeronautica - esordisce Mina Cecinato dal bancone del “Baby Bar” - è un’opportunità che va sfruttata a dovere. Sarebbe davvero bello consegnare una nuova zona per i bambini, magari con qualche gioco predisposto per i piccoli disabili: a Bolzano, infatti, non esistono molte strutture simili. Meglio ancora, comunque, sarebbe un progetto che prevedesse un parking interrato con superficie adibita a zona verde, ma con l’aumento di posteggi blu per le macchine e spazi per i motorini che, talvolta, sono davvero pericolosi per chi passeggia sul marciapiede di via Rovigo». Giuseppe Belvisi si accoda alla proposta per i bambini «che finalmente avrebbero uno spazio vicino a casa. Leviamo, però, al più presto l’amianto dai tetti delle case». L’eternit preoccupa anche Franco Godeas e Giuliana Carta: «Sappiamo che parte della bonifica è stata fatta nelle scorse settimane, ma per l’opera completa dovremmo aspettare un po’ di più. Non è bello, comunque, lasciare certi pericoli in una zona residenziale ad alta concentrazione abitativa. Sul terreno dell’aeronautica auspichiamo una velocizzazione delle procedure burocratiche e, una volta in mano all’ente pubblico, chiediamo vengano messe la cultura e la vivibilità al centro della progettazione. Bello pensare a un prato all’inglese curato con strutture che possano accogliere manifestazioni culturali e, perché no, la biblioteca che oggi è ospitata nella scuola primaria “Manzoni” e che con l’aumento degli iscritti rischia di non trovare più spazi adeguati». In un rione dove la popolazione anziana è particolarmente presente, comunque, il presidente della Circoscrizione Carlo Visigalli aveva ipotizzato la realizzazione di una mensa per anziani. «Andrebbe bene - riprendono Franco Gatti e Riccardo Prava - ma inviterei a trovare uno spazio anche per i cani. L’area predisposta nel passaggio tra via Rovigo e via Palermo ormai è obsoleta e inadeguata. Liberando quella porzione di strada, oltretutto, si potrebbero ricavare nuovi stalli per gli scooter degli studenti del vicino liceo scientifico». Terenzio Pelliciardi ed Elio Pevere tornano sulla spinosa questione dell’amianto. «Sono anni che gli uffici tecnici provinciali o comunali dovrebbero presentare alla popolazione una mappatura sulla presenza di eternit sul territorio. Non si è mai visto nulla di tutto ciò. Non solo, quando si decidono a dare avvio ai lavori di bonifica gravano interamente sui condomini, ma si tratta pur sempre di interventi per la salute pubblica. Le ditte specializzate ci sono, l’esigenza è impellente, come dimostrano le ultime bonifiche, ma la burocratizzazione degli interventi è macchinosa». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La lotta di Ale per un trapianto anti-leucemia


BOLZANO. Trasformare la propria sofferenza in un messaggio di speranza e solidarietà. E' quello che riesce a fare Emanuela Imprescia quando racconta la storia del figlio Alessandro, dieci anni e colpito da una leucemia che lo costringe a sperare in un trapianto di midollo osseo. Una situazione che chiama una famiglia a tirare fuori un coraggio da leoni per superare le difficoltà. «La terapia per contrastare la malattia - racconta Emanuela - ha abbassato i globuli bianchi nel sangue di Alessandro, esponendolo a qualsiasi tipo di contagio. Ho passato otto giorni con lui nel primo blocco di chemio a Padova, ma una volta rientrati a Bolzano mi reclamavano gli altri figli così, io e mio marito ci siamo divisi. Al momento Alessandro e il papà stanno a casa nostra, mentre io e gli altri due bambini dai miei genitori. Ora, un altro ciclo».
La storia di Alessandro, purtroppo, è quella di una ricaduta: già a quattro anni e mezzo, infatti, il piccolo ha subito due anni di chemio e radio con conseguente isolamento. «Credevamo di avere messo questa storia alle spalle, invece siamo ancora chiamati a lottare (da ieri Alessandro è ricoverato all'ospedale di Padova per un nuovo ciclo di chemioterapia, ndr). Purtroppo la cura si è dimostrata insufficiente, quindi ora bisogna riporre le speranze in un trapianto». E' qui che si innesca il meccanismo di solidarietà che Emanuela sta portando avanti per suo figlio, ma anche per tutti i malati che aspettano il colpo di fortuna di trovare un donatore compatibile. Non sempre, infatti, chi non è coinvolto conosce una pratica più complessa di come la si immagini. «Nessuno della nostra famiglia si è rivelato compatibile: della sorella piccola avevamo anche tenuto il cordone ombelicale per verificare. Niente. Ora ci rimettiamo al registro dei donatori di midollo osseo mentre io ho fatto la mia donazione ad un altro paziente non italiano». Un dono e un gesto di cui Emanuela, da insegnante, ha cercato di fare tesoro anche in classe. «Ho spiegato ai miei alunni cosa significhi abbracciare la solidarietà. Voglio che oltre all'aiuto per Alessandro tutto questo serva a costruire una nuova coscienza in questo campo della solidarietà. Per questo ho attivato un gruppo su facebook con 5.100 iscritti che si chiama "Polì Ale: un midollo per la vita". Qui raccontiamo tutto sulla donazione, come funziona e come fare per dare una mano a chi ne ha bisogno». Per diventare donatori si deve avere un'età tra i 18 e i 38 anni. «Basta rivolgersi al centro trasfusionale di riferimento sul territorio». Nei giorni scorsi, Alessandro ha ricevuto una telefonata inaspettata che gli ha riempito il cuore: dall'altra parte del ricevitore un altro Alessandro che di cognome fa Del Piero. «E' il suo idolo calcistico e ha inviato pure un video in cui lo saluta e gli mostra la maglia che ha spedito per posta. Un gesto straordinario che certifica il campione più di qualsiasi azione sul campo da gioco». Anche il mondo dello sport locale, comunque, si è attivato per Ale e al Palaonda è spuntato l'altro giorno uno striscione di incoraggiamento, mentre al PalaMazzali è stata esposta una sua gigantrofia che tornerà nei prossimi incontri di tre società di basket. Emanuela, come detto, ha deciso di promuovere la solidarietà delle donazioni e vista la sua esperienza diretta è certamente la più indicata per raccontare il sistema. «Prima di tutto avviene una tipizzazione attraverso un semplice prelievo di sangue. Si tratta di un'analisi genetica che, chiaramente, è funzionale a verificare l'eventuale compatibilità con altre persone. Le informazioni ricevute vengono riportare nel registro dei donatori e sono poi raffrontate con le tipizzazioni dei pazienti. Solo quando si trova un'effettiva corrispondenza, confermata poi da ulteriori verifiche, si passa alla fase della donazione vera e propria». Qui, molto spesso, si innesca la paura: «Vero. In realtà si tratta di un prelievo in anestesia totale che comporta qualche fastidio nei giorni successivi, ma limitato visto che il midollo di un organismo sano si rigenera molto in fretta. Trovare le compatibilità, comunque, è un fatto raro, quindi non può esistere precedenza di intervento». E' tra le pieghe di questi registri, comunque, che si nascondono le speranze per Alessandro. «Verrà cercato tra tutti quelli che sono iscritti come potenziali donatori italiani ed internazionali, così come nella banca del sangue cordonale». Ogni nome che si aggiunge rappresenta una speranza in più. La storia di Alessandro, purtroppo, è quella di una ricaduta: già a quattro anni e mezzo, infatti, il piccolo ha subito due anni di chemio e radio con conseguente isolamento. «Credevamo di avere messo questa storia alle spalle, invece siamo ancora chiamati a lottare. Purtroppo la cura si è dimostrata insufficiente, quindi ora bisogna riporre le speranze in un trapianto». E' qui che si innesca il meccanismo di solidarietà che Emanuela sta portando avanti per suo figlio, ma anche per tutti i malati che aspettano il colpo di fortuna di trovare un donatore compatibile. Non sempre, infatti, chi non è coinvolto conosce una pratica più complessa di come la si immagini. «Nessuno della nostra famiglia si è rivelato compatibile: della piccola sorella avevamo anche tenuto il cordone ombelicale per verificare. Niente. Ora ci rimettiamo al registro dei donatori di midollo osseo mentre io ho fatto la mia donazione a un altro paziente non italiano». Un dono e un gesto di cui Emanuela, da insegnante, ha cercato di fare tesoro anche in classe. «Ho spiegato ai mio alunni cosa significhi abbracciare la solidarietà. Voglio che oltre all'aiuto per Alessandro tutto questo serva a costruire una nuova coscienza in questo campo della solidarietà. Per questo ho attivato un gruppo su facebook con 5.100 iscritti che si chiama "Polì Ale: un midollo per la vita". Qui raccontiamo tutto sulla donazione, come funziona e come fare per dare una mano a chi ne ha bisogno». Nei giorni scorsi, però, Alessandro ha ricevuto una telefonata inaspettata che gli ha riempito il cuore: dall'altra parte del ricevitore un altro Alessandro che di cognome fa Del Piero. «E' il suo idolo calcistico e ha inviato pure un video in cui lo saluta e gli mostra la maglia che ha spedito per posta. Un gesto straordinario che certifica il campione più di qualsiasi azione sul campo da gioco». Anche il mondo dello sport locale, comunque, si è attivato per Ale e al Palaonda è spuntato l'altro giorno uno striscione di incoraggiamento, mentre al PalaMazzali è stata esposta una sua gigantrofia che tornerà nei prossimi incontri di tre società di basket. Emanuela, come detto, ha deciso di promuovere la solidarietà delle donazioni e vista la sua esperienza diretta è certamente la più indicata per raccontare il sistema. «Prima di tutto avviene una tipizzazione attraverso un semplice prelievo di sangue. Si tratta di un'analisi genetica che, chiaramente, è funzionale a verificare l'eventuale compatibilità con altre persone. Le informazioni ricevute vengono riportare nel registro dei donatori e sono poi raffrontate con le tipizzazioni dei pazienti. Solo quando si trova un'effettiva corrispondenza, confermata poi da ulteriori verifiche, si passa alla fase della donazione vera e propria». Qui, molto spesso, si innesca la paura: «Vero. In realtà si tratta di un prelievo in anestesia totale che comporta qualche fastidio nei giorni successivi, ma limitato visto che il midollo di un organismo sano si rigenera molto in fretta. Trovare le compatibilità, comunque, è un fatto raro, quindi non può esistere precedenza di intervento». E' tra le pieghe di questi registri, comunque, che si nascondono le speranze per Alessandro. «Verrà cercato tra tutti quelli che sono iscritti come potenziali donatori italiani ed internazionali, così come nella banca del sangue cordonale». Ogni nome che si aggiunge rappresenta una speranza in più.
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martedì 23 novembre 2010

Diffusa la violenza familiare


BOLZANO. Le violenze eclatanti colpiscono l’immaginario comune, scuotono sull’onda della cronaca e muovono sentimenti come indignazione, sdegno e rifiuto. La reazione sociale è evidente e immediata, ma esistono delle violenze che corrodono lentamente, senza far rumore, colpendo in particolare i più deboli come i bambini. Nel lessico specifico si chiama “violenza familiare assistita”, ma in termini molto più concreti include tutte le sopraffazioni che vengono perpetrate in famiglia tra marito e moglie e colpiscono, indirettamente, anche i bambini con effetti devastanti sul loro sviluppo psicologico. Un fenomeno, purtroppo, diffuso anche nella nostra provincia contro cui combattono le operatrici della Casa delle Donne Alto Adige. In occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, ieri, sono stater proprio a loro a voler portare all’attenzione di tutti questa forma di violenza che l’Oms descrive come fisica, ma anche verbale, psicologica, sessuale o economica compiuta su figure di riferimento per il bambino. «Anche nella nostra provincia - spiegano - questo genere di violenza è molto diffusa». (a.c.)

Strudel, vini e fantasia così la cucina sudtirolese è protagonista alla Fiera


Alto Adige — 21 novembre 2010 pagina 36 sezione: AGENDA

BOLZANO. La cucina altoatesina si apre al mondo e individua la strada migliore per far breccia nell’elite internazionale: coniugare la ricca tradizione con le novità. Lo strudel, per esempio, è certamente buono così com’è, seguendo una consuetudine centenaria, ma nulla vieta che si possa modernizzare con nuove forme. Lo stesso dicasi per i canederli, prodotto piuttosto versatile, o per il taglio dello speck. I turisti e gli altoatesini, insomma, da una parte sembrano apprezzare le ricette territoriali, ma si fanno facilmente stuzzicare dalle innovazioni tra i fornelli. Questo, dunque, il leitmotiv della 39esima assemblea generale dell’Unione Cuochi Sudtirolesi che si è tenuta ieri presso l’area convegni dell’hotel Sheraton nella cornice della Fiera d’Autunno. Un’occasione che ha permesso di applaudire i migliori apprendisti dell’anno, così come gli esercizi d’addestramento professionale e i nuovi Maestri di cucina provinciali insigniti di diploma e collare. L’evento, però, permette anche di tastare con mano umori e prospettive del mondo culinario altoatesino. Konrath Gartner, chef della scuola alberghiera di Brunico, è il primo a rompere il ghiaccio: «Se oggi i nostri ristoranti godono di ottima salute lo devono alla costante attenzione che viene posta alla territorialità e all’autenticità dei prodotti. Le competenze di un cuoco di ottimo livello, infatti, si verificano anche nella sua capacità di scegliere e reperire la materia prima, non solo per come la combina ai fornelli. È come voi giornalisti - scherza - dove potete essere bravi quanto volete a scrivere, ma se non avete le notizie buone c’è poco da fare». Nei piatti, però, è necessaria anche una buona dose di inventiva e fantasia. «Senza dubbio - riprende Reinhard Steger, cerimoniere dell’assemblea - e in questo i cuochi altoatesini sono proprio capaci. Non è un caso che gli osservatori internazionali si siano espressi favorevolmente verso il nostro territorio, Sappiamo di poter contare su ottimi vini, splendido pane, prodotti che ci invidiano dappertutto, ma poi dobbiamo essere bravi a valorizzare tutto questo». Le speranze, logicamente, si concentrano anche verso le nuove generazioni e ottimo esempio ne è il giovane Lorenz Pertoll, premiato. Marianna Forer mette sul piatto dell’innovazione «anche speck e crauti, coniugabili in molteplici forme». Chiude con uno sguardo oltreconfine Joseph Farkhauser: «Siamo contenti di essere riconosciuti da nazioni dalla cucina importante come Austria e Germania». Dimenticato, forse, un Paese dove la forchetta non è certo orpello secondario: l’Italia. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

I residenti di via Manci «Incroci pericolosi il Comune intervenga»


Alto Adige — 21 novembre 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

BOLZANO. Prima il parcheggio decurtato dai lavori per la nuova asfaltatura, ora il traffico e un incrocio giudicato pericoloso dai residenti: muoversi in auto tra via Manci, via Longon e via Combattenti diventa sempre più complesso e difficoltoso. La chiusura di via Combattenti, per ora, ha posticipato la questione, ma l’intersezione della strada con via Manci viene definita, senza esitazione, come «tra le più pericolose di tutta la città», da chi abita nei condomini che si affacciano sulla via. Lo stop d’immissione, infatti, sbuca direttamente nella carreggiata e costringe gli automobilisti a spingere il muso della macchina in avanti per liberarsi la visuale dalle auto in sosta: un’operazione ad alto rischio incidente. Contromosse? Installare degli specchi che permettano di verificare il libero accesso senza sporgersi oppure, più radicalmente, l’inversione del senso di marcia che porterebbe benefici anche durante i giorni di mercato. A margine degli appunti sulla pericolosità dell’incrocio spuntano inevitabili le criticità “storiche” della zona legate ai pochi stalli per residenti e alle code di traffico nelle ore di punta. Il primo a segnalare il problema con una e-mail al nostro giornale ( quartieri@altoadige.it ) è Piero Montecchio, titolare della nota e omonima agenzia immobiliare che si occupa proprio della vendita degli alloggi in via Combattenti. «Si tratta di un incrocio troppo pericoloso, in particolare quando si transita in concomitanza con l’orario di uscita delle scuole. I ragazzi in scooter non si aspettano il muso delle automobili a sbarrare loro improvvisamente la strada. Troppo spesso, inoltre, il transito avviene a velocità sostenuta. Una soluzione ci sarebbe: invertire il senso di marcia garantendo così l’uscita sulla più tranquilla via Longon, oltretutto a senso unico per il primo tratto, e permettendo ai residenti di transitare nei giorni di mercato senza disturbare sempre le bancarelle. Il tutto, per di più, sarebbe a costo molto limitato perché si tratterebbe solo di invertire i cartelli e la segnaletica». La questione è stata sottoposta anche alla circoscrizione che ha fatto pervenire ai residenti una risposta a dir poco interlocutoria. «Il senso della strada - si legge nel documento a firma del direttore dell’Ufficio Mobilità - è così fin dal 1979. Non esistono segnalazioni da parte della polizia municipale che giustifichino l’intervento». «Quando si tratta di fare un’operazione simile in via Castel Roncolo però - ribatte Montecchio - non aspettano di certo l’invito dei vigili». Lucio Buccella conferma il problema: «Bisogna stare attenti a rispettare bene lo stop. Il vero cruccio per tutti noi, però, rimane sempre e comunque il parcheggio. Oggi ho girato per sei chilometri prima di avere la fortuna di trovare un posto libero». Riccardo Cristofoletti è d’accordo con l’idea di invertire il senso di marcia. «Sarebbe una misura azzeccata e non danneggia nessuno. I residenti, comunque, vanno tutelati di più, in tutti i sensi: non è possibile, per esempio, pagare 250 euro per un bollino giallo di servizio e poi non trovare nemmeno un posto...». Milvia Borghesi della sartoria “MB”: «I clienti si lamentano tutti, per la cronica mancanza di parcheggi e le code continue». Critico anche Carlo Irsara: «Traffico alllucinante nelle ore di punta». Silvana Masocco, invece, torna sull’incrocio discusso: «Per venire in questa zona è meglio optare per la bicicletta o i mezzi alternativi». Maria Teresa Rivalento propone la soluzione degli specchi «che potrebbero facilitare la visuale degli automobilisti senza troppo stravolgimenti». Stessa posizione per Armando Svaldi: «Credo possa rappresentare un buon espediente. L’inversione del senso di marcia, invece, mi sembra più complessa». Anna Cristoph chiude con una riflessione: «In effetti durante l’orario scolastico si può creare una situazione di rischio potenziale. E’ un peccato, però, che un rione così tranquillo e vivibile dal punto di vista sociale debba soffrire di queste criticità continue legate al traffico». (a.c.)

I ragazzi del De Medici alla Provincia: fondamentale salvare l indirizzo sociale


Alto Adige — 18 novembre 2010 pagina 15 sezione: CRONACA

BOLZANO. Striscioni alla mano, musica, slogan, sorrisi, ma anche tanta voglia di spiegare perché hanno deciso di scendere ancora una volta in piazza. Gli studenti, dunque, puntano il dito contro i finanziamenti alle scuole private, la soppressione di alcuni indirizzi nelle scuole provinciali e i tagli portati dalla riforma targata Gelmini. «È scandaloso - spiega Claudia Danti del liceo scientifico Torricelli - un sistema che favorisce le scuole private. Non possiamo accettarlo né a livello provinciale né su scala nazionale». Torna sul tema Simone Benatti: «I numeri provinciali sono impietosi e descrivono un finanziamento di 1,2 milioni ai privati e solo 300mila al pubblico». Dennis Gazzignato frequenta la scuola alberghiera a Merano e critica in particolare “il passaggio dalle ore di 50 minuti a quelle di 60 che provoca, mantenendo lo stesso orario effettivo settimanale, una diminuzione di 6 lezioni: una cifra importante”. Forte anche la presa di posizione dell’Istituto De’ Medici, presente in forze. «L’indirizzo sociale attuale - spiega Luca Scomparin - è per noi fondamentale perché ci offre un percorso fortemente professionalizzante. È nostra intenzione mantenerlo tale senza spezzare, come sembra nelle intenzioni provinciali, il segmento economico tra noi e il Pascoli». Davide Bertacchi, dal canto suo, critica “l’imposizione di un percorso quinquennale fisso per le professionali che impedisce, di fatto, la scelta di un periodo più corto per chi vuole andare a lavorare prima”. «Gli studenti del De’ Medici, comunque, sono rimasti amareggiati anche dal trattamento che ci hanno riservato al Pascoli nella discussione sull’indirizzo socio-economico: ci siamo sentiti considerati come una scuola di serie B». «Con questo meccanismo - sostengono Veronica Bonarrigo, Alessia Martinelli, Vanessa Mader e Silvia Ronggador - stanno riducendo le possibilità di scelta con una distribuzione territoriale degli indirizzi pessima». Diverse, comunque, anche le reazioni a manifestazione conclusa. Guido Margheri (Sel) ha espresso la propria solidarietà ai manifestanti “che giustamente criticano una riforma incentrata solo sui tagli economici e su una logica di risparmio”. Critica l’associazione Alternativa studentesca: «Siamo contrari alla manifestazione - spiega il presidente provinciale Alessandro Bertoldi - perché non si può criticare una riforma che ha il pregio di razionalizzare il mondo scolastico e di semplificarne gli indirizzi. I numeri, comunque, fotografano un flop dell’iniziativa che, oltretutto, vista la presenza di Margheri, la diffusione di canzoni come “Bella Ciao” e i veti imposti dalla Cgil è stata politicizzata. Gli studenti hanno voluto, insieme al sindacato, sfruttare il momento di crisi del governo per dare una spallata politica». L’attacco al sindacato viene riproposto anche da Mirko Gasperi del Blocco Studentesco: «Abbiamo tentato di costruire con gli Studenti Consapevoli una forma di protesta che potesse essere condivisa come successo altre volte, ma da Roma e dai vertici della Cgil è arrivato il veto su una nostra presenza alla loro manifestazione. Ammettiamo, pur non condividendo la linea del governo, che la Gelmini ha avuto il pregio di ascoltare le associazioni studentesche e siamo disgustati dai diktat che piovono da Roma». A rintuzzare gli attacchi, però, interviene Lorenzo Vianini, coordinatore degli Studenti Consapevoli. «Le critiche di politicizzazione sono solo un pretesto per screditarci. La data è stata fissata da più di un mese, quindi la contemporanea debolezza del governo non era preventivabile. Gli studenti della Lub, invece, ci hanno deluso ancora una volta con il loro menefreghismo». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Spesa: il verde mantiene giovani


Alto Adige — 18 novembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. Verde il colore delle piante, ma verde è anche la tonalità di molti frutti che finiscono sulle nostre tavole e nelle cassette al supermercato. E, in effetti, il verde è anche il colore dei nostri bollini (oggi siamo al 70 su 80) che, raccolti, permettono di vincere la spesa gratis per un anno, sei mesi o un mese. E così oggi prendiamo il verde come fil-rouge (scusate il gioco di parole) per la spesa. Anche perché si tratta di un colore che può essere un prezioso regalo per il vostro organismo con la salute pronta a ringraziare le vostre scelte nel carrello. Vediamo perché. Uva, kiwi, zucchine, spinaci, cetriolo, broccoli o lattuga: la lista di ortaggi verdi è sterminata, ma ad accomunarli tutti c’è un’elevata concentrazione di carotenoidi e clorofilla (la vera responsabile della resa cromatica) che sono dei perfetti antiossidanti per il corpo umano. È ampiamente dimostrato che questi due elementi hanno un’azione protettiva contro le patologie coronariche e prevengono moltissime forme di tumore. I carotenoidi proteggono dall’invecchiamento e sono responsabili dello sviluppo delle cellule epiteliali e della visione. Da un punto di vista minerale questi ortaggi sono tutti caratterizzati dalla presenza di magnesio, protagonista nel metabolismo degli zuccheri e delle proteine regolando la trasmissione dell’impulso nervoso e la pressione all’interno dei vasi sanguigni. Il gruppo di alimenti verdi, per di più, rappresenta una riserva aurea di acido folico e folati, sostanze che prevengono l’arteriosclerosi e sono molto importanti per le donne in gravidanza in quanto riducono, nel feto, il rischio di avere un’incompleta chiusura del canale vertebrale. Alto contenuto di vitamina C, inoltre, si riscontra nei broccoli, nei kiwi, negli spinaci e nel prezzemolo. Non è un caso che gli antichi romani usassero proprio i broccoli per curare diverse malattie, ma anche come antipasto dei banchetti sfruttando la loro qualità nel facilitare l’assorbimento nel corpo delle proprietà nutritive. Tra le patologie curabili con una sostanziosa dose di frutta e verdura verde, comunque, figurano anche la gastrite, i problemi al colon, l’ulcera e l’alito cattivo. La vitamina A contenuta in molti di loro, infine, permette di salvaguardare al meglio l’apparato visivo. (a.c.)

Il rettore: «Medicina facoltà unica per Bolzano Trento e Innsbruck»


BOLZANO. «C'è un gruppo di lavoro che studia da tempo modalità e idee per rendere sostenibile il progetto di una facoltà di Medicina dell'Euregio». Walter Lorenz, rettore della Libera Università di Bolzano, parla dei nuovi ambiziosi progetti della Lub. L'attenzione del rettore è indirizzata innanzitutto alla cura di quanto viene già offerto dalla Libera università di Bolzano, ma anche a nuovi percorsi che però, per essere economicamente sostenibili, devono per forza coinvolgere l'intero Euregio. La voce è pacata, l'atteggiamento come al solito tranquillo e conciliante, ma il messaggio di Lorenz è chiaro: «Seguo con interesse il dibattito avviato dal vostro giornale sull'Università - sottolinea il rettore -, ma prima di ogni novità devo pensare a difendere i corsi che abbiamo in essere. Ovviamente tutto questo vale anche per i progetti relativi alla facoltà di Medicina e Ingegneria». Il mondo economico e quello sanitario, però, spingono decisamente per l'attivazione di due percorsi di studio che potrebbero portare nuova linfa al mercato del lavoro altoatesino. L'Università è disposta a seguirne l'onda d'entusiasmo? «Certo, ma a condizioni ben precise e mi riferisco in particolare a Medicina. Per realizzare un corso economicamente importante non si può pensare di basarsi unicamente sulle forze dell'ateneo provinciale». Spazio, quindi, alle collaborazioni con Innsbruck e Trento. «Logico. È l'unica strada per attivare la facoltà. Esiste, però, un gruppo di lavoro che studia da tempo modalità e idee per rendere sostenibile quest'idea. Non basta la necessità di formare medici all'interno dei nostri confini, ma è necessario fornire delle basi solide su cui intervenire. In quest'ottica la collaborazione con l'Euregio non è solo una bella possibilità di arricchimento culturale, ma anche e soprattutto presupposto imprescindibile. La politica, comunque, ci darà le risposte che cerchiamo. Non è però questa il mia prima preoccupazione». Quale, allora, la priorità? «La difesa dei corsi già attivi. Bene, in questo senso, il discorso fatto dal presidente Bergmeister. Un ateneo giovane non può pensare di lasciare in secondo piano la valorizzazione delle facoltà che possiede, altrimenti perdiamo di vista l'obiettivo di fortificarci nel tempo. La valutazione dell'interesse su ogni singolo corso va proprio nella direzione di un miglioramento globale della nostra offerta». Si punta molto sul trilinguismo e le effettive competenze linguistiche... «Qui va fatto un distinguo importante che implica anche un salto culturale. Dobbiamo tutti cominciare a pensare il trilinguismo della Lub come la vera e propria forza didattica dell'ateneo bolzanino e non solo come una conseguenza di trovarci all'interno di un territorio plurilingue. Sostanzialmente si tratta di un ribaltamento gerarchico delle due considerazioni, portando al centro quelle che sono competenze decisive nel mondo del lavoro di oggi: in questo modo la particolarità della nostra terra diventerebbe un surplus e non certo la causa di questo orientamento didattico. Non sono piccolezze e la maggiore preparazione va certamente in questa direzione. Teniamo presente, inoltre, che le riforme nazionali puntano su un sistema che, secondo parametri, classifichi in modo preciso le varie potenzialità degli atenei: contare su un livello linguistico eccellente permetterebbe alla Lub di guadagnare senz'altro un maggiore prestigio nel panorama accademico italiano». Si parla, infine, di introdurre l'etica in ogni corso, ma è veramente una mancanza? «Da uomo che arriva dalle scienze sociali non posso di certo dichiararmi contrario a una maggiore attenzione posta all'etica. Ciò non toglie, comunque, che il tema sia già molto presente nei diversi corsi, anche perché l'etica riguarda moltissimi ambiti. Lo stesso metodo scientifico, con la ricerca della verità, può essere considerato un atteggiamento etico. Studieremo attentamente la situazione».
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Maxiresidence, Gries vuole il compromesso «Sì, ma con garanzie»


BOLZANO. I condomini di piazza Gries si possono realizzare purchè non siano delle esagerazioni e non finiscano per gravare in modo troppo pesante su una viabilità già in sofferenza. Insomma, c'è disposizione al compromesso, in generale, tra i residenti e i lavoratori della piazza coinvolti dal progetto che prevede un maxi residence da 100 appartamenti al posto della storica cantina del rione. Un progetto al centro di feroci polemiche anche in Comune. «Il bisogno di appartamenti in città mi sembra evidente - esordisce Isabella Loro - quindi non vedo perché mettersi di traverso a tutti i costi quando si trovano delle aree utilizzabili. E' più saggio mettere dei paletti come il mantenimento delle cubature entro limiti sopportabili senza voler esagerare. Con questi presupposti escludo che la maggioranza comunale possa incontrare tante resistenze». Martha Heidenberger, invece, invita a tenere conto del problema del traffico «che già adesso è molto critico lungo certe arterie come via Vittorio Veneto o a San Maurizio. Inserire 100 famiglie e altrettante auto in un contesto simile è un'operazione molto delicata». Laura Agnoletto ed Emanuela Follador richiamano le regole. «Se gli edifici rispettano la normativa e non eccedono si possono realizzare. Chiaro che non si possono accettare deroghe o strappi alla regola perché comunque ci troviamo in una piazza simbolica e importante per tutta la città. Molto meglio, comunque, ospitare costruzioni accettabili in questo rione piuttosto che creare dal nulla nuove zone d'espansione prive dei servizi basilari. Particolarmente delicato, inoltre, sarà il tasto della viabilità perché sarà necessario prospettare delle soluzioni con i nuovi arrivi». Ionida Bilka e Silvana Lamcia rispondono dal salone "Erich". «E' chiaro che più movimento favorisce un'attività commerciale, ma noi sentiamo molti clienti lamentarsi delle code o dei parcheggi: necessario trovare una soluzione che non li penalizzi ulteriormente». Heidi Schrott è convinta sostenitrice del partito del compromesso «che va cercato e trovato. Si può anche ipotizzare edifici meno impattanti e che riescano a omologarsi bene con quella che è l'architettura, l'urbanistica e la storia di questa piazza. Non credo, comunque, che il terreno della cantina sia così esposto da giustificare l'allarmismo di alcuni vicini». Lapidario il commento di Hermann Springer: «Per me si può realizzare tranquillamente», mentre gli amici Kuno Zatelli e Joseph Oberrauch vanno più cauti su una struttura «che potrebbe aggravare la mancanza di posteggi e la quantità di traffico che già insiste su queste strade». Ulrike Knoll, dal canto suo, si unisce al coro dei nettamente contrari: «Non se ne parla. Non ce n'è bisogno e peggiorerebbe la situazione del rione. Ne risentirebbero il traffico, ma anche l'estetica della piazza, così come le case vicine rischierebbero un deprezzamento per la mostruosità del condominio. Bisogna fermarlo». Della stessa linea di pensiero, infine, è Frida Untesteiner del caffè "Gries": «L'impatto di una simile costruzione sarebbe troppo penalizzante, speriamo proprio che non vada in porto un progetto così faraonico dove i riflessi negativi sono molto più di quelli positivi».
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Bolzano: aperto il Burger King, pro e contro


BOLZANO. Giù il velo da Burger King, il fast food bolzanino che si è presentato per il primo giorno di attività. Arredo curato, architettura a vista e spazi moderni fanno del ristorante di piazza Domenicani un fiore all'occhiello per la catena di hamburger che celebra il suo 65esimo locale in Italia sbarcando in un centro storico dove per lungo tempo si è sentita la mancanza dello storico McDonald's in piazza Walther. Dalle parole che arrivano dai quadri dirigenziali della catena, comunque, l'Alto Adige conoscerà presto altre aperture di Burger King. L'inaugurazione di ieri è stata all'insegna della sobrietà: niente show né discorsi ufficiali, pochi svolazzi e il minimo sindacale della coreografia affidata alle tante coroncine messe in testa ai primi clienti o disseminate tra i tavoli. Nessun responsabile cita "Mc Donald's" in modo evidente, preferendo un più sottile "la concorrenza", ma che la sfida sia apertamente lanciata lo si coglie in modo evidente. Persino tra le impiegate alle casse è facile scorgere qualche volto impegnato, fino a qualche settimana fa, nel fast food di via Buozzi.
A fare da padroni di casa troviamo Nicola e Simone Dell'Osso: «Siamo soddisfatti dell'entusiasmo con cui siamo stati accolti perché per la nostra famiglia si tratta di un investimento importante. Abbiamo cercato di realizzare un ristorante che si distinguesse dal classico prototipo del fast food e si potesse calare nel conteso del Centro storico. Le scelte architettoniche o di arredo, quindi, sono state ben ponderate e sono idee di uno studio milanese». Ora comincia l'avventura commerciale vera e propria: quali sono gli assi nella manica? «Sicuramente la cura della qualità e le porzioni, migliori della concorrenza. Noi, oltretutto, possiamo contare sulla forza del marchio "Burger King" in Germania e Austria, dove è leader del settore. Possiamo, perciò, rivolgerci tranquillamente ai tanti turisti che arrivano da questi paesi». A confermare la forza della catena nel mondo tedesco è Julio Olave, general manager di "Bk Spagna" con delega per l'Italia e Malta. «Bolzano è una piazza per noi molto interessante e rappresenta un ottimo avamposto per il mercato italiano che intendiamo conquistare poco a poco. L'influenza del turismo tedesco ha inciso: in Germania contiamo 625 ristoranti, evidente che teniamo in alta considerazione gli spostamenti di queste persone. Sappiamo, inoltre, che nella vostra città anche la concorrenza funziona molto bene, quindi la domanda è presente. Non appena ingranerà bene in piazza Domenicani, comunque, siamo pronti ad aprire nuovi fast food in Alto Adige». Dietro le casse troviamo Miriam Arcieri, Valentina Ravarotto, Cristiana Arcieri e Tabata Favani: «Siamo emozionate per questo primo giorno. È da un po' di tempo che cerchiamo di prendere confidenza con la cucina, le casse e il sistema, ma da oggi si comincia a fare sul serio». Il primo a varcare la porta e staccare lo scontrino numero uno è Patrick Pritz, studente della Lub: «Ero curioso - racconta sorridendo - così sono venuto e mi sono preso un whopper (un panino), patatine e bibita. Il più classico dei menù. Avevano detto che me lo avrebbero offerto per festeggiare, invece poi me l'hanno fatto pagare». I ragazzi dell'ateneo hanno affollato la sala fin dal primo giorno. «Certo - rispondono Julian Von Payr e Matteo Cau - l'offerta che troviamo qui non è certamente uguale a quella della mensa. Non solo, l'intero fast food sembra fatto molto bene e curato nei dettagli. Una novità che ci lascia soddisfatti». Meno contenti i residenti, che avevano creato anche un comitato e lanciato una raccolta firme per protestare contro l'apertura del fast food.

Oltre 500 studenti in corteo: «No ai finanziamenti per le scuole private»


BOLZANO. «Troppi milioni alle scuole private, finiremo a sbucciar patate». È lo striscione più grande a sintetizzare la protesta degli studenti che hanno partecipato ieri alla manifestazione contro la riforma Gelmini e le sue applicazioni provinciali. L'attacco è indirizzato ai 260 milioni previsti dalla Finanziaria del governo a sostegno degli istituti privati. «Qui, da noi, il sostegno alle paritarie è rimasto inalterato», precisa l'assessore provinciale Christian Tommasini. Nel mezzo di musica, striscioni, fischietti e quant'altro, inoltre, si registra il deciso strappo con gli studenti universitari, apostrofati come "conigli". Il biscione che ha tagliato rumorosamente il centro della città, si è fatto forte dell'adesione di diverse centinaia di ragazzi, con il solito balletto delle cifre che si alterna tra i 500 contati dalla Digos e gli 800 dichiarati dagli organizzatori della Rete degli Studenti medi e di Studenti Consapevoli. Più di un terzo, comunque, gli studenti di lingua tedesca, particolarmente infastiditi da alcune scelte locali, mentre a farla da padrone sono i due licei cittadini Carducci e Torricelli. Da segnalare anche una nutrita rappresentanza dell'Ipsct De' Medici pronta a mostrare i denti per salvare i propri indirizzi sociali. Non sono mancate nemmeno le note critiche delle associazioni studentesche di destra come Alternativa Studentesca e Blocco Studentesco. Il drappello riunitosi di primo mattino in piazza Mazzini, comunque, ha innalzato una serie di striscioni. "Tagli all'istruzione: epic fail", "+crisi +ignoranza, ma ai politici +panza" e "mehr Bildung mit weniger Geld=mehr Brot mit weniger Mehl" (più formazione con meno soldi è come più pane con meno farina) i più significativi. L'organizzazione del corteo è di quelle puntuali: servizio d'ordine per sgombrare i marciapiedi e mantenere il gruppo compatto identificato da una fascia al braccio con una "S" rossa, furgoncino in testa guidato dagli stessi studenti con tanto di altoparlanti pronti a diffondere evergreen delle manifestazioni come "Bella Ciao", servizio di pulizia alla fine e coordinamento generale tramite radioline. Piccola nota di colore: le vuvuzela. Retaggio degli ultimi mondiali di calcio e strumento affidabilissimo quando si vuol farsi sentire. Tra le polemiche e gli slogan contro la Gelmini, però, si registrano due piccoli fuoriprogramma. Da una parte il saluto entusiasta alle scuole medie lungo via Leonardo Da Vinci, dall'altra le parole di fuoco lanciate dal microfono verso gli universitari. Proprio sotto l'ateneo, infatti, il corteo si è fermato per invitare i colleghi più grandi a unirsi alla manifestazione. La novità, però, sta nella risposta stizzita alla mancata adesione. «Conigli - si sente al microfono - forse non scendono con noi solo per paura». Dopo un breve conciliabolo, però, parte il secondo attacco: «Ci hanno risposto che non vengono - di nuovo gli organizzatori al resto dei manifestanti - perché sono tedeschi o francesi e non sono interessati alle riforme italiane. I fatti, però, dicono che stanno studiando nel nostro Paese quindi si tratta di menefreghismo».
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