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lunedì 16 gennaio 2012

Laure, la signora delle viti


Laure Maver, una vita tra chiodi e viti

BOLZANO. "Ci sentivamo tutti nella stessa barca, oggi ciascuno ha la sua canoa e pagaia da solo". E’ pungente la metafora che Laure Maver sfodera per descrivere il commercio di oggi rispetto a quello di qualche decennio fa. Maver è la titolare della storica ferramenta “Setnikar” che dal 1929 al 2005 è stata anima centrale di via Bottai (negli spazi occupati oggi da “Northland) e trasferitasi recentemente all’interno di galleria Vintler. Un trasloco che è stato spartiacque per un’attività assai florida nella vecchia sede e che lotta con le difficoltà di un passaggio esiguo oggi. Non è un caso che Laure quasi si commuova accarezzando le foto di un servizio pubblicitario realizzato all’interno del vecchio negozio. "Vero che potevamo contare su molta più visibilità, ma quello che manca di più è lo spirito. Guardi – e sfodera un vecchio documento con una moneta da 10 lire attaccata con lo scotch – questo attesta il rilevamento dell’attività a mio nome il 2 gennaio 1974. Appena appresa la notizia i ragazzi che lavoravano vicino da “Amonn Colori” sono accorsi per donarmi la moneta che allora era considerata un portafortuna. La conservo ancora oggi perché è il simbolo di una strada e di un sentirsi commercianti che oggi si è perso". Troppa concorrenza? "Ognuno guarda ai suoi interessi e non solo è difficile trovare un’intesa sulle questioni professionalmente rilevanti, ma è difficile persino costruire buoni rapporti. Io caratterialmente cerco sempre l’armonia con i colleghi, ma mi accordo che oggi si tratta di un desiderio meno corrisposto". Tornando alla sua attività: incuriosisce una donna alla guida di un negozio che, solitamente, ha una frequentazione piuttosto maschile. "Vero – ride – però iniziai da commessa e mi accorsi che il settore mi appassionava. Tra i clienti abbiamo avuto prima grosse ditte cittadine, poi singoli professionisti e molti di loro mi hanno seguita anche qui in galleria. Diciamo che la competenza ha fatto la differenza e abbattuto ogni diffidenza". E’ cambiata, però, la concorrenza e anche nel settore sono piombate le grandi catene. "Già, ma il vero pericolo per noi è cinese. Molti attrezzi, infatti, vengono venduti a prezzi bassissimi, ma la qualità è proporzionale e il cliente, in un periodo storico particolare, si lascia attrarre. E’ molto più immediato, infatti, calcolare il risparmio immediato senza considerare che probabilmente si sarà costretti ad acquistare più volte lo stesso prodotto data la scarsa funzionalità. Potrei anche io commerciare tranquillamente la merce orientale che mi viene offerta in continuazione, ma avverto una responsabilità verso i mieli clienti che i grossi brand, evidentemente, non condividono".
 Che via Bottai era quella degli anni ’70 e ’80? "Una strada formata interamente da piccole attività e negozianti che forzatamente avevano molto a cuore le sorti di tutta la zona. Dipendevamo gli uni dagli altri, quindi veniva naturale darsi una mano. Per molti anni abbiamo lavorato benissimo e sono arrivata ad avere anche 6-7 dipendenti". Oggi non ne rimane uno. "E’ andato via l’ultimo – rivela Maver – e adesso basto io. Mi stupisce, però, come molti clienti continuino a chiedermi prodotti antichi. E’ fortissima, per esempio, la richiesta di maniglie degli scorsi decenni". Certe cose non passano mai di moda. "Vero – ride – come per me fare le confezioni con i fogli di giornale. Ho copiato la tecnica dai caldarrostai e ancora oggi non so farne a meno". Laure, però, non ci sta a cadere totalmente nella retorica del “si stava meglio prima”. "Io sono nata in Francia: mio papà lavorava lì e mamma era tedesca di Bolzano. Nel ’46 la nostalgia di casa si è fatta sentire e siamo tornati qui. Mia sorella e io tra di noi parlavamo francese, ma in questa terra ci guardavano tutti male quando lo facevamo, così abbiamo smesso per la vergogna. Oggi, quindi, comprendo la lingua transalpina ma non sono più in grado di parlarla: siamo lontani anni luce rispetto al valore che oggi, giustamente, diamo al bilinguismo". Non tutto, dunque, è da buttare anche se nel mare del mercato si cercano più marinai e meno canoisti.
Alan Conti

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