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mercoledì 29 dicembre 2010

I residenti di Druso 2: «Aspettiamo la ciclabile più negozi e la farmacia»


di Alan Conti
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BOLZANO. Braccia larghe e sorriso amaro. E' questa la reazione più comune tra gli abitanti che, da via Capri e via Positano passando per via Mendola e via della Vigna, costeggiano il perimetro del cuneo verde aggredito da villette e nuove case di recente costruzione. Negli ultimi anni questa zona che ingloba anche Druso 2 è esplosa. Centinaia le nuove famiglie arrivate. A provocare fastidio è lo stridere evidente tra la velocità con cui spuntano edifici in spazi teoricamente tutelati e la lentezza che caratterizza interventi da anni invocati dai residenti. Aggredire la campagna con 40 metri cubi figli di deroghe e redditi economicamente pesanti, insomma, è molto più facile che creare una pista ciclabile che costeggi viale Druso o aprire una farmacia. L'amarezza, dunque, è figlia legittima della differenza tra le esigenze soddisfatte di pochi privilegiati e quelle inevase dei tanti abitanti. La prima a prendere la parola è Carmen Azzolini, unica rappresentante del commercio nel tratto finale di via Capri con il suo "Non solo tende". «Un'attività laboratoriale come la mia può trovare in questa zona un'ottima collocazione dal punto di vista della tranquillità, però ci sono dei difetti da correggere. Prima di tutto il passaggio di pedoni è praticamente inesistente e riguarda unicamente i residenti dei condomini qui vicino. Non solo, il senso unico della strada troppo spesso non viene rispettato da biciclette, scooter e auto. Ho comunicato più volte questo pericolo alla polizia municipale che continua a rispondermi che finchè non colgono qualcuno sul fatto non possono mettere un atto particolari contromisure. Considerando la velocità con cui transitano alcune macchine, comunque, bisogna stare molto attenti che non ci scappi l'incidente per l'insolenza di qualcuno. Un cane è stato investito pochi giorni fa». Emanuela Marchica chiede più servizi: «Si parla tanto di zona residenziale, ma mancano molte attività importanti per dare questa definizione. Non basta accumulare diversi condomini per garantire la buona riuscita del progetto residenziale. Come mai, per esempio, bisogna percorrere i chilometri per raggiungere una farmacia a piedi? L'altro giorno, infatti, una mia vicina è stata male e nessuno riusciva a capire quale fosse la più vicina per andare a prendere delle medicine specifiche. Assurdo. Forse se un farmacista ricco chiedesse di aprire una rivendita nel cuneo verde le deroghe arriverebbero con uno schiocco di dita...». Torna sull'aggressione del verde anche Rocco Gutti: «Pratica scandalosa che come al solito favorisce chi non ha bisogno di privilegi. Certo - aggiunge con una buona dose di ironia - sappiamo tutti che le villette nel cuneo verde sono molto più importanti della ciclabile lungo viale Druso che chiedono i proletari dei condomini». Marco Zorzi, al contrario, è meno caustico. «Negozi e servizi, in fondo, sono facilmente raggiungibili nella zona di via Palermo. Non possiamo pretendere di avere proprio tutto sotto il portone di casa». Angela Fodero, dal canto suo, porta esempi concreti. «In via della Mendola, all'immissione in viale Druso, c'è un vecchio rudere contornato da teli verdi che impedisce la visuale a biciclette o scooter in uscita: si potrebbe installare uno specchio di sicurezza. Non solo, nella zona mancano completamente delle aree cani decenti, non come quella realizzata all'incrocio tra viale Druso e via Sorrento». Chiudono il giro di opinioni i coniugi Bianca e Mario Zorzi: «Negli anni in via Capri - sottolineano con amarezza - sono spariti moltissimi negozi di vicinato. La latteria, per esempio, è stata costretta a chiudere fagocitata dalla grande distribuzione dei supermercati. Il tutto, paradossalmente, mentre è aumentata la popolazione con i nuovi edifici costruiti negli ultimi anni. Vero, infine, che il senso unico non viene rispettato da moltissimi automobilisti e ragazzi in motorino: troppo pericoloso per non intervenire».
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lunedì 27 dicembre 2010

Bolzano, il traffico soffoca Via Resia: «Le auto di Casanova passano tutte da qui»


BOLZANO. A Casanova si brinda alla consegna dei primi 81 alloggi Ipes alle famiglie che durante le vacanze di Natale potranno cominciare il trasloco in tutta calma. Umore alto, quindi, dalle parti di via Rasmo e via Emeri, ma qualche mugugno comincia ad alzarsi abbastanza consistente poco più in là, ovvero lungo la trafficata via Resia. Se le previsioni dell'Ipes di consegnare entro la fine del 2011 ben 450 appartamenti saranno rispettate, ecco che fin dalla riapertura delle scuole potrebbe tornare di prepotente attualità une vecchia piaga dell'arteria principale di Don Bosco: il traffico esagerato. Già oggi, denunciano residenti e commercianti, nelle ore di punta ci si mette tre quarti d'ora a percorrere pochi semafori: con qualche centinaio di vetture in più non è difficile ipotizzare un peggioramento. Le soluzioni ci sarebbero, ma appartengono ancora tutte al campo delle possibilità e vanno dalla strada parallela alla creazione di una stazione per i treni. Nell'immediato, però, nulla si muove e c'è chi butta sul tavolo il tema dei parcheggi: anche via Resia, infatti, è convinta di pagare il prezzo dell'allegra sproporzione tra il numero di stalli realizzati a Casanova e l'effettivo fabbisogno. «Il traffico - ammette Andrea Cassol della fumetteria "Asgard" - è sempre lo stesso. Quello che davvero preoccupa è la situazione dei parcheggi visto che tutti i clienti che vengono in macchina se ne lamentano. Fortunatamente noi possiamo contare su uno zoccolo duro di ragazzi che utilizzano i mezzi pubblici». E' molto risentito, invece, Franco Risatti della gelateria "Dani": «Quello che veramente penalizza le attività commerciali, infatti, è la poca flessibilità di alcuni vigili urbani nell'elevare sanzioni alla minima infrazione. Mi ha particolarmente amareggiato, infatti, la multa rifilata a un mio cliente che, con me testimone, ha accostato quei pochissimi minuti utili a ritirare la vaschetta di gelato. Ora, se parliamo di sostegno e aiuto ai negozi dei quartieri non è tagliando le gambe alla clientela che si possono trasformare i proponimenti in realtà». Annalisa Barbi dal suo negozio di fiori e piante scuote la testa: «Mi chiedo ogni giorno di più come sia possibile realizzare centri residenziali di simili proporzioni senza neppure avere un'idea di come smaltire il traffico o prevedere le conseguenze per le strade limitrofe. Manca completamente una progettazione urbanistica sensata. Il risultato è che si esaspera il caos e si impedisce pure la più semplice delle soste per recuperare un prodotto prenotato. Degli errori in sede di pianificazione, insomma, paghiamo direttamente noi cittadini. Per tamponare un poco le proprie mancanze il Comune potrebbe chiudere un occhio con i clienti che si fermano per soste lampo, invece vige l'inflessibilità». Natalina Marchetto è la titolare di "Usato Mania", direttamente affacciata su una delle uscite di Casanova lungo via Resia «e tutte le mattine è un disastro. La coda è infinita perché l'intero rione si riversa su quelli che sono raccordi insufficienti. Adesso, oltretutto, la situazione non può che peggiorare con i nuovi arrivi. In caso di neve o pioggia, poi, è bene mettersi il cuore in pace perché almeno un'ora per percorrere l'intera via Resia ci vuole tutta». «Un giorno - le fa eco Patrizia Campagnola della latteria "Tammerle" - ho impiegato 70 minuti per spostarmi di pochi metri. La mattina si blocca tutto completamente e ora da Casanova arriverà ancora più gente: per fortuna che potevamo contare sulle intuizioni di grandissimi progettisti e urbanisti. A tutto questo aggiungiamo la penuria di parcheggio e l'impossibilità di effettuare un semplicissimo carico e scarico e avremo alcune risposte a chi ci chiede i motivi della crisi del commercio di vicinato». Chiude Ferruccio Bidarolli: «Bisognava valutare bene il piano urbanistico e prevedere fin da subito una strada parallela per il nuovo rione, invece hanno preferito procedere senza attenzione e cura dei dettagli. Peccato che a pagarne le conseguenze siano i cittadini».
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Canucks di rimonta: 3-2 agli Oilers


Canucks di rincorsa nel segno del tre: vittoria con tre gol per la terza vittoria in tre partite contro gli Oilers. La partita di ieri notte, però, non è stata facile per Vancouver e, a dispetto, di quanto non dica la classifica Edmonton ha imposto subito il proprio passo portandosi in vantaggio 2-0, prima del lento ribaltamento. Arriva così un’altra vittoria dopo la roboante affermazione di Columbus e per una classifica che nella western division vede i Canucks superare Dallas e infilarsi al secondo posto dietro a Detroit per una classifica che recita: Red Wings 48, Canucks 47, Stars 46.
La vittoria della compagine della Britsh Columbia, come detto, è stata particolarmente sofferta e il gol decisivo, siglato da Bieksa, è arrivato solamente a 24 secondi dall’ultima sirena sfruttando un passaggio da dietro la gabbia di Burrows. Impietrito Khabibulin davanti alla sua gabbia. “Ho tirato – spiega Bieksa, third star del match– e tra il tanto traffico il puck ha trovato il pertugio giusto”. Arriva così la vittoria numero 11 in 14 partite con Vancouver imbattuta dal 5 dicembre, quando fu sconfitta da Saint Louis. Gli altri gol dei Canucks portano la firma di Tambellini (first star e un gol annullato per lui) e Samuelsson e sono serviti a rimettere in piedi un match in salita, dopo essere finiti sotto per 2-0. Nella gabbia ancora una volta il backup Schneider, autore di 19 salvataggi, mentre Luongo è corso in Florida a godersi la nascita del secondo figlio. Per gli Oilers, invece, reti per O’Marra (al primo centro in Nhl)e Whitney (second star), entrambe nel secondo periodo quando, aiutata pure da diversi power play, Edmonton avrebbe potuto anche ingigantire il proprio vantaggio. La curiosità di giornata, invece, è legata proprio al gol, fortunoso, del pareggio firmato Tambellini che altri non è se non il figlio del general manager degli Oilers Steve Tambellini.
Ritorno sul ghiaccio da brividi per i Canucks che nella notte tra martedì e mercoledì scenderanno sul ghiaccio di Philadelphia per sfidare la seconda miglior franchigia Nhl per punti: i Flyers

I residenti di Gries: la viabilità non regge nuovi palazzi e garage


BOLZANO. Si scava in profondità per realizzare centinaia di garage, ma in superficie arrivano i problemi legati al traffico. Nei prossimi mesi Gries ospiterà 450 box in più, gran parte collegati alla realizzazione di nuovi condomini, e i riflessi sulla viabilità cominciano a preoccupare gli abitanti delle strade attorno alla piazza, già provata da code e intasamenti durante le ore di punta. Da via Tre Santi a via Penegal passando per via Fucine le carreggiate strette e i sensi unici creano dei percorsi obbligati inadatti ad ospitare un alto numero di transiti al giorno. L'offerta di parcheggio, inoltre, non sarà totalmente soddisfatta dai garage interrati e il timore è che si aggravi ulteriormente la penuria di stalli nel rione. Il tutto mentre nel cuneo verde le villette monofamiliari possono concedersi pure lo spazio per gli ospiti. Per i residenti, quindi, traffico e verde aggredito sono due facce della stessa medaglia: la scarsa programmazione urbanistica. Storicamente affacciati all'inizio di via Tre Santi sono Patrizia Grillenzoni e Roberto Paris dell'omonima edicola. «Il vero disastro sono i parcheggi, trovare un buco è già oggi un'impresa: figuriamoci quando nel rione arriveranno tutti i nuovi inquilini dei condomini in costruzione. La conformazione delle carreggiate, inoltre, non permette di ipotizzare grandi flussi di transito o i due sensi in via Tre Santi, quindi c'è il rischio che si aggravi la situazione». Punta il dito sulla strada anche Giuseppe Ceravolo di "Lavasecco 1hClean": «Prima ancora di fermarci a riflettere sull'aumento del traffico bisognerebbe dedicare la propria attenzione alla manutenzione del manto stradale. Buche e difetti sono visibili durante i giorni di pioggia quando le pozzanghere evidenziano impietosamente lo stato di queste carreggiate. Se l'intenzione è di far passare 400 auto in più sopra queste strade sarebbe opportuno rivedere i progetti. Per i parcheggi, invece, l'unica soluzione per un commerciante è prevedere degli stalli privati». «I posti bianchi o blu sono dei miraggi - gli fa eco Roberto Dolzan -, e in qualche modo questa è la spia delle difficoltà nella zona. I residenti, oltretutto, aumenteranno e finiranno con l'insistere su passaggi stretti e di difficile manovra. La stessa via Cesare Battisti, per esempio, è a malapena transitabile dai bus. Nelle ore di punta la confusione è destinata ad aumentare. Il commercio, peraltro, paga in modo evidente la situazione se si considera che i negozi di vicinato sono scomparsi. E' sgradevole, infine, tutto questo accanirsi contro un simbolo del quartiere come la Cantina di Gries». Dal bancone del bar "Alex" risponde una rassegnata Carla Mion: «Purtroppo la conformazione di questa porzione di città ha caratteristiche limitanti e i problemi di traffico o parcheggio sono connaturati alla struttura del rione. I sensi unici, per esempio, creano un percorso stretto e obbligato, quindi non possiamo che farcene una ragione e riflettere, eventualmente, sulle contromisure da adottare senza illudersi di risolvere totalmente le criticità». All'interno degli uffici della "Edil Adige" in via Tre Santi, invece, una residente confida tutto il suo malcontento. «In questa strada stanno per costruire 60 nuovi alloggi con relative auto che andranno ad incrementare il traffico. Per questioni di decoro hanno predisposto l'uscita dai garage proprio su via Tre Santi anziché via Penegal, aggravando ulteriormente la situazione. Lungo il percorso, poi, sono stati posizionati due dossi di rallentamento senza senso che già tempo fa chiedemmo al Comune, tramite una petizione, di eliminare. Per alleggerire la viabilità, comunque, si potrebbe riaprire la svolta a sinistra da via della Zecca a corso Libertà offrendo un'alternativa in più a chi prende la direzione dell'ospedale. Non mi risulta, oltretutto, che in via della Zecca siano previsti nuovi garage, quindi si tratta di dividere tra tutti le problematiche che si profilano all'orizzonte». Chiusura lapalissiana di Renato Marchetti, titolare dell'omonimo negozio di biciclette: «Come fare a migliorare la situazione? Costruire i garage per lasciarci le auto e utilizzare le due ruote».
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venerdì 24 dicembre 2010

Vancouver a valanga su Columbus (7-3)


Vittoria a valanga ieri notte per i Canucks che hanno inchiodato sette reti alle spalle del portiere dei Blue Jackets nel match alla Nationwide Arena. Massimo numero di segnature stagionale che arriva contro un’altra franchigia della Western Conference che vede sempre i “vancunian” in terza posizione, ma a un solo punto di distanza da Dallas e Detroit, sconfitte questa notte rispettivamente da due outsider come Calgary e Sant Louis. Dopo il mezzo passo falso di Detroit, dunque, i Canucks si godranno un Natale positivo, forte delle 10 vittorie nelle ultime 13 partite.
A schiantare Columbus, comunque, è un break di 6-0 ottenuto dall’ingaggio d’inizio fino al 12:46 del secondo periodo. Uno strappo micidiale che lascia il resto della partita alla pura accademia che già al primo intervallo, sul 3-0, sembrava abbastanza segnata. A fare la differenza e costringere il coach di Columbus Arniel alle scuse immediate al pubblico “per la prova imbarazzante” sono, al solito, i gemelli Sedin. Henrik conferma la leadership nella classifica degli assistman della lega con 3 servizi decisivi impreziositi da un gol per un totale di 4 punti che gli valgono il riconoscimento di first star del match. Un gol e 2 assist per il fratello Daniel (second star), uguale lo score del compagno di linea Alexandre Burrows (third star del match). Due gol anche per Torres, cresciuto proprio tra le fila dei Blue Jackets, mentre il rientrante Erhoff e Kesler completano il tabellino dei marcatori. “Era importante – spiega coach Viganult – partire molto forte per evitare che ci aspettassero troppo e aprire così spazi importanti da sfruttare”. Columbus, comunque, è stata inesistente per metà partita con il primo tiro scagliato verso la gabbia del backup dei Canucks Schneider arrivato al minuto 13 e un parziale tiri di 1-16. Sestito e doppieta per Umberger comunque, l’elenco dei marcatori dei Blue Jackets. I sette gol nella porta di Columbus, comunque, rappresentano il massimo stagionale per Vancouver.
I Canucks adesso si concederanno la pausa per il Natale, pronti a tornare sul ghiaccio nella notte di Santo Stefano per una partita sula carta abbordabile in casa contro gli Edmonton Oilers. Derby canadese, comunque, da prendere sempre con le molle.

giovedì 23 dicembre 2010

A Casanova le prime 80 famiglie Ipes


di Alan Conti
BOLZANO. L'Ipes arriva a Casanova. Ieri mattina si è svolta la consegna ufficiale delle chiavi di 81 alloggi del lotto EA6, i primi riservati all'edilizia sociale nel rione dopo i condomini costruiti dalle cooperative. La cerimonia ufficiale, tenuta simbolicamente nel garage dell'edificio. Casanova cresce e i nuovi inquilini mostrano chiaramente di essere preoccupati dai tempi di realizzazione dei servizi utili alla vita quotidiana nel quartiere. Importanti, in questo senso, le dichiarazioni dell'assessore comunale all'urbanistica Maria Chiara Pasquali che chiede aiuto alla Provincia «nel continuare a garantire il sostegno economico per la realizzazione dei servizi nel rione». Nelle strade in cui il parcheggio è già diventato un problema, comunque, è particolarmente significativa la scelta del garage come location della consegna delle prime chiavi dell'Ipes a Casanova. «Il quartiere - prende la parola il presidente uscente dell'Ipes Albert Pürgstaller - sta crescendo in maniera organica e l'Istituto raggiunge oggi i 6.144 alloggi a Bolzano, la metà dell'intera dotazione provinciale. Entro l'anno, oltretutto, intendiamo consegnare altri 350 alloggi nella zona, oggi in fase di realizzazione, con 60 destinati al ceto medio. L'investimento è di 13,5 milioni di euro e non posso che essere fiero di aver dato, in questi anni, un tetto a 6.000 persone che ne avevano bisogno». L'esperienza della convivenza difficile in alcune case di Firmian, invece, deve avere lasciato qualche strascico dato che la prima preoccupazione dei vertici Ipes e provinciali è invitare i coinquilini alla buona convivenza. «Evitate litigi e discordie - conclude Pürgstaller - e abbiate particolare cura dei vostri appartamenti in modo da dover ridurre al massimo spese e inconvenienti». Meglio non gravare troppo, di questi tempi, sull'ufficio manutenzione. Il presidente Durnwalder, invece, rende merito ai veri finanziatori degli alloggi: «Queste case sono realizzate con i soldi dei contribuenti, le tasse degli altoatesini che permettono a molte famiglie di programmare un nuovo futuro. Nel 2011, comunque, consegneremo in una prima tranche altri 159 appartamenti, poi 139 e infine gli ultimi 85: il progetto Casanova continua a procedere». Anche Durnwalder si rivolge al nuovo inquilinato in toni paternalistici: «Potete fare di queste case un paradiso se andrete d'accordo oppure un inferno. Il segreto è tollerare e rispettare le diversità linguistiche, religiose o culturali». L'uditorio, però, riaccende la curiosità non appena si passa ai problemi reali del rione. «Sappiamo - interviene l'assessore comunale Maria Chiara Pasquali - che Casanova chiede la realizzazione e il completamento dei servizi e per fare questo il Comune ha bisogno della certezza del sostegno economico da parte della Provincia. In questo modo potremmo finalmente portare a realizzazione il famoso lotto C, che sarà messo a disposizione del commercio e delle associazioni, così come approfondire progetto e costruzione degli istituti scolastici». A salutare i nuovi inquilini anche don Ulderico Quaresima, parroco di San Pio X: «La vostra parrocchia, da poco restaurata, è pronta ad accogliervi tutti. Certo, lo spazio è forse piccolo per un bacino così esteso, ma in futuro potrete contare anche sulla vicina chiesa di Firmian».
I NUOVI ABITANTI Esaurite celebrazioni ufficiali e cerimonie previste dal protocollo Ipes, le parole dei nuovi inquilini riportano alla concretezza dei problemi di chi si appresta a trasferirsi in un rione in fase di crescita. In generale pollice alto per la qualità degli appartamenti, ma diversi sono i dubbi per la mancanza di servizi che ha contraddistinto il dibattito attorno a Casanova negli ultimi anni. Marino Berganton, per esempio, propone un'analisi lucida della situazione. «Ormai è una caratteristica delle nuove zone di espansione pensare prima al residenziale e poi alla realizzazione dei servizi: è successa la stessa cosa a Firmian. E' uno scotto che bisogna essere pronti ad affrontare e sopportare. L'alloggio, invece, l'abbiamo aspettato per tre anni, ma siamo soddisfatti del risultato finale». Paolo e Mirella Greggio mostrano soddisfazione «per un traguardo finalmente raggiunto. Arrivare a Casanova, invece, qualche preoccupazione la desta perché si sa che per qualsiasi necessità sarà obbligatorio spostarsi, almeno per qualche anno». Più ottimista è Stefania Pioner: «Via Similaun e il rione Ortles non sono poi tanto lontani e lì si trova tutto quello di cui possiamo avere bisogno. Oggi sono contenta, ma lascia l'amaro in bocca constatare come ci siano voluti 20 anni per riuscire ad ottenere un alloggio da parte dell'Ipes». Samira Samit, invece, è di origini marocchine e allontana fin da subito le possibili polemiche legate agli stranieri. «Qui dimostreremo che la convivenza è possibile e può funzionare. Casanova? Arriveranno anche i servizi. Preoccupa di più la situazione generale dell'Ipes: le nostre famiglie hanno bisogno di riferimenti solidi e sicuri». «Sono 10 anni che aspetto questo momento per mia figlia - le parole di Rocco Gentiluomo - ma la soddisfazione non può nascondere le criticità di una zona ancora piuttosto spoglia, così come di un Ipes che al momento è in evidente stato confusionale». Laura Napoletano è sorridente: «Se avremo il sostegno necessario dell'Istituto nemmeno la mancanza di servizi nel rione può creare troppi allarmi. Gli alloggi, infatti, sono belli e va ammessa la buona qualità delle realizzazioni». Il primo inconveniente è per Maria Mazzier: «Mi hanno consegnato delle chiavi sbagliate e la porta di casa non si è aperta». Chiusura, infine, per il pragmatismo di Liviana Baraldo e Mario Borgo: «Quando hai la possibilità di ricevere un appartamento non puoi che essere contento».
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Nhl Time: Canucks sconfitti di misura a Detroit (5-4Ot)


Sorriso a metà per i Canucks. Nella sfida tra leaders di Division della Western a spuntarla sono i Red Wings, capaci di incassare i due punti con un gol di Zetterberg (eletto anche first star del match con 2 gol e 1 assist) al 2:59 dell’overtime infilando il puck alle spalle di Luongo con un bel tiro dal cerchio di sinistra. “Non è stata una conclusione tra le più difficili, ho avuto la fortuna di prendere la strada giusta” le dichiarazioni a caldo dell’attaccante. Un successo, dunque, che permette alla franchigia di Detroit di tornare al comando della Conference, ma capace di lasciare nel sacco di Vancouver un prezioso punto a testimonianza dell’equilibrio che ha contraddistinto il match pure nel primo confronto in Canada, conclusosi anch’esso all’ OT. La brutta notizia per Detroit, però, è l’infortunio del centro Datsyuk (12 gol e 39 punti in 33 partite), rimasto negli spogliatoi dopo il primo intervallo, vittima di uno scontro con Samuelsson. Un incidente che si profila piuttosto grave tanto che coach Babcock lo prevede sul ghiaccio “entro i playoff”.
I Canucks, comunque, hanno condotto i giochi per buona parte della partita centrando nella seconda frazione un parziale di 3-1. Solo un gol in power play siglato al 16:06 del terzo tempo da Lidstrom, infatti, ha permesso ai biancorossi di agguantare il pari e portare i canadesi all’overtime. Tra gli ospiti, comunque, va citata, come sempre, la prestazione dei gemelli Sedin che hanno totalizzato un gol e un assist. Via della rete anche per Tambellini, mentre Kesler con i suoi tre assist porta a casa il riconoscimento di second star del match. Discreta pure la prova di Luongo che, nonostante 5 gol incassati, si difende con 40 salvataggi. Ora, però, i punti di distacco dalla vetta della Conference sono 3. “Combatteremo ancora contro Detroit e avremo modo di riscattarci” le parole di Tambellini, autore del vantaggio del 4-3 con un gran tiro dal cerchio di destra al 12:10 del terzo periodo: illusione della vittoria piena. In precedenza, infatti, era stato lo stesso Zetterberg a riportare Detroit sul 3-3 all’1:54 della terza frazione sfruttando un’incertezza di Luongo. A 36 secondi dall’inizio dell’ultimo tempo, però, Howard ha difeso in modo egregio la sua gabbia da un tiro e un rebound di Henrik Sedin che potevano essere decisivi nel chiudere sul 4-2. “Abbiamo avuto l’opportunità di staccarci – afferma il coach dei Canucks Vignault – ma il portiere ha salvato la sua porta”.
Nel primo periodo, comunque, aveva aperto le danze Cleary (third star del match con 1 gol e 1 assist) portando i Red Wings in vantaggio grazia e un 2 contro 1 in compagnia di Bertuzzi. Il pareggio è arrivato su power play gol di Henrik Sedin. Filppula, nella seconda frazione, riprova a portare in avanti Detroti, ma di nuovo un Sedin, stavolta Daniel, riporta la situazione sul 2-2, prima del ribaltamento di Samuelsson sul 3-2 e il terzo tempo decisivo.
Poco tempo per riflettere, comunque, per i Canuck che tornano in campo questa notte per affrontare Columbus Blue Jackets dopo averli sconfitti 3-2 otto giorni fa. La rincorsa passa attraverso un altro risultato positivo e un sorriso che deve tornare pieno.

martedì 21 dicembre 2010

I negozianti di via Firenze «Mancano piazzole per carico e scarico merci»


BOLZANO. Criticità commerciali in via Firenze: sono numerose e si articolano su due livelli. Il primo, globale, tocca aspetti comuni a tutta la città come mancanza di parcheggi, traffico sostenuto unicamente di passaggio e assenza di piazzole per carico e scarico. Il secondo scende ad analizzare le singole particolarità dei negozi che, dall'agenzia viaggi alla gioielleria, presentano esigenze e necessità differenti. Il Natale, inoltre, non lascia segno di sé nella strada, se non per qualche sporadica iniziativa di addobbo da parte dei singoli commercianti. Nessuna traccia nemmeno del movimento turistico richiamato dal Mercatino, avvertito come un privilegio riservato ai colleghi del Centro. «Rischiamo di sembrare scontati - comincia Carlo Fenice di "Salon Mirage" - ma il problema del parcheggio è davvero pesante, anche perché nel piazzale dello stadio Druso si fermano pure le persone dirette in Centro. Il risparmio rispetto ai parking interrati, infatti, è sensibile. Una criticità che si riflette sull'attività di carico e scarico visto che le piazzole riservate sono sempre occupate da auto private. Sugli addobbi natalizi ognuno ormai va per sé data l'inesistenza di aiuti comunali». Luana Bernocchi, titolare della libreria "Peter Pan" conferma l'analisi: «Allo stadio andrebbero fatti più controlli perché non sempre viene rispettata la logica del bollino. Il settore dei libri, però, soffre eccessivamente gli sconti proposti dalla grande distribuzione. Non a caso paghiamo lo scotto del vicino Eurospar o di Mediaworld: è dura resistere a invasioni così aggressive. Le armi per controbattere sono la confidenza con i clienti, il classico consiglio e la fidelizzazione. Creare un clima diverso, meno caotico, è l'unica ricetta per non soccombere. Il libro, comunque, rimane un regalo importante che non sarà mai sostituito dalla tecnologia». Sotto l'albero sempre quotati pure i gioielli. «Sicuramente, ma questo modo di gestire il Natale non mi piace - rivela a sorpresa Alex Corradini di "Alex Gioielli" - perché quando si decide di fare un regalo così importante, con un esborso impegnativo, ci vorrebbe più riflessione. Si procede troppo spesso all'acquisto frettoloso e forzato. Da commerciante, chiaro, tutto questo fa comodo, ma umanamente dispiace. Da 20 anni, comunque, lavoro in via Firenze e negli ultimi anni si è accentuata la tendenza ad aprire e chiudere attività a velocità vertiginose: un poco la natura del mercato moderno. Al di là di parcheggio e traffico, comunque, l'unica vera modifica che ci ha penalizzato è la chiusura dell'ufficio postale che catalizzava il passaggio pedonale. Gli addobbi? Non so se siano così determinanti, ma la verità è che il Mercatino concentra tutto e aiuta solo una piccola porzione di commercianti della città. Onestamente è anche più brutto di molti altri in giro per l'Europa». Presenza storica della strada è Romano Zocchi dell'omonima agenzia viaggi: «Si sente la crisi e i bolzanini si concentrano sulle offerte dopo Capodanno. La piaga del parcheggio, invece, è dura da superare: la stessa via Valdagno, infatti, è totalmente sacrificata al posteggio perché l'emergenza è tangibile. La natura di via Firenze, invece, è cambiata radicalmente rispetto alla forte presenza di esercizi di vicinato o artigianali degli anni '80». «E' normale - intervengono Paolo Lazzarotto e Daniela De Pellegrin del "Rock Cafè" - che ci sia moltissimo traffico visto che siamo l'unica direttrice che porta all'Arginale. Si potesse, in qualche modo, intercettare un poco di transito sarebbe già un bel passo avanti. Le decorazioni natalizie, invece, ormai sono completamente lasciate all'iniziativa privata, in parte perché non esistono aiuti amministrativi e in parte perché si fa fatica a trovare un accordo comune fra tutti noi. Il settore dei bar, invece, continua a pagare la leggerezza nel concedere licenze a chiunque faccia una domanda. Si è picconata la professionalità e anche solo vedersi aprire un locale vicino per tre mesi implica una perdita di lavoro». Robertino Dalla Valle è drastico: «Gestisco una ditta di pulizie e in questa zona è necessario predisporre degli spiazzi per i servizi. Il traffico è da impazzire». Chiusura per Liberatina Cristelli del "Pulisecco Arcobaleno": «Non sarei così negativa nel dipingere una strada in preda al caos. In fondo per un commerciante si tratta di una zona che presenta più vantaggi che svantaggi».
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Via Orazio non ci sta: «Troppe multe e pochi parcheggi»


BOLZANO. Una bretella dimenticata: questa la percezione di commercianti e residenti della "loro" via Orazio. «Purtroppo - esordisce Silvana Berti - il marciapiede è diventato un autentico gabinetto per cani. E nessuno si cura di raccogliere le deiezioni, ma non vengono nemmeno elevate sanzioni che siano esemplari. Sembrano dettagli, ma è pure da questi particolari che si giudica l'attenzione che l'amministrazione pone a certe zone della città. Il fenomeno inspiegabile, invece, è che Vicolo Muri è tenuto pulito e intonso». Karin Mall di "Bros prodotti biologici" lancia una proposta provocatoria. «L'unica cosa che potrebbe veramente aiutare il commercio della zona sarebbe la rimozione dell'arco che adduce a piazza Vittoria, consentendo così il transito agli autobus. La presenza di una linea Sasa potrebbe risolvere la cronica assenza di passaggio. I nostri clienti, infatti, o sono residenti nella zona oppure vengono apposta per noi, ma è difficile coinvolgere qualche passante che porti nuova linfa». La cliente Christina Dorfmann conferma: «Sembra effettivamente una strada tagliata fuori dal Centro cui, peraltro, è molto vicina. Vengo a fare compere in questa zona perché conosco già i negozi, ma non mi capita di passeggiarci casualmente». All'interno del salone "Il Laboratorio" troviamo Alessio Greggio: «Prima di tutto bisogna ammettere che si tratta di un posto tranquillo dove svolgere la propria attività. Di contro ho notato anch'io che lo scarso passaggio ci penalizza, anche se chi gestisce attività basate principalmente sull'appuntamento come la mia può resistere senza risentirne troppo. Sul posteggio, comunque, la difficoltà è reale: io, per esempio, avrei lo stallo privato, ma vengo in bicicletta per lasciare spazio ai clienti». Paolo Frei del bar "Tery" si allinea alla posizione comune. «Noi lavoriamo unicamente con i residenti o i lavoratori degli uffici, ma il potenziale di questa via sarebbe molto più importante. C'è la sensazione di non fare tutto il possibile per valorizzarla al meglio». «Le multe fioccano a getto continuo - interviene Micaela Ungur di "Beauty Performance" - e a me sono riusciti addirittura a elevare una sanzione mentre cambiavo le monete da inserire nel parchimetro: assurdo. Molto spesso, oltretutto, i clienti ci chiamano costretti a cancellare gli appuntamenti proprio perché non trovano un posto per lasciare l'auto. Si tratta di penalizzazioni concrete, non di capricci». Maylinda Zaimi di "Lavasecco Silvana" non fa eccezione nella polemica sui pochi stalli a disposizione «persino per noi che qui veniamo a lavorare. E' brutto arrivare alle otto della mattina e doversi disperare per riuscire ad aprire il negozio. Non sarebbe una soluzione, invece, riuscire a portare una linea del bus in zona perché comunque siamo abbastanza vicini a corso Italia da intercettarne gli eventuali passanti. Tutta la situazione, comunque, comporta che il bacino di clientela delle nostre attività si limiti ai residenti». Oniko Kovac risponde dietro al bancone del Bar "Andrea": «Lavorare senza un sostegno da parte di chi decide sulla problematica dei parcheggi ci fa sentire abbandonati. Capisco che non sia facile trovare spazio per realizzare nuovi posteggi, ma palesare un poco di elasticità in più nel punire chi sgarra per qualche minuto sarebbe auspicabile. L'arredo urbano, invece, andrebbe curato di più: davanti al mio locale c'è un marmo sul marciapiede che quando piove diventa una trappola molto scivolosa. Per una questione di sicurezza andrebbe rimosso o messo in ordine. Il mercato del sabato, infine, non porta nessun beneficio a via Orazio perché siamo considerati troppo lontani per delle soste». Chiusura con Maria Giovanna Benetello: «L'idea del mercatino alternativo potrebbe essere utile pure a rivitalizzare una piazza Tribunale troppo spesso deserta. E' triste che il fulcro del rione venga lasciato a se stesso».
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venerdì 17 dicembre 2010

Sei mesi di spesa gratis: per due delle vincitrici «decisivi i bollini jolly»


16 dicembre 2010 — pagina 33 sezione: Agenda

BOLZANO. Continuiamo il “viaggio” fra i vincitori del nostro concorso che metteva in palio buoni spesa gratis da un mese a un anno. Oggi iniziamo a sentire chi ha vinto i buoni per 6 mesi di spesa gratis, valore 1.800 euro. Partiamo da Barbara Pellegrini, che per sei mesi all’Eurospar ci andrà a cuor leggero: «Non mi aspettavo la vittoria - dichiara entusiasta - anche perchè so che il concorso è stato seguito da molte persone per la sua apprezzabile semplicità. La possibilità, infatti, di basarsi unicamente sul materiale cartaceo del quotidiano ha facilitato i concorrenti senza la necessità di doversi connettere a internet. E poi c’erano i jolly».
I bollini bonus, quindi, hanno dato una mano pure a Barbara: «Certo. Per un paio di giorni non ho potuto comprare il giornale e ho rimediato. Permettevano di rimanere in corsa. Poi gli approfondimenti giornalieri sono stati molto interessanti. L’Alto Adige, insomma, si è dimostrato vicino ai suoi lettori».
Già deciso il supermercato dove spendere il premio: «Come al solito sarà l’Eurospar di via Roma, il mio punto vendita di riferimento. Credo che ne approfitterò per acquistare la carne che è tra i prodotti più cari esposti nelle corsie».
Altra vincitrice e altra storia. Annamaria Marazia, ad esempio, stava per... mollare: «Ero via, e dopo quattro giorni sono rientrata a Bolzano e comprando l’Alto Adige come tutte le mattine mi sono accorta che era iniziato il concorso. Inizialmente avevo deciso di lasciar perdere, poi ho scoperto i jolly. Pensavo “Tanto non vinco mai” e invece...». Invece la sorte ha deciso di premiare la costanza e le ha consegnato un buono da 1.800 euro di spesa. «Una sorpresa enorme che mi ha reso molto felice. Compro il giornale tutti i giorni e sono fiera che sia proprio l’Alto Adige a regalare questa opportunità a una famiglia che per una vita ha lavorato sodo per portare a casa la spesa. Godersela gratis per qualche mese sarà molto bello».
Annamaria ha le idee chiare sul come utilizzare il bonus. «Amo molto frutta e verdura, ma il vero sfizio è il pesce. Ora in famiglia potremo concederci cene di tutto rispetto». Lodi infine alla formula del concorso: «Aveva un meccanismo semplice, adatto a tutte le generazioni e capace di premiare davvero i lettori affezionati. Gli stessi approfondimenti quotidiani erano un piccolo piacere in più». (a.c.)
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I residenti di Aslago: per arrivare quassù serve la scala mobile


BOLZANO. Ad Aslago spariscono negozi e servizi. Oltre a essere un dato oggettivo, questa progressiva scomodità indispettisce i residenti della parte alta del quartiere di Oltrisarco che, da Passeggiata dei Castani in giù, chiede più considerazione all'amministrazione. Mancano servizi commerciali e nessuno, onestamente, può obbligare i negozianti ad aprire attività lungo strade della città poco battute, ma la richiesta degli anziani di una scala mobile o un sistema di ascesa facilitata è ancora inevasa. Se si accetta la realtà che per fare la spesa è necessario scendere verso via Claudia Augusta, perlomeno ci vorrebbe la sensibilità di fornire una qualche forma di supporto: questa la richiesta più pressante dei residenti costretti ad autentiche fatiche quotidiane. Nel mezzo si inseriscono i vandalismi che continuano a gravitare intorno a piazzetta San Vigilio. Lo scontro generazionale si misura pure intorno alle polemiche per alcune panchine danneggiate senza un vero perché. «Abito a Passeggiata dei Castani - spiega Annunziato Infantino - che è la strada più in alto di tutta Aslago. Bene, lassù non c'è proprio nulla: nessun negozio, servizio o aiuto sociale. Tutti i giorni siamo costretti a scendere verso via Claudia Augusta per i piccoli acquisti quotidiani, dalle sigarette al giornale, ma il vero problema è la risalita. E' necessario trovare una soluzione, ma se ne parla talmente da tanto tempo che alla fine ho deciso di traslocare a breve per farla finita. I piccoli vandalismi? Sono all'ordine del giorno: l'altro giorno, per esempio, i ragazzini hanno rovesciato tutte le panchine della piazzetta senza un motivo, solo per ammazzare la noia» Carmen Munaretto è impegnata nella sua scalata quotidiana: «Una grande fatica tutti i giorni. Bisogna capire che la scala mobile non è un capriccio, ma un'autentica necessità. Capisco che i grandi interventi si concentrino in Centro, ma un pensiero anche a chi abita nelle zone più disagiate andrebbe fatto. Lungo via Castel Flavon non c'è davvero niente e rispetto a qualche anno fa la situazione è davvero peggiorata. L'unico servizio su cui possiamo contare in maniera regolare e continuativa è quello degli autobus Sasa». Alois e Teresa Adami ricordano la situazione del passato. «Quando siamo arrivati ad abitare qui potevamo contare su una macelleria, l'ortofrutta, persino un parrucchiere. Oggi è una desolazione. Si potrebbe pensare a qualche incentivo o sgravio fiscale per chi prende il coraggio a due mani e apre i battenti in questa zona. La scala mobile? Una promessa da marinai. Ci hanno illuso per molto tempo, addirittura palesando soluzioni avveniristiche, salvo poi lasciarci sempre nella stessa situazione». Scoramento trapela anche dalle parole di Luigi Pisato e Maria Calò. «C'è poco da dire: qui manca proprio tutto. Qualsiasi cosa venga considerata normale o naturale per un quartiere, infatti, ad Aslago non esiste. In tutto questo, logicamente, rientrano anche i negozi: persino in via Claudia Augusta stanno chiudendo, quindi le previsioni per il futuro non possono essere troppo rosee. Si fa fatica, pure in senso letterale: non mi ostino a chiedere una scala mobile di ultima generazione, ma almeno degli incontri con la cittadinanza per vagliare le nostre richieste sarebbero auspicabili, invece nulla viene fatto. In Centro, invece, è sufficiente che qualcuno borbotti contro una lucciola per mettere in rampa di lancio fior di ordinanze sindacali. Sul vandalismo, poi, bisogna intervenire perché negli ultimi giorni, solo per fare un esempio, sono andate distrutte cinque panchine, senza nessun rispetto per gli anziani che solitamente le usano per riposare. Della criticità di piazzetta San Vigilio, invece, si è parlato qualche giorno dopo l'intervento delle forze dell'ordine di qualche mese fa, poi tutto è tornato nel dimenticatoio. Le auto, infine, parcheggiano in divieto perché tutti sanno che qui non c'è nulla: nemmeno i vigili». (a.c.)

Gries: dubbi sul bidone condominiale


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. Tanti i nodi da sciogliere sul percorso del nuovo piano rifiuti comunale sintetizzati nei dubbi e nelle perplessità raccolte dai cittadini nei vari quartieri. Ieri a presentare i propri quesiti tecnici e strutturali è stata la Circoscrizione Gries-S.Quirino in un incontro con il direttore dell'ufficio ambientale Renato Spazzini e il responsabile del settore rifiuti Seab Francesco Gallina. «L'incontro - precisa il presidente Svp di quartiere Peter Warasin - serve proprio per capire l'impatto di questa novità. I consiglieri hanno manifestato questa necessità viste le richieste dei cittadini e, in particolar modo, sarebbe interessante capire le modalità da adottare nelle vie particolarmente piccole di Gries». Massima attenzione alle tariffe da parte dal vicepresidente Giulio Righele del Pd: «L'abbattimento del fenomeno del pendolarismo dei rifiuti verso la città di Bolzano comporterà, in qualche modo, la riduzione dei costi ai cittadini? Non solo, ci saranno anche realtà condominiali che potrebbero chiedere di organizzarsi in macro-condomini: tutto questo è possibile? Posto che l'aumento della percentuale della differenziata è sicuramente un obiettivo lodevole, vanno specificati meglio il funzionamento e gli oneri». «Riduzioni non sono previste - spiega l'assessore Patrizia Trincanato - così come non ritoccheremo nulla verso l'alto. Cambieremo il sistema, certo, ma senza gravare sulle tasche di chi paga le bollette Seab. Riguardo al funzionamento cercheremo di analizzare pure le situazioni di chi intende organizzarsi in complessi più grandi. Va posta attenzione, per esempio, anche a realtà condominiali con meno di quattro famiglie: ovvio che non adotteremo centinaia di soluzioni diverse, ma siamo consci di trovarci di fronte a un territorio complesso e variegato. La situazione stradale, comunque, rimarrà pressoché inalterata». Gabriele Giovannetti del Pdl è possibilista, ma con alcune precisazioni. «Se questa soluzione servisse ad aumentare la quota percentuale di raccolta differenziata non si può che salutarla con entusiasmo. Il dubbio, però, è che l'organizzazione dei bidoncini condominiali diventi troppo penalizzante per i cittadini e lo stesso conferimento causi complicazioni. Sarebbe bello prevedere un servizio a parte organizzato da Seab». Positiva la replica dell'assessore: «Per i condomini che decidessero di affidare il servizio esternamente prevediamo la possibilità di delegare il conferimento». A seguire nel dettaglio il nuovo piano in Circoscrizione ci ha pensato Fabio Eritale, consigliere di Unitalia: «I dubbi, a essere sincero, sono totali. Bisogna ammettere, oltretutto, che la comunicazione non è stata così puntuale e solo dopo la discussione in consiglio comunale si passa ad ascoltare le Circoscrizioni, quando sarebbe stato più logico il percorso inverso. Resta da capire, per esempio, quanto costerà alle casse pubbliche l'acquisto dei nuovi bidoncini e se sia necessario cambiare pure i mezzi specializzati nella raccolta. La sensazione, inoltre, è che la patata bollente del conferimento venga scaricata direttamente sul cittadino senza pensarci più di tanto. Ci vorrebbero, inoltre, dei riscontri di altre città europee che hanno adottato questa soluzione». «Non è così - la replica di Trincanato - il sistema è stato scelto proprio perché permetteva di non sostituire i mezzi. I 18.000 bidoncini, invece, comporteranno sicuramente un investimento, ma ancora non c'è la gara quindi le cifre esatte potranno essere comunicate solo in un secondo momento. Per trovare un esperimento analogo, inoltre, basta recarsi nella vicina Innsbruck, dove la raccolta condominiale sta funzionando molto bene innalzando la percentuale di raccolta differenziata». Chiusura per il consigliere della Lega Nord Marco Comarella: «Il problema è serio e importante. Necessario, quindi, chiarire con ancora più precisione il meccanismo di questa novità che ancora resta nebuloso».

giovedì 16 dicembre 2010

«Ora potrò scegliere il caffè»


Alto Adige — 15 dicembre 2010 pagina 33 sezione: AGENDA

BOLZANO. A seguire passo dopo passo il concorso del nostro giornale per Doris Caviola, bolzanina di Don Bosco che si porta a casa la spesa annuale, è stata la sorella Helga. «Doris ha bisogno di assistenza, così mi sono occupata anche di questo seguendo assieme a lei, giorno dopo giorno, le novità e i bollini pubblicati dall’Alto Adige». Il buono, comunque, servirà a foraggiare la spesa indispensabile senza particolari colpi di testa. «Nostra mamma ha 90 anni - spiega Helga - quindi questi soldi verranno usati per comprare senza particolari assilli tutto quello che può servire alla nostra famiglia». Uno sfizio, però, è pronto: «Beviamo molto caffè, quindi particolarmente gustoso sarà scegliere la miscela senza preoccuparsi del prezzo. I dolci, poi, ci piacciono molto in famiglia, quindi ci sarà di che sbizzarrirsi». Il lavoro certosino di raccolta bollini, dunque, ha dato i suoi frutti: «Ci siamo impegnati, ma non è stato uno sforzo perché comunque il giornale lo prendiamo tutti i giorni da sempre. Ora, però, ci gustiamo i frutti di questo colpo di fortuna». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alto Adige — 15 dicembre 2010 pagina 33 sezione: AGENDA

BOLZANO. In via Maso della Pieve la notizia dell’estrazione vincente arriva un vero “team”: «Abbiamo una famiglia composta da sette membri - ci dice Sabrina Artioli - e un ottavo è in arrivo. Questo buono valido per un anno è comodo per andare alla cassa senza patemi, è stato un bel colpo di fortuna». Già, perché fino a ora la famiglia Artioli ripeteva il ritornello “sempre provate tutte e mai vinto niente”. «Già - ride - non ero mai riuscita a vincere un primo premio, nemmeno alla lotteria del bar sotto casa. Destino ha voluto che a regalarmelo fosse il quotidiano che leggo tutti i giorni». La raccolta dei bollini, però, è stata una maratona: «C’è voluta attenzione, ma non è stata una gran fatica. Qualche difficoltà l’abbiamo avuta la domenica, quando eravamo fuori città ma con il meccanismo dei jolly abbiamo potuto recuperare». Un pensiero, infine, va a tutti quelli che con pazienza certosina hanno riempito le caselle e seguito quotidianamente il concorso: «A tutti i compagni di questa avventura di tre mesi auguriamo uno splendido Natale». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 15 dicembre 2010

Prostituzione a Bolzano, proposta choc: "Una casa chiusa in centro città"


di Alan Conti
zoom .BOLZANO. «Ci sarebbe un metodo efficace per risolvere velocemente il problema della prostituzione per strada: riaprire le case chiuse». La proposta arriva direttamente dal presidente della Circoscrizione Centro-Piani-Rencio Rainer Steger, in quota Svp e a capo di un quartiere che storicamente per Bolzano rappresenta zona di lavoro delle lucciole. Pur con tutte le cautele su una materia che è competenza strettamente nazionale, il dibattito irrompe tra i consiglieri incontrando più di qualche appoggio bipartisan. Tiepide alcune sospensioni di giudizio, mentre nettamente contraria è la posizione di Thomas Demetz del Pd. In attesa dell'ordinanza sindacale per punire i clienti, quindi, la sensazione è che se, per assurdo, l'abrogazione della legge Merlin dipendesse da una votazione della Circoscrizione in poco tempo si potrebbe assistere all'apertura della casa d'appuntamento.
«E' inutile nascondersi dietro a un dito - dichiara Steger - dato che da 50 anni la legge si rivela del tutto inefficace nell'arginare il problema della prostituzione. Noi, oltretutto, abbiamo l'esempio austriaco dietro l'angolo dove, è vero, il fenomeno delle lucciole sui marciapiedi non è sparito, ma si è sensibilmente ridimensionato. Il tutto porterebbe dei vantaggi dal punto di vista sanitario e fiscale, oltre che mettere i bastoni nelle ruote del mercato clandestino. Non dimentichiamoci, comunque, che siamo già contenti che il sindaco si sia attivato per risolvere in parte il problema». Il presidente incassa a stretto giro di posta il sostegno dell'Svp. «Totalmente in accordo con Steger - rivela Günther Walcher - perché si tratterebbe di un salto in avanti pure nella tutela di chi è vittima di questo mercato. Non solo, ne trarrebbero benefici le casse del Fisco e la situazione igienico-sanitaria». Irene Weis, dal canto suo, delega totalmente il presidente «su una questione che di sicuro saprà valutare». Qualche imbarazzo, invece, arriva dagli alleati del Pd con la vicepresidente Antonella Schönsberg che sul tema si muove coi piedi di piombo. «Non è nostra competenza, quindi si tratta unicamente dell'espressione di un orientamento personale e soggettivo. Quello che conta, però, è puntare il dito contro i clienti perché non si può far passare il messaggio che a causare tutto questo siano le donne». Molto più duro è il compagno di partito Thomas Demetz: «E' un'assurdità. Le case chiuse, infatti, rappresentano la sistematizzazione dello sfruttamento del corpo femminile e una vera e propria industrializzazione della donna. Bisogna, al contrario, punire gli utenti con meccanismi specifici. L'ordinanza del sindaco può semplicemente attenuare il problema, ma mi piacerebbe vedere dal Comune un aiuto specifico a quelle associazioni che si occupano di avvicinare queste ragazze per evitarne sfruttamento e violenza». La proposta di Steger, comunque, riscuote consensi pure nell'opposizione. «Ne abbiamo parlato in molte occasioni - rivela Stefano Luchi del Pdl - in attesa che il sindaco si decida a fare di un'ordinanza ideale una realtà concreta. E' vero che c'è una legge nazionale che vieta le case chiuse, ma sarebbe il caso di rimetterci mano e la vicina Innsbruck dimostra che il sistema può funzionare anche abrogando la legge Merlin». Più cauto, in chiusura, è il collega di partito Generoso Rullo: «La soluzione di Steger non ha appigli normativi. Tutto si potrebbe risolvere con un maggiore controllo delle forze di polizia attraverso pattugliamenti continui».

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Gries: «No al senso unico»


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. Chiudere via Vittorio Veneto in direzione ospedale? Non se ne parla, soluzione illogica. Commercianti e residenti della strada e di piazza Gries bocciano senza indugio la proposta di deviazione del traffico lungo lo stretto vicolo Crocifisso avanzata dal consigliere comunale di Unitalia Luigi Schiatti. Pur ammettendo una certa criticità nella gestione della viabilità, specialmente nelle ore di punta, chi frequenta quotidianamente il rione attorno a piazza Gries preferisce orientarsi verso soluzioni che migliorino la situazione senza, però, stravolgere il cuore del quartiere. Dal punto di vista squisitamente commerciale, poi, c'è un certo timore di replicare le difficoltà di via Claudia Augusta lungo un tratto che già di per sé è più di passaggio che non di sosta. «Credo che chi ha appoggiato questa proposta non abbia mai messo piede a Gries - la dura sentenza di Günther Grünberger, titolare dell'omonima macelleria - perché si tratta di un cambiamento illogico vista la conformazione di vicolo Crocefisso. E' come se si chiedesse di spostare il traffico autostradale lungo un sentiero di montagna: impensabile. Vero invece che il traffico di via Vittorio Veneto è sempre sostenuto: possiamo dire che è un po' come viale Druso in questa parte della città. I transiti, comunque, sono principalmente dovuti all'ospedale». Salvatore Scianguetta ha appena rilevato il cafè Royal avviando una nuova gestione. «Il movimento della strada è soddisfacente, ma bisognerebbe incentivare la sosta. Più che spostare i flussi, infatti, sarebbe da riflettere profondamente sulla critica situazione dei parcheggi». «Le due direzioni lungo via Vittorio Veneto - gli fa eco il residente Herbert Peroni - sono la soluzione più logica per questo rione. Pensare di spostare tutto su vicolo Crocefisso è chiaramente un'assurdità. Le auto che passano di qua, comunque, sono in gran parte provenienti da Merano, mentre il traffico della Val Sarentino punta solitamente verso il Centro, quindi non colpisce particolarmente Gries». Particolarmente agguerrita è anche Lidia Zeni: «Se proprio vogliono prendere in considerazione questa idea strampalata devono allungare e allargare il vicolo, altrimenti rischiano solo di complicare la viabilità senza alcun vantaggio. Il problema è la strettoia all'imbocco della piazza? Bene, allora bisogna avere il coraggio di espropriare il portico e allargare la carreggiata. Nel rione, oltretutto, siamo tutti rimasti spiazzati da un'iniziativa politica che dice di poggiare sul sostegno dei residenti». Al bancone della panetteria «Lemayr» Cinzia Furlato ed Elisa Barillari guardano alla possibile novità con un occhio professionale. «Già oggi non è facile riuscire a intercettare clienti nonostante il passaggio abbastanza continuo di vetture: dimezzare i sensi di marcia non può che penalizzarci ulteriormente. Sarebbe da evitare, insomma, la replica di un provvedimento che in via Claudia Augusta ha messo in ginocchio diversi negozianti. Vicolo Crocefisso, inoltre, sembra veramente troppo stretto per così tante auto e un eventuale allargamento andrebbe ad incidere sulle campagne, quindi si innescherebbero sicuramente nuove polemiche». Alina Yanchuk del ristorante «Abramo» si allinea alla posizione dei colleghi: «Non siamo per niente convinti che questa modifica possa davvero risolvere le criticità legate al traffico. C'è il rischio, al contrario, di spostare le auto verso l'incrocio di via Fago, imbottigliando ulteriormente l'uscita dalla rotonda di piazza Gries». Chiusura per Christoph Ladurner, titolare di un negozio di articoli sanitari: «Assolutamente contrario a questa ipotesi. C'è troppo poco spazio per portare qualche beneficio alla popolazione. La riqualificazione di piazza Gries non può partire con dei presupposti che peggiorino ulteriormente le attuali difficoltà».

lunedì 13 dicembre 2010

Via Claudia Augusta: «Subito la ciclabile e nuovi marciapiedi»


BOLZANO. Via Claudia Augusta avrà, col tempo, la sua ciclabile ma i residenti, pur salutando con entusiasmo il passaggio dell'opera dal campo dei propositi a quello dei progetti, chiedono di non ripetere gli errori fatti in Corso Libertà. Attenzione, quindi, agli spazi perché la carreggiata non è certo delle più ampie e le soluzioni promiscue innescano perplessità. Non solo, i posteggi di Oltrisarco sono sempre merce piuttosto rara, quindi l'idea di sottrarne qualcuno per il passaggio della ciclabile non piace ai commercianti. Nel mezzo, tornano a fare capolino richieste "storiche" che toccano il tema dei negozi in crisi, la chiusura del transito da sud e la scarsa cura dei marciapiedi. La corsia per le biciclette, comunque, sarà realizzata in tre tronconi con scadenza annuale: prima il tratto da via Santa Geltrude alla rotonda di via Roma il prossimo anno, nel 2012 si arriverà fino al cimitero, per poi completare l'opera nel 2013 con il proseguimento fino a Maso della Pieve. Lungo via Claudia Augusta un gruppo di Alpini di Oltrisarco discute del nuovo progetto di ciclabile. «La carreggiata è davvero stretta - comincia Gualtiero Seppi - e siamo preoccupati dalla soluzione che si intenderà adottare. Difficile, infatti, trovare il modo di garantire la massima sicurezza senza penalizzare il traffico. Sarebbe preferibile, a questo punto, sacrificare qualche posteggio. Chiaramente il segmento più complesso è quello dalla rotonda di via Roma fino al cimitero, mentre gli altri due tratti dovrebbero essere di più semplice realizzazione. Eviterei, infine, qualsiasi scelta promiscua perché abbiamo già visto in Corso Libertà quanto sia pericolosa». Silvano Muzzana è preoccupato dalla condizione dei marciapiedi: «Spero davvero che non si vada a toccarli per realizzare la pista ciclabile. Sono già troppi, infatti, gli spazi che vengono concessi ai bar per sistemare i tavolini all'esterno con la conseguenza che noi cittadini, veri finanziatori della manutenzione, siamo costretti a scendere in strada per camminare senza ostacoli. Una situazione paradossale. Nemmeno sacrificare i parcheggi mi sembra una soluzione, perché tutti sappiamo quanto sia difficile trovare un posto a Oltrisarco». Manolo Galante, invece, è convinto della nuova opera. «Sarebbe finalmente un bel salto di qualità per tutto il rione che ci permetterebbe di utilizzare la bicicletta senza i rischi che oggi affrontiamo nel percorrere via Claudia Augusta». Angelo Cinà aspetta «che dal piano delle idee si passi alla loro realizzazione perché si tratta di un intervento delicato che va ponderato al meglio in modo da garantire la sicurezza di tutti e non paralizzare ulteriormente una strada che conosce code infinite durante le ore di punta». Franco Vason vede un'opportunità per cominciare a valorizzare Oltrisarco: «Troppo spesso questo quartiere viene considerato un gradino sotto gli altri e i politici si fanno vedere solamente in campagna elettorale. Stavolta, forse, verranno a controllare lo stato dei lavori». Per Carmelo Fragale, invece, sono altre le priorità. «Il traffico da e per la zona industriale di certo non sarà ridotto dalla ciclabile. E' quella l'emergenza vera di Oltrisarco». Molto scettico anche Carlo Lunz, titolare de "Le porte Barausse": «Non serve a nulla e non porterà nuovi clienti. Sarebbe preferibile risolvere prima l'annoso dilemma dei parcheggi». Chiude Silvano Verza di "Alpina Cicli". «E' vero che non si tratta di un'opera determinante, ma se si riesce a realizzarla senza arrecare danno a nessuno è giusto farla. Per i negozianti che soffrono è però più importante togliere il divieto di transito da sud». (a.c.)

Dalla bolzanina Ravera una fiaba per bambini


Mettere in rima - da adulti - i problemi dei bambini rendendo giustizia all'insormontabilità con cui li vedono. Non è affatto facile ma Jessica Ravera, scrittrice bolzanina, ci è riuscita così bene da vincere un concorso internazionale. Ravera ha scritto finora romanzi dalle tematiche sì giovanili, ma certo poco adatte da chi dalle pagine di un libro si aspetta fiabe e storie a lieto fine. Un salto carpiato? Forse, ma piuttosto riuscito. «È successo abbastanza per caso - racconta - quando da amici ho conosciuto l'editrice Alessandra Perotti. Con la sua "Astragalo" pubblica racconti per bambini e destina il ricavato di queste raccolte a onlus di solidarietà per i più piccoli. A quel punto è scattata la molla». Già perché Jessica, insegnante di professione, aveva già pronto qualcosa: «Avevo scritto per i miei bambini un piccolo racconto che, attraverso l'uso di animali come personaggi, cercava di spiegare loro sentimenti come l'odio, la paura e la solitudine. Il fatto che parlassi del mondo faunistico li metteva al riparo dalle immedesimazioni. L'ho inviato alla casa editrice che subito lo ha pubblicato. E a gennaio uscirà un vero e proprio romanzo per ragazzi». «Amici tra due mondi» è il titolo della sua fiaba. Richiestissima. «Mi scrivono dall'Italia e dall'estero per poterne avere una copia: è incredibile come si possa entrare nel cuore delle famiglie senza nemmeno bussare dalla porta», scherza. Il ricavato di «Amici tra due Mondi» (edizione Astragalo, illustrazioni di Andrea Poles, 9 euro), di cui esiste un «booktrailer» su Youtube, sarà in parte destinato all'associazione «Sindrome di Moebius», «una onlus molto seria che ho avuto modo di conoscere da vicino». (a.c.)

Via San Vigilio: serve il passaggio pedonale per anziani e bambini


BOLZANO. Lo chiedono i residenti e i commercianti, sarebbero pronti a fare ponti d'oro per la sua realizzazione, ma il passaggio pedonale tra via del Parco e via San Vigilio da anni non riesce a vedere la luce. La volontà delle parti, come spesso accade a Bolzano, si scontra con le difficoltà dell'amministrazione pubblica nel convincere i privati e così chi auspica un collegamento veloce tra la parte bassa e la parte alta di Oltrisarco deve piegarsi al mancato accordo con i condomini proprietari del terreno dove si potrebbe intervenire. Una situazione che genera due paradossi: da una parte il giro dell'oca che tutti, dagli anziani ai bambini che vanno a scuola, sono costretti a fare arrivando dalla zona di via Claudia Augusta e il secondo, assai più visibile, sono delle strisce pedonali che, in via del Parco, finiscono esattamente in prossimità di un bel muro. Dopo una petizione con centinaia di firme consegnata in Municipio, i promotori non si danno per vinti e tornano a chiedere a gran voce il passaggio. «Certo che sarebbe comodo - spiega Vito Magnifico, residente nel nuovo complesso del Mignone -: sono anni che chiediamo la sua realizzazione. Per gli anziani, infatti, è una bella scocciatura dover fare un giro incredibile per raggiungere negozi e servizi di via San Vigilio». Pia Campanile esce dal cortile e si allinea alle richieste: «Ci piacerebbe raggiungere in maniera più comoda la latteria, la parrucchiera, alcuni locali oppure la palestra. Così invece siamo costretti a costeggiare tutta via Santa Geltrude. Non si tratta di un percorso incredibilmente lungo, ma se viene fatto da qualche anziano con le borse è chiaro che diventa pesante». Marika Boscolo è la titolare della panetteria affacciata su via San Vigilio e promuove il passaggio pedonale non solo per motivi commerciali. «Nelle scuole del circondario vengono moltissimi bambini che abitano nel nuovo Mignone o lungo via Claudia Augusta. Sarebbe davvero bello poter garantire a loro e alle famiglie un accesso agli istituti sicuro e che permetta, al contempo, di non usare l'auto. Non solo, via San Vigilio vive da anni difficoltà per la mancanza di posteggi blu e bianchi: chiaro che garantire uno sfiato verso via del Parco sarebbe positivo. Proprio per questo motivo, comunque, alcuni residenti delle nuove case si sono opposti. Per quanto riguarda l'attività commerciale, invece, è evidente che più siamo raggiungibili meglio è per tutti». Dietro al bancone del "Blu Bar" troviamo Massimo Mescalchin: «La nostra clientela proviene in gran parte dal bacino scolastico quindi se viene data la possibilità di raggiungere le classi in modo più facile ci guadagniamo pure noi. Sul problema dei parcheggi, invece, penso che tutto possa risolversi una volta conclusi i lavori per il parking sotterraneo delle Professionali». Una voce contraria alla realizzazione del passaggio si leva forte dal Salone "Amica". Maria Latino: «Non se ne parla assolutamente dato che il condominio dove dovrebbe passare è proprio il mio. Non esiste alcuna vitale importanza per mettere mano alla viabilità: alla fine si tratta di pochi metri in più a piedi, quindi non possiamo piegarci ai desideri di una manciata di commercianti». Tra le sostenitrici, invece, la titolare della tappezzeria Mirella Albertin: «Si tratta di un passaggio che ci chiedono i clienti, come dimostra la raccolta delle firme. Abbiamo parlato in passato anche con il vicesindaco, ma non sono mai riusciti a superare le resistenze dei privati. Nella mia proprietà, comunque, ho un piccolo passaggio e quando i miei clienti hanno carichi pesanti permetto loro il transito a piedi. Tutti mi ringraziano e propongono una soluzione che sia definitiva: l'esigenza, piaccia o non piaccia, è evidente». Chiusura lapidaria con le parole della sarta Patrizia Bellemo: «Da anni in Comune ci garantiscono che sistemeranno tutto in settembre. Ecco il risultato delle loro promesse...». (a.c.)

Il Centro: troppe auto in Ztl


BOLZANO. Zona a traffico limitato troppo trafficata. Un ossimoro che preoccupa i residenti della città vecchia che hanno gremito ieri la sala di rappresentanza del Comune per l'assemblea popolare organizzata dalla Circoscrizione Centro-Piani-Rencio. Dalle telecamere di controllo alla viabilità, passando per i parcheggi rari come diamanti: vari i temi sul tavolo della discussione tra i tanti cittadini accorsi, l'assessore comunale Svp alla mobilità Judith Kofler Peintner, il vicesindaco Svp nonché ex assessore alla Mobilità Klaus Ladinser, il presidente di Quartiere Rainer Steger, il comandante della polizia municipale Sergio Ronchetti e il capo ufficio mobilità del Comune, ingegner Ivan Moroder. Ad aprire le danze è il vice sindaco Klaus Ladinser che a distanza di anni dalla prima proposta, ripropone il tema delle telecamere di controllo nella zona a traffico limitato: «Abbiamo cominciato a parlarne nella scorsa legislatura, ma non c'era la necessaria copertura finanziaria. Il discorso, quindi, è nato molto prima rispetto all'inversione di marcia in via Bottai. Ero e resto profondamente contrario a un sistema misto pubblico-privato perché avrebbe portato a una partecipazione e massimizzazione delle multe da parte di soggetti terzi». Due le criticità del Centro individuate dal vicesindaco Ladinser: «Dobbiamo dare più spazio alla gente e garantire la raggiungibilità dei negozi. In Comune cominceremmoa a ragionare sulle soluzioni per liberare la Zona a traffico limitato. Per il futuro, lo sbocco per il parcheggio in via Vintola, invece, va garantito in entrambi i sensi di marcia». Conciliante l'assessore alla mobilità Judith Kofler Peintner: «Molto difficile trovare una soluzione che vada bene a tutti, ma è importante che i residenti ci diano delle indicazioni per arrivare a una soluzione il più possibile condivisa». Il senso della discussa inversione di via Bottai è spiegato dall'ingegner Ivan Moroder. «Bisognava facilitare l'accesso delle merci in tutta la Ztl ed evitare che la strada venisse usata come scorciatoia per la zona di Dodiciville. Impossibile adottare misure diverse, ma i dati di novembre parlano di 250 vetture e 200 biciclette in transito durante la giornata: sicuramente una diminuzione. In via Castel Roncolo, invece, da 3.500 siamo scesi a 3.000 transiti. Numeri, però, che vanno rapportati ai 16.000 di ponte Talvera prima di parlare di traffico eccessivo». Il ragionamento tecnico, invece, viene affidato al comandante Ronchetti, che auspica un giro di vite «per limitare l'infinità di eccezioni che vengono concesse dall'ordinanza. Questo innesca la sensazione di una mancanza di controlli». Allineato il presidente di Circoscrizione Steger: «Talvolta il problema è legato proprio ai troppi transiti autorizzati. I commercianti, inoltre, hanno presentato una petizione sottoscritta da circa 80 esercenti per il restringimento delle finestre temporali di accesso consentito ai mezzi dei fornitori». Parola anche agli abitanti, dunque, che approfittano dell'occasione per manifestare le proprie perplessità. «Coltivo le mie rose selvatiche - racconta Toni Psenner - su un terreno in via Francescani. Da quando hanno chiuso il tratto di via Vintola, dal liceo privato in poi, costringono i proprietari dei garage al parking Goethe a fare il giro dell'oca per posteggiare. È un danno per l'ambiente e per tutto il quartiere». Ludwig Rubatscher boccia le telecamere: «Servono a poco e costano troppo. Cerchiamo, piuttosto, di educare gli automobilisti». Lapidario il commento di Irene Mahlknecht. «Troppo traffico nella zona di Dodiciville, necessario un intervento immediato». Parole dure quelle di Paolo Ferrari: «La chiusura di via Vintola è stata furtiva e inspiegabile. Ora ci aspettiamo una soluzione rapida che risolva una situazione allucinante». (a.c.)

Gli artigiani: confinati ai margini del Mercatino per favorire i commercianti


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. C'è il mercatino per eccellenza, simbolo dell'atmosfera natalizia, capace di attirare frotte di turisti e che nessuno si sognerebbe di spostare dalla sua sede storica di piazza Walther. C'è poi un altro mercatino, simbolo delle qualità artistiche, capace di attirare meno i turisti proprio perché dalla sua sede storica di piazza della Mostra è stato spostato in piazza Municipio. La differenza di attrattività, chiaramente, è evidente, ma c'è un altro elemento che andrebbe messa sulla bilancia della contrapposizione: uno dei due è il mercatino più antico d'Italia e dal 1970 porta a Bolzano artigiani da tutta la Penisola e dall'estero. Superfluo aggiungere che non si tratta di quello natalizio. Sono queste la ragioni che hanno fatto arrabbiare le bancarelle artigianali, che denunciano un calo dei clienti di almeno il 50% in conseguenza del trasferimento. Non solo, la nuova location è stata comunicata solo due mesi prima di partire con la rassegna e le ragioni sono state nebulose, anche se le più quotate sono legate alla necessità di non pestare i piedi alla terrazza del ristorante "Kaiserkron" e al nuovo punto vendita del re dei Loden "Moessner". «Lo spostamento - attacca Claudio Savoia - ci ha creato dei problemi evidenti. Con questa sistemazione siamo più dispersi e chi era abituato a visitarci in via della Mostra oggi non ci trova più. Le necessità del ristorante ci hanno spinto via e ne paghiamo le conseguenze». Luca e Manuele Procioni sono sconfortati: «E' curioso che per festeggiare il quarantesimo anno di vita della nostra esposizione ci abbiano confezionato una bella sorpresa. Il risultato è il calo degli affari». Ancora più drastiche Cristina e Linda Cantisani protagoniste, oltretutto, di un episodio che ha dell'inverosimile: «Qui abbiamo un giro di affari pari a circa il 25% di quello su cui potevamo contare in piazzetta della Mostra. Noi vendiamo bambolotti realistici e l'altro giorno è arrivata la polizia municipale chiedendoci i documenti e comunicandoci il divieto di prendere in braccio le nostre opere. Il motivo? Erano stufi di segnalazioni di un'ipotetica vendita di bambini al mercatino dell'artigianato. Incredibile». Barbara Fraccaroli propone un'analisi meno allarmista. «Ci vogliono almeno un paio di anni prima di dare un giudizio definitivo. E' vero, invece, che noi siamo spesso considerati come il mercatino di serie B, quello da frequentare solo dopo aver passeggiato in piazza Walther. Su questo bisognerebbe investire in termini di promozione e comunicazione nei confronti dei turisti». Denise Vannucchi racconta i due mesi antecedenti l'esposizione «quando ci hanno comunicato lo spostamento senza alcun preavviso. E' stato necessario rifare tutto l'impianto elettrico per metterlo a norma. Il calo dei visitatori, però, credo che sia legato più a un discorso generale: delle 100.000 persone viste in Centro nel giorno dell'Immacolata del 2009, infatti, quest'anno ho avuto la sensazione che ce ne fosse appena la metà. Sappiamo, comunque, che in piazza della Mostra c'era l'impalcatura del ristorante e la necessità di "Moessner" di avere un corridoio libero davanti al suo negozio. Bisogna valorizzare di più il nostro rapporto diretto tra artista e cliente, così come la qualità di questi prodotti». Biagio Pistone, siciliano doc, mostra di soffrire particolarmente il freddo. «Non solo quello - ride - ma anche la morsa della crisi che si sta facendo sentire. Per me è il primo anno, ma ho sentito diversi colleghi lamentarsi per il cambio di piazza». Chiusura per Dario Secli: «Il 50% di lavoro in meno è proprio il minimo calcolabile. Lo spostamento è stato penalizzante perché ci hanno tolto da quella che da sempre è l'ideale continuazione del Mercatino di Natale. Qui, inutile prendersi in giro, c'è molto meno passaggio. Chi viene da fuori non capisce come sia possibile che i desiderata di soli due esercenti, per quanto importanti, comporti lo spostamento di decine di artigiani che hanno scritto la storia di questi mercatini».
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Case alla Huber: «Serviranno 10 anni»


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. «Anche 10 anni bisognerà aspettare per la dismissione delle aree della caserma Huber in viale Druso». Così i comandi militari, in merito alla possibilità che il trasferimento del Monte Cervino acceleri la ristrutturazione dei reparti nel capoluogo, rendendo subito disponibili alcune caserme. Ieri il commiato dei paracadutisti. «Salutiamo la culla del nostro reggimento che per sempre rimarrà parte della nostra storia». Gli alpini del Monte Cervino si sono congedati con una cerimonia ufficiale da Bolzano e dalla caserma Vittorio Veneto, da più di 50 anni sede storica del "Monte Cervino". L'abbondante retorica militare non è stata del tutto sufficiente a nascondere l'emozione evidente. Il primo scaglione di circa un centinaio di militari è partito ieri alla volta di Montorio a Verona ed entro il giugno 2011 tutto il IVºreggimento alpini paracadutisti "Monte Cervino" avrà abbandonato il capoluogo altoatesino. Il commiato dalla città nasce dalla necessità di un reclutamento più facile impedito a Bolzano, secondo il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «dal carovita e dalla scarsa raggiungibilità aerea». Il trasloco, chiaramente, avrà dei riflessi pure sullo sviluppo cittadino: non a caso l'assessore comunale all'urbanistica Chiara Pasquali si è augurata che le operazioni di trasferimento interno delle forze armate avvengano il più presto possibile, in modo da liberare la caserma Huber per l'edilizia residenziale. «Partiti i paracadutisti - spiega però il colonnello Maurizio Paissan, capo ufficio pubblica informazione del comando truppe alpine - ospiteremo militari dell'altra caserma del complesso in via Vittorio Veneto e cominceremo le ristrutturazioni degli edifici. Il trasferimento dalla Huber di viale Druso sarà solo l'ultimo passo e potrebbero essere necessari anche 10 anni». L'umore del reggimento in partenza, comunque, viene riportato al comandante Giuseppe Montalto. «Evidente come ci sia grande dispiacere nel lasciare una città che da mezzo secolo rappresenta la culla della nostra storia. Non a caso l'Alpe di Siusi rimarrà la nostra zona di lancio. Molti di noi hanno vissuto più questa città che non quella di origine, quindi è logico che ci sentiamo legati a Bolzano». Pare di capire, però, che ci siano ragioni di reclutamento dietro al trasferimento: «E' così. Da quando siamo "Rangers" e quindi parte del bacino delle forze per operazioni speciali il nostro addestramento è tra i più qualificati. Operiamo in gran parte delle missioni internazionali e alla cerimonia era presente anche un'aliquota di una quarantina di alpini tornati in mattinata dall'Afghanistan. E' quindi importante che il nostro bacino militare, prevalentemente composto da ragazzi originari del Centro-Sud, possa contare su una base logistica più comoda per i collegamenti aerei come Verona. Il carovita bolzanino e il tedesco, inoltre, rappresentano degli ostacoli per la vita delle famiglie». C'è, però, chi a Verona non vuole andare. «Sono una cinquantina di uomini - conclude Montalto - che verranno riassorbiti dai reparti alpini che rimarranno a Bolzano. Se la Patria ci chiede di spostarci, comunque, noi siamo pronti a fare il nostro dovere».
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Gli studenti Lub: «Più bus dal Centro verso la UniverCity»


BOLZANO. Non vogliono sentirsi ospiti, ma bolzanini. Gli studenti universitari che alloggiano all'interno dello studentato di recente costruzione "UniverCity" in viale Europa - molto apprezzato dagli universitari - rappresentano un primo passo nel cammino, ancora lungo, di inclusione totale nella città dei ragazzi che frequentano la Lub. Le riflessioni degli studenti, infatti, abbracciano i giudizi sulla presenza di supermercati e adeguate linee di collegamento Sasa con il Centro perchè, forzatamente, la loro vita sociale si svolge praticamente tutta oltre ponte Talvera. Rientra in questa concezione un'esigenza comune dei ragazzi: un paio di corse notturne in più del 153 che possano far superare il limite da moderne Cenerentole del rientro in stanza entro la Mezzanotte. «Appena arrivati - spiega Chiara Marcato, studentessa di agraria di Pavia - ci si rende subito conto di essere inseriti in una zona residenziale. Le linee degli autobus sono soddisfacenti, anche se il 153 qualche corsa in più nella notte potrebbe farla». Evelyn Dal Monech, trentina, conferma «una vita nel rione che si limita alla mattina e la sera, ma durante il giorno c'è poco o nulla. Ci aiuta, invece, il gran numero di supermercati perché nelle nostre unità abitative abbiamo delle cucine autonome e possiamo arrangiarci da soli senza dover frequentare sempre le mense». Leonardo Morsi, aostano, concorda: «Tra Poli, Despar e mercato dei contadini l'offerta è sicuramente ampia. Certo che di altro non c'è molto e ci spostiamo sempre in Centro. Per chi viene da Aosta, comunque, inserirsi a Bolzano è abbastanza facile e naturale». Lo studentato, quindi, piace ai ragazzi più di altre strutture come testimonia Serena Manara, veronese iscritta al corso di viticoltura: «Prima ero al Rainerum, ma dopo aver visto Univercity ho insistito per trasferirmi. La differenza si nota soprattutto nella qualità della gestione e in questo la Provincia tutela e aiuta la realtà universitaria. Sulla zona, comunque, sono onesta e ammetto di conoscerla veramente poco perché non abbiamo grandi occasioni per frequentarla. E' un peccato perché sarebbe un'opportunità per noi, ma anche per i bolzanini. L'analisi che vuole la Lub come un universo parallelo alla città è in parte condivisibile: pensandoci sono rari i momenti in cui abbiamo uno scambio totale. Il vero collegamento sociale, però, potrebbe essere davvero un rione residenziale come Europa, dove si respira la storia di Bolzano. In Centro è più difficile che si esca dalla nostra cerchia. Confermo, comunque, la bontà dei servizi e dei collegamenti del bus, ma ogni tanto è davvero lungo e scomodo tornare a piedi la sera dal Centro. Aggiungere due o tre corse del 153 sarebbe un aiuto e ricalcherebbe quello che viene fatto nella maggior parte delle città universitarie italiane». Martha Kisa arriva da Augsburg e da tedesca talvolta non è facile inserirsi in uno dei contesti più italiani della provincia: «In viale Europa e nel quartiere è molto difficile trovare qualcuno che parli tedesco. Può anche essere positivo esercitare l'italiano, ma ogni tanto crea delle difficoltà. Lo studentato, comunque, è bellissimo, ma la Sasa dovrebbe aumentare la frequenza delle linee 5 e 8». Bilingue perfetto è Angelo Tomminero, bavarese con genitori italiani: «Bolzano è il mio ambiente ideale e proprio per questo mi piacerebbe avere più occasioni di confronto anche in rioni come, questo dove è difficile entrare totalmente in contatto con il mondo bolzanino». Chiusura dedicata ai gestori Richard Carotta, Claudia Geiser e Rupert Spergser: «Normale che vadano tutti in Centro ed è importante che i collegamenti siano funzionali. Certo che sarebbe bello approfittare della nostra presenza per creare un centro di aggregazione pure in questa zona».
Alan Conti
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sabato 11 dicembre 2010

"Portiamo la Zoo in Val Gardena"


Hanno fatto dell'irriverenza un tratto distintivo, capace di rendere il loro programma, lo Zoo di 105, il più ascoltato d'Italia nella fascia oraria pomeridiana. Un successo che ha conquistato l'ufficio turistico della Val Gardena che lo ha scelto per aprire la stagione invernale con un trio di testimonial alquanto originale. Sono i volti dei popolari deejay Marco Mazzoli, Fabio Alisei e Paolo Noise, dunque, ad aver animato le serate di Selva Gardena con lo spettacolo alla discoteca Yello's e la cena presso il Rifugio Comici. Un'occasione per presentare la nuova compliation volume 4 e stringersi agli ascoltatori che, a sorpresa, sono tanti pure nelle valli altoatesine. “Nelle serate - raccontano durante la colazione all'hotel "Acadia" - siamo stati accolti splendidamente. Non ci aspettavamo che il nostro programma fosse tanto ascoltato nelle zone a componente tedesca e ladina”. Ad aiutare c'è la versione tedesca del brano "Panico paura" cantato dai "Tamarri", riusciti personaggi del programma. “Si chiama "Paniken und Wahnsinn", liberamente tradotto da una nostra amica austriaca. Un brano che passa spesso nelle radio tedesche: una divertente soddisfazione inaspettata. Chissà che non ci scappi pure una versione ladina”. Pronti allo facile sfottò, il trio ha solo parole al miele per la valle. “Ottime infrastrutture, accoglienza perfetta e strutture a misura per lavorare nei locali e organizzare incontri con gli ascoltatori”. Giornata di fuoco, comunque, quella di ieri: nel pomeriggio trasferimento al Motor Show di Bologna e poi nuovamente serata in discoteca al Capriolo di Brescia. “Ci tocca, c'è un mutuo da pagare - scherzano - ma siamo dispiaciuti dalla partenza”. L'Alto Adige è stato protagonista di diversi scherzi telefonici dello Zoo: “Una volta abbiamo chiamato il proprietario di un vostro allevamento di cavalli per farci dare qualche puledro per conquistare San Marino. È andato in difficoltà dato che non capiva bene le nostre intenzioni”. Un invito a nozze per i "ragazzacci": “Diciamo che torneremo a chiamare da queste parti” e ci scappa la risata. Assieme ai tre conduttori durante le serate in Gardena si sono visti anche Pippo Palmieri, regista dello zoo, e Gigi il milionario, ricco amico di Mazzoli talmente particolare da far pensare a un personaggio costruito ad hoc. “Vi assicuro – spiega il conduttore – che si tratta di una persona autentica. E’ proprio così e tra noi c’è una sorta di rapporto tra amore e odio. I gardenesi hanno avuto modo di rendersene conto durante le serate in discoteca e a cena”.

L’appassionato delle piste tra i tre è proprio Mazzoli: “Rigorosamente con lo snowboard. Devo dire che la disponibilità di discese qui è davvero illimitata. Un giorno mi ha tagliato la strada uno sciatore e l’ho mandato a fanculo, salvo poi scoprire alla sera che si trattava di un ascoltatore che lo aveva fatto apposta”. Fabio e Paolo, però, con le piste non hanno troppa confidenza: “Ho fatto solo una discesa, letteralmente aggrappato alla schiena del maestro. Tanto lui è un uomo massiccio e io peso poco. Per il resto ho mangiato tantissimo: ottima cucina quella altoatesina. Leggera il giusto - ironizza - e con una spettacolare grappa al Traminer. Paolo, invece, ha testato con grande interesse le comodità dell’albergo “Continental”: ha dormito tutto il giorno ma senza dubbio ne è uscito con un’ottima impressione del materasso e del piumone”. Alisei, comunque, ha conosciuto la nostra terra fin da bambino: “Andavo a Colfosco con i miei genitori, ma non ricordo molto”. Per Mazzoli, invece, è stata la prima volta. “Magnifico, d’ora in poi per me montagna vorrà dire solo e semplicemente Val Gardena”. L’occasione è giusta anche per strappare qualche curiosità da dietro le quinte. Lo Zoo, per esempio, da giorni trasmette in replica: paracadute della radio per eventuali esagerazioni. “Diciamo che per come si sono messe le cose al momento difficilmente potremmo tornare in diretta. Ne risente forse la qualità del programma e noi siamo i primi ad esserne dispiaciuti. Perdiamo l’immediatezza e l’interazione con gli ascoltatori che è fondamentale. Se vogliamo trovare un aspetto positivo, invece, possiamo pulire alcuni interventi che magari non ci convincono fino in fondo”. La trasmissione va in onda per due ore al pomeriggio, ma il lavoro dietro è almeno il triplo. “Le classiche otto ore, tra preparazione e messa in onda. Come molte altre professioni”. Difficile, però, trovare sempre la forza di accendere a comando la simpatia. “Quando prendiamo in mano il microfono – racconta Alisei – scatta una magia. Possiamo aver scazzato tra di noi oppure essere di cattivo umore, ma in quel momento tutto cambia e ce ne dimentichiamo. Lo stesso accade quando ci capita di scrivere le scenette: davanti al foglio bianco talvolta ti chiedi “e adesso che cazzo racconto a questi?”, poi tutto viene abbastanza naturale”. Il periodo, però, oltre che essere natalizio prelude alla fine dell’anno che per lo Zoo significa la scadenza dei contratti di Alisei e Noise: tra i fan c’è una certa preoccupazione dati i rumors di avvicinamenti da parte di altre radio. “Non ci pensiamo: siamo ancora in vacanza”. La chiusura, però, è degna dello Zoo. “Abbiamo notato, comunque, che qui non esistono escort. Forse per pagarci il mutuo potremmo aprire un’attività di questo tipo nella vostra zona…”.

P.S.: Tra una chiacchiera, un caffè e le valige da preparare per il doppio viaggio che li attendeva, i ragazzi dello Zoo si sono addirittura presi la briga di passare a salutarci prima di partire. Saranno anche personaggi spesso discussi per il loro rompere gli schemi, ma sono altrettanto capaci di spezzare nettamente il clichè delle star irraggiungibili. La risata più grande del loro incontro, forse, resta proprio questa.

venerdì 10 dicembre 2010

La casetta più bella al Mercatino è quella dei formaggi di Brunner


Alto Adige — 09 dicembre 2010 pagina 34 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il nome “Mercatino di Bolzano” ha sempre il suo importante richiamo, ma a fare la differenza nella fortuna della kermesse di piazza Walther è l’aggettivo “natalizio”. E’ in questo spirito che si colloca il premio che tradizionalmente viene assegnato dall’Azienda di soggiorno agli stand più rappresentativi e consegnato ieri nelle mani dei tre commercianti vincitori. A trionfare, nel giorno in cui il Mercatino ha conosciuto l’ennesimo assalto di 20-30mila visitatori, è stato Alfred Brunner, titolare dell’omonimo banchetto di formaggi provenienti dall’azienda di famiglia a Egna. «Il primo anno - racconta Brunner - ci hanno bacchettato per l’estetica dello stand, così quest’anno ci siamo presi la rivincita». Il richiamo al fienile della casetta è evidente, tanto che si può respirare il profumo del fieno avvicinandosi. Piazza d’onore a Patrick Planer, che porta sui banchi di piazza Walther i prodotti tipici del territorio: di impatto, quindi, l’addobbo a tema della sua casetta. Terzo gradino del podio per le sorelle Anita e Ines Sozzi che con la loro “Baita delle delizie” sono ormai affezionate frequentatrici sia del Mercatino sia del premio: «Esponiamo i nostri dolci da un ventennio, dalla prima edizione. La nostra bancarella, in tutti questi anni, ha ricevuto tre volte il primo premio, due il secondo e tre il terzo». Raggiante sul palco, al fianco di un Gesù Bambino ardito con le fattezze di una giovane di Norimberga, inviato (anzi, inviata...) dal celebre Mercatino germanico, è Dado Duzzi, presidente dell’Azienda di soggiorno. «Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) il Mercatino ha dimostrato di avere una formula vincente richiamando tra le 20 e le 30mila persone. Fin quando esisterà Bolzano esisterà pure questa splendida festa». Chiusura con il pensiero di un altro presidente, quello della giuria, Hansi Felder (Lucia Nardelli, Fabiola Petilli, Stefan Kircher, Ursula Pirstaller, Luca Fregona e Roberta Agosti gli altri membri): «Con questo attestato - spiega - cerchiamo di valorizzare gli aspetti più puramente natalizi delle casette tralasciando quelle che possono essere le valutazioni commerciali». Riconoscimento, infine, a Erwin Weifner per il miglior stand gastronomico, settore che domina incontrastato la classifica di questa edizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Firmian: «La priorità è la farmacia»


BOLZANO. Lentamente Firmian compone il suo puzzle: scuola, asilo, chiesa e ora il via libera al progetto della piazza. I residenti cominciano finalmente a vedere la luce dei servizi in un rione che ha visto prima di tutto l'arrivo dei condomini e poi la composizione di quanto è funzionale alle famiglie. La speranza di chi abita queste strade è di vedere la zona completa nel giro di un quadriennio, comunque un periodo giudicato lungo rispetto alle attese. Nella cornice della presentazione della piazza, rientra un tasto caldo di Firmian: l'apertura della farmacia. Il Comune stanzierà 500 mila euro per l'eventuale acquisto di locali, ma per i residenti bisognerebbe accelerare, magari investendo fin da subito in uno dei tanti negozi desolatamente vuoti. «Le nuove proposte relative alla piazza - comincia Marino Bonati - forse aiuteranno questo quartiere a uscire dalla dimensione dormitorio. Certo che una singola infrastruttura non può bastare: ci vuole una pianificazione a largo raggio che cominci ben prima del fatidico quadriennio necessario per il completamento di tutta l'opera». Mario Taddei è venuto a trovare il figlio che abita a Firmian. «La tendenza a costruire prima i complessi residenziali e poi i servizi necessari è un'abitudine che Bolzano ha mutuato dal resto d'Italia. E' sbagliato e bisognerebbe prendere come esempio gli antichi Romani che procedevano esattamente in modo contrario. Ovvio che ci sia entusiasmo attorno a una nuova piazza, ma tutto questo non sposta di una virgola una valutazione quantomeno discutibile sulla programmazione urbanistica adottata negli anni». Christian Putzer allarga l'orizzonte delle richieste: «La piazza non è sufficiente. Da sola non basta per rianimare la vita sociale del rione. E' necessario aggiungere punti di aggregazione per i giovani come centri dedicati alla musica, qualche bar di riferimento ed iniziative. Potrebbe pure essere una programmazione adatta per non concentrare tutti i ragazzi sempre e solo in Centro o nella zona di piazza delle Erbe». Iris Planninschek inizia con una premessa importante: «A me Firmian piace molto. Ci sono, però, delle mancanze evidenti come quelle che riguardano la scuola. Troppo spesso il problema del dirottamento dei bambini viene analizzato solo dal punto di vista del gruppo italiano, ma posso testimoniare per esperienza diretta che è davvero complesso riuscire ad iscrivere i propri figli nelle primarie o negli asili tedeschi di altre zone che già scoppiano per conto loro. Non è un caso, infatti, che alle Pestalozzi molte classi siano ospitate in container. In quest'ottica, la tempestività delle realizzazioni diventa essenziale per non rischiare di penalizzare proprio quelle famiglie che hanno creduto subito nel progetto Firmian e rischiano di trovarsi delle scuole pronte solo quando i bambini saranno cresciuti. Necessaria, quindi, una sezione tedesca nel quartiere». Lucca Candro, dal canto suo, ripropone un evergreen di Don Bosco. «Benissimo le nuove strutture scolastiche, la piazza, il polo di servizi e la parrocchia. Tutto questo, però, deve essere salvaguardato con sistemi di controllo efficaci e continui perché vandalismi, schiamazzi e piccola delinquenza rischiano di diffondersi anche a Firmian». Giovanni Rinaldi si mette a fare qualche conto, non senza una punta di malizia. «Dunque, la piazza costerà 780 mila euro con l'illuminazione, 500 mila euro sono destinati alla farmacia, mentre il polo per i servizi richiede 2,4 milioni per gli alloggi sociali e 2 milioni per il centro diurno: cifre accettabili. A questo punto diventa clamorosamente inspiegabile il prezzo di 14 milioni per la chiesa, quando i fatti dimostrano che quei soldi sarebbero sufficienti per risolvere l'80% delle mancanze di questo rione». Chiude Elisabetta Conte: «La struttura più utile e necessaria è la farmacia».