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martedì 17 giugno 2014

Il Pascoli scommette sulle lingue


  Il tedesco alle superiori è il tema forte del ponte tra scuola a politica istituito quest’anno. La mancata delibera di espansione del Clil alle superiori preoccupa chi sta concludendo il percorso di scuola bilingue nelle medie inaugurato dalla primaria Manzoni otto anni fa. Al liceo Pascoli, però, avvertono di non buttare il bambino con l’acqua sporca e lo fanno mettendo sul piatto i diversi progetti linguistici attivati quest’anno e raccontati direttamente dagli studenti. Matteo Girardello ed Elena Tommasatti, per esempio, hanno fatto uno stage di due settimane a Norimberga: uno in un ambulatorio e l’altra in una casa di riposo. “Ci siamo trovati costretti a parlarlo in famiglia e fuori. Forse è paradossale che studenti altoatesini debbano andare in Germania per trovare un contesto d’uso probante”. Sempre a Norimberga, ma tre mesi in un liceo, è rimasta Sara Contado che ha rafforzato così il contatto con il tedesco dopo aver giocato in una squadra di pallavolo sudtirolese. “E’ l’unico modo per prendere davvero dimestichezza e naturalezza nell’uso. Bisogna buttarsi, pur nella convinzione di fare qualche errore. A lungo andare sono arrivata anche a fare dei pensieri in tedesco e mi sono trovata davvero in una fase di allargamento sensibile del mio lessico”. Alle nostre latitudini, insomma, contesto d’uso e contatto sembrano essere mosche bianche e due sono gli elementi galeotti con cui fare i conti: il dialetto e la preferenza accordata all’italiano. “Ho fatto primarie e medie tedesche – interviene Francesca Pisano che con la campagna Michela Bassi frequenta la prima con due materie insegnate con il metodo Clil – per poi passare al liceo italiano essendo mistilingue. Devo dire che né da una parte né dall’altra si riesce davvero a creare un sistema di amicizie o contatto continuativo. Le poche volte che accade, poi, si usa sempre l’italiano. Il dialetto, infine, azzera le possibilità di apprendimento”. Ragazzi di prima che quando iniziò la scorsa legislatura si approcciavano alle elementari e che ripropongono problemi atavici che la politica si è impegnata a sbloccare. Evidentemente i centri giovanili misti non bastano e serve dell’altro. Lorenzo Cosio, per esempio, ha seguito un progetto di teatro sulle identità. “Gli esercizi di improvvisazione in tedesco mi hanno aiutato nel trovare un approccio più naturale all’idioma. E’ stato utile”.
 A tirare le somme del tutto incontriamo l’insegnante di tedesco Daniel Gallo. “Non è vero che alle superiori c’è un buco sul tedesco, ma va detto che cerchiamo di arrangiarci nel miglior modo possibile nell’ambito dei progetti e delle iniziative”. Ce ne sono in quantità. “Dipende sempre dalle risorse a disposizione”. Cosa migliorerebbe, allora, questa attesa delibera? “Ci fornirebbe una cornice certa in cui inserirsi. Sistematica. Potrebbe essere importante chiarire bene i criteri di valutazione e l’organizzazione: per le superiori è più complesso prevedere un Clil puro semplicemente perché il personale attrezzato per farlo non c’è”. Con una scienze della formazione primaria unica ci si potrebbe arrivare? “Guardi, io ancora non ho capito perché ci si ostina a mantenerle separate con uno schema ad “H”. Anche da lì potrebbe partire un cambiamento effettivo e duraturo”.
Alan Conti

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