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giovedì 29 dicembre 2011

Flyers-Pens, chi rimane in piedi?

T-shirt celebrative dei due team
NhlTonight: Occhi puntati sul big match tra Flyers e Penguins. Momenti non facili per le due franchigie da molti ritenute le migliori a est: oggi esame tosto per entrambe (ore 1.00). Sfida al confine dei playoff, invece, tra Kings e Jets (2.30): due punti valgono una spinta importante. Si risveglieranno i Wild dal letargo? La risposta contro gli Oilers (2.00). Le altre partite: Coyotes-Avalanches (3.00), Canucks-Ducks (4.00), Maple Leafs-Hurricanes (1.00), Canadiens-Lightnings (1.30), Flames-Islanders (1.00), Blue Jackets-Stars (2.30). Pronostico secco per il big match? 

Bruins, marcia inarrestabile

Dennis Seideneberg (Bruins)
NhlToday: Bruins a fatica su Phoenix (2-1), ma capaci di tenere un ritmo vertiginoso grazie al gol in OT di Seidenberg. Canucks ancora una volta convincenti nel 3-2OT a San Josè con la sorpresa Ebbett. Caduta, invece, per Chicago che viene murata da Quick e perde 2-0 contro i Kings. Gli altri risultati: Sabres-Devils 1-3, Rangers-Capitals 1-4, Wild-Predators 1-2. Sono tornati i Caps? 

L'Economia tra il 2011 e il 2012


Che anno è stato e sarà per l'Alto Adige?

WALTER PARDATSCHER SUL 2011
Collega aziende di tutte le dimensioni e tasta il polso degli spostamenti privati: l’autostrada è un termometro affidabile per registrare l’andamento economico del 2011. Walter Pardatscher, presidente dell’A22, accetta di buon grado l’analisi degli ultimi dodici mesi in attesa degli sviluppi futuri attorno all’Autobrennero.
"In generale la prima metà del 2011 è stata positiva, poi abbiamo registrato un calo che si è fatto più sensibile nell’ultimo terzo dell’anno. Trasferendo il trend all’economia generale possiamo dire che si è avvertito il forte contraccolpo della crisi e l’economia ha cominciato a patire forti pressioni. A Bolzano, comunque, gli effetti sono stati più contenuti rispetto alle province più meridionali".
Altri dodici mesi, però, sono passati e il capoluogo continua a interrogarsi su infrastrutture e accessibilità. Il taglio di decine di treni operato da Trenitalia ha peggiorato la situazione.
"E’ vero che altre province italiane stanno investendo molto più pesantemente sulle infrastrutture stradali, mentre da noi grandi attenzioni sono rivolte alla ferrovia: il tunnel del Brennero ne è un esempio. I treni, quindi, diventano un parametro importante nel quadro generale di accessibilità".
Che anno è stato il 2011 per l’A22?
"Parlando strettamente di investimenti ci siamo concentrati sull’ampliamento della corsia di emergenza e su un buono stato di manutenzione. Una dei trend economici dell’anno che sta finendo, invece, è stata la costante attenzione per il territorio. Nel nostro caso questo si traduce in opere di salvaguardia dell’ambiente o della qualità della vita come le barriere fonoassorbenti".
Nemmeno in questi dodici mesi, però, il prezzo della benzina si è fermato. I trasporti ne risentono?
"Soprattutto il traffico pesante. A livello dei privati, invece, la contrazione è stata meno evidente di quanto ci aspettassimo. E’ sempre difficile, comunque, scorporare con precisione i motivi di un calo dei passaggi".
Il futuro della nostra autostrada, infine, è piuttosto incerto.
"E’ presto per avere risposte definitive sulla gestione. Posso solo avanzare un’analisi imprenditoriale con una previsione di bilancio in linea con il 2010 e con le ultime annate. E’ vero che immaginiamo una diminuzione del traffico, ma questo sarà controbilanciato dal leggero aumento delle tariffe determinato dall’adeguamento all’inflazione".
 
STEFAN PAN SUL 2012
Una sfida e un’opportunità: dodici mesi da passare stringendo i denti per uscirne più forti. Sono senza fronzoli le aspettative economiche per il 2012 del presidente di Assoimprenditori Alto Adige Stefan Pan.
 "Inutile nascondercelo: dobbiamo prepararci a un anno difficile in cui, se tutto andrà per il verso giusto, potremo mantenere la stabilità in Alto Adige. Necessario, però, un ripensamento generale del modello altoatesino che passerà giocoforza attraverso un rinnovamento del nostro modello".
 La congiuntura economica internazionale, dunque, non lascia troppo spazio all’ottimismo.
"I numeri parlano piuttosto chiaro. L’Italia conoscerà una flessione tra 1 e 1,5 punti, mentre la Germania dovrebbe registrare una leggera ripresa pari a mezzo punto. Entrambi i valori hanno chiaramente dei riflessi sulla nostra realtà che non può prescindere da questi due Paesi".
Con il nuovo anno, però, dovrebbe arrivare la seconda fase della Manovra Monti con obiettivo crescita. Uno scenario realistico?
"Il Centro Studi di Confindustria ha fotografato bene la situazione. Credo che il lavoro di Monti nel 2012 si concentrerà essenzialmente sul mercato del lavoro e sui meccanismi che possono riportare l’Italia a crescere. Sono fiducioso sulla possibilità di incentivare e innescare un circuito necessario per ritrovare fiducia offrendo lavoro ai giovani".
La Provincia, nel frattempo, getta lo sguardo oltre i confini e promuove l’export a tutto campo. Incentivi pubblici e le iniziative dell’Eos riportano gli scambi con i mercati esteri al centro dell’agenda imprenditoriale altoatesina.
"Giusto così, si tratta di una via maestra per tutti. Accettare la sfida nel campionato dell’export, infatti, significa misurarsi con i migliori nei vari settori: un atteggiamento che comporta una cascata di conseguenze positive. Automaticamente, per esempio, si stimolano continuamente ricerca e sviluppo. La scelta dei mercati sui quali intervenire, invece, va ponderata secondo il proprio settore di competenza, ma una regola non va mai dimenticata: chi lavora bene nei momenti difficili non può che migliorare quando la situazione volgerà al sereno. E’ sicuramente un ottimo auspicio e augurio per il nuovo anno".
 Alan Conti

mercoledì 28 dicembre 2011

Arriva il ricorso Klotz contro Italia



Il discutibile manifesto di Sf


BOLZANO. Ricorso “Eva Klotz contro Italia”. Il nome del documento presentato da Südtiroler Freiheit alla Corte Europea per i diritti umani è già un’esplicita dichiarazione d’intenti che quasi strappa un sorriso. Motivo del contendere è la nota sanzione amministrativa di 2.000 euro comminata dal procuratore Guido Rispoli a nove rappresentanti di Sf dopo l’affissione di circa 600 manifesti offensivi per la bandiera italiana. Per intenderci si tratta del famoso cartellone con scopa in saggina che spazza via il tricolore, lasciando spazio ai simboli tirolesi. Una multa mai accettata dal partito secessionista che ha deciso di affidarsi all’avvocato di Rovereto Nicola Canestrini e rivolgersi alla corte europea per un ricorso finalizzato alla sospensione della sanzione. Per ora l’organo comunitario si è limitato ad accettare la documentazione ma Eva Klotz e Sven Knoll si sono affrettate a convocare una conferenza stampa dai toni trionfalistici. "Di solito il 90% di queste azioni finisce per essere rigettate, ma stavolta analizzeranno il nostro caso: ci sono ottime possibilità di arrivare a una sentenza positiva". Registrato l’ottimismo e un’insolita, intervista totalmente in italiano, ecco che i due leader di Sf cercando di difendersi nel merito. "La scopa di saggina fa parte di un modo di dire tipicamente tirolese, quindi l’immagine riprende questo motto e non si tratta di una simbologia discriminante. E’ una semplice rappresentazione grafica di un proverbio. In ogni caso rivendichiamo il diritto a esprimere le nostre opinioni". A sorpresa spunta pure la reversibilità del senso della spazzata: "Se davvero offendessimo la bandiera italiana, allora bisognerebbe dire lo stesso per lo stemma del Tirolo dato che si trovano entrambi sul pavimento". Peccato che la scopa abbia una direzione ben precisa, altrimenti lo stesso manifesto sarebbe totalmente privo di significato. "Infatti in origine – continuano Klotz e Knoll – il cartellone riportava una scritta che contestualizzava e riportava l’immagina al modo di dire tedesco". Dubbi, inoltre, vengono espressi sull’operato dei carabinieri: "Dai loro documenti emerge il sequestro di tre cartelli a Martello, tuttavia in quel paese nessuno ha mai affisso niente perché mancano totalmente gli spazi. Vorremmo sapere da dove salta fuori questa cifra". Inevitabile, infine, l’appello al “così fan tutti, liberi tutti”. "Il movimento giovanile della Lega – chiudono i leader Sf – ha utilizzato lo stesso manifesto dipingendo semplicemente la scopa di verde e nei bar bolzanini ancora si vedono le bustine di zucchero con effigi fasciste o mussoliniane. Come mai queste non sono considerate un vilipendio alla bandiera nazionale?".
Alan Conti  

Il Concorso allarma i docenti precari


Il posto di ruolo è sempre più una battaglia tra precari

BOLZANO. Un sasso nello stagno che ha messo in agitazione il mondo della scuola altoatesina. La proposta di reintroduzione dei concorsi nel reclutamento dei docenti avanzata dal ministro all’istruzione Francesco Profumo fa discutere anche in Alto Adige, dove il meccanismo di assegnazione delle cattedre è da sempre tasto molto delicato. Dare un’opportunità ai giovani che non possiedono l’abilitazione all’insegnamento e svecchiare i corpi docenti sono le ratio per la reintroduzione di un’iniziativa abbandonata nel 1999: necessità, però,  tutte da verificare sul nostro territorio. Attorno alla dichiarazione del ministro, comunque, c’è molta confusione e la stessa Sovrintendenza attende il passaggio delle Feste per sedersi attorno a un tavolo e capire come, dove e se intervenire. Antenne dritte, però, per quelle centinaia di insegnanti di ogni grado già inserite in graduatoria e preoccupate di ritrovarsi scavalcate oppure condannate a un imbuto ristretto verso la messa in ruolo. Per assurdo ci sono casi di insegnanti di appena trent’anni, con anni di servizio alle spalle, che rischiano di vedersi saltare il banco a pochi passi dal traguardo pur rientrando pienamente nella categoria “giovani in grado di svecchiare il corpo docente”. Dall’altra parte, invece, decine di persone che da anni si siedono dietro una cattedra ma che, sia per mancanza di una laurea sia per l’improvvisa soppressione del vecchio corso abilitante SSIS, sono sempre rimaste giocoforza fuori dalle graduatorie. Nel mezzo, il vecchio timore di una calata generale di insegnanti da tutta Italia verso i concorsi altoatesini dove c’è più lavoro e la busta paga è più lauta a fronte di un monte orario più corposo.
 "Credo sia davvero troppo presto per comunicare decisioni definitive – spiega la Sovrintendente Nicoletta Minnei – dato che vanno chiariti molti aspetti di questa iniziativa ministeriale. Nella nostra provincia, comunque, la quota di docenti non abilitati rimasti fuori dalle graduatorie non ha le proporzioni che leggo nelle dichiarazioni di Profumo riferite all’intero territorio nazionale. I sindacati di categoria ci hanno già chiesto delucidazioni e dopo le Feste ci siederemo a un tavolo e cercheremo di capire, eventualmente, l’inserimento di questo meccanismo nel nostro reclutamento. Al momento, comunque, mi sembra improbabile ipotizzare grandi stravolgimenti nelle assegnazioni per l’anno scolastico 2012/2013". Presi in contropiede, come detto, anche i sindacati. "Eravamo ancora in attesa di capire e comprendere gli sviluppi dei nuovi decreti del ministro Gelmini – attacca Donatella Califano della Cisl Scuola - per i corsi abilitanti dopo l’abolizione della SSIS ed ecco questa novità assai confusa. Non si capisce, sostanzialmente, il destino degli eventuali vincitori di concorsi: confluirebbero in un’unica graduatoria allargata? Formerebbero una lista parallela capace di concorrere alle immissioni in ruolo secondo il meccanismo “a cerniera” uno di qua e uno di là? Le risposte, ovviamente, cambiano le prospettive di molti". I docenti delle graduatorie, però, sono sobbalzati. "I precari sono stufi di vedere continuamente cambiare le regole – conclude la sindacalista - del gioco e quindi sono molto attenti e preoccupati. Il timore è quello di vedersi scavalcati dopo anni di servizio. Anche qui, comunque, esiste una buona quota di insegnanti che sono rimasti fuori graduatoria: penso, per esempio, ai circa 200 docenti che possiedono solo il vecchio diploma magistrale e non possiedono abilitazione". 
Alan Conti

Casanova, l'Ipes consegna 85 alloggi


I condomini Ipes consegnati alle famiglie (Foto Digital Life)

BOLZANO. L’Ipes aggiunge un nuovo tassello a Casanova consegnando 85 alloggi a 196 persone, ma non nasconde un Natale di preoccupazioni per il futuro. La diatriba istituzionale attorno alle aree cittadine da destinare alla costruzione di nuovi alloggi dell’Istituto fa capolino pure durante la cerimonia in via Rasmo con il vicepresidente della Provincia Christian Tommasini e l’assessore comunale Maria Chiara Pasquali a far fronte unico. La paralisi dell’Ipes per mancanza di terreni spaventa lo stesso Landeshauptmann Luis Durnwalder che, seppur più cauto, ribadisce senza tanti fronzoli l’intenzione di Palazzo Widmann di andare avanti decisi all’insegna del motto “una casa per tutti”. Riflessioni offerte a un pubblico felice di stringere finalmente le chiavi di casa nelle mani e più preoccupato, semmai, di capire come e quando Casanova si completerà con i servizi. Dal punto di vista residenziale, infatti, ormai mancano solo gli ultimi 175 alloggi da consegnare nel 2012 per chiudere la pratica, mentre a febbraio vedrà la luce il bando del tanto discusso lotto C per il terziario. I nuovi arrivati si aspettano scuola e supermercato su tutti, poi attenzione rivolta ai trasporti con la richiesta di qualche corsa in più della linea 3 Sasa e speranze per la comoda stazione del treno.
 I CONDOMINI. Da ieri, dunque, il lotto EA2 comprendente i civici dal 97 al 105 di via Rasmo all’angolo con via Lungo Isarco destro è occupato da 196 persone distribuite in 85 alloggi con metrature tra i 41 e i 110 m². Il progetto, firmato dagli architetti Roberta Casarini e Andrea Rinaldi, riprende la struttura a castello pensata dall’olandese Van Dongen per Casanova ed è diviso in tre corpi che hanno da 5 a 8 piani. Due, invece, i livelli interrati dove trovano posto 138 posti auto, cantine e locali di servizio. Gli edifici, al solito, sono costruiti con un occhio attento al risparmio energetico con certificazione di CasaClima A per il più grande e B per gli altri due. Non solo, collettori solari e pannelli fotovoltaici si occuperanno di acqua calda e fornitura energetica, mentre una riserva piovana sarà utilizzata per l’irrigazione comune. Contenuta la spesa di costruzione pari a 1.014 euro al metro quadro: cifra piuttosto distante da quelle ipotizzate nei giorni scorsi per l’acquisto dell’Ipes sul mercato privato e che concretizza il risparmio di soluzioni ex novo.
NUOVI INQUILINI. Pollice alto per le abitazioni, preoccupazione per servizi e trasporti. Questo lo stato d’animo di alcuni nuovi inquilini. "L’alloggio è davvero curato – le parole di Marzia Esposito e Miguel Machado, in arrivo a Casanova con il loro bimbo di tre anni Mike Machado – e la zona tranquilla. Speriamo, però, che le linee del bus siano intensificate e di contare a breve su una scuola dell’infanzia. La stazione, infine, ci permetterebbe una rapida connessione con il Centro". Soddisfatta Daniela Lassini. "Non ho aspettato molto per ricevere un’abitazione e non vedo particolari disagi legati al rione". Giulio De Angelis, dal canto suo, incrocia le dita "per un supermercato e una scuola: strutture primarie per rendere vivo il quartiere".
IL FUTURO DELL’IPES A BOLZANO. "L’investimento sulla casa – prende la parola durante la cerimonia l’assessore provinciale all’edilizia Christian Tommasini – è per noi primario e abbiamo una programmazione che intendiamo portare avanti. Solo a Bolzano l’Ipes conta su 6.663 alloggi, ma il rischio è che voi siate tra gli ultimi inquilini fortunati a ricevere una nuova abitazione". "C’è rammarico – le fa eco l’assessore comunale Maria Chiara Pasquali – per il mancato accordo in Comune. Al momento, purtroppo, possiamo contare solo su terreni con tempi di realizzazione molto lunghi come l’ex caserma Gorio ai Piani vincolata dal centro profughi. Sarebbero previsti 224 alloggi nuovi, ma è difficile stabilirne le tempistiche di costruzione o consegna. A febbraio, invece, partirà il bando per il lotto C". Riflessioni sottoscritte dal presidente dell’Ipes Konrad Pfistcher: "Condividiamo in pieno le richieste di terreni". Luis Durnwalder, infine, stila la tabella dell’Istituto dei prossimi anni e manda un avviso ai naviganti: "Nel 2012 consegneremo 175 abitazioni, poi risaneremo un totale di 300 alloggi, ma dobbiamo continuare a investire nel bene essenziale della casa. Non abbiamo nessuna intenzione di frenare". 
Alan Conti

Spagnolli: "Comitato di vigliacchi antidemocratici"



Il sindaco Luigi Spagnolli


BOLZANO. "Vigliacchi, antidemocratici e con una mente che solo la luce del Natale può illuminare". Il sindaco Luigi Spagnolli non ha preso affatto bene la singolare lettera di auguri di buone feste recapitatagli dal comitato “Giù le mani dal Talvera” e rimbalzata velocemente sui social network con tanto di risposta del primo cittadino. Necessario un passo indietro: il tema del contendere è l’ormai arcinota diatriba attorno al parcheggio sotterraneo da realizzare in via Fiume a ridosso delle passeggiate del Talvera. Le firme raccolte dal gruppo di contrari ha toccato durante i giorni di grande affluenza turistica quota 4.600 e alcuni promotori (Maria Teresa Fortini, Ugo Martini, Francesco Ingannamorte, Edes Massaro, Natalina Fioretto, Enzo Dionisio e Angelo Zanoni) colgono la palla al balzo per comunicare all’amministrazione comunale il nuovo traguardo tagliato. In una lettera indirizzata al sindaco Spagnolli, all’assessore alla mobilità Judith Kofler Peintner e all’intera giunta e consiglio ribadiscono così la loro posizione rivendicando l’appoggio della componente turistica. In allegato, oltre a uno scatto del celebre airone di stanza al Talvera, un video di alcuni danni causati a edifici da un cantiere per un garage sotterraneo in via Correggio a Milano: testimonianza che, per la verità, ha pochissimi punti di comunione con la vicenda bolzanina. Liquidare la piccola provocazione in “politichese”, onestamente, non pare affar difficile per chi è abituato a domare attacchi più consistenti. Spagnolli, però, a sorpresa calca la mano nella risposta e forse dimentica che dietro al comitato ci stanno svariate firme. "Voi volete solo impedire un progetto democraticamente approvato da eletti in modo democratico – si legge nella risposta riportata nel gruppo facebook “Giù le mani dal Talvera” – e vi ostinate a raccontare falsità solo per raccogliere firme. Non solo, ci sono stati momenti di confronto cui molti di voi si sono volontariamente e vigliaccamente sottratti". L’assemblea pubblica come un Ok Corral, insomma, ma il sindaco ha ben chiaro i motivi di tanta ostinazione. "Volete solo difendere il privilegio di pochi che, avendo le finestre dal lato del fiume, non hanno nessun interesse a sgravare di traffico e parcheggi viale Venezia o via San Quirino. Non siete nemmeno disposti a tollerare i disagi di un cantiere che porterà solo migliorie alle passeggiate del Talvera". Per quanto numerose, però, è difficile immaginare 4600 finestre lato fiume, ma nemmeno la diffusa motivazione ambientalista trova terreno fertile. "Se il Talvera è salvo – continua Spagnolli – non è certo per merito vostro, ma solo grazie a illuminati amministratori e funzionari comunali e provinciali>>. Ai bolzanini rispettosi, insomma, nemmeno la briciola di un pensiero prima dell’attacco finale battente bandiera democratica: <
Alan Conti

martedì 27 dicembre 2011

Pantozzi racconta la fine dei manicomi


Giuseppe Pantozzi

BOLZANO. E’ il 13 maggio 1978 quando il Parlamento italiano approva la legge 180, nota come Basaglia, chiude i manicomi e rivoluziona la psichiatria e il modo di approcciarsi ai malati di mente. Uno stravolgimento certamente politico e filosofico, ma con conseguenze estremamente concrete in un Alto Adige che, con una sola piccola struttura a Vadena da 15 letti e 3 medici, nel settore era ancora totalmente dipendente dal Trentino. La fase di transizione non era nemmeno all’alba, ma lo Stato ne pretendeva il compimento dopo pochi giorni. Decisivo fu l’apporto fornito dai professionisti di Padova e il lavoro di Giuseppe Pantozzi, allora direttore della ripartizione provinciale sanitaria e sociale che oggi, grazie a 90 anni portati con una lucidità invidiabile, ha voluto scrivere le sue verità in un libro intitolato “Senza manicomio”.
Pantozzi, a distanza di anni ormai si può svelare: quanto eravamo impreparati a questa svolta in Alto Adige?
 "Bisogna distinguere i termini di riferimento. Da un punto di vista concettuale la nostra Provincia era già avviata verso una riforma sanitaria costituita sugli stessi principi della Basaglia, ma sotto il profilo tecnico-strutturale non eravamo preparati a un cambio così repentino dato che tutti i nostri malati venivano curati a Pergine. La nostra sola comunità era una piccola colonia da 15 posti e 3 medici in località Stadio a Vadena: insufficiente per l’intero bacino altoatesino".
L’approvazione della legge 180, quindi, fu una sorta di contropiede statale.
 "A livello di tempistica sì. La norma, infatti, poneva dei termini perentori piuttosto stretti ed entro due mesi pretendeva la chiusura dei manicomi. Noi stavamo ragionando su modifiche radicali fin dal ’76, ma ci potevamo concentrare sull’aspetto normativo e strutturale forti dell’ottimo servizio di cura che ci veniva fornito da Pergine. Trento, però, decise di rispettare rigidamente le disposizioni nazionali e nel giro di 60 giorni non  accettò più i nostri pazienti lasciandoci l’incombenza delle cure all’interno di un sistema ex novo che andava perfezionato. Eravamo in affanno, ma non significa fossimo contrari ai principi della legge come affermato da qualcuno".
Davvero la novità fu così inaspettata o ci furono segnali che non foste in grado di cogliere?
"C’era stata una raccolta firme, ma nemmeno le riviste specialistiche si aspettavano un così repentino travaso dalla discussione dottrinale alla legge. Un’accelerata che poteva essere adeguata ai grandi centri, ma non da noi. Non a caso cercammo sostegno a un centro d’eccellenza come Padova che ci aiutò tantissimo".
Dall’Austria, invece, che input arrivarono?
"Ci furono dei consigli e operammo una sintesi. Il movimento, però, aveva aspetti e specificità di carattere nazionale, quindi i nostri interlocutori preferiti furono i grandi centri sviluppati del Belpaese. Poi, si sa, quando si parte da zero chiunque passi è un maestro".
Il centro della questione, però, fu certamente la chiusura definitiva dei manicomi. Qualcuno vi accusò di essere troppo poco decisi nella condanna di queste strutture.
"Dico solo che già da ragazzo, visitando uno di questi centri, avevo la forte consapevolezza di trovarmi di fronte a un qualcosa di esageratamente incostituzionale. Eravamo perfettamente consapevoli che tutti i pensatori più evoluti della psichiatria avevano ormai condannato il sistema manicomiale e ci aspettavamo un cambio di approccio. Il nostro percorso di riforma, lo ripeto, cominciò molto prima dell’approvazione della legge 180: avevamo anticipato i suoi principi, ma i tempi erano troppo stretti per lasciarsi andare all’enfasi. Oggi, però, noto con curiosità che attorno ai manicomi si è creato un interesse, alimentato anche da alcuni libri, canzoni e film, che assolutamente era sconosciuto al tempo in cui questi erano  ancora operanti".
Pantozzi, in conclusione, cosa l’ha spinta a pubblicare quest’opera?
"Troppe volte ho letto e sentito di un Alto Adige contrario alla legge Basaglia e ho sentito la necessità di smentire in modo chiaro con dati, racconti e numeri. Non eravamo affatto dei burocrati tradizionalisti come ci hanno dipinti e queste pagine ne sono la mia personale dimostrazione".  
 
LA SCHEDA
 Giuseppe Pantozzi si è laureato in Lettere e Filosofia a Padova nel 1950 e in Giurisprudenza a Bologna nel 1960. E’ stato docente di diritto sanitario e assistenziale alla scuola superiore di servizio sociale di Trento e poi è approdato al comando della ripartizione sanitaria e sociale della provincia autonoma di Bolzano che ha retto dal 1964 al 1979. Il libro “Senza Manicomio, l’impatto della Legge 180 nella provincia di Bolzano” è edito da “Erickson Live”, ha 174 pagine e costa 16 euro. All’indirizzo web http://www.ericksonlive.it/catalogo/lavoro-sociale/senza-manicomio/ è possibile scaricare il testo in forma digitale. 
Alan Conti

Bazzana, orologiaio scalatore


Bazzana mostra i gioielli al bancone
BOLZANO. Orologiaio di professione, scalatore di natura. Sergio Bazzana, titolare della storica omonima orologeria di via Claudia Augusta si appresta a chiudere definitivamente la saracinesca dopo cinquant’anni di attività che hanno lasciato un segno profondo a Oltrisarco. Nonostante la pensione, però, la grinta di Bazzana è ancora quella di quando, da giovane promessa del ciclismo, aggrediva le montagne per alzare per primo le mani al traguardo. "Purtroppo a ottant’anni – racconta – devi mettere in preventivo di lasciare prima o poi, ma rimane la soddisfazione di essere stati un punto di riferimento per tutta la città". Già perché se il mestiere dell’orologiaio era abbastanza diffuso qualche decennio fa, oggi questa figura ha smesso i panni artigianali per consegnarsi all’industria. "Le aziende fagocitano tutto nei centri di ricerca. A Bolzano siamo rimasti praticamente in due e curiosamente siamo entrambi sulla stessa strada". Bazzana si riferisce al collega Doriguzzi, sempre in via Claudia Augusta. "Ci conosciamo e abbiamo un ottimo rapporto. La concorrenza tra noi non è mai stata scorretta". Di lavoro, infatti, ce n’è sempre stato a sufficienza. "All’inizio è stata dura, devo essere sincero – ammette Bazzana – anche perché il negozio lo presi in conto vendita. Non solo, affittai 200 grammi di oro per arricchire la vetrina, ma era l’unica grande quantità aurea che vidi in quel periodo". Ride come chi scollina da una cima faticosa. "Negli anni successivi, invece, il negozio funzionò molto bene e registravo un incremento annuo del 10-15% nelle vendite: Oltrisarco rispondeva bene. Ancora ricordo i turisti tedeschi che, in assenza dell’autostrada, transitavano tutti per via Claudia Augusta nel rientrare in patria. Molti di loro erano clienti affezionati e tornavano tutti gli anni: oggi per questa strada non possono passare nemmeno i bolzanini". Compare il tasto dolente dell’intero commercio di via Claudia Augusta. "Ormai siamo stufi di chiedere sempre la stessa cosa, però anche adesso che potrei fare spallucce ribadisco che la chiusura da sud è stata la peggior misura commerciale presa nella storia del quartiere. Non sono bastati studi scientifici che dimostrano l’uguale inquinamento della zona a dare coraggio ai politici contro i vari comitati". La storia dell’orologeria, comunque, ha vissuto due momenti piuttosto tumultuosi. "Nel 1982 subimmo una rapina che ci mise in ginocchio: i ladri ci portarono via 500 milioni di lire. Un colpo che ci costrinse a cambiare casa lasciando Oltrisarco per Laives. Il negozio fu letteralmente ripulito di 20 orologi d’oro con una precisione chirurgica. Nel 1992, invece, la rapina fu a mano armata da parte di tre banditi: da quel giorno mia moglie non volle più mettere piede in negozio".
 Come si diventa, però, orologiai? "Per me si tratta di una tradizione familiare. In casa avevo mio nonno con questa passione e cominciai da subito a interessarmi alla materia. Il mio primo laboratorio fu in piazza Erbe, dove abitavo. Poi ho avuto case anche a Laives e ora in piazza Matteotti". E’ così che Bazzana ha varcato i confini del rione: "Posso dire con orgoglio che tutta la città si è servita da me e ho clienti che arrivano da altri quartieri. Per anni abbiamo attirato persone a Oltrisarco: una bella sensazione". Nessuno, però, continuerà la tradizione di famiglia. "In realtà uno dei miei figli sarebbe orologiaio artigiano diplomato, ma ha deciso di vendere caffè in un’isola delle Canarie. Giusto così se è quello che desidera". Ora, però, si avvicina la linea del traguardo: "Non ho rimpianti – continua  Bazzana – ma solo soddisfazioni. Penso ai clienti di sempre, all’amore del quartiere e alla buona salute che ho saputo garantire all’attività nella sua vita". Un cruccio, però, rimane."Il Comune mi impedisce di fare la svendita totale per la concomitanza del periodo natalizio: una vera scocciatura". Commerciante nell’animo, fino a chiusura.
Alan Conti


giovedì 22 dicembre 2011

Giovani tedeschi: "No al calendario unico"



La manifestazione dei giorni scorsi


BOLZANO. Calendario unico fino a una certa età, poi libertà e autonomia. E’ chiara la posizione di giovani e studenti tedeschi che ieri hanno espresso la loro contrarietà all’uniformazione territoriale dei tempi scolastici tanto desiderata dall’assessore provinciale alla scuola tedesca Sabine Kasslatter Mur. E’ Igor Ricciardi, presidente del “Süditorler Jugendring”, a prendere la parola in una conferenza stampa organizzata presso la fondazione “Kofler” ieri mattina. "La posizione nostra e della consulta studentesca tedesca è di apertura verso un calendario unico per le scuole primarie e medie, ma di totale contrarietà a un procedimento simile anche per gli istituti superiori". Un parere contrario che non dipende dal gusto personale, ma da una serie di considerazioni pratiche e didattiche. "Abbiamo indirizzi di scuola superiore con dei carichi orari davvero importanti: comprimerli significherebbe aumentare in modo insopportabile i rientri pomeridiani a scuola. Per gli studenti il massimo tollerabile, infatti, è un totale di due giorni con lezioni al pomeriggio perché poi si deve pure studiare a casa, fare i compiti e avere il tempo per dedicarsi a qualcos’altro anche durante la settimana". Ci sarebbe, però, l’escamotage di uno stiracchiamento del periodo scolastico diminuendo l’intervallo delle vacanze estive. "Può essere una soluzione – continua Ricciardi – ma vanno risolte alcune questioni importanti anche al di fuori del mondo della scuola. Moltissimi ragazzi delle scuole tedesche, ma anche delle italiane, utilizzano l’estate per svolgere alcuni lavori stagionali dove i contratti, normalmente, non sono mai inferiori ai due mesi. Prima di tutto bisognerebbe convincere i datori di lavoro a essere più flessibili in un periodo difficile come questo, poi sarebbe necessario predisporre perlomeno due settimane di stacco vero anche i lavoratori occasionali. E’ davvero molto difficile ipotizzare un simile stravolgimento". La strada più semplice, quindi, è quella già tracciata. "Manteniamo l’autonomia dei singoli istituti superiori senza per forza uniformare tutto e tutti". Kasslatter Mur, però, pare aver individuato nel sabato e domenica liberi il Santo Graal della famiglia. "E’ un concetto di fondo un po’ troppo semplice, perché allora sarebbe più efficace mettere in piedi strumenti di analisi dei bisogni della gioventù di oggi, ma anche delle singole situazioni ed esigenze. Il focus andrebbe portato sulla personalità del ragazzo, senza imporre regole generali tutte da verificare. Chi l’ha detto, infatti, che questa formula aumenta automaticamente lo stare tutti insieme in famiglia?". Nessuno, appunto. Le relazioni diplomatiche, tuttavia, vanno avanti. "Teniamo contatti stretti con l’assessorato e le intendenze – conclude Ricciardi – quindi conoscono le nostre posizioni e ci aspettiamo che ne tengano conto. Sappiamo, inoltre, che la consulta studentesca tedesca e quella italiana intrattengono ormai rapporti frequenti e nel caso specifico sembrano avere idee molto simili". Di uniforme, per ora, c’è solo la contrarietà della maggioranza.
Alan Conti

Domani arriva la luce di Betlemme

Luce di Betlemme dagli scout
BOLZANO. Come buona tradizione vuole, anche quest’anno la luce di Betlemme è in arrivo in Alto Adige. Per il ventesimo dicembre consecutivo, infatti, gli scout provinciali si incontreranno con i “colleghi” di oltreconfine a Innsbruck per ricevere la sacra fiamma e portarla nel nostro territorio. La luce, come sempre accesa nella grotta della Natività, è arrivata in Austria con l’aereo (raro esempio di materiale infiammabile caricato a bordo) e da lì raggiungerà 25 Paesi sparsi in tutta l’Europa. La simbologia di questa candela è naturalmente legata alla solidarietà, alla pace e ai valori trasmessi dal Natale cristiano. Due, comunque, gli appuntamenti clou legati all’arrivo della Luce in Alto Adige, entrambi previsti per venerdì 23 dicembre. Alle 16, infatti, una delegazione di scout sarà al Brennero per la cerimonia di consegna con breve saluto ai ragazzi di Innsbruck, poi alle 19.30 nel Duomo di Bolzano avverrà la distribuzione a tutti i gruppi provinciali per un momento di comunione e di auguri. Come sempre all’evento si collegano pure alcune iniziative di solidarietà promosse dagli stessi scout e quest’anno si tratta di due progetti legati al mondo della scuola. Lupetti e ragazzi, infatti, raccoglieranno fondi per la costruzione di una struttura scolastica in Nepal e una in Zambia. La prima, a Pokhara, dovrebbe sorgere nei pressi di una casa dove già convivono sotto lo stesso tetto 27 bambini tra i 4 e i 18 anni. Nello Stato africano, invece, l’intervento dovrebbe avvenire nel quartiere povero di Chipata, dove esiste una struttura che ospita bambini rimasti senza genitori per colpa dell’Aids: situazioni al limite dove una buona istruzione può disegnare una strada che conduca distante dalle sofferenze.
Alan Conti

mercoledì 21 dicembre 2011

Nuovo sballo? Il fertilizzante per bonsai


Cosa c'è dentro le pillole-droga?

BOLZANO. Il nuovo sballo? Il fertilizzante per bonsai. Sembra incredibile, ma il Dipartimento delle Politiche Antidroga nazionale ha lanciato l’allarme all’assessorato e alle strutture competenti altoatesine. Il responsabile Giovanni Serpelloni, infatti, con una circolare ha innalzato il livello di allerta attorno a componenti chimici chiamati catinoni al grado 3: il massimo possibile. La comunicazione è figlia di due casi di assunzione di questi prodotti registrati in Italia, uno nei dintorni di Brescia e l’altro segnalato dall’ospedale San Bonifacio di Verona, entrambi di ottobre a pochi giorni l’uno dall’altro. Non solo, tracce di catinoni sono state rilevate a Vienna nei mesi precedenti e, considerando che in mezzo ci sta proprio l’Alto Adige, ecco che l’informativa ha presto raggiunto gli uffici dei responsabili sanitari provinciali.
 Cosa sono, però, i catinoni sintetici? Sostanzialmente si tratta di componenti chimici, spesso utilizzati come fertilizzanti per le piante e venduti on line da negozi specializzati. L’informativa, in particolare, invita a prestare particolare attenzione al butilone e al metilcatinone: i due componenti specifici rintracciati dal Laboratorio di Pavia che ha condotto le analisi sui casi dei due ragazzi intossicati. Il primo può essere commercializzato in capsule bianco-azzurre con la scritta “Kelly” come fertilizzante per bonsai, ma talvolta viene assunto dai ragazzi per ricercare uno sballo “diverso” e ancora piuttosto “libero” dai controlli di legge. Gli effetti secondo gli esperti sono simili a quelli ottenuti tramite l’assunzione di metanfetamina, anche se di intensità minore. L’aspetto “positivo”, quindi, è la sua legalità. Non si discostano molto dall’anfetamina, invece, gli effetti collaterali che possono portare a convulsioni tonico-cloniche, insufficienza renale ed epatica acuta, palpitazioni, sudorazione e insonnia. Il ragazzo di 24 anni curato al pronto soccorso del San Bonifacio di Verona il 18 ottobre scorso aveva assunto proprio butilone da un prodotto per la coltivazione chiamato “Fiore”, oggi misteriosamente scomparso dal commercio on-line. Sequestri di polveri con butilone, inoltre, sono avvenuti pure a Venezia, quindi è verosimile che l’intero Triveneto possa essere interessato dalla sua diffusione come prodotto stupefacente. La presenza del componente nelle urine del ragazzo a 42 ore dall’assunzione, oltretutto, testimonia una certa persistenza della sostanza chimica all’interno dell’organismo umano. L’utilizzo del fertilizzante per bonsai come droga, comunque, è una moda che arriva dai paesi anglosassoni e le prime segnalazioni riguardano proprio casi in Inghilterra e Irlanda, ma il suo arrivo in Italia è stato piuttosto rapido.
 “Gemello” del butilone è il metilcatinone ritrovato nell’organismo di un ragazzo di 28 anni soccorso a Manerbio in provincia di Brescia per atteggiamento aggressivo e violento, condizione tachicardica e allucinazioni. Gli effetti ricercati sono gli stessi del butilone, ma tra i danni alla salute che si possono causare assumendo questa sostanza chimica vanno aggiunti ipertensione, incapacità di smettere di parlare, pupille dilatate, squilibrio, paranoia e psicosi. 
 Buona parte del commercio di questi catinoni, comunque, avviene attraverso i canali del web e non, come si è portati a credere, tramite il classico spacciatore “chimico” da discoteca. Attenzione, quindi, ai vari prodotti che si possono trovare in vendita on line in campo agricolo e, nel caso di sospetti, l’invito è quello di inoltrare una semplice segnalazione presso i centri sanitari preposti ai controlli di legge. 
Alan Conti

Alcol: apre l'auto aiuto


Occhio ai primi sintomi di alcolismo

BRESSANONE. Ammettere di avere un problema con l’alcol è un passo importante e farlo nella propria lingua può aiutare. Nel percorso di chi vuole uscire da una dipendenza, infatti, bisogna prestare attenzione a ogni dettaglio ed è per questo che l’ambulatorio “Hands”si appresta ad attivare anche a Bressanone gruppi di auto aiuto in lingua italiana, come già avviene in altre sedi provinciali. Nei locali brissinesi dell’associazione in via Bastioni Maggiori, infatti, fino ad oggi questa forma di terapia veniva offerta solamente in tedesco. L’occasione è buona per affrontare di petto il problema dell’alcolismo con esperti come la psicologa Eva Roner. "Nel momento in cui una persona si accorge di avere un consumo eccessivo di alcol può tentare di regolare da sè frequenza e quantità di bevande alcoliche, ma se un simile tentativo dovesse fallire allora noi dobbiamo farci trovare pronti". Il primo step può essere quello di rivolgersi al Servizio per le Dipendenze in via Dante, ma prima è necessaria una non sempre facile presa di coscienza dell’utente. "Diciamo che alcuni indicatori che ci segnalano una situazione a rischio possono essere sintomi di astinenza come tremore, perdita di controllo sui propri comportamenti, osservazioni critiche da parte di persone a noi vicine oppure vuoti di memoria". Ci sono, inoltre, metodi molto più empirici. "Una situazione classica – continua Roner – è quella di prefiggersi il consumo di una singola birra al bar e poi non essere mai in grado di concretizzare il proprio proposito bevendo quantità di molto maggiori. E’ un campanello d’allarme che va ascoltato". Attenzione anche ai classici “spacconi”, molto in voga nel mondo dei giovanissimi. "In molti si vantano di poter reggere grandi dosi di alcolici senza risentirne. Bene, si tratta di un segnale per nulla positivo perché indica un’abitudine del fisico a una sostanza che comunque è tossica e provoca danni ingenti. Significa, oltretutto, che per ricercare quell’effetto “gradevole” della sbornia sarà necessario andare oltre alcuni limiti, spostando sempre più in là l’asticella del pericolo". Non è affatto vero, comunque, che l’alcol produce solo effetti positivi sulla mente. "Tutti conosciamo l’euforia, il rilassamento, distensione e la scioltezza nelle relazioni sociali, ma siamo altrettanto a conoscenza di stanchezza, nausea, riduzione della concentrazione e delle inibizioni, perdita dell’equilibrio, vomito o emicrania. Non lasciamoci ingannare, quindi, da un singolo lato della medaglia". Ci saranno, però, dei dati oggettivi ai quali prestare attenzione? "Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – chiude la psicologa Roner – parlano di consumo moderato o a basso rischio con due bevande alcoliche al giorno per la donna e tre per l’uomo, intendendo come unità di misura un bicchiere standard (per esempio da 0,125 litri di vino). Si tratta, tuttavia, di quantità riferite a persone adulte e sane, quindi non possono essere trasferite automaticamente ad adolescenti, malati di fegato, diabetici o afflitti da altre patologie. Almeno due giorni la settimana, inoltre, viene consigliato di astenersi completamente. L’unica formula veramente infallibile, comunque, rimane una sola: zero consumo, zero rischio".
 Per ogni tipo di informazione sull’attività di Hands a Bressanone si può chiamare il numero 0472/837112 dalle 16 alle 17.30 ogni secondo e quarto martedì del mese.
Alan Conti

martedì 20 dicembre 2011

50 anni di Chini, la scuola che ha fatto scuola


Un'immagine della festa alle Chini (DigitalLife)

BOLZANO. Una scuola che ha fatto scuola meritava l’abbraccio del suo quartiere allo scoccare della cinquantesima campanella. Erano un centinaio, ieri pomeriggio, i partecipanti alla cerimonia organizzata dalla scuola primaria “Chini” per festeggiare i suoi primi 50 anni. Maestre e bambini di oggi e di ieri, dirigenti e presidi, istituzioni, genitori, semplice gente dei Piani: per la festa hanno voluto esserci in tanti, a dispetto di un cielo plumbeo. Una celebrazione semplice, carica di simbologia nella sua sfilata per le vie del rione: raramente un istituto scolastico si identifica così visceralmente con il proprio territorio di riferimento. Un valore che sembra figlio di antiche tradizioni di paese, ma che qui trova respiro futuro in una Bolzano che dovrebbe valorizzare sempre più i Piani. Nel mezzo i bambini con i loro flauti, le canzoni di Michael Jackson e le letture a ripercorrere la storia della scuola capaci di creare un ponte intergenerazionale. Un racconto di cinquant’anni che passa attraverso le innovazioni: le Chini, infatti, furono le prime a sperimentare le classi miste tra maschi e femmine, il tempo pieno, l’inclusione di disabili e nomadi nelle sezioni tradizionali e a sfruttare lo stretto rapporto con la sezione tedesca che coabita nello stesso edificio. Proprio la sinergia che si crea con i “vicini” consente un passo in più sulla strada del bilinguismo, rafforzando l’importante aspetto dei rapporti extrascolastici.
 Ricerca, quindi, la parola d’ordine in via Dolomiti "che continueremo a seguire e rispettare – spiega la dirigente dell’Istituto Comprensivo Bolzano 1 Laura Portesi – anche in futuro. I pilastri sui quali si appoggia la didattica delle Chini sono quelli dell’educazione, della civiltà, del plurilinguismo e delle nuove tecnologie. Oggi le sfide da vincere nel mondo scolastico sono queste". Orgoglioso pure l’ex dirigente Giulio Clamer che da pochi mesi ha lasciato la presidenza delle Chini: "Ho sempre trovato molto bello il rapporto che questa scuola ha saputo stringere con il proprio quartiere. E’ davvero un simbolo dei Piani e come tale va considerato e valutato. Dimensioni e capacità umane, inoltre, ne hanno fatto da sempre un importante laboratorio didattico". Per farsi raccontare le Chini di ieri, però, bisogna rivolgersi a Bruno Carli e Luciano Marchioro. "Nei primi anni’70, grazie all’impulso del preside Remo Ferretti, abbiamo accettato la difficile sfida dell’inclusione di nomadi e disabili. Era la Bolzano post ’68, dove la politica entrava dappertutto, quindi subito fummo etichettati come la scuola comunista rivoluzionaria. Noi, però, credevamo a un progetto che oggi si è rivelato vincente. Non era ammissibile, infatti, che i nomadi arrivassero a scuola scortati dalle forze dell’ordine perché la gente non li voleva oppure che i disabili fossero confinati in aule separate". Tutto, però, sarebbe stato vano senza l’adozione di uno strumento organizzativo basilare. "Per primi adottammo il tempo pieno che ci permise di articolare meglio i piani orari. Così facendo potevamo permetterci di aspettare gli alunni con più difficoltà e pianificare. Non tutte le famiglie ci appoggiarono immediatamente, ma con il tempo e i risultati riuscimmo a imporre un nuovo modo di vedere la scuola". Un pubblico talmente interessato che l’aula magna non bastava più a contenere tutti nelle riunioni. "Il parroco don Luigi Bertoldi – chiudono Marchioro e Carli – ci aprì la parrocchia e ci permise di tenere lì gli incontri stringendo ancor di più il legame con il rione. Siamo stati molto criticati, vero, ma ci siamo tolti anche tante soddisfazioni".  Cede all’amarcord anche la sovrintendente Nicoletta Minnei: "Ricordo che negli anni ’80 per noi insegnanti bolzanini le “Chini” rappresentavano davvero un laboratorio di sperimentazione molto interessante al quale ispirarsi". Significativa, inoltre, la presenza di Claudio Ianes, studente delle primarie negli anni ’80 e oggi residente a Trento sceso a Bolzano proprio per la festa. "Ho voluto esserci perché, anche se molto è cambiato, mi sento ancora molto legato ai Piani e a uno dei suoi simboli come le Chini".
Immancabili le presenze istituzionali degli assessori provinciali alla scuola Sabine Kasslatter Mur e Christian Tommasini, l’omologo comunale Judith Kofler Peitner, il presidente della Circoscrizione Rainer Steger, il parroco don Mario Gretter oltre alla dirigente delle classi tedesche Angelika Ebner Kollmann. Tutti a imparare da una scuola che fa scuola. 
Alan Conti

La minoranza italiana finsce a L'Aja


Cartello di Sudtiroler Freiheit

BOLZANO. La questione altoatesina e le condizioni della minoranza italiana finiscono sul tavolo dell’Alta Autorità per Minoranze Nazionali de L’Aja. E’ questo il risultato della lettera inviata l’altro giorno dal presidente degli Studenti per le Libertà Alessandro Bertoldi al vicepresidente internazionale dell’assemblea parlamentare dell’Osce Riccardo Migliori. Un gioco di sponda tra iscritti del Pdl che potrebbe, però, portare a novità importanti all’interno del territorio altoatesino. La denuncia di Bertoldi, infatti, finirà direttamente all’attenzione del norvegese Knut Vollebaek, presidente dell’Alta Autorità per le minoranze con particolare libertà di movimento e intervento. Secondo il mandato di questo organismo, infatti, Vollebaek può imporre misure senza bisogno di particolari nullaosta da parte dello Stato, dei consigli parlamentari o territoriali. Certo, la stessa Osce ammette il bisogno di un certo appoggio politico da parte statale tralasciando, però, accenni ad eventuali veti posti dalle amministrazioni locali. Per assurdo, insomma, lo stesso presidente potrebbe imporre all’Alto Adige misure che tutelino la “minoranza” italiana o addirittura suggerire l’abolizione della proporzionale etnica. Prima di questo scenario, però, dovrebbe condividere le riflessioni inviate da Bertoldi. "Le condizioni della minoranza italiana in provincia di Bolzano – si legge nel comunicato del Presidente degli Studenti per le Libertà – sono difficili. Negli ultimi anni, infatti, la percentuale di italiani sul territorio si è ridotta dal 25 al 19%, vittima di una politica amministrativa che incoraggia l’esodo. Ci ritroviamo, infatti, in un territorio dove non abbiamo potuto festeggiare istituzionalmente i 150 anni dell’Italia, dove alle squadre di hockey viene vietato di suonare l’inno nazionale prima delle partite, dove esiste ancora un provvedimento discriminante come la proporzionale etnica per l’accesso al lavoro pubblico e dove lo stesso presidente della Provincia ammette regolarmente di non sentirsi affatto italiano". Una richiesta d’aiuto che, come detto, ha trovato pronta sponda dall’Osce nella figura del vicepresidente internazionale Riccardo Migliori, onorevole in quota Pdl. "La denuncia – risponde – sarà subito inoltrata al presidente Vollebaek e all’organo istituzionale da lui presieduto. Il tema avanzato, infatti, ci è noto per casi similari inerenti i Paesi dell’Europa Centrale ove le maggioranze nazionali lamentano una legislazione di “favore” alle minoranze che finisce per essere “punitiva”". Ora, dunque, la palla passa agli organismi de L’Aja in attesa di sviluppi che potrebbero anche essere sorprendenti.
Alan Conti

venerdì 16 dicembre 2011

Via della Mostra scarica gli artigiani


Via della Mostra (Fotobolzano.com)
BOLZANO. Il Mercatino dell’artigianato rimarrà in piazza Municipio. In cambio i commercianti di via della Mostra otterranno un tavolo di lavoro con il Comune che possa risolvere a breve difetti della strada come la scarsa illuminazione. Si è concluso a tarallucci e vino l’incontro andato in scena ieri in Comune tra il vicesindaco Klaus Ladinser e una delegazione di una ventina di negozianti di via della Mostra capeggiati dal segretario provinciale di Confesercenti Paolo Pavan e dal suo omologo dell’Unione Commercio Pietro Perez. Era stata proprio Confesercenti a sollevare la questione degli artigiani qualche settimana fa denunciando, attraverso alcuni suoi affiliati, una perdita di attrattiva da parte della strada e inoltrando la richiesta al Comune di tornare sui suoi passi ripristinando “l’altro mercatino” nella sua sede originaria. Nel frattempo l’Azienda di Soggiorno presentava proprio in via della Mostra le bancarelle per i bambini chiudendo, volente o nolente, la porta a qualsiasi ripensamento. Ieri l’ultima puntata con il faccia a faccia che ha sancito il sostanziale accantonamento degli artigiani in cambio di un tavolo di lavoro che si ponga l’obiettivo di migliorare la strada dal punto di vista dell’illuminazione e della considerazione durante le manifestazioni. Un sostanziale “do ut des” che lascia con il cerino in mano gli artigiani, alcuni dei quali attraversano la penisola per essere presenti a Bolzano e che speravano di aver fatto breccia nella tradizione della strada e scoprendosi poco più che un pretesto.
 A chiudere subito la porta al ripristino della vecchia disposizione è proprio Klaus Ladinser. "Mi hanno comunicato che la conformazione del Mercatino in quella piazza era troppo pericolosa in caso di emergenze. I mezzi di soccorso avrebbero avuto difficoltà nel passare. Non solo, la manifestazione poteva causare danni al palazzo sovrastante con bancarelle che addirittura tiravano dei fili verso l’edificio". Una spiegazione curiosa che rientra al primo punto dell’agenda dell’assessore al commercio dopo mesi in cui le dichiarazioni volgevano verso un "non possiamo chiudere l’entrata di alcune attività che si affacciano sulla piazza". Registrato, dunque, che per molti anni si è autorizzato un Mercatino insicuro e che le condizioni in alcuni punti del mercato del sabato in piazza Vittoria non sono molto difformi, la spiegazione più convincente al trasferimento resta quella sussurrata da mesi e parzialmente confermata dallo stesso Ladinser in assemblea. "Le bancarelle davanti al ristorante “Kaiserkron”, onestamente, non sono un bel vedere. A questo si è aggiunta l’apertura di “Moessmer” e non possiamo murarne completamente l’accesso con il mercato". Qualche esercente di peso, insomma, sembra essersi mosso prima degli allarmi per l’insicurezza diffusa. A parziale contropartita del mancato ritorno degli artigiani, però, Ladinser apre ufficialmente un tavolo di lavoro. "Invierò funzionari componenti del mio staff a incontri periodici nel mese di gennaio con voi commercianti e i vostri rappresentanti per mettere a punto alcuni interventi di rilancio della strada". Tra le richieste dei commercianti un’illuminazione maggiore, comunicazioni tempestive di eventuali manifestazioni, più considerazione di vicolo Parrocchia. "Sarà importante lavorare sul marketing – spiega Pietro Perez – e ampliare le attrazioni della strada. Per rimanere al Natale si potrebbe rafforzare il progetto dei bambini, addobbare un albero in piazza e magari trasferire il calendario d’avvento di via della Posta proprio sulle finestre di palazzo Poch". Parzialmente soddisfatto anche Paolo Pavan: "Purtroppo di fronte a motivazioni di sicurezza non possiamo insistere maggiormente sul Mercatino. Dobbiamo, però, arrivare alla radice della questione, ovvero la rivalutazione di via della Mostra. Speriamo di centrare l’obiettivo avvenire attraverso il tavolo di lavoro, ma soprattutto ci aspettiamo risposte concrete e tangibili ai bisogni dei negozianti". Con buona pace degli artigiani.
Alan Conti

giovedì 15 dicembre 2011

Bilancio dimezzato: Europa dice no


Il centro civico di Europa Novacella presso il Cristallo
 BOLZANO. Risorse dimezzate per il Quartiere Europa Novacella e il consiglio di Circoscrizione alza la voce bocciando il bilancio di previsione per il prossimo anno. Da quando l’amministrazione cittadina ha deciso di puntare forte sul decentramento mai si era arrivati a un muro contro muro di questa entità.  L’altra sera il Quartiere con più densità abitativa ha deciso di dare un segnale forte opponendosi all’unanimità alla decurtazione del 50% dei soldi previsti per le competenze primarie come la manutenzione degli spazi verdi. Dai 60.000 euro messi a bilancio due anni fa, piazza Municipio ora ne mette sul piatto solo 30.000 per il 2012, così i consiglieri hanno deciso di alzare le mani e arrendersi: voto contrario perché con quei soldi si garantisce a malapena la manutenzione ordinaria. "Sapevamo di andare incontro a bilanci abbastanza risicati – le parole del presidente Carlo Visigalli (Pd) – ma non fino a questo punto. Teniamo presente che solo le spese correnti ci costano 20.000 euro: evidente come non rimanga praticamente nulla per gli investimenti. Va bene tagliare sulle manifestazioni, ma la struttura deve poter rimanere in piedi". A gambe all’aria, dunque, finiscono diversi progetti: "Gli anni scorsi abbiamo riqualificato le passeggiate Nazim Hikmet, Jordan e Isarco, ma nel 2012 non saremo nemmeno in grado di installare la gomma di tutela sotto i giochi dei bambini come previsto dalle norme. Dell’area verde nella zona del parcheggio stralciato in via Visitazione, poi, neanche parlarne". Le ricadute, insomma, sono concrete. "E’ un nostro dovere votare contrario – si inserisce Francesca Maffei, consigliere dei Verdi – per tutelare chi ci ha scelto come rappresentanti. Dobbiamo essere sinceri e ammettere che in queste condizioni non possiamo esercitare la funzione che i cittadini si aspettano da noi, quindi rigettiamo la previsione di bilancio". Agguerrito è anche Lorenzo Spinelli, consigliere Pdl ed ex presidente. "Nei miei anni di presidenza il bilancio era rimasto stabile, ma nel 2012 il taglio è eccessivo. Pensiamo soltanto che alla voce “servizi” gli investimenti previsti ammontano a 0,00 euro, mentre sulle manifestazioni abbiamo una contrazione del 30-40% in soli due anni. Aggiungere pure il -50% sulla manutenzione del verde rende il tutto inaccettabile".
 Nelle altre Circoscrizioni, invece, i bilanci rimangono abbastanza stabili, anche se i sorrisi non sono poi così limpidi. "Da noi saldo invariato intorno ai 74.000 euro, anche se con l’apertura del nuovo centro civico e della sala in piazza Nikoletti avevamo chiesto qualche risorsa in più" le parole di Wally Rungger (Verdi), presidente di Oltrisarco-Aslago. Tagli, invece, anche in Centro-Piani-Rencio "intorno ai 10-15.000 euro, ma abbiamo già sostenuto investimenti importanti in passato quindi possiamo sopportare questa contrazione" l’opinione del presidente Svp Rainer Steger. "Sarebbe opportuno, invece, che il Comune ci aiutasse nella costruzione di un parcheggio sotterraneo alla Casa dell’Agnello in via Rencio, dove sorgeranno gli sportelli rionali dell’amministrazione e un ristorante altrimenti condannato in partenza". Discussione in chiaroscuro pure a Don Bosco. "Approvato il bilancio di quartiere con 6 voti a favore e 4 contrari – annuncia Lino Morabito, presidente Pd – con un totale di spesa di 362.410 euro e circa 160.000 di manutenzione verde. Opinione contraria, invece, al piano di investimenti triennale che necessita di maggiore approfondimento". Per Gries illustra la situazione il consigliere di Fli Gabriele Giovannetti: "Bilancio in linea con quello dell’anno passato con un totale di spesa di 173.310 euro. Dobbiamo ammettere, inoltre, il raddoppio della voce manutenzione straordinaria che tocca adesso 85.000 euro". La voce è la stessa contestata da Europa-Novacella: il travaso potrebbe essere stato indigesto.
Alan Conti
 
BILANCI QUARTIERI

TOTALI DI SPESA
Don Bosco-Firmian-Casanova  362.410 euro
Oltrisarco-Aslago 160.482 euro
Europa-Novacella 169.020 euro
Centro-Piani-Rencio 103.895 euro
Gries-San Quirino 173.310 euro
 
MANUTENZIONE (VOCE CONTESTATA DA EUROPA NOVACELLA)
Don Bosco-Firmian-Casanova  160.000 euro
Oltrisarco-Aslago 52.000 euro
Europa-Novacella 30.000 euro
Centro-Piani-Rencio 35.000 euro
Gries-San Quirino 85.000 euro
 
ESBORSO TOTALE PER IL COMUNE (CONSIDERATE TUTTE LE VOCI): 6.353.296,09 EURO

LA NOTA DELL'ASSESSORE AL DECENTRAMENTO COMUNALE LUIGI GALLO:
"In merito al parere negativo del consiglio di quartiere Europa -Novacella sul bilancio preventivo 2012, giustificato per un taglio alle spese di investimento del quartiere (manutenzione del verde e  dei parchi di quartiere) si specifica che almeno su questo punto sembra esserci stato un semplice fraintendimento; quanto infatti è  stato previsto a bilancio 2012 per gli investimenti del quartiere Europa ammonta a 53 mila euro e non 30 mila come indicato dal consiglio di quartiere nel parere negativo".
L' assessore al Decentramento
Luigi Gallo

 

mercoledì 14 dicembre 2011

Gli operai: lo sciopero serve ancora?


Eloquente scritta su un bus

BOLZANO. Lavoro fisso, ricambio generazionale, pensionamento in età accettabile: i concetti già provati dalla crisi e picconati dalla recente Manovra sono diversi, ma viene da chiedersi se tra questi non rientri a sorpresa pure lo sciopero.
Colpire l'azienda per colpire lo Stato ha ancora senso? 
 Scioperare per tre ore comporta davvero qualche disagio? Provano a rispondere alcuni operai delle Acciaierie.
"La verità 
 comincia Ivan Trolese - è che chiunque decida di non lavorare viene coperto da qualcun'altro e a livello di produttività non si arreca alcun disturbo all'azienda. La questione di fondo, dunque, mi pare debba legarsi al concetto di rappresentanza e ai modi scelti per far sentire la nostra voce in modo incisivo". Scettico è pure Angelo Boscaini che a fine turno accetta di mettere in discussione sia lo strumento dello sciopero sia la circostanza particolare della protesta contro la Manovra. "Onestamente credo che andrebbero cercate nuove strade per esprimere il dissenso, ma anche per condurre le trattative. Scioperare oggi, comunque, mi sembra un controsenso perché vogliamo lanciare un segnale allo Stato, mica alla nostra azienda. In un momento in cui il futuro dello stabilimento è spesso in discussione credo sia opportuno pensare bene prima di muoversi. Assentarsi per tre ore, poi, mi sembra davvero poco efficace". Adesione totale, invece, per Mohamed Khachroum: "Non sono alla manifestazione solo perché nel mio settore non si può scioperare, ma nessuno deve toccare questo strumento. Ormai l’Italia ha rinunciato ai giovani e nessuno dice nulla". Un loro collega, intanto, lancia un messaggio su facebook: "Non bastano tre ore, ma bisogna stringere i denti e arrivare anche a tre mesi di blocco se necessario". Lo sciopero, quindi, ha ancora un valore importante, a patto che non sia annacquato con la camomilla.(a.c.)