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giovedì 10 luglio 2014

Il new Giamar è la scommessa delle giovani Allegri


Come fanno i giovani a costruirsi una strada? Semplice, ci provano e rischiano quando trovano l’occasione giusta. E’ questa la scelta che hanno fatto Martina e Sarah Allegri, sorelle di 27 e 19 anni, che un anno fa hanno deciso di prendere in mano le redini del bar New Giamar in via Torino. Parliamo di una sorta di piccolo simulacro storico della strada  per i residenti del quartiere.
 Una scommessa non facile, anche perché il bancone non è sempre l’approdo naturale di due giovani fanciulle. Bisogna avere polso, carattere e una certa predisposizione al sorriso. “Io ho fatto un percorso di Ragionerie – spiega Martina, la più grande – mentre Sarah si era da poco diplomata all’Ipc. Entrambe non vedevamo particolari sbocchi davanti a noi, così quando si è presentata l’opportunità ci siamo rimboccate le maniche e ci siamo buttate”. Martina aveva già lavorato nel settore, al bar del Lido, e in qualche modo la palestra professionale l’aveva frequentata. Per Sarah, però, tutto nuovo. “E’ stata brava perché ha imparato in fretta. Nei primi mesi sono rimasta spesso qui con lei e ci siamo aiutate e supportate a vicenda. Lo ammetto, per tre settimane non ho chiuso occhio prima di aprire. Ci rendevamo conto del rischio imprenditoriale, ma oggi siamo contente”. Qualche giorno fa la festa con clienti e amici per l’anno di un’attività che è entrata presto nel tessuto più intimo del rione. Più delle gestioni precedenti, a detta di qualche residente. “Non  spettanoCome fanno i giovani a costruirsi una strada? Semplice, ci provano e rischiano quando trovano l’occasione giusta. E’ questa la scelta che hanno fatto Martina e Sarah Allegri, sorelle di 27 e 19 anni, che un anno fa hanno deciso di prendere in mano le redini del bar New Giamar in via Torino. Parliamo di una sorta di piccolo simulacro storico della strada  per i residenti del quartiere.
 Una scommessa non facile, anche perché il bancone non è sempre l’approdo naturale di due giovani fanciulle. Bisogna avere polso, carattere e una certa predisposizione al sorriso. “Io ho fatto un percorso di Ragionerie – spiega Martina, la più grande – mentre Sarah si era da poco diplomata all’Ipc. Entrambe non vedevamo particolari sbocchi davanti a noi, così quando si è presentata l’opportunità ci siamo rimboccate le maniche e ci siamo buttate”. Martina aveva già lavorato nel settore, al bar del Lido, e in qualche modo la palestra professionale l’aveva frequentata. Per Sarah,. Però, tutto nuovo. “E’ stata brava perché ha imparato in fretta. Nei primi mesi sono rimasta spesso qui con lei e ci siamo aiutate e supportate a vicenda. Lo ammetto, per tre settimane non ho chiuso occhio prima di aprire. Ci rendevamo conto del rischio imprenditoriale, ma oggi siamo contente”. Qualche giorno fa la festa con clienti e amici per l’anno di un’attività che è entrata presto nel tessuto più intimo del rione. Più delle gestioni precedenti, a detta di qualche residente. “Non  spettano a noi i confronti – si schermisce Martina – ma di sicuro abbiamo ottimi rapporti con gli esercenti e i negozianti vicini. Persino con i colleghi degli altri bar ci troviamo a meraviglia: con il Cin Cin, per esempio, ci scambiamo i prodotti se per caso li esauriamo improvvisamente. Credo sia questo, alla fine, lo spirito giusto tra persone che lavorano a un obiettivo comune, ciascuno con la sua clientela e il suo spazio”.
 Certo che in un bar può capitare di ritrovarsi curiosi clienti intinti nell’alcol, maschietti provoloni non sempre appropriati o situazioni ingarbugliate da gestire per due ragazze. Ci si fa il callo? “Fortunatamente spesso alla sera abbiamo nostro padre, Antonio, che ci aiuta. Per il resto ci si abitua e si impara comportarsi nelle varie circostanze. Noi, comunque, chiudiamo massimo alle 21 e già con questa scelta si evitano moltissimi crucci o situazioni poco gradevoli”.  Al piano di sopra, poi, abitano gli zii. “Sì ed è proprio grazie a loro che siamo arrivati in questo locale. Quando l’ultima gestione ha deciso di lasciare ci hanno avvertite e subito ci è sembrato adatto. La zona funziona: non ci sbagliavamo”. Come spesso succede, poi, da un mestiere si finisce per impararne un altro. “A volte raccogliamo le confidenze dei clienti e con il tempo siamo diventate praticamente delle psicologhe gratuite. Sappiamo che il nostro lavoro prevede questo e un bel sorriso sempre presente”. Se la tua scommessa dopo un anno ha un profilo vincente diventa pure più semplice.
  a noi i confronti – si schermisce Martina – ma di sicuro abbiamo ottimi rapporti con gli esercenti e i negozianti vicini. Persino con i colleghi degli altri bar ci troviamo a meraviglia: con il Cin Cin, per esempio, ci scambiamo i prodotti se per caso li esauriamo improvvisamente. Credo sia questo, alla fine, lo spirito giusto tra persone che lavorano a un obiettivo comune, ciascuno con la sua clientela e il suo spazio”.
 Certo che in un bar può capitare di ritrovarsi curiosi clienti intinti nell’alcol, maschietti provoloni non sempre appropriati o situazioni ingarbugliate da gestire per due ragazze. Ci si fa il callo? “Fortunatamente spesso alla sera abbiamo nostro padre, Antonio, che ci aiuta. Per il resto ci si abitua e si impara comportarsi nelle varie circostanze. Noi, comunque, chiudiamo massimo alle 21 e già con questa scelta si evitano moltissimi crucci o situazioni poco gradevoli”.  Al piano di sopra, poi, abitano gli zii. “Sì ed è proprio grazie a loro che siamo arrivati in questo locale. Quando l’ultima gestione ha deciso di lasciare ci hanno avvertite e subito ci è sembrato adatto. La zona funziona: non ci sbagliavamo”. Come spesso succede, poi, da un mestiere si finisce per impararne un altro. “A volte raccogliamo le confidenze dei clienti e con il tempo siamo diventate praticamente delle psicologhe gratuite. Sappiamo che il nostro lavoro prevede questo e un bel sorriso sempre presente”. Se la tua scommessa dopo un anno ha un profilo vincente diventa pure più semplice.
Alan Conti (www.altoadige.it)

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